La UNI/PdR 111:2022 — «Progettazione e gestione della marca (brand) — Requisiti» — affronta un tema che nella pratica quasi nessuno struttura: come si progetta una marca, come si documentano le scelte di posizionamento, come la si tutela nel tempo e come si misura. È in vigore dal 7 luglio 2022 ed è certificabile.
Diciamo subito com’è messa, perché è la ragione per cui questa pagina esiste: l’accreditamento è stato aperto con una circolare tecnica nel 2022 e a quattro anni di distanza non risultano certificati emessi. Non c’è un obbligo di legge, non c’è un committente che la chiede, non c’è un incentivo. E c’è una scadenza: il termine ordinario di disponibilità della prassi cade il 7 luglio 2027.
Che cosa facciamo, in concreto
Su questa prassi lavoriamo sul metodo, non sul bollino, e la prima cosa che facciamo è capire qual è il fabbisogno vero. Non ti vendiamo una certificazione che oggi non ha mercato: te lo diciamo prima, non dopo. Quello che ha senso è usare i requisiti come lista di controllo su un progetto di marca reale — registrazione e tutela, coerenza fra i punti di contatto, presidio delle licenze, misurazione — soprattutto se stai rifacendo il marchio o ne gestisci più d’uno. E se dietro la richiesta c’è un’esigenza diversa, che è quasi sempre comunicare la sostenibilità senza rischiare contestazioni, ti portiamo sulla strada giusta.
Quattro anni di accreditamento aperto, zero certificati
Questa pagina esiste perché chi cerca «certificazione della marca» merita una risposta vera, e la risposta vera è questa: la UNI/PdR 111:2022 esiste, è certificabile, l’accreditamento è stato aperto con una circolare tecnica del 2022, e a quattro anni di distanza non risulta emesso nessun certificato.
Non c’è un obbligo di legge, non c’è un committente pubblico che la chiede, non c’è un incentivo. Detto senza girarci intorno: come prodotto commerciale, oggi, non ha un mercato.
C’è anche una scadenza da conoscere. La prassi è in vigore dal 7 luglio 2022, e le prassi di riferimento restano disponibili non oltre cinque anni: il termine ordinario cade il 7 luglio 2027, fra meno di dieci mesi. Entro allora diventerà norma, sarà prorogata, o verrà ritirata.
Che cosa contiene, perché il contenuto è utile anche senza certificato
Il titolo è «Progettazione e gestione della marca (brand) — Requisiti». Affronta un tema che nella pratica quasi nessuno struttura: come si progetta una marca, come si documentano le scelte di posizionamento, come si tutela nel tempo, come si misura.
È un contenuto che ha senso come metodo, non come bollino. Un’azienda che sta rifacendo il proprio marchio, o che ne gestisce diversi, può usarlo come lista di controllo per non lasciare buchi: registrazione, coerenza fra i punti di contatto, presidio delle licenze, misurazione.
Se il tuo problema è comunicare la sostenibilità, la strada è un’altra
Molte richieste che arrivano su questo tema nascono da un’esigenza diversa: dire qualcosa sul proprio marchio senza rischiare contestazioni.
In quel caso il tema non è la progettazione della marca: è la disciplina sulle asserzioni ambientali, che si applica in Italia dal 27 settembre 2026 e che vieta in ogni caso di esibire un marchio di sostenibilità non basato su un sistema di certificazione di parte terza. Lì gli strumenti esistono, sono accreditati e hanno un mercato.
Quanto costa
La ricognizione della marca e l’impostazione del presidio richiedono tipicamente da tre a sei giornate. È un lavoro di metodo, e lo trattiamo come consulenza organizzativa, non come percorso di certificazione.
Applichiamo la nostra tariffa giornaliera, con le spese a forfait.
Non indichiamo un costo di organismo, perché su questo schema non risultano certificati emessi e un preventivo sarebbe teorico. Se decidi comunque di percorrere quella strada, ti aiutiamo a chiedere il preventivo giusto.
Gli errori che allungano i tempi
Il primo è comprare la certificazione per comunicare qualcosa. Con zero certificati in circolazione, nessun cliente la riconosce.
Il secondo è confondere il presidio della marca con la tutela legale. La registrazione del marchio è un’altra cosa e la fa un consulente in proprietà industriale.
Il terzo è usarla per validare claim di sostenibilità. Non serve a quello, e dal 27 settembre 2026 quel tema ha regole proprie e severe.
Il quarto è partire senza guardare la scadenza. Il termine ordinario della prassi cade nel luglio 2027.
Il quinto è saltare la misurazione. È la parte che rende il metodo utile, e la prima che viene abbandonata.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e su questo tema il lavoro è interamente da remoto, salvo gli incontri con la direzione: si svolge su registrazioni, contratti di licenza, linee guida e materiali di comunicazione. Se il gruppo gestisce più marchi, la ricognizione iniziale è la parte che richiede più tempo ed è anche quella che dà i risultati più immediati.
Domande frequenti
Posso certificarmi sulla UNI/PdR 111?
Formalmente sì: la prassi è certificabile e l’accreditamento è aperto da una circolare tecnica del 2022. Nei fatti, a quattro anni di distanza non risultano certificati emessi. Se ti interessa comunque, la prima domanda da fare a un organismo è quanti ne ha rilasciati.
Allora a che cosa serve leggerla?
Come metodo. È un contenuto utile a chi sta rifacendo il proprio marchio o ne gestisce diversi, perché mette in fila le cose che si lasciano più spesso scoperte: la registrazione, la coerenza fra i punti di contatto, il presidio delle licenze, la misurazione. Usata come lista di controllo vale; usata come bollino oggi non vale.
C’è una scadenza da tenere presente?
Sì. Le prassi di riferimento restano disponibili non oltre cinque anni dalla pubblicazione, estendibili di altri cinque con delibera: essendo in vigore dal 7 luglio 2022, il termine ordinario cade il 7 luglio 2027. Prima di impostare un percorso pluriennale su questa prassi conviene chiedere a UNI che cosa succede a quella data.
Il mio problema è comunicare la sostenibilità del marchio: è questa la strada?
No, e questa è la richiesta che riceviamo più spesso su questo tema. Il riferimento in quel caso è la disciplina sulle asserzioni ambientali, che si applica in Italia dal 27 settembre 2026 e vieta in ogni caso di esibire un marchio di sostenibilità non basato su un sistema di certificazione di parte terza. Lì serve una certificazione vera sullo schema pertinente, non una prassi sulla progettazione della marca.
Zero certificati in quattro anni
L’accreditamento è stato aperto nel 2022 e non risulta emesso nessun certificato. Nessun obbligo, nessun committente pubblico, nessun incentivo. Come prodotto commerciale, oggi, non ha mercato: il valore del documento sta nel metodo.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Ti diciamo che su questo schema non risultano certificati emessi, invece di venderti un percorso.
- Usiamo la prassi come lista di controllo sul presidio della marca, che è la parte che porta valore subito.
- Se il tuo problema è comunicare la sostenibilità senza rischi, ti indirizziamo dove gli strumenti esistono davvero.
- Segnaliamo la scadenza del luglio 2027, perché conviene saperla prima di impegnare budget.
