La UNI/PdR 132 definisce i requisiti per monitorare e verificare i flussi di rifiuti urbani ai fini della rendicontazione per il calcolo degli obiettivi di riciclaggio. Traccia la gestione dalla raccolta fino al conferimento presso impianti o soggetti terzi, e serve a rendere dimostrabile un dato che oggi molti gestori dichiarano senza poterlo documentare.
Il problema che risolve si vede nei numeri: in Italia la raccolta differenziata sta intorno al 67%, il riciclaggio effettivo misurato come lo misura l’Europa intorno al 51%. La decisione di esecuzione (UE) 2019/1004 ha introdotto le nozioni di punto di misurazione e punto di calcolo, e fra il cassonetto e il punto di calcolo ci sono scarti di selezione, impurità e frazioni estranee di cui il dato deve tenere conto.
Che cosa facciamo, in concreto
Facciamo il lavoro che sta sotto il numero: mappiamo i flussi, definiamo dove cade il punto di misurazione e dove il punto di calcolo, e mettiamo in piedi la contabilità degli scarti, che è la parte in cui i dati dichiarati si rompono. Poi costruiamo il sistema documentale e facciamo la verifica interna prima che arrivi quella esterna. Lo diciamo chiaramente: oggi non risultano ancora organismi accreditati, quindi non ti vendiamo una data di audit. Ti vendiamo un dato che regge davanti all’autorità, che serve a prescindere e che il giorno in cui gli organismi ci saranno ti fa arrivare pronto.
Raccolta differenziata e riciclaggio non sono la stessa cosa, e la differenza costa
In Italia la raccolta differenziata dei rifiuti urbani sta intorno al 67%. Il riciclaggio effettivo, misurato come lo misura l’Europa, sta intorno al 51%. Sedici punti di distanza, e sono i punti su cui si giocano gli obiettivi europei con scadenza 2025, 2030 e 2035.
La ragione è che l’Europa non conta quello che raccogli: conta quello che entra effettivamente nell’operazione di riciclaggio. La decisione di esecuzione (UE) 2019/1004 ha introdotto due nozioni che governano tutto: il punto di misurazione e il punto di calcolo. Il punto di calcolo è quello dove i materiali entrano nell’operazione di riciclaggio, o dove cessano di essere rifiuti dopo un trattamento preparatorio, ed è specificato per materiale — vetro, metalli, carta e cartone, plastiche, legno, tessili, apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Fra il cassonetto e il punto di calcolo ci sono gli scarti di selezione, le impurità, le frazioni estranee. Il dato che dichiari deve tenerne conto, e deve essere dimostrabile.
Che cos’è la UNI/PdR 132 e che cosa è cambiato nel 2025
La prassi si chiama «Requisiti per il monitoraggio e la verifica dei flussi di rifiuti urbani ai fini della rendicontazione per il calcolo degli obiettivi di riciclaggio». Traccia la gestione dei flussi dalla raccolta fino al conferimento presso impianti o soggetti terzi della filiera del trattamento, fino al trattamento finale o ai punti di cessione a terzi.
L’edizione da usare è la 2025, in vigore dal 30 gennaio 2025. La precedente, del 2022, è ritirata con sostituzione: se un capitolato o un’offerta cita ancora quella, è ferma a prima.
La differenza fra le due edizioni non è cosmetica. UNI lo scrive esplicitamente: la nuova edizione introduce le regole di certificazione di parte terza, con un’appendice dedicata agli elementi per la valutazione di conformità. Prima era uno strumento di autocontrollo; adesso è uno schema certificabile.
Il tavolo che l’ha scritta dice a chi è destinata: c’erano la federazione delle utility, l’istituto nazionale per la protezione ambientale, il consorzio dei compostatori, e tre fra i maggiori gestori italiani. Non è un documento nato in astratto.
A che punto è l’accreditamento, detto senza girarci intorno
Lo schema di accreditamento è attivo ed è nella lista degli schemi dell’ente nazionale, sotto la norma sulla certificazione di prodotti e processi. L’accreditamento degli organismi è stato avviato, con una circolare tecnica dedicata e la relativa errata corrige, e con tempi di verifica che vanno da una giornata per gli organismi già accreditati a quattro per i nuovi richiedenti.
Ma alla data di questa pagina non risultano ancora organismi accreditati pubblicati in banca dati. È una fase di passaggio, e conviene saperlo: significa che chi si muove adesso arriva prima, ma anche che il calendario dipende da quando gli organismi completano il proprio percorso.
Il motivo per cui vale la pena muoversi comunque è che il lavoro sostanziale — la ricostruzione dei flussi, la definizione dei punti di misurazione, la contabilità degli scarti — serve a prescindere dalla certificazione. È il dato che dichiari alle autorità, ed è quello su cui il gestore risponde.
Chi ha bisogno di questo lavoro
Il destinatario naturale è il gestore del servizio di igiene urbana, la multiutility o l’azienda che gestisce il ciclo integrato: è chi dichiara il dato e chi ne risponde. Subito dopo vengono gli impianti di trattamento e selezione, perché il punto di calcolo cade dentro il loro processo, e i consorzi di filiera.
C’è poi un uso che sta cominciando adesso e che vale la pena anticipare: i comuni e le stazioni appaltanti che inseriscono il requisito nei capitolati di gara. Chi partecipa a gare per il servizio di igiene urbana farebbe bene a guardare in che direzione va la clausola prima di trovarsela nel disciplinare.
Quanto costa
Per un gestore di dimensione media, la mappatura dei flussi e la definizione dei punti di calcolo richiedono tipicamente da dieci a venti giornate, secondo il numero di impianti e di frazioni. La simulazione della verifica su un periodo chiuso ne richiede da tre a cinque.
Applichiamo la nostra tariffa giornaliera, con le spese a forfait, e un canone annuale di mantenimento: qui il mantenimento ha senso più che altrove, perché la rendicontazione è annuale.
Il costo dell’organismo di certificazione oggi non è preventivabile, perché gli organismi si stanno accreditando adesso. Quando ci arriverai, la domanda da fare sarà quanti impianti e quanti flussi rientrano in un solo certificato.
Gli errori che allungano i tempi
Il primo è dichiarare la raccolta differenziata al posto del riciclaggio. Sono due numeri diversi e il secondo è più basso: presentarli come lo stesso è l’errore che questa prassi esiste per correggere.
Il secondo è fermarsi al confine aziendale. Il punto di calcolo cade spesso dentro l’impianto di un terzo: se non hai un accordo che ti dia il dato, il tuo numero si ferma prima.
Il terzo è usare l’edizione 2022. È ritirata, e non contiene le regole di certificazione di parte terza che sono la novità della 2025.
Il quarto è non conservare la riconciliazione. Il dato aggregato senza le pesate, i formulari e gli scarti che lo compongono non è verificabile da nessuno.
Il quinto è aspettare che gli organismi si accreditino per cominciare. Il lavoro sui flussi dura mesi e serve comunque; la certificazione arriva dopo.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo gestori del servizio di igiene urbana e impianti in tutta Italia. Gli impianti di trattamento e selezione si visitano, perché è lì che cade il punto di calcolo e lì si pesano gli scarti. La ricostruzione dei flussi, la contabilità e il sistema documentale si fanno da remoto, sui vostri gestionali e sui formulari.
Domande frequenti
Quale edizione devo usare?
La 2025, in vigore dal 30 gennaio 2025. La precedente, del 2022, è ritirata con sostituzione, e la differenza non è cosmetica: UNI scrive esplicitamente che la nuova edizione introduce le regole di certificazione di parte terza, con un’appendice dedicata agli elementi per la valutazione di conformità. Se un capitolato o un’offerta cita ancora la 2022, è fermo a prima.
Posso certificarmi già adesso?
Lo schema di accreditamento è attivo e l’accreditamento degli organismi è stato avviato con una circolare tecnica dedicata, ma alla data di questa pagina non risultano organismi accreditati pubblicati in banca dati. È una fase di passaggio: chi si muove ora arriva prima, ma il calendario dipende da quando gli organismi completano il proprio percorso.
Allora perché iniziare adesso?
Perché il lavoro sostanziale serve a prescindere dalla certificazione: la ricostruzione dei flussi, la definizione dei punti di misurazione e la contabilità degli scarti producono il dato che dichiari alle autorità e di cui rispondi. La certificazione, quando arriverà, è la verifica esterna di un lavoro già fatto.
A chi serve davvero?
Al gestore del servizio di igiene urbana, alla multiutility o all’azienda che gestisce il ciclo integrato, perché è chi dichiara il dato e chi ne risponde. Subito dopo agli impianti di trattamento e selezione, dove cade il punto di calcolo. E c’è un uso che sta cominciando adesso: comuni e stazioni appaltanti che inseriscono il requisito nei capitolati di gara, il che rende utile guardarci prima ai gestori che partecipano a gare per l’igiene urbana.
Sedici punti fra quello che raccogli e quello che ricicli
La raccolta differenziata italiana sta intorno al 67%, il riciclaggio effettivo intorno al 51%. L’Europa conta il secondo, misurato al punto di calcolo. È lì che si decide se gli obiettivi 2025, 2030 e 2035 sono raggiunti.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Lavoriamo sul dato, non sulla procedura: punti di misurazione, punti di calcolo, contabilità degli scarti.
- Ti diciamo che gli organismi si stanno accreditando adesso e nessuno risulta ancora accreditato, invece di promettere un certificato con una data.
- Il lavoro sui flussi serve comunque, perché è il numero che dichiari alle autorità e su cui rispondi.
- Guardiamo anche i capitolati di gara, dove il requisito sta cominciando a comparire.
