Il Seafood Processing Standard della Global Seafood Alliance certifica la lavorazione dei prodotti ittici: è lo schema che accompagna il BAP lungo la filiera dell’acquacoltura e della pesca ed è richiesto soprattutto dalla distribuzione nordamericana e nordeuropea.
La versione 6.0 ha sostituito la precedente ed è organizzata in moduli: si viene verificati per ciò che si chiede di certificare, e il perimetro va scelto con attenzione perché incide su costi e tempi. Il punto critico dell’ittico resta l’identificazione della specie e dell’origine: dire che pesce è e da dove viene, e poterlo dimostrare lungo tutta la catena.
Che cosa facciamo, in concreto
Questo standard è costruito a moduli: c’è un nucleo comune sulla sicurezza alimentare e dieci moduli che si attivano a seconda di quello che fate davvero. Il primo lavoro, quindi, è di selezione: scegliere i moduli giusti evita di pagare un audit più lungo per attività che non svolgete, e soprattutto evita di scoprire in verifica che un modulo necessario non era stato attivato.
Che cos’è e chi lo gestisce
Il Seafood Processing Standard è lo schema di certificazione per gli stabilimenti di trasformazione del pesce gestito dalla Global Seafood Alliance, l’organizzazione che porta avanti anche i programmi BAP, Best Aquaculture Practices, e BSP, Best Seafood Practices.
Copre sia i prodotti da acquacoltura sia quelli da cattura selvatica, ed è pensato per essere l’anello di trasformazione dentro un sistema più ampio che guarda a tutta la filiera ittica. Il nucleo dello standard è costruito per soddisfare i requisiti GFSI, quindi vale come schema riconosciuto presso la grande distribuzione internazionale.
In Italia è meno diffuso di BRCGS e IFS, e il motivo è di mercato: è il riferimento più richiesto sui canali nordamericani e da alcune catene britanniche. Se il vostro pesce lavorato prende quella strada, prima o poi il nome arriva sul tavolo.
La versione 6.0 ha sostituito la precedente
La versione 6.0 è stata pubblicata il 4 novembre 2024. Le domande sono state accolte a partire dalla metà del 2025 e dal 5 novembre 2025 ha sostituito completamente la versione 5.1. Chi si certifica adesso lavora sulla 6.0.
Il cambiamento più visibile è strutturale: la norma è stata riorganizzata attorno a un nucleo di sicurezza alimentare con moduli che si aggiungono, invece di un unico blocco valido per tutti. Per uno stabilimento specializzato è una buona notizia, perché si viene verificati su quello che si fa.
I moduli: si paga e si viene verificati per quello che si fa
Il punto critico dell’ittico: dire che pesce è, e da dove viene
Nella filiera ittica il rischio numero uno non è microbiologico: è la sostituzione di specie e l’origine dichiarata. È il settore alimentare in cui le frodi documentate sono più frequenti, e per questo la rintracciabilità qui è verificata con un’attenzione che altrove non si vede.
In pratica servono documenti di cattura o di allevamento che seguano davvero il lotto, criteri di qualifica dei fornitori che tengano conto del Paese di provenienza, e la capacità di ricostruire in poche ore da dove arriva una partita venduta. Chi lavora con importazioni da filiere lunghe deve mettere in conto che questa è la parte più impegnativa del progetto.
L’altro tema tecnico da non sottovalutare è l’istamina sulle specie a rischio: dipende dalla catena del freddo dal momento della cattura, cioè da un pezzo di filiera che spesso non controllate direttamente. Va governato con specifiche e verifiche, non con la fiducia.
Quanto tempo serve
Uno stabilimento già certificato su uno schema GFSI arriva all’audit in quattro-sei mesi: il nucleo c’è, il lavoro si concentra sui moduli e sulla documentazione di origine.
Chi parte dal solo autocontrollo impiega otto-dodici mesi. La voce che richiede più tempo non è tecnica: è raccogliere dai fornitori esteri i documenti di cattura o di allevamento nella forma richiesta, che è un lavoro di relazione prima che di qualità.
Quanto costa
Il costo si compone di due voci separate, e conviene tenerle distinte fin dal preventivo: la consulenza, cioè il lavoro per costruire il sistema, e la certificazione, cioè le giornate che l’organismo fattura per l’audit e per le sorveglianze. La seconda non passa da noi e cresce con il numero di moduli attivati.
Sulla prima voce il peso lo fanno tre cose: quanti moduli vi servono davvero, se lavorate prodotti pronti al consumo — che alzano sensibilmente il livello dei requisiti — e quanto sono lunghe e documentate le vostre filiere di approvvigionamento. Abbiamo spiegato per esteso come si forma il prezzo nella pagina dedicata ai costi, con lo stesso metodo che usiamo per fare i preventivi.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro. Certificarsi senza aver chiesto al cliente: molti buyer accettano l’equivalenza fra schemi riconosciuti GFSI, e il vostro BRCGS o IFS può bastare. Altri chiedono espressamente questo. Una domanda scritta vale mesi di lavoro.
Scegliere i moduli a occhio: si attivano quelli che sembrano utili invece di quelli che servono. Si paga di più e si resta comunque scoperti dove conta.
Rimandare la documentazione di origine: è la voce che dipende dai fornitori e non da voi, ed è quella che fa slittare i progetti. Va aperta il primo giorno.
Trattare l’istamina come un parametro analitico: è un problema di catena del freddo che comincia prima che il pesce arrivi da voi. Si governa con le specifiche ai fornitori, non con un’analisi in accettazione.
Dove operiamo
Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto. Sui gruppi con più stabilimenti coordiniamo l’intero perimetro con un unico riferimento.
Domande frequenti
Abbiamo il BRCGS: serve anche questo?
Dipende dal cliente. Sono entrambi riconosciuti GFSI e molti buyer accettano l’equivalenza; alcune catene nordamericane però chiedono espressamente lo schema GSA. Va verificato prima di investire.
Che differenza c’è con il BAP?
Il BAP riguarda le pratiche di acquacoltura, cioè l’allevamento. Questo standard riguarda la trasformazione. Stanno nello stesso sistema ma certificano anelli diversi della filiera.
Lavoriamo solo pesce di cattura, non allevato.
Va bene: lo standard copre entrambe le origini, e per le catture ci sono moduli dedicati, compreso quello per le lavorazioni in ambienti remoti.
Copre anche la sostenibilità della pesca?
No, non è quello il suo oggetto. Se il tema è la sostenibilità della risorsa e la pesca responsabile servono schemi diversi, che si affiancano a questo e non lo sostituiscono.
Quanto conta in Italia?
Meno di BRCGS e IFS, che restano gli schemi più richiesti dalla distribuzione europea. Ha senso se esportate verso il Nord America o verso catene che lavorano nel sistema GSA.
Vi serve lo schema GSA?
Su questo schema il preventivo lo spostano tre cose: quanti moduli vi servono davvero, se lavorate prodotti pronti al consumo e quanto sono lunghe e documentate le vostre filiere di approvvigionamento. Ditecele e vi rispondiamo con una proposta motivata voce per voce.
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ti richiamiamo subito.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Lead Auditor qualificata CEPAS: conosciamo la logica degli schemi riconosciuti GFSI e il metodo di chi verrà a verificarvi.
- Vi aiutiamo a scegliere i moduli giusti: quelli che servono davvero, non tutti quelli disponibili.
- Apriamo subito il fronte della documentazione di origine, che è quello che fa slittare i progetti.
- Se avete già BRCGS o IFS, riusiamo il sistema che c’è invece di ricominciare.
