Lo SQF, Safe Quality Food, è lo schema di sicurezza alimentare riconosciuto GFSI più diffuso negli Stati Uniti: è gestito dal Food Industry Association americano ed è la certificazione che i buyer della distribuzione statunitense chiedono ai fornitori esteri. Per un’azienda italiana che esporta oltreoceano è spesso la condizione di ingresso, più del BRCGS e dell’IFS.
Non è un codice unico: sono tredici codici diversi, uno per ciascun segmento della filiera, dalla produzione primaria al confezionamento. Prevede una figura obbligatoria, il SQF Practitioner interno all’azienda, e un punteggio che parte da cento e scende a ogni non conformità. L’edizione 9 ha rafforzato cultura della sicurezza alimentare e controllo dei fornitori.
Che cosa facciamo, in concreto
Il primo lavoro su questo schema è di orientamento: fra i tredici codici bisogna prendere quello giusto, e sbagliarlo significa rifare l’audit. Il secondo è organizzativo: lo SQF richiede una figura interna, il Practitioner, che noi non possiamo essere al posto vostro. Costruiamo il sistema insieme a quella persona e la formiamo, perché è lei che dovrà tenerlo in piedi quando noi non ci saremo.
Che cos’è lo SQF
SQF sta per Safe Quality Food. È il programma di certificazione della sicurezza alimentare gestito dallo SQF Institute, che fa capo alla FMI, l’associazione dell’industria alimentare statunitense. È riconosciuto dalla GFSI, come BRCGS, IFS e FSSC 22000.
In Italia se ne parla poco e per una ragione semplice: è lo schema di riferimento del mercato nordamericano. Se esportate negli Stati Uniti o in Canada e il vostro cliente è una catena della grande distribuzione o un grande trasformatore, prima o poi la parola SQF arriva sul tavolo.
L’edizione in vigore è la 9, obbligatoria per gli audit dal 24 maggio 2021. La edizione 10 è stata pubblicata a marzo 2026, ma è ancora in fase di riconoscimento GFSI: la data di efficacia non sarà anteriore al 1° gennaio 2027. Chi si certifica adesso lavora sulla 9.
Non è un codice solo: sono tredici
È la differenza che spiazza chi arriva da BRCGS o IFS. Lo SQF non ha una norma unica con dei moduli: ha codici distinti per ogni pezzo della filiera, tredici in tutto, e si sceglie quello che descrive la vostra attività.
Il SQF Practitioner: una figura obbligatoria
Questa è la caratteristica più tipica dello SQF e va conosciuta prima di partire, perché è organizzativa e non documentale. Il programma richiede che l’azienda designi un SQF Practitioner: una persona interna, non un consulente esterno, responsabile dello sviluppo e del mantenimento del sistema.
Deve essere un dipendente, deve avere una formazione riconosciuta e deve essere competente sui princìpi HACCP. Tradotto: non potete affidare tutto a noi e disinteressarvene. Noi costruiamo il sistema insieme a voi e formiamo la persona, ma quella persona deve esistere ed essere la vostra.
È un requisito che apprezziamo, perché è esattamente quello che rende un sistema vivo invece che una cartella di procedure.
Come funziona il punteggio: si parte da cento e si scende
La logica è diversa da quella IFS, dove si sommano punti, e da quella BRCGS, dove si contano le non conformità. Nello SQF si parte da 100 e si tolgono punti.
Che cosa ha portato l’edizione 9
Tre cambiamenti si sentono in pratica più degli altri.
La cultura della sicurezza alimentare è diventata un requisito verificabile. Non è più un principio dichiarato in premessa: l’auditor la valuta, e la valuta parlando con le persone in reparto.
La riconciliazione delle etichette. Servono procedure specifiche nei cambi di confezionamento, per garantire che l’etichetta sul prodotto sia quella giusta. È una delle prime cause di richiamo alimentare al mondo, e finalmente è trattata come tale.
Il campionamento dell’aria ambiente su base di rischio. Prima era richiesto in modo generalizzato, ora dipende dalla valutazione dei rischi: più sensato, ma va motivato per iscritto.
SQF, BRCGS o IFS: quale serve a voi
Sono tutti e tre riconosciuti GFSI e sono tutti e tre validi. La scelta non è tecnica, è geografica e commerciale.
Quanto tempo serve
Un’azienda già certificata BRCGS, IFS o FSSC 22000 arriva all’audit SQF in quattro-sei mesi: il lavoro vero è riorganizzare il sistema secondo la struttura dei codici SQF, formare il Practitioner e chiudere i requisiti che negli altri schemi non ci sono.
Chi parte da un semplice piano HACCP impiega otto-dodici mesi. La parte che richiede più tempo, quasi sempre, è la qualifica dei fornitori: negli schemi GFSI non basta la fiducia consolidata, servono criteri scritti ed evidenze.
Quanto costa
Il costo si compone di due voci separate, e conviene tenerle distinte fin dal preventivo: la consulenza, cioè il lavoro per costruire il sistema, e la certificazione, cioè le giornate che l’organismo fattura per l’audit e per le sorveglianze. La seconda non passa da noi e dipende dal codice scelto, dal numero di addetti e dalla complessità della gamma.
Sulla prima voce il peso lo fanno tre cose: se avete già uno schema GFSI, perché in quel caso gran parte del lavoro è riorganizzazione e non costruzione; quanto è pronta la persona che farà il Practitioner; e il punteggio a cui puntate, perché fermarsi nella fascia «Complies» comporta una sorveglianza semestrale e quindi un costo ricorrente più alto. Abbiamo spiegato per esteso come si forma il prezzo nella pagina dedicata ai costi, con lo stesso metodo che usiamo per fare i preventivi.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro. Certificarsi senza aver chiesto al cliente: molti buyer americani accettano l’equivalenza GFSI e quindi il vostro BRCGS o IFS. Altri no. Una domanda scritta prima di partire vale mesi di lavoro.
Scegliere il codice sbagliato: i codici sono tredici e distinguono attività che sembrano simili. È il primo controllo da fare, non l’ultimo.
Nominare il Practitioner sulla carta: se la persona non ha tempo, competenza e mandato, il ruolo resta vuoto e si vede al primo audit.
Puntare al minimo: chiudere nella fascia «Complies» significa raddoppiare il ritmo delle verifiche. Lavorare per stare sopra 86 costa meno nel giro di due anni.
Dove operiamo
Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto. Sui sistemi multi-sito coordiniamo l’intero perimetro con un unico riferimento.
Domande frequenti
Ci conviene aspettare l’edizione 10?
No. La 10 è pubblicata ma non ancora efficace, e non lo sarà prima del 1° gennaio 2027. Chi ha bisogno del certificato adesso si certifica sulla 9 e affronta la transizione al momento giusto, come si fa con tutti i cambi di edizione.
Il SQF Practitioner può essere il consulente?
No, deve essere una persona interna all’azienda. Noi lo affianchiamo e lo formiamo, ma il ruolo è vostro: è scritto nel programma.
Abbiamo già il BRCGS: il cliente americano lo accetta?
Dipende dal cliente. Formalmente sono entrambi riconosciuti GFSI e molti buyer accettano l’equivalenza; alcune catene però hanno una politica interna che chiede espressamente lo SQF. Va verificato prima di investire, non dopo.
Che cos’è il Quality Code?
È un codice aggiuntivo, separato da quello di sicurezza alimentare, che certifica la qualità del prodotto. È volontario: ha senso se serve a distinguervi commercialmente, non come adempimento.
Un punteggio «Complies» è un problema?
Il certificato lo ottenete comunque, ma vi porta a una sorveglianza dopo sei mesi invece che dopo dodici. In pratica raddoppiate il ritmo delle verifiche e il relativo costo: conviene lavorare per stare sopra 86.
Vi hanno chiesto lo SQF?
Diteci che cosa producete e per quale cliente americano vi serve: vi diciamo quale dei tredici codici vi riguarda, quanto del sistema che avete già si riusa e in quanto tempo si arriva all’audit.
Lascia il tuo numero:
ti richiamiamo subito.
Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283
Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Lead Auditor qualificata CEPAS: conosciamo la logica degli schemi GFSI e sappiamo dove si perdono i punti.
- Vi aiutiamo a scegliere il codice giusto fra i tredici: sbagliarlo significa rifare l’audit.
- Formiamo il vostro SQF Practitioner, perché il programma richiede che sia una persona interna.
- Se avete già BRCGS, IFS o FSSC 22000, riusiamo il sistema che c’è invece di ricominciare.
