Stress lavoro correlato: come si valuta e che cosa chiede la legge

Articolo 28, metodo INAIL in due fasi per lo stress lavoro correlato, eventi sentinella e novità 2025 sul lavoro da remoto

A cura di Silvia Masielli, direttrice tecnica di Emmess. RSPP per tutti i macrosettori ATECO, formatrice qualificata in salute e sicurezza sul lavoro e Lead Auditor qualificata CEPAS. Aggiornata il 4 ottobre 2026.

Lo stress lavoro-correlato è uno dei rischi che il datore di lavoro deve valutare per legge, come il rumore o la movimentazione dei carichi. Lo dice l’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008, e l’obbligo vale dal 31 dicembre 2010 per tutte le aziende con almeno un lavoratore, senza soglie di dimensione o di settore.

Molte aziende hanno una valutazione fatta anni fa, con una lista di controllo compilata una volta e mai più riaperta. Nel frattempo il lavoro è cambiato: lavoro da remoto, strumenti digitali, riorganizzazioni. Nell’aprile 2025 l’INAIL ha aggiornato la sua metodologia proprio su questi temi, e dall’ottobre 2026 l’Agenzia europea per la sicurezza dedica ai rischi psicosociali la campagna europea 2026-2028. In questa guida trovi che cosa chiede la legge, come funziona il metodo in due fasi e come tenere la valutazione viva.

Le date da segnare

DataChe cosa succede
8 ottobre 2004Accordo quadro europeo sullo stress lavoro-correlato fra le parti sociali
9 giugno 2008Accordo interconfederale che recepisce l’accordo europeo in Italia
2008Il D.Lgs. 81/2008, all’articolo 28, inserisce lo stress fra i rischi da valutare
18 novembre 2010Lettera circolare del Ministero del Lavoro con le indicazioni della Commissione consultiva permanente
31 dicembre 2010Decorrenza dell’obbligo di valutazione secondo quelle indicazioni
2011 e 2017Il manuale INAIL sulla metodologia di valutazione, poi aggiornato
Aprile 2025INAIL pubblica il modulo sul lavoro da remoto e sull’innovazione tecnologica; la piattaforma online viene aggiornata
Ottobre 2026Lancio della campagna europea EU-OSHA 2026-2028 sulla salute mentale e i rischi psicosociali
Una manager serena in un ufficio luminoso: lo stress lavoro correlato si valuta e si previene

Che cosa chiede la legge

L’articolo 28 chiede di valutare «tutti i rischi», compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004. Il comma 1-bis aggiunge che la valutazione si fa nel rispetto delle indicazioni della Commissione consultiva permanente: sono quelle diffuse con la lettera circolare del 18 novembre 2010, ancora oggi il riferimento per gli organi di vigilanza.

Due conseguenze pratiche. La prima: la valutazione è un pezzo del documento di valutazione dei rischi, di cui parliamo nella pagina sulla salute e sicurezza sul lavoro, non un allegato facoltativo, e come tutto il DVR non si può delegare: è un obbligo del datore di lavoro, articolo 17. La seconda: la legge non impone un questionario preciso, ma un metodo con alcuni passaggi minimi. Se non li rispetti, la valutazione non regge, qualunque sia lo strumento che hai usato.

Le indicazioni del 2010 dicono anche che cosa non è questa valutazione. Non si guarda il singolo lavoratore, ma gruppi omogenei esposti agli stessi fattori: per mansione o per reparto. E non è una diagnosi: il disagio di una persona si gestisce con il medico competente, non con il DVR.

Che cosa si intende per stress lavoro-correlato

L’accordo europeo lo descrive come una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali, e che nasce quando una persona non si sente in grado di rispondere alle richieste o alle aspettative del lavoro. Una pressione breve, che si riesce a gestire, non è il problema. Lo diventa un’esposizione prolungata a richieste che superano le risorse.

Le cause stanno nell’organizzazione, non nel carattere delle persone. Per questo la valutazione guarda due famiglie di fattori, gli stessi che la ISO 45003 chiama rischi psicosociali.

  • Contenuto del lavoro. Ambiente e attrezzature, carichi e ritmi, orario e turni, corrispondenza fra competenze e richieste.
  • Contesto del lavoro. Ruolo nell’organizzazione, autonomia decisionale e controllo, conflitti interpersonali, evoluzione e sviluppo di carriera, comunicazione, rapporto fra vita privata e lavoro.

Il metodo in due fasi

La fase preliminare, obbligatoria per tutti

Si fa su dati oggettivi e verificabili, gruppo per gruppo. Si parte dagli eventi sentinella: indici infortunistici, assenze per malattia, turnover, procedimenti e sanzioni disciplinari, segnalazioni del medico competente, lamentele formalizzate dei lavoratori. Poi si guardano gli indicatori di contenuto e di contesto. Le indicazioni del 2010 chiedono di sentire i lavoratori o il loro rappresentante per la sicurezza.

Se la fase preliminare non rileva elementi di rischio, lo scrivi nel DVR e prevedi un piano di monitoraggio. Se invece emergono elementi di rischio, pianifichi e adotti interventi correttivi: organizzativi, tecnici, procedurali, comunicativi, formativi.

La fase approfondita, quando gli interventi non bastano

Se gli interventi correttivi si rivelano inefficaci, si passa alla valutazione approfondita. Qui si misura la percezione soggettiva dei lavoratori sui fattori di contenuto e di contesto, con questionari, focus group o interviste semistrutturate. Nelle aziende più grandi si può lavorare su un campione rappresentativo.

Le aziende fino a cinque lavoratori

Possono usare modalità più semplici, per esempio riunioni, purché garantiscano il coinvolgimento diretto dei lavoratori nella ricerca delle soluzioni e nella verifica della loro efficacia. Semplice non vuol dire assente: anche la riunione va verbalizzata.

Il metodo INAIL e le novità del 2025

L’INAIL ha tradotto le indicazioni del 2010 in una metodologia completa, con un manuale del 2011 aggiornato nel 2017 e una piattaforma online gratuita. Per la fase preliminare c’è una lista di controllo con gli eventi sentinella e gli indicatori di contenuto e di contesto; per la fase approfondita un questionario indicatore da far compilare ai lavoratori. Non è l’unico metodo ammesso, ma è il più usato e quello che gli ispettori conoscono meglio.

Nell’aprile 2025 l’INAIL ha pubblicato un modulo contestualizzato al lavoro da remoto e all’innovazione tecnologica. Aggiunge alla lista di controllo e al questionario aree nuove: lavoro a distanza, strumenti digitali, equilibrio fra vita e lavoro, iperconnessione. I punteggi del modulo sono separati, così non alterano il resto della valutazione. Nel maggio 2025 la piattaforma è stata aggiornata per elaborare anche questi dati. Se hai personale in lavoro agile o hai introdotto nuovi sistemi digitali, è lo strumento giusto per rivedere la valutazione.

Chi fa che cosa

FiguraRuolo nella valutazione
Datore di lavoroHa l’obbligo e la responsabilità. Decide il metodo, firma il DVR, adotta le misure
RSPPCoordina il lavoro, raccoglie i dati, propone gli interventi
Medico competenteCollabora alla valutazione, segnala i dati collettivi e anonimi della sorveglianza sanitaria
RLSÈ consultato sulla valutazione, rappresenta i lavoratori nella fase preliminare
LavoratoriSono sentiti nella fase preliminare e rispondono ai questionari nella fase approfondita

Il medico competente è il collegamento più sottovalutato. I risultati aggregati della sorveglianza sanitaria, comunicati nella riunione periodica, sono uno degli eventi sentinella più affidabili. Come funziona la sorveglianza sanitaria in azienda lo spieghiamo nella pagina sulla medicina del lavoro.

Quando la valutazione va rifatta

Non c’è una scadenza fissa. Vale l’articolo 29, comma 3: la valutazione va rielaborata quando cambiano in modo significativo organizzazione del lavoro, processi o tecnologie, dopo infortuni significativi o quando la sorveglianza sanitaria lo chiede, e il documento va aggiornato entro trenta giorni. Per lo stress i momenti tipici sono riorganizzazioni, fusioni, nuovi turni, introduzione del lavoro da remoto, nuovi software che cambiano il modo di lavorare.

Anche senza cambiamenti, la valutazione va tenuta viva con il monitoraggio: gli eventi sentinella si aggiornano ogni anno, e un aumento delle assenze o delle dimissioni in un reparto è il segnale che qualcosa va guardato prima della prossima revisione.

Il collegamento con la ISO 45003

La UNI ISO 45003:2021 è una linea guida sulla gestione dei rischi psicosociali dentro un sistema ISO 45001. Non sostituisce l’obbligo di legge e non introduce un metodo diverso da quello italiano: lo arricchisce. Ti aiuta a scegliere i fattori, a coinvolgere le persone, a collegare le misure agli obiettivi del sistema e a riesaminare i risultati.

In pratica: la valutazione dello stress lavoro-correlato è l’obbligo minimo; la ISO 45003 è il modo per farla diventare gestione. Che cosa offre il mercato su questa norma, e perché in Italia non esiste un certificato accreditato, lo trovi nella pagina sulla ISO 45003 e i rischi psicosociali. Se hai già un sistema ISO 45001, l’auditor ti chiederà come hai identificato i pericoli organizzativi: la valutazione dello stress è la prima risposta.

Che cosa controllano gli ispettori

Chiedono il DVR e cercano la sezione sullo stress. Poi guardano tre cose: se i gruppi omogenei corrispondono all’organizzazione reale, se i dati degli eventi sentinella sono veri e aggiornati, se dalle criticità emerse sono nate misure con un responsabile e una data. Una valutazione che dà «rischio basso» in un reparto con molte assenze e dimissioni è la prima cosa che salta all’occhio.

L’omessa valutazione dei rischi è un reato del datore di lavoro, punito dall’articolo 55 del D.Lgs. 81/2008. Una valutazione dello stress mancante o solo formale espone anche nelle cause di lavoro, dove il giudice chiede come l’azienda ha valutato e gestito il rischio organizzativo.

Gli errori più frequenti

Compilare la lista di controllo a tavolino. Senza sentire lavoratori o RLS la fase preliminare non rispetta le indicazioni del 2010.

Un solo gruppo per tutta l’azienda. Mescolare ufficio, produzione e magazzino annulla i segnali: i problemi di un reparto spariscono nella media.

Usare il questionario come prima mossa. Il questionario serve nella fase approfondita. Partire da lì, senza dati oggettivi, dà risultati difficili da difendere.

Nessuna misura dopo le criticità. Una valutazione che trova problemi e non programma interventi peggiora la posizione dell’azienda.

Non formare chi deve gestire. Preposti e dirigenti sono i primi a vedere i segnali di stress: la loro formazione, regolata dal nuovo Accordo Stato-Regioni 2025, è il posto giusto per parlarne.

Da dove cominciare

  1. Apri il DVR e cerca la sezione sullo stress. Guarda la data, il metodo usato e chi ha partecipato.
  2. Ridisegna i gruppi omogenei. Devono corrispondere a mansioni e reparti di oggi, non a quelli di cinque anni fa.
  3. Raccogli gli eventi sentinella degli ultimi anni. Infortuni, assenze, turnover, provvedimenti disciplinari, segnalazioni del medico.
  4. Coinvolgi RLS e lavoratori. Programma gli incontri per la fase preliminare e mettili a verbale.
  5. Valuta il modulo INAIL del 2025. Se hai lavoro da remoto o nuovi strumenti digitali, usalo.
  6. Scrivi le misure. Per ogni criticità un intervento, un responsabile, una data.
  7. Fissa il monitoraggio. Indicatori aggiornati ogni anno e una data per verificare se gli interventi hanno funzionato.

Domande frequenti

La valutazione dello stress lavoro-correlato è obbligatoria?
Sì, per tutte le aziende con almeno un lavoratore. La chiede l’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 e fa parte del documento di valutazione dei rischi. L’obbligo vale dal 31 dicembre 2010.

Bisogna usare per forza il metodo INAIL?
No. La legge chiede di rispettare le indicazioni della Commissione consultiva del 2010: fase preliminare su dati oggettivi, eventuale fase approfondita, coinvolgimento dei lavoratori. Il metodo INAIL le applica ed è il più diffuso, ma si possono usare altri metodi coerenti.

Quando serve la valutazione approfondita?
Quando la fase preliminare ha rilevato elementi di rischio e gli interventi correttivi adottati si sono rivelati inefficaci. Si fa con questionari, focus group o interviste ai lavoratori.

Che cosa sono gli eventi sentinella?
Sono dati oggettivi che segnalano un possibile problema organizzativo: infortuni, assenze per malattia, turnover, procedimenti e sanzioni disciplinari, segnalazioni del medico competente, lamentele formalizzate dei lavoratori.

Ogni quanto si aggiorna la valutazione?
Non c’è una scadenza fissa. Va rifatta quando cambiano in modo significativo organizzazione, processi o tecnologie, dopo infortuni significativi o se lo chiede la sorveglianza sanitaria, con l’aggiornamento del documento entro trenta giorni. Gli indicatori conviene aggiornarli ogni anno.

Che cosa cambia con il modulo INAIL sul lavoro da remoto?
Aggiunge alla lista di controllo e al questionario aree dedicate al lavoro a distanza, alle tecnologie digitali e all’equilibrio fra vita e lavoro, con punteggi separati. È disponibile dal 2025 anche sulla piattaforma online INAIL.

La ISO 45003 sostituisce la valutazione dello stress?
No. È una linea guida volontaria sui rischi psicosociali. Aiuta a fare la valutazione in modo più completo e a gestirla nel tempo, ma l’obbligo resta quello del D.Lgs. 81/2008.

Fonti

  • D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, articoli 17, 28, 29 e 55.
  • Accordo quadro europeo sullo stress lavoro-correlato dell’8 ottobre 2004 e accordo interconfederale del 9 giugno 2008.
  • Ministero del Lavoro, lettera circolare del 18 novembre 2010 con le indicazioni della Commissione consultiva permanente per la valutazione dello stress lavoro-correlato.
  • INAIL, «La metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato», edizioni 2011 e 2017, e modulo contestualizzato al lavoro da remoto e all’innovazione tecnologica, 2025.
  • EU-OSHA, campagna Ambienti di lavoro sani e sicuri 2026-2028 sulla salute mentale sul lavoro.
  • UNI ISO 45003:2021, gestione della salute e sicurezza psicologica sul lavoro.

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In sintesi

  • Obbligo dell’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008, dal 31 dicembre 2010.
  • Si valutano gruppi omogenei, non singole persone.
  • Fase preliminare per tutti, su dati oggettivi e sentendo i lavoratori.
  • Fase approfondita se gli interventi correttivi non funzionano.
  • Dal 2025 il metodo INAIL ha un modulo sul lavoro da remoto.
  • La ISO 45003 aiuta, ma non sostituisce l’obbligo.

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