UNI/PdR 13

Il protocollo pubblico italiano per valutare la sostenibilità edilizia

La UNI/PdR 13 traduce in norma il Protocollo ITACA, il sistema italiano di valutazione della sostenibilità degli edifici nato in ambito regionale e poi diventato riferimento nazionale. Attribuisce un punteggio all’edificio su energia, materiali, acqua, qualità ambientale interna e rapporto con il sito.

È pubblicata in più parti, ciascuna dedicata a una destinazione d’uso, e questo è il primo elemento da chiarire prima di partire. Il rapporto con i criteri ambientali minimi è ciò che le dà valore concreto negli appalti pubblici; la scelta fra ITACA, LEED e BREEAM dipende invece da chi deve leggere il risultato: una stazione appaltante italiana, un investitore o un conduttore internazionale.

Che cosa facciamo, in concreto

Il Protocollo ITACA è lo strumento pubblico italiano per valutare quanto un edificio è sostenibile, e nasce dalle Regioni. Il nostro lavoro è portare un progetto dentro quel sistema di punteggio e, soprattutto, farlo dialogare con i criteri ambientali minimi, che è dove serve davvero.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Inquadramento Verifichiamo se l’edificio è residenziale o non residenziale, e se rientra fra le nuove costruzioni o le ristrutturazioni importanti.
Passo 2Analisi dei criteri Passiamo in rassegna i criteri applicabili con i relativi benchmark, e stimiamo il punteggio raggiungibile allo stato attuale del progetto.
Passo 3Scelte progettuali Individuiamo dove il punteggio si guadagna con costi contenuti: non tutti i criteri hanno lo stesso rapporto fra sforzo e punti.
Passo 4Documentazione Prepariamo il fascicolo con i calcoli e le evidenze richieste da ciascun criterio: è la parte che assorbe più tempo.
Passo 5Equivalenza con i criteri ambientali minimi Dimostriamo in modo documentato la corrispondenza fra criterio del protocollo e criterio ambientale minimo: è quello che il codice chiede.
Passo 6Ispezione Ti affianchiamo nella verifica dell’organismo di ispezione, in progettazione, in realizzazione e in esercizio.
Un vantaggio che gli altri protocolli non hanno: ITACA è pubblico e il documento è scaricabile gratuitamente dal catalogo UNI. LEED e BREEAM sono protocolli proprietari a pagamento.

Che cos’è, e in quante parti

La UNI/PdR 13 contiene gli strumenti operativi per la valutazione della sostenibilità ambientale nelle costruzioni. È articolata in tre parti, tutte nell’edizione 2025 e in vigore dal 23 ottobre 2025: la parte 0 con l’inquadramento generale e i principi metodologici, la parte 1 sugli edifici residenziali, la parte 2 sugli edifici non residenziali. Una parte 13.3 non esiste, benché venga citata qua e là.

È promossa da UNI insieme a ITACA, l’istituto delle Regioni e delle Province autonome, e il metodo deriva da un modello internazionale contestualizzato all’Italia. Funziona come analisi multicriteria: criteri, benchmark di riferimento, pesi, punteggio finale sintetico. L’oggetto di valutazione è il singolo edificio con la sua area di pertinenza.

La novità dell’edizione 2025 sta nella parte 0, che ha incorporato tre nuove appendici su figure dell’ispettore e dell’esperto, raccomandazioni per la valutazione di conformità degli organismi di ispezione e allegato tecnico sull’attività ispettiva in progettazione, realizzazione ed esercizio. Sono i contenuti che prima stavano in un regolamento tecnico dell’ente di accreditamento, ritirato il 7 gennaio 2026: da allora il sistema di ispezione è governato dalla parte 0 della prassi.

Il rapporto con i criteri ambientali minimi, spiegato bene

Qui serve precisione, perché è il punto su cui si costruiscono aspettative sbagliate.

Nei criteri ambientali minimi per l’edilizia entrati in vigore a febbraio 2026, ITACA compare in un elenco esemplificativo di protocolli di sostenibilità energetico-ambientale, insieme a LEED, BREEAM, CasaClima, DGNB, HQE, WELL, i protocolli italiani di settore e altri. Non è un requisito obbligatorio e non è un criterio premiante autonomo.

Quello che il testo prevede è diverso e più interessante: se il progetto è sottoposto a verifica per la successiva certificazione secondo uno di quei protocolli, il progettista allega la documentazione del protocollo alla relazione sui criteri ambientali minimi, integrandola, e deve evidenziare in modo documentato l’equivalenza fra criterio del protocollo e criterio ambientale minimo, in termini di requisito e di verifica.

Tradotto: il protocollo non sostituisce i criteri ambientali minimi, ma può semplificarne la dimostrazione, a condizione che qualcuno costruisca la tabella di corrispondenza. È esattamente il lavoro che facciamo, ed è la parte che più spesso viene sottovalutata in fase di offerta.

ITACA, LEED o BREEAM?

Nei criteri ambientali minimi sono elencati alla pari, quindi la scelta è commerciale e non normativa.

ITACA ha due vantaggi concreti: è pubblico e gratuito, quindi il documento si legge prima di decidere, ed è nato dalle Regioni, che lo hanno adottato in leggi regionali, regolamenti edilizi, gare d’appalto e piani urbanistici. Se il tuo committente è un’amministrazione italiana, è spesso la strada più diretta.

I protocolli internazionali hanno il vantaggio del riconoscimento fuori dall’Italia e della spendibilità verso investitori e fondi immobiliari esteri. Se l’edificio ha quel tipo di interlocutore, la risposta cambia.

Un’avvertenza sull’uso nei bandi regionali: l’adozione è reale e diffusa, ma non esiste una raccolta ufficiale aggiornata dei bandi che lo richiedono. Va verificato sul singolo bando, e lo facciamo prima di impostare il progetto.

Quanto tempo serve

La valutazione in fase di progettazione richiede da due a quattro mesi, in parallelo con lo sviluppo del progetto: farla dopo, su un progetto chiuso, significa quasi sempre rinunciare a punti che sarebbero costati poco.

Le verifiche in realizzazione e in esercizio seguono i tempi del cantiere e vanno programmate con l’organismo di ispezione.

Quanto costa

La nostra consulenza si calcola a giornate. Una valutazione su un edificio richiede tipicamente da dieci a venti giornate, in funzione della complessità e del numero di criteri applicabili.

Il costo dell’organismo di ispezione è separato e va chiesto direttamente. Rispetto ai protocolli internazionali non ci sono quote di licenza né costi di registrazione del progetto: è una differenza che sui progetti medi si vede. Per il mantenimento e le verifiche in esercizio applichiamo un canone pari al una quota del costo di implementazione.

Gli errori che allungano i tempi

Il primo errore è partire a progetto definito. Il punteggio si costruisce nelle scelte progettuali: dopo, restano solo i criteri costosi.

Il secondo è pensare che il protocollo sostituisca i criteri ambientali minimi. Non li sostituisce: al massimo ne semplifica la dimostrazione, e solo se l’equivalenza è documentata.

Il terzo è non costruire la tabella di corrispondenza. Il testo la chiede espressamente in termini di requisito e di verifica: senza, la relazione non regge.

Il quarto è lavorare sulle edizioni precedenti. Le parti in vigore sono quelle del 2025, e la parte 0 è cambiata in modo sostanziale.

Il quinto è dare per scontato che il bando regionale lo richieda. Va verificato sul bando, uno per uno.

Dove operiamo

Lavoriamo su tutto il territorio nazionale, con sedi a Milano, Bologna, Roma e Brescia. Sui progetti edilizi alterniamo le giornate in cantiere e in sede alla parte documentale a distanza.

Domande frequenti

È obbligatorio?
No. Nei criteri ambientali minimi è in un elenco esemplificativo di protocolli, non è un requisito né un criterio premiante autonomo. Diverse Regioni lo hanno però adottato in propri atti.

Mi esonera dai criteri ambientali minimi?
No. Può semplificarne la dimostrazione, a condizione di documentare l’equivalenza fra i criteri del protocollo e quelli ambientali minimi.

Quante parti ci sono?
Tre: inquadramento e principi, edifici residenziali, edifici non residenziali. Tutte nell’edizione 2025.

Chi fa la verifica?
Organismi di ispezione accreditati. Le regole che li riguardano sono ora dentro la parte 0 della prassi, dopo il ritiro del regolamento tecnico che le conteneva.

Meglio ITACA o LEED?
Dipende dall’interlocutore. ITACA è pubblico, gratuito e radicato nelle amministrazioni italiane; LEED è internazionale e più spendibile verso investitori esteri. Nei criteri ambientali minimi sono elencati alla pari.

Parliamo del tuo progetto

Ti diciamo in mezz’ora se conviene ITACA o un protocollo internazionale, e come si dimostra l’equivalenza con i criteri ambientali minimi.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questo schema

  • Conosciamo i criteri ambientali minimi: la tabella di equivalenza fra protocollo e CAM è la parte che decide se la relazione regge.
  • Esperienza su costruzioni e appalti pubblici, dalla sicurezza al BIM alla responsabilità sociale.
  • Ti diciamo quando conviene un altro protocollo: se il tuo interlocutore è un fondo estero, ITACA non è la risposta.
  • Verifichiamo il bando prima: sull’uso regionale del protocollo non esiste una raccolta ufficiale aggiornata.

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