Chi cerca «bilancio di sostenibilità» quasi mai lo fa per curiosità. Lo fa perché qualcuno gliel'ha chiesto: un cliente grande che lo ha messo fra i requisiti dell'albo fornitori, la banca che al rinnovo dell'affidamento vuole vedere qualcosa di scritto, un bando che assegna punti a chi lo pubblica, oppure un concorrente che l'ha fatto e adesso lo mette in ogni presentazione.
In tutti questi casi l'azienda che ci telefona non è obbligata per legge a rendicontare la propria sostenibilità: lo fa perché le conviene, o perché non farlo le costerebbe un cliente. È una condizione diversa da quella di chi rendiconta per obbligo, e cambia lo standard, l'estensione del documento e se serva o no una verifica esterna.
Questa pagina parla del documento: che cosa contiene, da dove arrivano i dati, quanto tempo richiede e quali errori si pagano. Se la vostra domanda è «sono obbligato?», la risposta sta nella pagina sulla rendicontazione societaria di sostenibilità; se è «che obiettivi mi do?», in quella sui piani ESG.
Un bilancio di sostenibilità non si certifica. Non esiste una norma certificabile con quel nome, non esiste uno schema accreditato e nessun organismo di certificazione può rilasciare un certificato su un bilancio.
Quello che si può fare ha un altro nome: il bilancio si fa asseverare, cioè si affida a un soggetto indipendente un incarico di assurance sull'attendibilità di quanto avete scritto. Non è un certificato e non dà un logo, ma ha un valore preciso davanti a una banca o a un ufficio acquisti.
Che cos'è un bilancio di sostenibilità
È il documento con cui un'organizzazione rende conto, di solito ogni anno, degli effetti ambientali, sociali e di governo generati dalla propria attività. La parola che conta è rendere conto: non si dichiara che cosa si vorrebbe fare, si misura che cosa è successo. Tre proprietà lo distinguono da una brochure ambientale, e sono le prime che un lettore esperto va a cercare.
- Il perimetro è dichiarato. Quali società, quali sedi e quali attività sono nei numeri, e quali no. Un dato senza perimetro non è un dato: è un'impressione.
- Gli indicatori sono confrontabili nel tempo. Lo stesso indicatore, calcolato allo stesso modo, per almeno due esercizi. La sostenibilità si legge nell'andamento, non nel valore assoluto.
- Ogni numero è tracciabile. Si sa da quale documento arriva, chi lo ha fornito e con quale metodo è stato calcolato. È la differenza fra un documento che regge una domanda e uno che regge finché nessuno chiede.
Sul nome: «bilancio» qui non ha significato contabile, il documento non si deposita al registro delle imprese. È libero nella forma e impegnativo nella sostanza, perché quello che ci scrivete diventa un'asserzione pubblica dell'impresa.
Volontario o obbligatorio: due documenti diversi
La rendicontazione societaria di sostenibilità è imposta da una legge, segue standard europei vincolanti, va nella relazione sulla gestione e dev'essere attestata da un revisore abilitato. Il bilancio volontario non è imposto da nessuno: scegliete voi lo standard, l'estensione e se farlo verificare. Chi sia obbligato, con quali soglie e da quando è materia della pagina sulla rendicontazione CSRD. Qui basti sapere che quasi tutte le imprese italiane restano fuori dall'obbligo, e che restarne fuori non significa restare fuori dalle richieste.
Il piano decide dove andare, il bilancio racconta dove si è arrivati
È la distinzione più utile di tutta la materia, e quasi nessuno la fa. Un piano ESG guarda avanti: obiettivi, responsabilità, scadenze, risorse. Un bilancio guarda indietro e misura l'esercizio chiuso. L'ordine giusto sarebbe piano prima, bilancio poi; in Italia capita quasi sempre il contrario, perché è la richiesta di un cliente a far partire tutto. Non è un dramma, purché i due documenti restino distinti: chi li fonde ottiene obiettivi senza dati alle spalle, o dati senza una direzione. Di obiettivi, materialità e indicatori di avanzamento parliamo nella pagina sui piani ESG.
Che cosa c'è dentro, capitolo per capitolo
Nessuno standard impone un indice rigido, ma i documenti che funzionano hanno la stessa ossatura. La colonna di destra è quella che vale di più: segnala l'errore che in quel capitolo si commette più spesso.
| Capitolo | Che cosa ci va | L'errore tipico |
|---|---|---|
| Nota metodologica | Standard adottato, periodo, perimetro societario e operativo, criteri di calcolo, esclusioni | Metterla in fondo in corpo otto: è il capitolo che un lettore competente legge per primo |
| Identità e modello di business | Che cosa fa l'impresa, dove, per quali mercati; assetto e numeri dimensionali | Riscrivere la brochure invece di spiegare come si generano i ricavi |
| Governo dell'impresa | Organi, deleghe, chi risponde dei temi di sostenibilità, politiche, sistemi di gestione certificati | Dichiarare politiche che esistono solo come file |
| Portatori di interesse e temi rilevanti | Chi sono, come sono stati ascoltati, quali temi ne sono usciti e con quale priorità | Una matrice colorata senza dire chi è stato interpellato né quando |
| Ambiente | Energia, emissioni di gas serra, acqua, rifiuti, materiali, eventuali impatti su suolo e biodiversità | Emissioni senza dichiarare quali categorie sono incluse |
| Persone | Organico, contratti, salute e sicurezza, formazione, retribuzioni, contrattazione, pari opportunità | Fermarsi al numero dei dipendenti, l'unico dato che non dice nulla |
| Catena di fornitura | Struttura degli acquisti, qualifica dei fornitori, quota di acquisti locali, verifiche svolte | Saltarlo: è il capitolo che il cliente grande legge con più attenzione |
| Comunità e territorio | Ricadute economiche locali, rapporti con scuole e istituti tecnici, iniziative sostenute | Elencare sponsorizzazioni come se fossero una politica |
| Tabella degli indicatori | Tutti i dati quantitativi, con unità di misura, metodo e almeno due esercizi a confronto | Un solo anno di dati: rende il documento inutile fino all'edizione successiva |
| Obiettivi e impegni | Che cosa l'impresa si impegna a fare, entro quando, con quali risorse e chi ne risponde | Impegni generici e senza data: dal 27 settembre 2026 non sono più solo inutili |
La lunghezza non è un pregio: chi legge un bilancio per lavoro cerca la tabella degli indicatori e la nota metodologica, e il resto lo sfoglia.
Da dove arrivano i dati, e chi in azienda li possiede
È il punto in cui i progetti si arenano, e non ne parla nessuno perché non è un tema affascinante. La buona notizia: quasi tutti i dati che servono esistono già, sono sparsi e non mancanti. La cattiva: stanno in mano a sei persone diverse, nessuna delle quali sa di essere coinvolta.
| Dato | Dove si trova davvero | Chi lo tiene |
|---|---|---|
| Energia elettrica e gas | Fatture del fornitore, letture dei contatori, contratti | Amministrazione |
| Carburanti della flotta | Schede carburante, rendiconti delle carte, libretti dei mezzi | Logistica o acquisti |
| Rifiuti | Registro di carico e scarico, formulari, dichiarazione ambientale annuale | Referente ambiente |
| Acqua | Fatture del gestore idrico, autorizzazioni allo scarico | Amministrazione o manutenzione |
| Organico, contratti, turnover | Libro unico del lavoro, software paghe, prospetto informativo disabili | Personale o consulente del lavoro |
| Infortuni e sorveglianza sanitaria | Registro infortuni, denunce all'istituto assicuratore, documento di valutazione dei rischi | Responsabile del servizio di prevenzione e protezione |
| Formazione erogata | Registri dei corsi, attestati, piani formativi finanziati | Personale o formazione |
| Fornitori e acquisti | Gestionale, elenco fornitori qualificati, questionari di qualifica | Ufficio acquisti |
| Reclami e non conformità | Sistema di gestione qualità, registri delle azioni correttive | Responsabile qualità |
| Contenziosi e sanzioni | Fascicoli legali, corrispondenza con le autorità di controllo | Direzione o consulente legale |
- Nessuno è proprietario del dato. Il progetto va a una persona che deve chiedere tutto agli altri senza mandato: al terzo sollecito si ferma. La contromisura è un foglio con una riga per indicatore, un nome accanto e una data.
- Il perimetro cambia da un dato all'altro. I consumi dalla sede, i rifiuti da tutti gli stabilimenti, l'organico dalla capogruppo. Sommati fanno un documento che non regge la prima domanda seria.
- Gli anni non coincidono. Si sceglie una regola all'inizio — competenza o cassa, dato puntuale o medio — la si scrive nella nota metodologica e non la si cambia più negli anni successivi.
GRI o VSME? Il confronto onesto
Sono i due riferimenti che ha senso considerare per un bilancio volontario, e servono a cose diverse. La risposta giusta dipende da chi vi ha chiesto il documento.
| GRI Standards | VSME | |
|---|---|---|
| Chi lo scrive | Global Reporting Initiative, organizzazione indipendente | EFRAG, il gruppo consultivo europeo sull'informativa finanziaria |
| Stato | Standard privato di uso internazionale, il più diffuso al mondo | Standard volontario europeo, adottato con raccomandazione (UE) 2025/1710 del 30 luglio 2025 |
| A chi si rivolge | Qualunque organizzazione, di ogni dimensione e Paese | Micro, piccole e medie imprese non quotate |
| Struttura | Universali GRI 1, GRI 2 e GRI 3 (edizione 2021), più standard settoriali e tematici | Due moduli: base (informative B1-B11) e completo (C1-C9), che si aggiunge al base |
| Impegno richiesto | Alto: analisi degli impatti strutturata e rendicontazione estesa | Contenuto: il modulo base è alla portata di un'impresa piccola alla prima esperienza |
| Riconoscibilità | Massima verso clienti internazionali, investitori, grande distribuzione | Crescente in Europa, soprattutto verso banche e imprese in obbligo |
| Vantaggio decisivo | È il linguaggio che chi vi legge conosce già | Ha il tetto della catena del valore |
Sulla diffusione del GRI c'è un dato citabile: secondo l'indagine KPMG sulla rendicontazione di sostenibilità del 2024, ripresa dalla stessa Global Reporting Initiative, adottano gli standard GRI il 77% delle 250 maggiori imprese mondiali e il 71% delle cento maggiori imprese per Paese. Non è un argomento di qualità, è un argomento di lingua. Va aggiunto che il GRI si muove: gli universali edizione 2021 valgono per le rendicontazioni dal 1° gennaio 2023, il GRI 101 sulla biodiversità (2024) si applica dal 1° gennaio 2026 e il GRI 102 sul clima e il GRI 103 sull'energia (2025) dal 1° gennaio 2027.
Il tetto della catena del valore
La raccomandazione (UE) 2025/1710 dice che chi chiede informazioni di sostenibilità alle imprese della propria catena del valore dovrebbe limitare le richieste al contenuto dello standard volontario. La direttiva (UE) 2026/470 ha reso quel limite giuridico: le imprese in obbligo di rendicontazione non possono pretendere dai partner commerciali fino a mille dipendenti informazioni eccedenti quel contenuto, nemmeno per contratto.
In pratica: un fascicolo VSME fatto bene, una volta sola, è la risposta legittima ai questionari che ricevete, e vi dà il diritto di fermarvi lì. È la differenza fra rispondere una volta e rispondere quattordici volte, ogni volta in un formato diverso e con dati leggermente incoerenti fra loro.
Nulla vieta, poi, di partire dal VSME e costruire l'anno dopo un bilancio GRI sopra quegli stessi dati: la fatica vera, la raccolta, si fa una volta sola.
Quanto tempo ci vuole, e in che ordine si lavora
La scrittura occupa una frazione minima del progetto: il tempo se lo prendono la raccolta, la riconciliazione dei dati e le approvazioni interne. Nella nostra esperienza, per una prima edizione in un'impresa che non ha mai raccolto questi dati in modo sistematico si ragiona in mesi, non in settimane; dalla seconda in avanti il lavoro si dimezza. Il momento peggiore per cominciare è tre settimane prima della scadenza data dal cliente: non perché non si consegni, ma perché quel documento ve lo trascinerete dietro per anni.
- Ricerca di bandi e finanziamenti. Prima di ogni altra cosa verifichiamo, gratuitamente, quali bandi, contributi e forme di finanziamento a fondo perduto sono disponibili per il vostro progetto. Va fatto per primo perché può cambiare la convenienza dell'intera operazione, e perché molte scadenze non aspettano.
- Leggiamo la richiesta che avete ricevuto. Nove volte su dieci contiene già la risposta su che cosa serve davvero, e non sempre serve un bilancio.
- Fissiamo perimetro ed esercizio. Quali società, quali sedi, quale periodo: una decisione di mezz'ora che condiziona tutto il resto.
- Scegliamo lo standard. VSME o GRI, modulo base o completo, in base a chi ha chiesto il documento.
- Costruiamo la mappa dei dati. Un indicatore per riga, la fonte documentale, la persona che la possiede, la data di consegna. È ciò che separa un progetto che si chiude da uno che si trascina.
- Raccogliamo e controlliamo. Ogni numero torna al documento da cui nasce. Un dato che non regge il controllo non entra: si dichiara che non è disponibile e si spiega perché, ed è molto meno grave che scrivere un numero indifendibile.
- Individuiamo i temi rilevanti. Anche in forma leggera: qualche colloquio con clienti, fornitori e persone dell'azienda, verbalizzato.
- Scriviamo e facciamo approvare. Il testo passa dalle funzioni che possiedono i dati e poi dall'organo amministrativo: è un documento pubblico dell'impresa, non un lavoro dell'ufficio marketing.
- Se serve, avviamo l'asseverazione. Va decisa all'inizio: chi deve esprimersi sui vostri numeri vuole vedere come li avete raccolti.
- Pubblichiamo e archiviamo la cartella dell'anno. Tutti i documenti che sostengono ogni numero, in un'unica cartella datata: l'anno prossimo vale metà del lavoro.
Gli errori che si pagano
- Affermazioni che non potete dimostrare. «Attenti all'ambiente», «prodotto sostenibile», «a impatto zero» senza un calcolo dietro. Da settembre 2026 non è più solo una debolezza comunicativa.
- Dati senza perimetro dichiarato. Un consumo o un'emissione senza dire a quali sedi e a quale periodo si riferisce non è verificabile, e chi legge per mestiere lo tratta come inesistente.
- Indicatori non confrontabili fra un anno e l'altro. Cambiare metodo, unità o perimetro senza dirlo cancella il valore dell'edizione precedente. Se il cambiamento serve, si dichiara e si ricalcola l'anno di confronto: si chiama riesposizione e costa mezza giornata.
- Copiare il modello di un'altra azienda. Ne esce un indice che parla di temi che non vi riguardano, indicatori che non sapete calcolare e un capitolo mancante proprio dove il vostro impatto è maggiore. Un bilancio copiato si riconosce alla seconda pagina, e chi lo riconosce siede quasi sempre dall'altra parte del tavolo.
Ce n'è un quinto, più sottile: pubblicare obiettivi senza un piano dietro. Un obiettivo entra nel bilancio quando esiste il percorso che lo rende plausibile, ed è il lavoro di cui parliamo nella pagina sui piani ESG.
L'asseverazione: quando è obbligatoria e quando è una scelta
Prima il vocabolario, perché qui si sbaglia sempre. Certificare significa attestare la conformità di un sistema o di un prodotto a una norma, e lo fa un organismo accreditato. Asseverare un bilancio è altro: un soggetto indipendente esamina le informazioni pubblicate e conclude se siano attendibili. Non certifica l'impresa né il documento: si esprime sull'affidabilità di ciò che vi è scritto.
Per chi rendiconta per obbligo l'attestazione è imposta dalla legge, la rilascia un revisore abilitato e ha oggi il livello della limited assurance: il quadro è nella pagina sulla rendicontazione CSRD. Per un bilancio volontario non esiste alcun obbligo: un bilancio non asseverato è perfettamente legittimo.
Nella limited assurance le verifiche sono più contenute e la conclusione è in negativo: non sono emersi elementi che facciano ritenere le informazioni inattendibili. Nella reasonable assurance le verifiche sono più estese e la conclusione è affermativa; costa sensibilmente di più.
Il riferimento tecnico internazionale è l'ISSA 5000, lo standard sugli incarichi di assurance in materia di sostenibilità emanato dallo IAASB nel novembre 2024: copre entrambi i livelli, si applica ai periodi che iniziano dal 15 dicembre 2026 ed è utilizzabile anche da professionisti che non sono revisori contabili. Se chiedete un preventivo, la domanda giusta è quale standard verrà applicato e con quale livello.
Che cosa aggiunge. Davanti a una banca un dato asseverato pesa più di un dato dichiarato: gli orientamenti dell'Autorità bancaria europea sui rischi ambientali, sociali e di governance, pubblicati nel gennaio 2025, si applicano agli enti creditizi dall'11 gennaio 2026 — dall'11 gennaio 2027 per quelli piccoli e non complessi — e le obbligano a misurare quei rischi sui portafogli, cosa che possono fare solo chiedendo i dati a chi hanno affidato. Davanti a un cliente grande toglie un'obiezione dal tavolo prima che venga sollevata. Detto questo: su una prima edizione l'asseverazione è quasi sempre l'investimento sbagliato, perché se i dati sono raccolti male un verificatore lo scriverà.
Affermazioni non dimostrabili: dal 27 settembre 2026 sono un rischio
Il bilancio è il luogo in cui nascono le affermazioni ambientali dell'impresa: da lì migrano nel sito, nelle schede prodotto e nelle offerte. La direttiva (UE) 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde è stata recepita con il decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, che modifica il Codice del consumo: il decreto è in vigore dal 24 marzo 2026 e le nuove regole si applicano dal 27 settembre 2026.
Fra le pratiche vietate: le asserzioni ambientali generiche di cui non sia dimostrabile l'eccellenza delle prestazioni dichiarate; le dichiarazioni su prestazioni ambientali future prive di impegni chiari e obiettivi misurabili e verificabili; le etichette o i marchi di sostenibilità non basati su un sistema di certificazione o non istituiti da un'autorità pubblica; l'attribuzione all'intero prodotto di caratteristiche che riguardano solo una sua parte. Il criterio che ne discende è semplice: ogni frase che afferma una prestazione ambientale dev'essere riconducibile a un numero e a un metodo. Una precisazione, perché il nome circola molto: la direttiva cosiddetta «Green Claims» non è mai diventata legge e il negoziato si è fermato nel 2025.
Che cosa il bilancio non sostituisce
Spesso dentro la richiesta «ci serve il bilancio di sostenibilità» c'è una domanda più precisa, che si soddisfa con un altro documento.
- L'impronta di carbonio. Se vi chiedono le emissioni di gas serra serve un inventario costruito e poi verificato: non «certificato». Perimetri e categorie sono nella scheda sulla certificazione ISO 14064 e carbon footprint. Un capitolo sulle emissioni dentro un bilancio non equivale a una dichiarazione verificata.
- Gli eventi. Se la richiesta riguarda una fiera o una manifestazione, lo strumento è un sistema di gestione certificabile: si veda la certificazione ISO 20121 per gli eventi sostenibili.
- I punti in gara. Molti disciplinari premiano certificazioni accreditate specifiche, non un bilancio: l'elenco è nella pagina tutte le certificazioni, e il quadro generale nella pagina madre sulla consulenza sostenibilità.
Quanto costa un bilancio di sostenibilità
Non pubblichiamo listini, e qui un listino sarebbe più finto che altrove: fra un modulo base VSME e un bilancio GRI in un gruppo con quattro società c'è un ordine di grandezza di differenza. La voce che pesa di più — quanto materiale esiste già e in che stato — non dipende dalla dimensione dell'azienda ma da come ha tenuto i propri registri.
Come si forma il prezzo, quali voci non dipendono da noi e come si legge un preventivo lo abbiamo scritto per esteso in quanto costa certificarsi. Per un numero riferito al vostro caso, richiedete un preventivo allegando il questionario ricevuto: quel documento ci dice più di qualunque telefonata.
Come lavoriamo
Non arriviamo con un bilancio già scritto in cui cambiare il nome: apriamo i registri, le bollette e i fascicoli del personale e costruiamo la mappa dei dati con chi quei dati li produce ogni giorno. Vi diciamo anche che cosa non serve: se la richiesta si soddisfa con un fascicolo di dati e non con un bilancio, ve lo scriviamo prima e non dopo. E lasciamo in azienda il metodo, non solo il file: la seconda edizione dovete poterla fare in gran parte da soli.
Domande frequenti
Il bilancio di sostenibilità è obbligatorio?
No. Per la grande maggioranza delle imprese italiane è un documento volontario: nessuna legge impone di redigerlo, pubblicarlo o farlo verificare. Un obbligo di rendicontazione esiste, ma riguarda una platea ristretta di imprese di grandi dimensioni, ha un altro nome e altre regole.
Che differenza c'è con la rendicontazione CSRD?
La rendicontazione societaria di sostenibilità è imposta da una legge, segue standard europei vincolanti, va nella relazione sulla gestione e dev'essere attestata da un revisore abilitato. Il bilancio volontario lo decidete voi. Soglie, date e stato del recepimento italiano sono nella pagina sulla rendicontazione CSRD.
Serve un certificatore?
No, perché un bilancio di sostenibilità non si certifica: non esiste uno schema accreditato con quel nome. Si può far asseverare, affidando a un soggetto indipendente un incarico di assurance sull'attendibilità delle informazioni. Per un bilancio volontario è una scelta, e su una prima edizione spesso conviene rimandarla.
Quanto costa un bilancio di sostenibilità?
Dipende soprattutto da quanto materiale esiste già in azienda e in che stato, molto più che dalla dimensione dell'impresa. Come si forma il prezzo e come si legge un preventivo lo spieghiamo in quanto costa certificarsi.
Meglio GRI o VSME?
Dipende da chi vi ha chiesto il documento. Per un cliente o una banca europea il modulo base del VSME è la strada più corta e ha dalla sua il tetto della catena del valore; per un interlocutore internazionale il GRI è la lingua che conosce già. Si può passare dall'uno all'altro: la raccolta dei dati si fa una volta sola.
Il mio cliente mi manda un questionario di ottanta righe: devo rispondere a tutto?
Non necessariamente. La raccomandazione (UE) 2025/1710 invita chi chiede informazioni lungo la catena del valore a limitarsi al contenuto dello standard volontario, e la direttiva (UE) 2026/470 ha reso quel limite vincolante verso i partner commerciali fino a mille dipendenti. Un fascicolo VSME completo è una risposta legittima.
Posso scrivere che siamo «a impatto zero»?
Dal 27 settembre 2026 no, se l'affermazione è generica e non dimostrabile. Il D.Lgs. 30/2026 ha recepito la direttiva (UE) 2024/825 nel Codice del consumo e vieta le asserzioni ambientali generiche e i marchi di sostenibilità non basati su un sistema di certificazione. Un'affermazione sulle emissioni si sostiene solo con un inventario dei gas serra verificato: si veda la scheda ISO 14064.
Esistono contributi o finanziamenti per un progetto di questo tipo?
Sì, e capita spesso che coprano una parte rilevante della spesa fra bandi camerali, misure regionali e fondi interprofessionali per la parte formativa. La ricerca la facciamo noi, gratuitamente e prima di iniziare. Non promettiamo l'esito: dipende dal bando e dalla graduatoria, e lo diciamo prima e non dopo.
Vi hanno chiesto un bilancio di sostenibilità?
Mandateci la richiesta che avete ricevuto e ditecelo entro quando: vi diciamo quale documento serve davvero, quali dati avete già in casa e quali no. La prima analisi non ha alcun costo e non vi impegna a nulla.
Lascia il tuo numero:
ti richiamiamo subito.
Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283
In sintesi
- Per quasi tutte le imprese italiane è un documento volontario
- Non si «certifica»: semmai si fa asseverare, ed è una scelta
- Racconta l'esercizio chiuso; il piano ESG decide dove andare
- I due riferimenti utili sono GRI e VSME
- Il VSME ha il tetto della catena del valore: chi chiede non può pretendere di più
- Il tempo se lo prende la raccolta dei dati, non la scrittura
- Senza perimetro dichiarato un numero non è un dato
- Dal 27.09.2026 le affermazioni ambientali generiche sono vietate
Le date da segnare
- 30 luglio 2025 · adozione del VSME, racc. (UE) 2025/1710
- 1° gennaio 2026 · GRI 101 Biodiversità 2024 in vigore
- 11 gennaio 2026 · orientamenti EBA sui rischi ESG per le banche
- 27 settembre 2026 · divieti anti-greenwashing, D.Lgs. 30/2026
- 15 dicembre 2026 · ISSA 5000 per gli incarichi di assurance
- 1° gennaio 2027 · GRI 102 Clima e GRI 103 Energia, edizione 2025
