La ISO 38200 stabilisce i requisiti per la catena di custodia del legno e dei prodotti a base di legno, del sughero e dei materiali lignificati diversi dal legno come il bambù. Copre trasporto, ricevimento, produzione, vendita, rivendita e dichiarazione di uscita.
Va detto subito che cosa non è. Non sostituisce la catena di custodia FSC o PEFC e non consente di emettere le dichiarazioni di quegli schemi: non si applica alla gestione forestale, non ha un marchio né regole di etichettatura, e non ha un’infrastruttura di accreditamento equivalente — lo schema è nella lista dell’ente nazionale, ma organismi accreditati non ne risultano.
Che cosa facciamo, in concreto
La prima cosa che facciamo è capire che cosa ti serve davvero, perché su questo tema le richieste nascono quasi sempre da un obbligo che questa norma non risolve. Se ti serve un marchio da mettere sul prodotto, la strada è FSC o PEFC, e te lo diciamo. La ISO 38200 la usiamo dove ha uno spazio vero: sui materiali che gli schemi forestali coprono male o non coprono — sughero, bambù, lignocellulosici non forestali — e come impianto metodologico se stai costruendo la tracciabilità e non hai ancora deciso su quale schema andare. In parallelo costruiamo il ponte verso la dovuta diligenza, che è una cosa diversa e va fatta comunque.
Non è un’alternativa a FSC e PEFC, e chi te la propone come tale sbaglia
Cominciamo dalla cosa che conta di più, perché è quella su cui si prendono decisioni sbagliate. La ISO 38200 non sostituisce la catena di custodia FSC o PEFC e non consente di emettere le dichiarazioni di quegli schemi. Lo dice la norma stessa, che esclude il proprio uso per le dichiarazioni certificate di prodotto, e lo ha dichiarato formalmente anche il principale dei due schemi forestali.
Le differenze sono tre e sono strutturali. La prima: la ISO 38200 non si applica alla gestione forestale, e lo dice espressamente. FSC e PEFC hanno a monte uno standard di gestione forestale sostenibile; senza quel monte, una catena di custodia non certifica la sostenibilità dell’origine, certifica che i documenti si tengono.
La seconda: non c’è un marchio. Nessun logo, nessuna licenza d’uso, nessuna regola di etichettatura, nessuna dichiarazione al consumatore. Se compri una catena di custodia per poterla mettere in confezione, questa non è la strada.
La terza: non c’è un’infrastruttura di accreditamento equivalente. Lo schema è nella lista dell’ente nazionale, ma non risultano organismi accreditati né circolari tecniche di avvio. Chi la offre commercialmente lavora fuori accreditamento.
Che cosa copre, e i materiali per cui è davvero utile
La norma stabilisce i requisiti per la catena di custodia del legno e dei prodotti a base di legno, del sughero e dei materiali lignificati diversi dal legno come il bambù. Copre trasporto, ricevimento, produzione, vendita, rivendita e dichiarazione di uscita.
È in quell’elenco di materiali che sta il suo spazio reale. Sughero, bambù e lignocellulosici non forestali sono materiali che gli schemi forestali coprono male o non coprono: chi ci lavora ha bisogno di un riferimento metodologico riconosciuto, e questo lo è.
L’altro uso sensato è interno. Se stai costruendo il sistema di tracciabilità e non hai ancora deciso se andare su FSC, su PEFC o su nessuno dei due, la ISO 38200 ti dà l’impianto senza legarti a uno schema proprietario. È una base, non un traguardo.
L’errore più costoso: pensare che risolva gli obblighi sulla deforestazione
Il regolamento europeo sui prodotti a deforestazione zero è la ragione per cui in questi mesi tutti nel legno cercano una catena di custodia. Le date attuali, dopo i rinvii: 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese e per le micro e piccole già soggette alla vecchia disciplina sul legno; 30 giugno 2027 per le altre micro e piccole.
Ma una catena di custodia non è uno strumento di conformità a quel regolamento, e questo vale anche per FSC e PEFC. Il regolamento chiede la geolocalizzazione degli appezzamenti di produzione, una dichiarazione di dovuta diligenza, la valutazione e la mitigazione del rischio, la legalità nel Paese di produzione, il rispetto dei diritti umani e dei popoli indigeni. Sono obblighi di natura diversa.
Non è un’opinione nostra: lo scrive il principale schema forestale, che dichiara che le certificazioni non possono al momento sostituire gli obblighi di dovuta diligenza e ha dovuto costruire strumenti aggiuntivi proprio per colmare il divario su geolocalizzazione e dati di origine.
Chi ti vende una catena di custodia dicendo che ti mette a posto con la deforestazione ti espone a un rischio che scoprirai al primo controllo.
Una precisazione utile sugli schemi forestali in Italia
Nella lista degli schemi attivi dell’ente nazionale la catena di custodia FSC non compare affatto, e non è un’anomalia: quello schema accredita i propri organismi attraverso una struttura internazionale propria, non attraverso gli enti nazionali. PEFC compare una volta sola, e non per la catena di custodia ma per uno schema sulla sostenibilità della biomassa forestale.
Il che significa che l’unica catena di custodia del legno presente nella lista nazionale è proprio la ISO 38200 — ma senza organismi accreditati. È una curiosità che spiega bene la distanza fra quello che c’è sulla carta e quello che c’è sul mercato, e conviene tenerla a mente ogni volta che si legge un elenco di schemi.
Quanto costa
La mappatura della filiera e l’impianto del sistema di tracciabilità richiedono tipicamente da sei a dodici giornate, secondo il numero di fornitori e di passaggi di trasformazione. La parte sulla dovuta diligenza per il regolamento deforestazione è un lavoro a sé e va contata separatamente.
Applichiamo la nostra tariffa giornaliera, con le spese a forfait. Non c’è un costo di organismo accreditato, perché non risultano organismi accreditati su questa norma. Se scegli FSC o PEFC, il costo dell’organismo c’è ed è a parte.
Gli errori che allungano i tempi
Il primo è comprarla al posto di FSC o PEFC per risparmiare. Non dà il marchio e non consente le dichiarazioni di quegli schemi: il risparmio è apparente, il risultato è un sistema che non si può comunicare.
Il secondo è presentarla al cliente come conformità al regolamento sulla deforestazione. Non lo è, e nemmeno FSC lo è da solo.
Il terzo è dire «certificato ISO 38200» senza precisare che è fuori accreditamento. Un ufficio acquisti attento lo verifica, e la verifica è di due minuti.
Il quarto è partire dalla norma invece che dal fabbisogno. Marchio, conformità normativa e tracciabilità interna sono tre esigenze diverse, e solo una delle tre porta qui.
Il quinto è aspettare la scadenza del regolamento per cominciare la tracciabilità. La mappatura dei fornitori dura mesi, e il 30 dicembre 2026 è più vicino di quanto sembri.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo aziende del legno-arredo e della filiera in tutta Italia. Gli stabilimenti si visitano, perché la tracciabilità si verifica dove arrivano i carichi e dove si lavora il materiale; la mappatura dei fornitori, il sistema documentale e la raccolta delle informazioni di origine si fanno da remoto, ed è la parte che richiede più tempo quando la filiera è lunga.
Domande frequenti
Con la ISO 38200 posso usare il marchio FSC o PEFC?
No. Non c’è un marchio, non c’è una licenza d’uso, non ci sono regole di etichettatura né dichiarazioni al consumatore, e la norma non consente di emettere le dichiarazioni di quegli schemi. Se il committente chiede legno certificato con un marchio riconoscibile, la strada è FSC o PEFC.
Mi mette a posto con il regolamento sulla deforestazione?
No, ed è l’errore più costoso su questo tema. Una catena di custodia non è uno strumento di conformità a quel regolamento, e questo vale anche per FSC e PEFC: il regolamento chiede la geolocalizzazione degli appezzamenti di produzione, una dichiarazione di dovuta diligenza e la valutazione e mitigazione del rischio. Non è un’opinione nostra: lo scrive il principale schema forestale, che dichiara che le certificazioni non possono al momento sostituire gli obblighi di dovuta diligenza e ha costruito strumenti aggiuntivi proprio per colmare quel divario.
Quali sono le date del regolamento sulla deforestazione?
Dopo i rinvii: 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese e per le micro e piccole già soggette a obblighi precedenti, 30 giugno 2027 per le altre micro e piccole imprese. Sono le date su cui impostare il lavoro di dovuta diligenza, che è separato e va avviato adesso.
Allora quando ha senso la ISO 38200?
In due casi. Il primo: quando lavori sughero, bambù o materiali lignocellulosici non forestali, che gli schemi forestali coprono male o non coprono, e hai bisogno di un riferimento metodologico riconosciuto. Il secondo: quando stai costruendo il sistema di tracciabilità e non hai ancora deciso se andare su FSC, su PEFC o su nessuno dei due — la norma ti dà l’impianto senza legarti a uno schema proprietario.
Nessun marchio, nessuna gestione forestale
Non sostituisce FSC né PEFC e non consente le loro dichiarazioni. Non si applica alla gestione forestale e non dà un logo da mettere in confezione. Ha senso per sughero, bambù e lignocellulosici, e come impianto metodologico interno.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Ti chiediamo prima se ti serve un marchio, la conformità normativa o la tracciabilità interna: sono tre esigenze diverse e solo una porta qui.
- Se ti serve il marchio ti indirizziamo su FSC o PEFC subito, invece di venderti quello che abbiamo.
- Distinguiamo con precisione che cosa copre la catena di custodia e che cosa chiede in più il regolamento sulla deforestazione.
- Lavoriamo sui materiali che gli schemi forestali coprono male, dove questa norma è davvero utile.
