Friend of the Sea certifica prodotti e filiere della pesca e dell’acquacoltura sostenibili. Non è una norma pubblica: è uno schema privato, di proprietà di un’organizzazione italiana, con un documento di riferimento proprio e specifiche separate per pesca, acquacoltura e catena di custodia.
La differenza rispetto ad altri marchi privati è che in Italia esiste uno schema di accreditamento dedicato: gli organismi che certificano Friend of the Sea sono accreditati secondo la ISO/IEC 17065, cioè come organismi di certificazione di prodotto. È questo, e non il logo, che rende il certificato spendibile quando un cliente chiede una verifica di parte terza.
Che cosa facciamo, in concreto
Ti portiamo dalla situazione attuale al certificato, e la prima cosa che facciamo è capire su quale delle tre specifiche devi certificarti: chi pesca, chi alleva e chi trasforma o commercia hanno percorsi diversi e requisiti diversi. Poi lavoriamo dove il certificato si vince davvero, che non è la documentazione ma la tracciabilità del lotto: se non riesci a dimostrare che il pesce che esce viene da quello che è entrato, il resto non serve. Non certifichiamo noi, e non ti diciamo che questo marchio equivale ad altri: sono schemi concorrenti, con proprietari e criteri diversi, e il capitolato del tuo cliente ne nomina uno preciso.
Che cosa chiede, in concreto
Sulla pesca: che lo stock non sia sovrasfruttato, riduzione degli scarti, limitazione dell’impatto sui fondali, rispetto dei limiti di cattura e contrasto alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, più impegni sulla riduzione delle emissioni.
Sull’acquacoltura: protezione ambientale dell’area circostante, controllo delle fughe e delle catture accidentali, parametri di qualità dell’acqua, divieto di antivegetativi, di organismi geneticamente modificati e di ormoni della crescita, riduzione progressiva delle emissioni.
Gli audit sono condotti da gruppi che comprendono figure tecniche di settore — biologi, veterinari ittici, esperti di attrezzi e metodi di pesca — e non solo auditor di sistema. È una differenza che si sente: le domande sono operative.
Un cambiamento del 2026 che riguarda i riferimenti internazionali
Fino al 2025 lo schema era riconosciuto attraverso un accordo con il forum internazionale degli enti di accreditamento. Dal 1° gennaio 2026 quel forum ha cessato le proprie operazioni ed è confluito, insieme all’organizzazione dei laboratori, in una nuova organizzazione internazionale unificata che ne ha assunto i ruoli.
La conseguenza pratica è piccola ma va conosciuta: materiale commerciale che cita ancora quel riconoscimento con la vecchia sigla è da aggiornare. Non significa che il certificato valga meno: significa che il riferimento con cui lo si descrive è cambiato, e in una qualifica fornitori chi legge se ne accorge.
Che cosa non ti diciamo, perché non l’abbiamo verificato
Quanti sono i prodotti e le aziende certificate. Lo schema pubblica una mappa delle organizzazioni certificate ma non un dato aggregato, e non abbiamo trovato una fonte che lo riporti. Chi ti dà un numero, su questo tema, non lo ha preso da una fonte pubblica.
Che sia richiamata nei criteri ambientali minimi per la ristorazione collettiva. Il tema del pesce sostenibile in quei criteri c’è, ma non abbiamo verificato sul testo se questo schema sia nominato accanto o in alternativa agli altri. Prima di costruirci sopra un’offerta di gara, il testo va letto.
Quanto costa
Per un’impresa singola il percorso richiede tipicamente da sei a dodici giornate sulla catena di custodia, di più su pesca e acquacoltura, dove pesano l’analisi degli attrezzi o dell’impianto e la raccolta dei dati ambientali. Se hai già un sistema di rintracciabilità strutturato, la parte più onerosa è già fatta.
Applichiamo la nostra tariffa giornaliera, con le spese a forfait, e un canone annuale di mantenimento. Il metodo è nella pagina dedicata ai costi.
Il costo dell’organismo è separato e su questo schema comprende anche la quota d’uso del marchio verso il proprietario dello schema: è una voce che negli schemi ISO non esiste e che va chiesta esplicitamente, perché è ricorrente.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro.
Scegliere la specifica sbagliata. Chi trasforma o rivende ha bisogno della catena di custodia, non della specifica di pesca: sbagliare all’inizio significa rifare il percorso.
Trattarlo come uno schema equivalente agli altri. Se il capitolato nomina un marchio preciso, un marchio diverso non lo soddisfa, per quanto sia serio.
Sottovalutare la tracciabilità del lotto. È la parte che fa cadere più audit, e non si sistema in una settimana: richiede di cambiare come si registra il prodotto.
Usare il logo prima delle regole d’uso. Il marchio ha condizioni precise di impiego: metterlo su un prodotto fuori perimetro è il modo più rapido per prendersi una contestazione.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo imprese della pesca, dell’acquacoltura e della trasformazione ittica in tutta Italia. Impianti, punti di sbarco e stabilimenti si visitano: la tracciabilità si verifica dove il prodotto si movimenta e si pesa. La parte documentale, i dati ambientali e le regole d’uso del marchio si costruiscono da remoto.
Domande frequenti
È una certificazione riconosciuta o un marchio commerciale?
È uno schema privato, ma con organismi di certificazione accreditati secondo la ISO/IEC 17065 e uno schema di accreditamento attivo in Italia. Non è quindi un’autodichiarazione: è una certificazione di prodotto di parte terza su uno standard di proprietà privata.
Vale come MSC o ASC?
Sono schemi concorrenti, con proprietari, criteri e governance diversi, e non sono intercambiabili. Se un cliente o un capitolato ne nomina uno, l’altro non lo soddisfa. La scelta si fa guardando che cosa chiede il mercato a cui vendi, non quale schema è più comodo.
Quante aziende sono certificate?
Non lo sappiamo, e non lo inventiamo: lo schema pubblica una mappa delle organizzazioni certificate ma non un dato aggregato, e non abbiamo trovato una fonte pubblica che lo riporti.
Compro pesce già certificato: devo certificarmi anche io?
Sì, se vuoi vendere il prodotto con il marchio. In quel caso ti serve la specifica sulla catena di custodia, che verifica che il prodotto certificato non si mescoli con quello non certificato lungo il tuo processo.
Uno schema privato, ma accreditato
Friend of the Sea è di proprietà privata, ma in Italia esiste uno schema di accreditamento dedicato e gli organismi certificano sotto ISO/IEC 17065. Non è un’autodichiarazione: è una certificazione di prodotto di parte terza.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Ti diciamo quale delle tre specifiche ti serve prima di iniziare: pesca, acquacoltura o catena di custodia.
- Lavoriamo sulla tracciabilità del lotto, che è il punto dove cadono più audit.
- Non ti diciamo che questo marchio equivale ad altri: se il capitolato ne nomina uno, serve quello.
- Sui numeri di mercato dichiariamo che non esiste un dato pubblico, invece di inventarne uno.
- Ti avvertiamo della quota d’uso del marchio, che negli schemi ISO non esiste ed è ricorrente.
