Ciclo di certificazione a tre anni: audit iniziale in due fasi, sorveglianza al primo e al secondo anno, rinnovo al terzo

Certificazioni e sistemi di gestione

La mappa completa degli schemi certificabili in Italia, raggruppati per famiglia: che cosa certifica ciascuno, chi ve lo chiede e che cosa non è certificabile per niente

Quasi nessuno arriva qui per curiosità. Ci si arriva perché qualcuno ha chiesto qualcosa: un cliente che mette una sigla nel capitolato, una gara che assegna punteggio a una certificazione, una banca che chiede evidenze, un gruppo che qualifica i fornitori. E la prima domanda è sempre la stessa: che cos'è esattamente, e serve davvero a me?

Questa pagina è la mappa. Abbiamo raggruppato per famiglia gli schemi che in Italia si incontrano davvero: quelli certificabili da un organismo accreditato, quelli che si possono soltanto asseverare o attestare, e quelli che non si certificano affatto e vanno applicati come metodo. Accanto a ciascuno una riga che dice che cosa certifica — o perché non si certifica. Su tutti quanti diamo supporto.

Ciclo di certificazione a tre anni: audit iniziale in due fasi, sorveglianza al primo e al secondo anno, rinnovo al terzo
Il ciclo di certificazione: audit iniziale in due fasi, una sorveglianza all’anno, rinnovo prima della scadenza del terzo anno.

Salta alla famiglia che vi interessa

Qualità Ambiente ed energia Salute e sicurezza Alimentare Cosmetici Informazioni e digitale Etica e parità Sostenibilità e clima Settoriali e servizi Marcatura CE Filiera e marchi di prodotto Persone Certificare o asseverare?

Ogni nome porta alla sua scheda: che cosa chiede lo schema, come sta messo in Italia, quanto costa, gli errori che allungano i tempi e che cosa facciamo noi, in concreto. Dove il certificato non esiste lo diciamo nella scheda, invece di lasciarlo intendere.

Qualità e sistemi di gestione generali

La famiglia da cui quasi tutti partono, e la base su cui si innestano le altre.

  • ISO 9001 — sistemi di gestione per la qualità. Il punto di partenza, richiesto in quasi tutte le gare pubbliche.
  • EN 9100 — qualità per aeronautica, spazio e difesa. Con le varianti EN 9110 per la manutenzione e EN 9120 per i distributori.
  • IATF 16949 — qualità nella filiera automotive.
  • ISO 22163 (IRIS) — qualità nel settore ferroviario.
  • ISO 13485 — dispositivi medici, per fabbricanti soggetti a MDR e IVDR.
  • ISO 15378 — imballaggi primari per medicinali, con riferimento alle buone pratiche di fabbricazione.
  • ISO 29001 — qualità per petrolio, petrolchimico e gas naturale.
  • ISO 19443 — filiera nucleare, per i fornitori rilevanti ai fini della sicurezza.
  • ISO/IEC 20000-1 — gestione dei servizi informatici.
  • ISO 21001 — organizzazioni per l'istruzione e la formazione.
  • ISO 29993 — servizi di formazione non formale.
  • ISO 41001 — facility management.
  • ISO 55001 — gestione dei beni e degli asset: utility, infrastrutture, patrimoni impiantistici.
  • ISO 44001 — relazioni commerciali collaborative, per associazioni temporanee e filiere complesse.
  • ISO 30401 — gestione della conoscenza.
  • ISO 56001 — gestione dell'innovazione. È la versione certificabile: la ISO 56002 è solo una guida.
  • UNI 11871 con UNI/PdR 146 — studi di avvocati e commercialisti.
  • UNI 11337-8 — gestione dei processi digitalizzati nelle costruzioni. Ha preso il posto della UNI/PdR 74 sul sistema di gestione BIM.

Ambiente, energia ed economia circolare

  • ISO 14001 — sistemi di gestione ambientale.
  • EMAS — il regolamento europeo di ecogestione e audit. Non è una certificazione ma una convalida della dichiarazione ambientale, seguita da registrazione.
  • ISO 50001 — gestione dell'energia, con obblighi collegati per le imprese energivore.
  • UNI CEI 11352 — società che forniscono servizi energetici (ESCo): serve per titoli di efficienza energetica, Conto Termico e appalti pubblici.
  • ISO 46001 — efficienza nell'uso dell'acqua.
  • UNI 10617 — sistema di gestione della sicurezza negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (Seveso).
  • UNI/PdR 88 — verifica del contenuto di riciclato, recuperato o sottoprodotto. È lo strumento che serve per i criteri ambientali minimi negli appalti.
  • ReMade in Italy e Plastica Seconda Vita — gli altri due marchi italiani sul contenuto di riciclato.
  • UNI EN 13432 — imballaggi compostabili e biodegradabili.
  • ISO 22095 e ISO 38200 — catena di custodia, generica e per il legno.
  • UNI/PdR 132 — verifica dei flussi di rifiuti urbani per il calcolo degli obiettivi di riciclaggio.
  • UNI/PdR 107 — gestione dei rischi ambientali e prevenzione dei danni.
  • End of Waste — i decreti di filiera e i regolamenti europei su carta, rottami metallici, vetro, rame.
  • Ecolabel UE — il marchio europeo di qualità ecologica.
  • F-Gas — imprese e persone che operano con gas fluorurati a effetto serra.

Salute e sicurezza sul lavoro

  • ISO 45001 — salute e sicurezza sul lavoro. Nei cantieri dà crediti aggiuntivi ai fini della patente a crediti.
  • UNI 11751-1asseverazione del modello di organizzazione e gestione della sicurezza nelle costruzioni. Da tenere distinta dalla certificazione: la rilasciano gli Organismi Paritetici.
  • ISO 39001 — sicurezza del traffico stradale, per flotte e trasporto.
  • ISO 18788 — operazioni di sicurezza privata.
  • UNI/PdR 173 — sanificazione degli ambienti interni: requisiti dei sistemi e delle figure professionali.
  • UNI/PdR 186 — il nuovo report certificativo di rischio basso introdotto dalla semplificazione dei controlli sulle attività economiche. È un regime nuovo, distinto dalla certificazione volontaria.

La consulenza operativa in materia — valutazione dei rischi, incarichi RSPP, formazione, antincendio — sta nella sezione conformità: la certificazione è un piano diverso dall'obbligo di legge.

Sicurezza alimentare e filiera agroalimentare

La famiglia più affollata, e quella dove si sbaglia di più schema. Il discrimine è uno: è riconosciuto GFSI oppure no. Quando un cliente della distribuzione scrive «serve una certificazione riconosciuta GFSI», sta chiedendo uno di un elenco preciso.

Gli schemi riconosciuti GFSI, uno per uno

BRCGS — quattro schemi riconosciuti, non uno solo:

IFS — quattro schemi riconosciuti:

Gli altri proprietari di schema:

  • FSSC 22000 — filiera estesa, dalla trasformazione agli imballaggi ai mangimi
  • FAMI-QS ed EFISC-GTP — additivi, premiscele e materie prime per mangimi
  • Senza glutine — Regolamento 828/2014 e marchio Spiga Barrata
  • Global Red Meat Standard — carni rosse: sicurezza alimentare e benessere animale
  • Global Seafood Alliance — trasformazione ittica: Seafood Processing Standard
  • SQF Food Safety Code — copertura molto ampia, dalla produzione primaria alla distribuzione
  • GLOBALG.A.P. — edizione GFS per ortofrutta e acquacoltura, più Harmonized Produce Safety Standard e Produce Handling Assurance
  • CanadaGAP — ortofrutta fresca, nelle sole opzioni riconosciute
  • JFS-C — lo schema giapponese per la trasformazione alimentare
  • Freshcare — Food Safety & Quality e Supply Chain, di matrice australiana
  • PrimusGFS — produzione primaria vegetale e handling, molto usato sul mercato nordamericano
  • GRMA — buone pratiche di fabbricazione per gli integratori alimentari
  • TQS Vending — distribuzione automatica: la certificazione di servizio

Attenzione a tre equivoci molto diffusi. La ISO 22000 da sola non è riconosciuta GFSI: lo è la FSSC 22000, che la contiene. L'edizione Smart di GLOBALG.A.P. IFA non è riconosciuta, lo è solo l'edizione GFS. E i moduli aggiuntivi di BRCGS e IFS — gluten free, plant-based, HPC, wholesale, i programmi Progress — non sono schemi GFSI, per quanto portino lo stesso marchio.

Accanto agli schemi GFSI, la filiera agroalimentare ne usa molti altri, che rispondono a esigenze diverse:

  • ISO 22000 — la norma ISO sui sistemi di gestione per la sicurezza alimentare, base di FSSC 22000.
  • ISO 22005 — rintracciabilità di filiera: dimostra la storia del prodotto, non la sicurezza del processo.
  • Biologico — il regolamento europeo sulla produzione biologica.
  • DOP e IGP — indicazioni geografiche di prodotti agricoli, vini e bevande spiritose.
  • Halal e Kosher — le certificazioni religiose, decisive per l'export.
  • Vegan e vegetariano — idoneità del prodotto secondo criteri tecnici definiti.
  • NON OGM — UNI/PdR 142, per le filiere che vogliono dichiararlo.
  • UNI EN 16636 e UNI/PdR 145 — gestione e controllo delle infestazioni.
  • UNI/PdR 112 — buone pratiche di fabbricazione per gli integratori alimentari.
  • MOCA — materiali e oggetti a contatto con gli alimenti: dichiarazioni di conformità e buone pratiche di fabbricazione lungo la filiera dell'imballaggio.
  • GFCP e Gluten-Free Certification Organization — i due schemi per il senza glutine, richiesti soprattutto sul mercato nordamericano.
  • RSPO, Rainforest Alliance (che ha assorbito il programma UTZ per caffè, cacao, tè, rooibos e nocciole), Fairtrade, MSC e ASC, Friend of the Sea — catene di fornitura sostenibili e responsabili.

Gli obblighi di legge — autocontrollo HACCP, pratiche SCIA e SUAP, etichette e allergeni — sono un piano diverso e stanno nella scheda consulenza alimentare. La certificazione poggia sull'autocontrollo: non lo sostituisce.

Cosmetici e cura della persona

Il cosmetico non è un alimento e non è un dispositivo medico: ha un regolamento europeo tutto suo, il 1223/2009, che impone la figura della persona responsabile, il fascicolo informativo di prodotto, la valutazione della sicurezza e la notifica al portale CPNP. La certificazione volontaria si innesta su quell'obbligo, non lo sostituisce.

  • ISO 22716 — buone pratiche di fabbricazione dei cosmetici. È la norma armonizzata che il regolamento europeo richiama: chi la applica ha la presunzione di conformità sulle GMP. La chiedono quasi sempre i contoterzisti e la grande distribuzione.
  • Eco Bio, COSMOS e NATRUE — cosmetici naturali e biologici: certificano la composizione e l'origine degli ingredienti, non il processo produttivo.
  • IFS HPC — prodotti per la casa e la cura della persona. Richiesto dalla distribuzione europea, ma non è uno schema riconosciuto GFSI.
  • ISO 22715 — confezionamento ed etichettatura dei cosmetici.
  • Halal e Kosher per il cosmetico — requisiti di export sempre più frequenti verso Golfo e Sud-Est asiatico, con schemi propri e distinti da quelli alimentari.
  • ISO 16128 — definizioni e criteri per ingredienti e prodotti naturali e biologici. È una linea guida tecnica: non è certificabile, ma è il riferimento su cui si costruiscono i claim.

Chi produce cosmetici e alimenti nello stesso stabilimento si trova quasi sempre con due sistemi paralleli: si possono integrare, ed è l'intervento che fa risparmiare di più.

Sicurezza delle informazioni, privacy e digitale

  • ISO/IEC 27001 — sicurezza delle informazioni. Lo standard di riferimento, usato anche come evidenza di conformità per NIS2.
  • ISO/IEC 27701 — gestione della privacy delle informazioni. Oggi è una norma autonoma certificabile, non più una semplice estensione della 27001.
  • ISO/IEC 27017 e 27018 — sicurezza dei servizi cloud e protezione dei dati personali nel cloud.
  • ISO/IEC 42001 — sistemi di gestione per l'intelligenza artificiale. In Italia l'accreditamento è operativo, ma il certificato non dà presunzione di conformità all'AI Act: sono due cose diverse e vanno tenute distinte.
  • UNI/PdR 174 — cybersicurezza armonizzata fra ISO/IEC 27001 e il framework NIST.
  • Europrivacy — lo schema di certificazione GDPR ai sensi dell'articolo 42 del Regolamento.
  • ISO 22301 — continuità operativa e resilienza.
  • UNI/PdR 147 — sostenibilità digitale.
  • UNI CEI EN 17740 con UNI/TS 11945 — certificazione delle persone sui profili privacy: DPO, specialisti, auditor.

Una precisazione che vale soldi: la direttiva NIS2 non prevede una certificazione. La ISO/IEC 27001 e la UNI/PdR 174 si usano come evidenza di conformità, non come adempimento sostitutivo. Chi vi vende una «certificazione NIS2» vi sta vendendo un'etichetta.

Etica, responsabilità sociale, parità e anticorruzione

  • UNI/PdR 125 — sistema di gestione per la parità di genere, con sgravio contributivo e punteggio nelle gare pubbliche.
  • UNI/PdR 192 — conciliazione fra vita familiare e lavoro. È la novità più recente della famiglia.
  • ISO 37001 — prevenzione della corruzione.
  • ISO 37301 — sistemi di gestione della compliance, il naturale complemento del modello 231.
  • SA8000 — responsabilità sociale e condizioni di lavoro lungo la filiera.
  • SRG 88088 — rating di sostenibilità accreditato
  • PAS 24000 — sistema di gestione sociale: l'unica PAS con schema di accreditamento italiano per i sistemi di gestione, alternativa o complemento alla SA8000.
  • UNI/PdR 49 — responsabilità sociale nel settore delle costruzioni.
  • UNI/PdR 102 con ISO/TS 17033 — asserzioni etiche verificate. È la base tecnica di quasi tutti i rating ESG verificati in circolazione in Italia.
  • UNI 12000 — prevenzione e contrasto del bullismo, che ha raccolto l'eredità della UNI/PdR 42.
  • UNI/PdR 159 — lavoro inclusivo delle persone con disabilità.

Sostenibilità, clima e asserzioni ambientali

Qui quasi nulla è «certificazione» in senso stretto: si verifica un'asserzione. La differenza conta, perché cambia il documento che vi resta in mano.

  • ISO 14064-1 — inventario dei gas serra a livello di organizzazione. Con la 14064-2 per i progetti e la 14064-3 per chi verifica.
  • ISO 14067 — impronta di carbonio di prodotto
  • ISO 14068-1 — neutralità carbonica. Ha sostituito la PAS 2060, ritirata: se qualcuno ve la propone ancora, il riferimento è vecchio.
  • ISO 14046 — impronta idrica.
  • UNI/PdR 99 — calcolo, riduzione e compensazione delle emissioni, e crediti di carbonio.
  • UNI/PdR 179 — impronta di biodiversità e crediti di biodiversità.
  • ISO 20121 — sostenibilità degli eventi.
  • ISO 21401 — sostenibilità nelle strutture ricettive.
  • EPDItaly e Made Green in Italy — dichiarazioni ambientali di prodotto e impronta ambientale.
  • UNI/PdR 13 — sostenibilità nelle costruzioni, protocollo ITACA.
  • SRG88088 — sistema di gestione della sostenibilità ESG.
  • ISO 37101 — sviluppo sostenibile delle comunità, per enti locali e gestori di servizi territoriali.
  • LEED — il protocollo internazionale per gli edifici sostenibili, spesso richiesto in parallelo ai protocolli italiani.

Sul fronte dei prodotti a bassa emissione, Greenguard certifica le emissioni di sostanze volatili di arredi, materiali e finiture destinati agli ambienti interni: è un requisito ricorrente per chi fornisce scuole, sanità e uffici certificati LEED.

UNI ISO 7101 — qualità nelle organizzazioni sanitarie, lo schema accreditato aperto nel 2025.

La rendicontazione di sostenibilità secondo CSRD ed ESRS non è una certificazione: è un'attestazione rilasciata dal revisore legale. Stessa cosa per i GRI Standards, che sono uno standard di rendicontazione.

Settoriali e servizi

Marcatura CE: sta da un’altra parte, ed è giusto così

La marcatura CE non è una certificazione: nessun ente la rilascia, è la dichiarazione con cui il fabbricante si assume la responsabilità del prodotto. Tenerla in questa pagina, in mezzo agli schemi volontari, faceva pensare il contrario — ed è l’equivoco che genera più danni.

L’abbiamo quindi spostata dove appartiene, fra gli obblighi di legge: chi è il fabbricante e quando lo si diventa senza saperlo, fascicolo tecnico, dichiarazione UE di conformità, quando serve l’organismo notificato, insiemi di macchine e modifiche sostanziali, sanzioni.

Restano invece qui, perché certificazioni lo sono davvero, gli schemi di processo che la marcatura spesso presuppone: EN 1090 per il controllo di produzione in fabbrica delle carpenterie in acciaio e alluminio ed EN ISO 3834 per la qualità nella saldatura.

Filiera, catene di custodia e marchi di prodotto

Schemi volontari che certificano l'origine, la composizione o la responsabilità di una filiera. Li chiede il mercato, non la legge — con l'eccezione, sempre più rilevante, degli obblighi europei di due diligence.

  • FSC e PEFC — catena di custodia forestale e gestione sostenibile del bosco.
  • GOTS, GRS, RCS, OCS, RWS, RDS — tessile biologico, riciclato e responsabile.
  • ISCC — sostenibilità di biocarburanti e materie prime.
  • EUDR — il regolamento europeo sui prodotti a deforestazione zero: non è una certificazione, ma sta ridisegnando la due diligence di filiera.
  • AEO — Operatore Economico Autorizzato: lo status doganale che semplifica i controlli in import ed export. Non è una certificazione ma un'autorizzazione dell'Agenzia delle Dogane, e si costruisce con lo stesso metodo.

Certificazione delle persone

Non certifica l'organizzazione ma la singola persona, secondo la ISO/IEC 17024. Le più richieste: esperto in gestione dell'energia (EGE) e auditor energetico, DPO e profili privacy, figure HSE, responsabile del rischio amianto, specialista in sicurezza delle macchine, operatori di sanificazione, credit manager. Esiste una lunga serie di UNI/PdR dedicate ai profili professionali.

Certificare, asseverare, verificare: non sono la stessa cosa

Arrivati in fondo all'elenco, vale la pena fermarsi un momento su una distinzione che sembra formale e invece decide che cosa vi resta in mano. È la confusione che costa di più, perché porta ad acquistare la cosa sbagliata.

Quattro parole che non sono sinonimi
  • Certificazione. Un organismo accreditato verifica la conformità a requisiti verificabili e rilascia un certificato. L'accreditamento in Italia lo dà Accredia, secondo la ISO/IEC 17021-1 per i sistemi di gestione, la 17065 per prodotti e servizi, la 17024 per le persone.
  • Asseverazione. È un atto previsto dalla legge italiana — il caso principale è il modello di organizzazione e gestione della sicurezza sul lavoro, art. 51 comma 3-bis del D.Lgs. 81/2008 — e la rilasciano gli Organismi Paritetici, non gli organismi di certificazione.
  • Validazione e verifica. Non si verifica un sistema ma un'asserzione: le emissioni di gas serra, un claim etico, un punteggio ESG. Regime della ISO/IEC 17029 e, per il clima, della ISO 14065.
  • Attestazione. Un organismo dichiara qualcosa su una linea guida che non contiene requisiti certificabili. È volontaria e fuori accreditamento: vale come opinione qualificata, non come certificato.

Se qualcuno vi propone la «certificazione» di un documento che è solo una linea guida, il problema non è il prezzo: quel certificato non esiste. Qui sotto i casi più frequenti.

Norme che non si certificano — ma che si applicano eccome

Questi documenti sono linee guida: non contengono requisiti verificabili e non possono essere oggetto di certificazione accreditata. Chi vende la «certificazione» di uno di questi sta vendendo un'attestazione privata, che è un'altra cosa e vale un'altra cifra.

Che non siano certificabili non vuol dire che non servano. Anzi: sono spesso gli strumenti migliori che esistono su quei temi, e le organizzazioni serie li applicano lo stesso. Noi vi accompagniamo a implementarli davvero — analisi, impianto, procedure, formazione, misurazione — e, dove esiste, vi indichiamo la strada che porta a un documento spendibile: la prassi applicativa che rende valutabile la linea guida, la norma certificabile equivalente, oppure l'attestazione di parte terza quando è l'unica cosa disponibile e vi basta.

  • ISO 26000 — responsabilità sociale. Per la valutazione di conformità servono le prassi applicative, non la norma.
  • ISO 31000 — gestione del rischio.
  • ISO 56002 — innovazione: la versione certificabile è la ISO 56001.
  • ISO 45003 — rischi psicosociali: è un'estensione di scopo della ISO 45001, non una certificazione autonoma.
  • ISO 30415 — diversità e inclusione: solo attestazione volontaria, fuori accreditamento.
  • ISO 19011 — è la guida per condurre gli audit, rivolta agli auditor.
  • ISO 9004, ISO 14004, ISO 10001-10004 — guide di supporto.
  • UNI/PdR 134 — rating di sostenibilità per piccole imprese: è dichiaratamente un modello di autovalutazione.
  • UNI/PdR 138 e UNI/PdR 83 — modelli semplificati per le PMI, e non sono la stessa cosa: la 138 è il modello 231 generale, la 83 è il modello sicurezza dell’articolo 30, con esimente limitata all’articolo 25-septies. Nessuna delle due ha uno schema di certificazione accreditato.

Per ciascuna di queste, se vi interessa il tema, la domanda giusta non è «quanto costa certificarla» ma «che cosa voglio ottenere»: un sistema che funziona, un documento da mostrare a un cliente, un punteggio in gara. Sono tre risposte diverse e portano a tre percorsi diversi.

Dire come stanno le cose ci costa qualche vendita e ci fa risparmiare molte figuracce. Preferiamo così.

Come lavoriamo

  1. Ricerca di bandi e finanziamenti. Prima di tutto verifichiamo, gratuitamente, quali bandi, contributi e finanziamenti a fondo perduto sono aperti per il progetto. La formazione del personale si finanzia quasi sempre con i fondi interprofessionali.
  2. Capire che cosa vi serve davvero. Spesso lo schema chiesto dal cliente non è l'unico possibile, e a volte non è il migliore per voi. Vale la pena discuterne prima di firmare con un organismo.
  3. Analisi degli scostamenti fra quello che avete e quello che lo schema chiede.
  4. Costruzione del sistema e formazione delle persone che dovranno farlo vivere.
  5. Scelta dell'organismo di certificazione e confronto delle offerte. Non lavoriamo per nessun ente: la scelta è vostra e si fa sui numeri.
  6. Audit interno, assistenza durante la verifica e chiusura dei rilievi.
  7. Mantenimento negli anni successivi, con le sorveglianze e le transizioni di edizione.

Se più schemi si sovrappongono — e capita quasi sempre — si costruisce un solo sistema integrato: il lavoro documentale è in gran parte comune e il secondo schema costa molto meno del primo.

I nostri auditor sono Lead Auditor qualificati CEPAS: la stessa qualifica di chi verrà a verificarvi.

Domande frequenti

Che differenza c'è fra certificazione e asseverazione?
La certificazione è rilasciata da un organismo accreditato che verifica la conformità a requisiti verificabili. L'asseverazione è un atto previsto dalla legge italiana — il caso principale è il modello di organizzazione e gestione della sicurezza sul lavoro — e la rilasciano gli Organismi Paritetici, non gli organismi di certificazione.

Che cosa vuol dire «certificazione accreditata»?
Che l'organismo che la rilascia è a sua volta controllato: in Italia da Accredia. Un certificato non accreditato non è falso, ma vale meno — e in molte gare pubbliche e capitolati non viene accettato.

Che cosa significa «riconosciuto GFSI»?
Che lo schema è stato valutato dalla Global Food Safety Initiative rispetto a un documento di riferimento comune. Quando un cliente della distribuzione lo chiede, sta chiedendo uno degli schemi di quell'elenco: FSSC 22000, BRCGS, IFS, SQF, GLOBALG.A.P. e gli altri elencati qui sopra. La ISO 22000 da sola non basta.

Seguite anche schemi che non hanno una scheda su questo sito?
Sì. Le schede sono quelle che abbiamo scritto finora, non il perimetro di quello che facciamo: l'elenco qui sopra è più lungo delle schede proprio per questo. Se vi serve uno schema che non trovate approfondito, chiedeteci.

Quanto costa una certificazione?
Dipende da schema, siti, addetti e da quanto sistema esiste già. Le giornate dell'organismo di certificazione sono fissate da regole e non trattabili; la consulenza varia. Come si forma il numero lo abbiamo scritto per esteso: quanto costa certificarsi.

Conviene certificare più schemi insieme?
Quasi sempre sì. Gli schemi condividono buona parte dell'impianto — contesto, rischi, competenze, audit interni, riesame — e un sistema integrato costa meno di due sistemi separati, sia in consulenza sia in giornate di audit.

Vi hanno chiesto una certificazione?

Diteci che cosa vi è stato chiesto e da chi: vi diciamo se lo schema è quello giusto, che cosa comporta davvero e quanto tempo serve. Capita spesso che ne esista uno più adatto, o che ne bastino meno di quelli che vi hanno detto. La prima analisi non ha alcun costo e non vi impegna a nulla.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Le famiglie

  • Qualità e sistemi di gestione generali
  • Ambiente, energia ed economia circolare
  • Salute e sicurezza sul lavoro
  • Sicurezza alimentare e agroalimentare
  • Informazioni, privacy e digitale
  • Etica, responsabilità sociale e parità
  • Sostenibilità e clima
  • Settoriali e servizi
  • Marcatura CE e conformità di prodotto
  • Filiera e marchi di prodotto
  • Certificazione delle persone

Quattro parole da non confondere

  • Certificazione — organismo accreditato, requisiti verificabili
  • Asseverazione — atto di legge, lo rilasciano gli Organismi Paritetici
  • Validazione e verifica — si verifica un'asserzione, non un sistema
  • Attestazione — volontaria, fuori accreditamento

Le schede più consultate

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