L’SRG 88088 è lo standard italiano di rating della sostenibilità per le piccole e medie imprese, nato per dare una misura verificabile a chi la sostenibilità la pratica ma non la sa dimostrare. Non si supera e basta: si prende un voto, e quel voto è ciò che banche, clienti e stazioni appaltanti guardano.
Se ne parla molto perché è uno schema accreditato e perché in Italia si è affermato prima che le regole europee arrivassero alle PMI. L’edizione 2024 ha rafforzato la parte di governance e di misurazione. La domanda da porsi all’inizio non è se certificarsi, ma a quale livello puntare: fra un punteggio medio e uno alto la distanza è quasi tutta lavoro organizzativo.
Che cosa facciamo, in concreto
Su questo schema il nostro lavoro comincia con una domanda che quasi nessuno pone all’inizio: a quale livello volete arrivare. Non è una certificazione che si prende o non si prende: si prende con un voto, e puntare al livello massimo o accontentarsi di un livello intermedio significa due progetti diversi per impegno, costo e coinvolgimento delle persone. Deciso quello, costruiamo il sistema e soprattutto le misure, perché senza indicatori non esiste un rating: esiste un’opinione.
Che cos’è lo standard SRG 88088
Lo SRG 88088 è uno schema di certificazione italiano che misura e certifica la sostenibilità di un’organizzazione nelle sue tre dimensioni: ambientale, sociale e di governo dell’impresa. In sigla: ESG.
Il proprietario dello schema è la Scuola Etica di Alta Formazione e Perfezionamento Leonardo. È uno schema accreditato Accredia: significa che la certificazione la rilascia un organismo terzo sotto sorveglianza dell’ente nazionale di accreditamento, e non è un’autodichiarazione né un marchio commerciale.
Ne esistono due edizioni: la SRG 88088:20 e la più recente SRG 88088:2024, che ha allargato l’impianto ai temi del benessere organizzativo e della trasparenza retributiva.
Perché in Italia se ne parla così tanto
Perché copre un vuoto. Da un lato ci sono i rating ESG assegnati da società private con metodi non sempre trasparenti; dall’altro c’è la rendicontazione di sostenibilità, che racconta ma non certifica. In mezzo mancava uno strumento che dicesse, con una verifica di parte terza accreditata: questa organizzazione è sostenibile, e lo è a questo livello.
Va detto con chiarezza anche il rovescio: lo SRG 88088 non sostituisce gli obblighi di rendicontazione né le certificazioni ambientali o sociali specifiche. È uno strumento di governo e di posizionamento, non un lasciapassare normativo.
Come è fatto lo standard
L’impianto è doppio: una parte assomiglia a una norma ISO, l’altra no. È proprio questa doppia natura a renderlo interessante e, all’inizio, un po’ spiazzante.
Il rating: non si passa e basta, si prende un voto
È la differenza più vistosa rispetto a una certificazione ISO. Lì il risultato è binario: conforme o non conforme. Qui l’audit porta a un rating, che va dal livello massimo, indicato con quattro A, fino ai livelli intermedi.
La soglia minima per ottenere la certificazione è il 50% di conformità. Sotto, non si certifica. Sopra, il livello raggiunto compare sul certificato ed è quello che poi si spende con clienti, banche e stazioni appaltanti.
Questo cambia il modo di impostare il progetto. Con una ISO l’obiettivo è arrivare alla conformità; qui l’obiettivo va deciso prima, perché puntare al livello massimo o accontentarsi di un livello intermedio comporta impegni molto diversi.
Che cosa ha aggiunto l’edizione 2024
Il punto sulla trasparenza retributiva merita un’attenzione particolare, perché non è più teoria. La direttiva (UE) 2023/970 è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 7 maggio 2026 n. 96, in vigore dal 7 giugno 2026. Da allora tutti i datori di lavoro devono indicare la retribuzione negli annunci, non possono chiedere ai candidati quanto guadagnavano prima e devono rendere accessibili ai lavoratori i criteri retributivi. Le imprese sopra le cento persone hanno in più obblighi di comunicazione sul divario retributivo di genere, con scadenze scaglionate.
Chi si muove sullo SRG 88088 con l’edizione 2024 si trova quindi a costruire, insieme alla certificazione, anche una parte degli adempimenti che la legge chiede comunque.
Come si distingue dagli strumenti vicini
Quanto tempo serve
Un’organizzazione che ha già ISO 9001, e magari 14001 o 45001, parte con metà della prima gamba già in piedi: la struttura di sistema c’è, vanno aggiunti i contenuti. In quel caso servono cinque-otto mesi.
Chi parte senza sistemi di gestione impiega otto-dodici mesi, e il tempo se lo prende la raccolta dei dati: senza indicatori misurati non si costruisce un rating, si costruisce un’opinione.
Un avvertimento che diamo sempre: questo schema tocca temi che riguardano le persone. Se il progetto resta in ufficio qualità non funziona. Serve che direzione, personale e relazioni sindacali siano coinvolti davvero, altrimenti il rating esce basso e, quel che è peggio, esce giusto.
Quanto costa
Il costo si compone di due voci separate, e conviene tenerle distinte fin dal preventivo: la consulenza, cioè il lavoro per costruire il sistema e le misure, e la certificazione, cioè le giornate che l’organismo fattura per l’audit e per le sorveglianze. La seconda non passa da noi e dipende da quante persone siete e da quanti siti entrano nel perimetro.
Sulla prima voce il peso lo fanno tre cose: il livello di rating a cui puntate, quanti sistemi di gestione avete già e quindi quanto si riusa, e soprattutto quanti indicatori esistono. Un’azienda che misura già assenteismo, infortuni, consumi, turnover e formazione parte molto avanti; una che non misura niente deve prima imparare a farlo. Abbiamo spiegato per esteso come si forma il prezzo nella pagina dedicata ai costi, con lo stesso metodo che usiamo per fare i preventivi.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro. Puntare al livello massimo per principio: il rating più alto è un obiettivo legittimo, ma va scelto sapendo che cosa costa. Deciderlo a progetto avviato significa rifare metà del lavoro.
Tenere il progetto in ufficio qualità: questo schema tocca persone, retribuzioni, benessere e relazioni sindacali. Se non escono dalla stanza della qualità, il rating esce basso e, quel che è peggio, esce giusto.
Costruire il rating su dichiarazioni invece che su dati: le buone intenzioni non si valutano. Gli indicatori sì, e vanno raccolti per un periodo sufficiente prima dell’audit.
Confondere rendicontazione e certificazione: un bilancio di sostenibilità racconta, questo schema fa verificare. Chi arriva pensando di aver già fatto il lavoro perché ha un bilancio, scopre che il grosso deve ancora cominciare.
Dove operiamo
Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto. Sui progetti multi-sito coordiniamo l’intero perimetro con un unico riferimento.
Domande frequenti
È una certificazione riconosciuta o un marchio privato?
È uno schema accreditato Accredia, quindi rilasciato da organismi terzi sotto sorveglianza dell’ente nazionale di accreditamento. È la differenza fra una certificazione e un bollino.
Dà punteggio nei bandi pubblici?
Dipende dal singolo bando. A differenza della parità di genere, che ha premialità previste per legge, qui la valorizzazione va verificata caso per caso nella documentazione di gara. Diffidate di chi ve la promette in generale.
Sostituisce il bilancio di sostenibilità?
No, e non serve a quello. Semmai lo rende più solido: i dati che alimentano la rendicontazione sono già stati verificati da un terzo.
Va bene anche per una piccola impresa?
Sì, lo schema è applicabile a organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore. Su una piccola impresa il lavoro è più corto, ma va calibrato: applicare a venti persone un impianto pensato per duecento è il modo migliore per farlo fallire.
Quanto dura il certificato?
Segue la logica dei certificati di sistema, con audit di sorveglianza periodici e rinnovo. Il rating viene riesaminato: può salire se migliorate, e può anche scendere.
Vi serve lo SRG 88088?
Diteci che sistemi di gestione avete già, quante persone siete e chi vi sta chiedendo un segnale sulla sostenibilità: vi diciamo a quale livello di rating potete puntare, che dati vi mancano e quanto tempo serve davvero.
Lascia il tuo numero:
ti richiamiamo subito.
Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283
Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questa norma
- Decidiamo con voi a quale livello puntare prima di partire: è la scelta che determina impegno, costi e tempi.
- Se avete già ISO 9001, 14001 o 45001, riusiamo l’impianto invece di costruirne un altro accanto.
- Colleghiamo il progetto agli obblighi che avete comunque, a partire dalla trasparenza retributiva introdotta dal D.Lgs. 96/2026.
- Vi diciamo con franchezza quando conviene piuttosto una certificazione più mirata, come la parità di genere o la SA8000.
