ISO 14068-1

La norma sulla carbon neutrality, e le regole sulle compensazioni

La ISO 14068-1 è la norma che definisce come si dichiara la neutralità carbonica: riduzione prima, compensazione poi, con regole precise su che cosa si può compensare e con quali crediti. Ha preso il posto della PAS 2060, ritirata, che per anni è stata l’unico riferimento in circolazione.

Attenzione perché il quadro sta ancora cambiando, e chi ha dichiarazioni in essere basate sul vecchio riferimento deve rifarle secondo il nuovo. Il presupposto è sempre lo stesso e non è aggirabile: prima serve un inventario delle emissioni fatto bene, perché senza un calcolo solido la dichiarazione di neutralità non regge una verifica né una contestazione.

Che cosa facciamo, in concreto

Dichiarare la neutralità carbonica senza avere alle spalle un inventario solido e un piano di riduzione è il modo più rapido per prendersi un’accusa di greenwashing. Il nostro lavoro è costruire quello che sta sotto la dichiarazione, nell’ordine giusto: prima si misura, poi si riduce, e solo alla fine si compensa quello che resta.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Perimetro Definiamo il soggetto della dichiarazione: l’organizzazione, un prodotto, un servizio, un evento. Non i territori, che la norma esclude.
Passo 2Inventario Quantifichiamo emissioni e rimozioni con la norma appropriata al soggetto scelto: quella sugli inventari di organizzazione o quella sull’impronta di prodotto.
Passo 3Piano di gestione del carbonio Costruiamo il documento centrale della norma: obiettivi, ambizione, azioni, orizzonte temporale e riesame.
Passo 4Riduzione Lavoriamo sulle riduzioni interne e lungo la catena del valore: la norma le mette prima della compensazione, e non è un dettaglio.
Passo 5Compensazione Solo per la parte residua, e con crediti che rispettino i criteri della norma: non tutti i crediti sul mercato li rispettano.
Passo 6Report e dichiarazione Prepariamo il report e la dichiarazione, e ti accompagniamo nella verifica di parte terza.
Un punto pratico: la gerarchia non è un consiglio. Riduzione e rimozione lungo la catena del valore vengono prima della compensazione, e un verificatore parte proprio da lì.

Che cos’è, e attenzione: sta per cambiare

La ISO 14068-1:2023, pubblicata a novembre 2023, è la norma sulla neutralità carbonica all’interno della gestione del cambiamento climatico. In Italia è recepita come UNI ISO 14068-1:2025, in vigore dal 23 gennaio 2025. È «UNI ISO», non «UNI EN ISO»: non c’è adozione europea, ed è un errore che si legge spesso.

Va detta subito una cosa che pochi scrivono: la norma è in corso di sostituzione. È stata classificata da rivedere nella primavera del 2026 ed è in pubblicazione una nuova norma, senza il suffisso «-1», attesa a settembre 2026. Chi avvia un percorso oggi deve saperlo e metterlo in offerta: non cambia il metodo, ma cambierà il riferimento.

Il contenuto ruota attorno a tre cose: la gerarchia — ridurre e rimuovere prima, compensare dopo —, il piano di gestione del carbonio con i suoi requisiti di ambizione e riesame, e i criteri sui crediti e sui programmi che li generano. Si applica a organizzazioni e prodotti, compresi edifici ed eventi, e non si applica ai territori: regioni, città e Paesi restano fuori.

La PAS 2060 è stata ritirata

Fino a poco tempo fa la neutralità carbonica si dimostrava con una specifica britannica. Quella specifica è stata ritirata il 1° dicembre 2025, e lo schema commerciale che la operava era già stato chiuso prima: stop alla vendita di nuove verifiche dal 1° gennaio 2025 e termine ultimo per completare quelle avviate al 31 dicembre 2025. I pareri già emessi restano validi per i rispettivi periodi.

Se hai una dichiarazione costruita su quel riferimento, quindi, il riferimento non esiste più. È il motivo per cui molte aziende ci arrivano adesso.

Sulla verifica, una precisazione che pochi fanno

Questa non è una norma di sistema di gestione: non si certifica come si certifica la qualità o l’ambiente. La conformità si dimostra con il report e la dichiarazione, sottoposti a validazione o verifica di parte terza secondo il processo previsto dalla norma dedicata alla verifica delle asserzioni sui gas serra.

E soprattutto: in Italia non risulta uno schema di accreditamento per questa norma. Lo abbiamo verificato sugli elenchi ufficiali degli ambiti di accreditamento degli organismi di validazione e verifica e sulla lista degli schemi attivi: gli ambiti previsti sono altri — inventari, impronta di prodotto, dichiarazioni ambientali, emissioni regolamentate.

Le verifiche che oggi si acquistano sono quindi verifiche di parte terza non accreditate per quello specifico schema. Non sono prive di valore, ma vanno chiamate con il loro nome: chi scrive «certificazione accreditata ISO 14068-1» sta dicendo una cosa che non esiste.

Che cosa serve avere prima

Non si parte da qui. Serve un inventario delle emissioni costruito secondo la norma sugli inventari di organizzazione, oppure un’impronta di carbonio di prodotto, a seconda del soggetto scelto. Sono quelle le basi quantitative su cui la neutralità si appoggia, e sono anche gli ambiti in cui l’accreditamento italiano esiste davvero.

Quando un cliente ci chiede la neutralità e non ha nessuna delle due, il primo lavoro è quello: senza numeri verificabili non c’è dichiarazione che regga.

Quanto tempo serve

Se hai già un inventario verificato, dal piano alla dichiarazione servono da quattro a sei mesi. Se si parte da zero, mettiamo in conto da dieci a quattordici mesi, perché l’inventario richiede un anno di dati e la sua verifica ha tempi propri.

Sulla parte di compensazione, i tempi dipendono dal mercato dei crediti e dalla loro qualificazione rispetto ai criteri della norma: non tutti quelli disponibili sono utilizzabili, e la selezione richiede più tempo di quanto si immagini.

Quanto costa

La nostra consulenza si calcola a giornate. Il percorso sulla neutralità, se l’inventario esiste già, richiede tipicamente da otto a quindici giornate. Con l’inventario da costruire, da venti a trentacinque.

Vanno considerati a parte il costo dell’organismo di verifica e, soprattutto, il costo dei crediti, che è la voce più imprevedibile e va stimata all’inizio, non alla fine. Per il mantenimento applichiamo un canone pari al una quota del costo di implementazione.

Gli errori che allungano i tempi

Il primo errore è partire dalla compensazione. Comprare crediti prima di aver misurato e ridotto è esattamente ciò che la norma vuole evitare, e in verifica non passa.

Il secondo è dichiarare la neutralità di un territorio. La norma non si applica a regioni, città e Paesi: è un uso improprio che si vede spesso nella comunicazione istituzionale.

Il terzo è usare crediti che non rispettano i criteri della norma. Il mercato ne è pieno, e la norma su questo è puntuale.

Il quarto è chiamare «certificazione accreditata» quella che è una verifica non accreditata. È un’affermazione verificabile in cinque minuti da chiunque.

Il quinto è ignorare che il riferimento sta cambiando. Chi firma oggi un percorso triennale senza saperlo si troverà a rifare la parte documentale.

Dove operiamo

Lavoriamo su tutto il territorio nazionale, con sedi a Milano, Bologna, Roma e Brescia. Alterniamo le giornate in sede alle attività a distanza per la parte documentale, così le trasferte pesano dove servono davvero.

Domande frequenti

È una certificazione?
No, è una dichiarazione supportata da un report e sottoposta a verifica di parte terza. In Italia non risulta uno schema di accreditamento dedicato.

Che rapporto ha con la ISO 14064 e la ISO 14067?
Quelle forniscono i numeri: la prima l’inventario dell’organizzazione, la seconda l’impronta del prodotto. Questa dice che cosa farne per arrivare a una dichiarazione di neutralità credibile.

Posso ancora usare la PAS 2060?
No, è stata ritirata a dicembre 2025 e lo schema commerciale che la operava era già chiuso. I pareri emessi restano validi per il loro periodo.

Posso compensare tutto?
Tecnicamente la norma non lo vieta, ma impone la gerarchia e requisiti di ambizione sul piano: un percorso costruito solo su crediti non regge la verifica e non regge il mercato.

Vale per un evento?
Sì. Prodotti, servizi, edifici ed eventi rientrano; i territori no.

Parliamo delle tue emissioni

Ti diciamo in mezz’ora se hai la base per dichiarare la neutralità o se ti serve prima un inventario fatto bene.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questo schema

  • Esperienza su inventari e impronte di carbonio: partiamo dai numeri, che è l’unico posto da cui si può partire.
  • Consulente accreditato FSC Italia: la tracciabilità lungo la catena del valore è il nostro terreno da anni.
  • Lead Auditor qualificata CEPAS: sappiamo che cosa un verificatore chiede a supporto di una dichiarazione.
  • Ti diciamo che non è accreditata e che la norma sta cambiando, prima che tu firmi.

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