Il BRCGS Storage and Distribution è lo standard per chi custodisce e muove alimenti senza produrli: magazzini conto terzi, operatori logistici, trasportatori a temperatura controllata, piattaforme distributive. È riconosciuto GFSI e in Italia arriva quasi sempre per via contrattuale, perché il cliente industriale o la grande distribuzione lo pone come condizione per continuare a lavorare insieme.
Rispetto agli altri schemi BRCGS ha una struttura particolare: un tronco comune più moduli volontari che si aggiungono in base a quello che fate davvero, dal commercio all’ingrosso al trasporto per conto terzi. La sezione sul prodotto aperto cambia il perimetro in modo radicale, l’audit non annunciato è obbligatorio, e quasi tutto ciò che l’auditor guarda sta in banchina, in cella e sui mezzi.
Che cosa facciamo, in concreto
Vi portiamo dal punto in cui siete al certificato, e poi lo teniamo in piedi. In logistica il sistema non si costruisce in ufficio: si costruisce in banchina, in cella e sui mezzi. Per questo lavoriamo sui processi reali — ricevimento, stoccaggio, prelievo, spedizione — e sulle registrazioni che li accompagnano, invece di consegnarvi procedure che nessuno leggerà.
Che cos’è il BRCGS Storage and Distribution
Il BRCGS Global Standard for Storage and Distribution è la norma privata che certifica chi conserva e movimenta prodotti che non ha fabbricato: magazzini, piattaforme logistiche, aziende di trasporto, operatori del freddo. Fa parte della famiglia BRCGS, la stessa che certifica i produttori di alimenti e di imballaggi, ma guarda un pezzo diverso della filiera.
Il ragionamento è semplice. Un alimento può essere prodotto benissimo e rovinarsi in magazzino: catena del freddo interrotta, contaminazioni incrociate, lotti mescolati, tracciabilità persa. Questo standard verifica proprio quel tratto, dal momento in cui la merce entra al momento in cui riparte.
L’edizione di riferimento è la Issue 4: gli audit si fanno su questa edizione dal 1° maggio 2021.
A chi serve, e come si distingue dagli altri schemi BRCGS
Anche qui il criterio è che cosa fate al prodotto, non che cosa contiene. Se lo trasformate siete un produttore; se lo custodite e lo spostate siete logistica; se lo comprate e rivendete senza toccarlo siete un intermediario.
I moduli volontari: è qui che lo standard si adatta a voi
La Issue 4 ha un impianto base uguale per tutti e una serie di moduli che si aggiungono a seconda di quello che fate davvero. Sceglierli bene è metà del lavoro, perché ogni modulo aggiunto allunga l’audit e ogni modulo dimenticato lascia scoperta un’attività che il cliente si aspetta certificata.
Prodotto aperto: la sezione che cambia tutto
C’è una parte dello standard che si applica solo a chi movimenta prodotto non confezionato: frutta e verdura sfusa, pesce, carni. Se rientrate in questo caso, i requisiti su ambienti, flussi, temperature e igiene del personale diventano molto più severi, perché fra il prodotto e l’ambiente non c’è nessuna barriera.
È il primo punto da chiarire quando si parte: se trattate prodotto aperto anche solo su una linea, l’audit cambia di peso. Meglio saperlo prima di firmare il contratto con l’organismo di certificazione.
Come è fatta la norma
L’audit non annunciato è obbligatorio
Come per gli altri schemi della famiglia, ogni sito deve sottoporsi ad almeno un audit non annunciato ogni tre anni. Nella logistica questo pesa più che altrove: un magazzino visitato senza preavviso mostra com’è davvero, con i pallet dove finiscono realmente e le celle alle temperature reali.
Il consiglio pratico è uno solo, e non è elegante: smettete di preparare l’audit. Sistemate i processi in modo che il magazzino sia presentabile ogni giorno. Costa meno e regge di più.
Che cosa guardano davvero in audit
Al di là dell’elenco dei requisiti, in un magazzino certificato ci sono quattro punti dove si concentrano quasi tutte le non conformità.
Le temperature. Non basta che le celle siano fredde: serve dimostrare che sono state fredde sempre, con registrazioni continue, allarmi funzionanti e una procedura chiara su cosa si fa quando l’allarme suona alle tre di notte.
La rintracciabilità. Deve funzionare in avanti e all’indietro, e deve funzionare in fretta. Una prova di rintracciabilità che richiede due giorni non è una rintracciabilità, è un archivio.
La separazione. Allergeni, prodotti chimici, merce resa, merce bloccata. Le contaminazioni incrociate in magazzino nascono quasi sempre da un’area di sosta non definita.
Gli appaltatori. Trasportatori terzi, imprese di pulizia, manutentori. Il certificato è vostro anche quando il lavoro lo fa un altro: se non sapete dimostrare come li controllate, la non conformità è vostra.
Quanto tempo serve
Un magazzino già organizzato, con un sistema qualità in piedi e le registrazioni di temperatura in ordine, arriva all’audit in quattro-sei mesi. Se invece la rintracciabilità è ancora su fogli sparsi e le aree non sono definite, servono otto-dodici mesi, perché va rifatto il modo di lavorare, non la carta.
La parte più sottovalutata è la formazione del personale di magazzino. È anche quella che si vede subito in audit: l’auditor chiede a un carrellista cosa fa se trova un pallet danneggiato, e la risposta vale più di dieci procedure.
Quanto costa
Il costo si compone di due voci separate, e conviene tenerle distinte fin dal preventivo: la consulenza, cioè il lavoro per costruire il sistema, e la certificazione, cioè le giornate che l’organismo fattura per l’audit e per le sorveglianze. La seconda non passa da noi e dipende dalla dimensione del sito, dal numero di addetti e dai moduli attivati.
Sulla prima voce il peso lo fanno tre cose: quanti moduli vi servono, se movimentate prodotto aperto — che alza sensibilmente il livello dei requisiti — e quanti depositi vanno certificati, perché la certificazione è per sito. Abbiamo spiegato per esteso come si forma il prezzo nella pagina dedicata ai costi, con lo stesso metodo che usiamo per fare i preventivi.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro. Scegliere i moduli a occhio: si attivano quelli che sembrano utili invece di quelli che i clienti chiedono, e si paga un audit più lungo per attività che nessuno vi ha mai domandato di certificare.
Trattare le temperature come un archivio: non basta registrare, bisogna dimostrare che cosa è successo quando l’allarme è suonato alle tre di notte. Senza quella procedura, i grafici non servono a niente.
Lasciare gli appaltatori fuori dal sistema: vettori terzi, pulizie e manutenzione sono fornitori a tutti gli effetti. Se non sapete dimostrare come li controllate, la non conformità è vostra.
Formare solo i responsabili: in audit l’auditor chiede a un carrellista che cosa fa se trova un pallet danneggiato. Quella risposta vale più di dieci procedure.
Dove operiamo
Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto. Sui sistemi multi-sito coordiniamo l’intero perimetro con un unico riferimento.
Domande frequenti
Serve un certificato per ogni magazzino?
Sì. La certificazione è per sito: ogni deposito ha il suo audit e il suo certificato. I mezzi, invece, rientrano nell’attività del sito che li gestisce.
Abbiamo la ISO 22000: basta?
Non se il cliente chiede il BRCGS. Sono due impianti diversi: la ISO 22000 è un sistema di gestione, il BRCGS è uno standard con requisiti tecnici puntuali e un audit che assegna un grado. Chi ha la 22000 però parte molto avanti.
Trasportiamo anche prodotti non alimentari: è un problema?
No, purché sia gestito. Lo standard vuole vedere come evitate contaminazioni fra categorie diverse: separazione fisica, sequenze di carico, pulizia fra un trasporto e l’altro.
Usiamo padroncini e trasportatori terzi.
Si può fare, ma vanno qualificati e controllati come qualsiasi altro fornitore, con criteri scritti e verifiche registrate. È uno dei punti dove si perdono più punti.
Quanto dura il certificato?
Di norma dodici mesi. La data da tenere sul calendario è quella di scadenza dell’audit, non quella stampata sul certificato: è da lì che si conta.
Vi serve il BRCGS S&D?
Diteci che cosa stoccate, a quali temperature, se movimentate prodotto aperto e se fate anche riconfezionamento: vi diciamo quali moduli vi servono davvero, quanto manca all’audit e dove il vostro magazzino perderà punti.
Lascia il tuo numero:
ti richiamiamo subito.
Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283
Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questa norma
- Lead Auditor qualificata CEPAS: conosciamo il metodo di chi verrà a verificarvi, perché quel lavoro lo facciamo anche dall’altra parte.
- Vi aiutiamo a scegliere i moduli giusti: quelli che servono davvero, non tutti quelli disponibili.
- Lavoriamo sulla rintracciabilità e sul controllo delle temperature come processi, non come modulistica da riempire.
- Vi prepariamo all’audit non annunciato, che in logistica è la prova più severa.
