Certificazione EN 9100

Aerospazio e Difesa: entrare nella catena di fornitura e restarci

Emmess porta le aziende dell’aeronautica, dello spazio e della difesa alla certificazione EN 9100 e le segue anche dopo. Analisi del divario, costruzione del sistema sui vostri processi, processi speciali, first article, requisiti aggiuntivi del committente, audit interni, presenza in azienda il giorno della verifica e assistenza sulle azioni correttive. Lavoriamo con costruttori, officine di lavorazione conto terzi, trattamentisti, costruttori di attrezzature e distributori: dalla PMI che entra adesso nella filiera al fornitore che deve reggere il capitolato di qualità di un prime contractor.

Qui sotto trovate che cosa chiede davvero la norma oltre alla ISO 9001, come funziona l’audit dello schema aerospaziale, che cosa vi chiederà il cliente in aggiunta alla norma — la parte su cui affianchiamo i nostri clienti da anni — e dove si perdono i primi audit. Se avete già una richiesta sul tavolo con una data, richiedete un preventivo o chiamateci allo 02 4975 8283: si parte da quella scadenza.

Che cosa facciamo, in concreto

Vi portiamo dal punto in cui siete al certificato, e su questo schema il lavoro ha una regola sua: si registra su una banca dati riconosciuta e l’organismo dev’essere qualificato per lo schema aeronautico, non basta che sia accreditato ISO 9001. Il lavoro vero è sui punti che il settore guarda: gestione della configurazione, processi speciali, prevenzione dei prodotti contraffatti e puntualità delle consegne. Non certifichiamo noi: il certificato lo rilascia un organismo qualificato, e la scelta va fatta prima. E prima di cominciare cerchiamo i bandi a fondo perduto e i contributi attivi sull’intervento.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Scelta dell’organismo. Va qualificato per lo schema aeronautico: si verifica prima, perché non tutti gli organismi lo sono.
Passo 2Analisi del divario. Confronto sui requisiti aggiuntivi rispetto alla ISO 9001: configurazione, processi speciali, rischio, consegne.
Passo 3Bandi e contributi. Cerchiamo i finanziamenti a fondo perduto e i contributi attivi, compresi quelli su aerospazio e qualità.
Passo 4Processi speciali e fornitori. Qualifica dei processi speciali e controllo della catena, compresa la prevenzione dei prodotti contraffatti.
Passo 5Audit interno e riesame. Facciamo noi il primo audit completo, con la stessa severità dello schema.
Passo 6Certificazione e mantenimento. Vi affianchiamo in audit, nella registrazione in banca dati e nelle sorveglianze.
Le prestazioni di consegna e qualità verso i clienti entrano nella valutazione: i dati vanno raccolti prima dell’audit, non ricostruiti dopo.

ISO 9100 non esiste: EN, AS, JISQ e la stessa identica norma

È la confusione più diffusa del settore, e vale la pena scioglierla subito. Non esiste nessuna «ISO 9100». Il documento è uno solo, elaborato dall’International Aerospace Quality Group, e viene pubblicato con sigle diverse a seconda dell’area geografica. I requisiti sono gli stessi e una certificazione rilasciata sotto una sigla è riconosciuta sotto le altre. Lo stesso rapporto lega la ISO 9001 al mondo delle quattro ruote: lì lo schema di settore è la IATF 16949 per la filiera automotive.

Una sola norma, quattro sigle
Europa
EN 9100
La sigla che vale per l’Italia e per il mercato europeo
Americhe
AS 9100
La sigla usata dai committenti statunitensi
Giappone e Cina
JISQ 9100 · SJAC 9100
Le declinazioni asiatiche della stessa norma
Requisiti identici: un certificato emesso sotto una sigla è riconosciuto sotto le altre. «ISO 9100» è un modo diffuso ma improprio di chiamarla, probabilmente per assonanza con la ISO 9001.

La norma contiene per intero la ISO 9001 e vi aggiunge i requisiti specifici dell’aeronautica, dello spazio e della difesa: gestione della configurazione, sicurezza del prodotto, prevenzione delle parti contraffatte, processi speciali, gestione dei rischi di progetto, puntualità delle consegne. Chi ha già un sistema ISO 9001 non riparte da zero: costruisce sopra. La revisione in vigore oggi è la EN 9100:2018.

9100, 9110 o 9120: tre norme per tre mestieri
Progettazione e produzione
EN 9100
Costruttori, officine di lavorazione, trattamentisti, costruttori di attrezzature
Manutenzione
EN 9110
Organizzazioni di manutenzione aeronautica
Distribuzione
EN 9120
Distributori e stockist di parti aeronautiche
Un’azienda che svolge più di una di queste attività può aver bisogno di più di una certificazione.

La EN 9100 è obbligatoria?

Per legge, no. Nessuna norma italiana o europea impone la certificazione EN 9100 per operare nel settore.

Nei fatti, quasi sempre sì. I grandi committenti dell’aeronautica, dello spazio e della difesa la richiedono come condizione per entrare nel proprio albo fornitori, e la richiedono a cascata anche ai sub-fornitori. Il risultato pratico è che senza certificazione non si viene invitati a offrire: non è un costo di conformità, è il biglietto d’ingresso a un mercato. È una differenza che conta anche nel modo di impostare il progetto: l’obiettivo non è «passare l’audit», è essere qualificati da un cliente.

Che cosa la EN 9100 aggiunge alla ISO 9001

La EN 9100:2018 contiene per intero la ISO 9001:2015 e vi sovrappone i requisiti scritti dall’industria aerospaziale. Non sono ritocchi formali: sono i punti su cui si gioca il progetto, e sono anche quelli su cui un sistema qualità nato per altri settori mostra subito i limiti.

  • Gestione della configurazione. Sapere in ogni momento quale configurazione è approvata, quale state producendo e quale avete consegnato. Identificazione, controllo delle modifiche, registrazione dello stato, allineamento fra disegno, ciclo di lavoro e prodotto reale.
  • Sicurezza del prodotto. Valutare in che modo un vostro errore può arrivare su un velivolo e che cosa succede se ci arriva. Serve un processo di identificazione, contenimento e segnalazione, non una dichiarazione di intenti.
  • Prevenzione delle parti contraffatte. Acquisto da fonti autorizzate, tracciabilità del materiale, controlli su ciò che si compra fuori dai canali del costruttore, gestione del materiale sospetto e obbligo di segnalazione.
  • Caratteristiche chiave e articoli critici. Le caratteristiche la cui variazione incide su forma, montaggio, funzione, prestazione o sicurezza vanno individuate e tenute sotto controllo, spesso con metodi statistici e con la capacità di processo documentata.
  • Processi speciali. Trattamenti termici e superficiali, saldatura, controlli non distruttivi: risultati che non si verificano sul pezzo finito. Vanno qualificati, riqualificati e — quasi sempre — affidati a fonti che il cliente ha già approvato.
  • Gestione del rischio operativo. Non il rischio generico di contesto, ma quello della singola commessa: responsabilità assegnate, criteri di valutazione, azioni di mitigazione, accettazione formale del rischio residuo.
  • Pianificazione della commessa e trasferimento delle lavorazioni. Spostare una produzione da un reparto a un altro, da un sito a un altro o a un fornitore è un processo pianificato, autorizzato e verificato, non una decisione di reparto.
  • Fattori umani. Nell’analisi delle non conformità va considerato il contributo umano — carico di lavoro, formazione, ambiente, chiarezza delle istruzioni — e non solo la causa tecnica.
  • Puntualità e qualità delle consegne. Misurate, esposte, e con un piano d’azione quando peggiorano. Nell’aerospazio sono requisiti del sistema, non statistiche a uso interno.
  • Controllo dei fornitori. Elenco delle fonti approvate, trasferimento a valle dei requisiti del committente, gestione delle fonti imposte dal cliente, verifica del prodotto acquistato.
  • Attività dopo la consegna. Assistenza, ricambi, gestione delle segnalazioni dal campo, richiami e obblighi informativi verso il cliente.

Chi ha già una ISO 9001 in funzione non riparte da zero: costruisce sopra. Ma la parte aggiunta non si copia da un modello, perché descrive come lavorate davvero. È il motivo per cui la documentazione che consegniamo è originale.

Sta cambiando: dalla EN 9100 alla IA9100

L’IAQG sta rivedendo l’intera serie e le sigle nazionali confluiranno in una sola, IA9100, International Aerospace.

Al momento in cui scriviamo la nuova revisione non è ancora pubblicata. È attesa fra la fine del 2026 e il 2027, in scia alla revisione della ISO 9001, con un periodo di transizione previsto di circa tre anni; gli organismi di certificazione avranno poi bisogno di diversi mesi per accreditarsi sulla nuova revisione prima di poter emettere certificati aggiornati. Fino ad allora la EN 9100:2018 resta pienamente valida e i certificati in corso non perdono efficacia.

Le direzioni di lavoro sono note: più peso ai dati nella validazione dei processi e nel controllo delle caratteristiche critiche, controllo statistico e analisi dei sistemi di misura, considerazioni ambientali allineate alla ISO 14001, requisiti più stringenti lungo la catena di fornitura, e per la prima volta un capitolo consistente di cybersecurity.

Cosa conviene fare adesso: non aspettare. Chi si certifica oggi sulla EN 9100:2018 avrà tutto il periodo di transizione per adeguarsi; chi rimanda perde stagioni di gare mentre la norma cambia comunque. Nei progetti che avviamo ora impostiamo già raccolta dati, gestione dei fornitori e presidio informatico in modo che la transizione sia un aggiornamento e non un secondo progetto.

Chi rilascia il certificato: lo schema ICOP e il database OASIS

La 9100 non si certifica come una norma qualsiasi, ed è la ragione per cui l’iter dura più di una ISO 9001. Lo schema si chiama ICOP, Industry Controlled Other Party: è gestito a livello mondiale dall’IAQG, cioè dall’industria stessa, non da un ente generalista. In Italia gli organismi di certificazione sono accreditati da Accredia secondo la ISO/IEC 17021-1 e la serie UNI EN ISO 9104, che detta le regole aggiuntive dello schema aerospaziale. L’audit non può essere condotto da un auditor qualsiasi: serve un valutatore aerospaziale qualificato secondo le regole IAQG, e i tempi di audit sono fissati da regole di settore, non contrattati.

Il certificato viene poi caricato in OASIS, Online Aerospace Supplier Information System, il database ufficiale IAQG in cui i committenti di tutto il mondo verificano lo stato di certificazione di un fornitore. È il punto che molte aziende scoprono tardi: il valore commerciale della certificazione sta anche nell’esserci dentro, con i dati giusti — ragione sociale, siti, ambito, processi coperti. Un ambito scritto male in OASIS significa non comparire nelle ricerche dei potenziali clienti.

Come funziona davvero l’audit dello schema aerospaziale

Chi arriva dalla ISO 9001 si aspetta una verifica simile a quella che conosce. Non lo è, e conviene saperlo prima di scegliere le date.

L’auditor è qualificato e registrato. Non basta essere valutatori di sistemi qualità: il valutatore aerospaziale deve possedere una qualifica specifica secondo le regole IAQG ed essere registrato nel sistema OASIS. Il numero di giornate non si negozia: è calcolato con le tabelle dello schema in funzione degli addetti, dei siti, dei processi e della complessità dell’ambito.

Si valuta l’efficacia, non solo la conformità. La norma di audit dello schema prevede il PEAR, il rapporto di valutazione dell’efficacia dei processi: per i processi selezionati l’auditor esprime un giudizio su quanto le attività pianificate siano realmente attuate e su quanto i risultati previsti siano effettivamente raggiunti. Un processo formalmente descritto ma che non produce i risultati attesi si prende un rilievo lo stesso. È esattamente la ragione per cui il tempo che serve non è quello di scrivere le procedure, ma quello di far girare il sistema abbastanza a lungo da avere dei dati.

Le non conformità hanno termini rigidi. Non basta promettere un’azione: servono contenimento immediato, analisi delle cause, correzione e piano di azioni correttive, e la conformità va ristabilita entro i termini dello schema — gli organismi applicano di norma un limite di 60 giorni dall’emissione del rapporto di non conformità, oltre il quale si va alla sospensione del certificato. Una sospensione è visibile in OASIS, e i clienti la leggono.

Il ciclo non finisce con il certificato. Verifica documentale iniziale, audit di certificazione, sorveglianze annuali, rinnovo a tre anni, e in mezzo ogni cambiamento rilevante — nuovo sito, nuovo processo, trasferimento di lavorazioni — va comunicato. Nei nostri progetti l’assistenza continua qui: è la fase in cui le aziende restano sole e in cui, di solito, si perde quello che si è costruito.

Lavorazioni in conto terzi, trattamenti e attrezzature

Non sono solo i costruttori a certificarsi. Buona parte delle aziende che accompagniamo sono officine meccaniche, trattamentisti, costruttori di attrezzature e utensili che lavorano per un committente aerospaziale e si trovano la EN 9100 richiesta dal contratto. Per queste realtà i punti che fanno la differenza fra un progetto riuscito e un audit sofferto sono sempre gli stessi:

  • Processi speciali — trattamenti termici e superficiali, saldatura, controlli non distruttivi: vanno qualificati, e va deciso se qualificarli internamente o affidarli a terzi già qualificati.
  • Tracciabilità — dal materiale in ingresso al pezzo consegnato, comprese le parti sospette di contraffazione.
  • First article inspection — la verifica del primo articolo è il documento su cui il cliente giudica se sapete fare quello che avete promesso.
  • Puntualità e qualità delle consegne, misurate: nell’aerospazio sono indicatori del sistema, non statistiche interne.
  • Gestione della configurazione, perché ogni modifica va tracciata e autorizzata.

Un’azienda di lavorazioni ben organizzata non è lontana dal traguardo quanto teme: quasi sempre fa già la maggior parte di queste cose, ma non le documenta in modo dimostrabile.

Il first article inspection e la EN 9102

Il first article inspection è la prova documentata che il vostro processo produttivo, nelle condizioni reali in cui lo userete, produce un pezzo conforme a tutti i requisiti del disegno e del contratto. Non è un collaudo: è la verifica del processo attraverso il primo pezzo. La regola sta nella EN 9102 — revisione C, pubblicata nel 2023 — e il rapporto si compone di tre moduli.

  • Modulo 1 — identificazione della parte. Parte o assieme, numero e revisione, documentazione applicabile, eventuale serializzazione, elenco delle parti che compongono l’assieme, approvazioni.
  • Modulo 2 — materiali, processi speciali e prove funzionali. Certificati dei materiali, processi speciali eseguiti e da chi, prove funzionali, con la tracciabilità verso gli ordini e le commesse.
  • Modulo 3 — caratteristiche. Ogni caratteristica del disegno, numerata, con il requisito, il valore rilevato, lo strumento usato ed eventuali non conformità con la relativa autorizzazione.

Il rapporto va rifatto — per intero o limitatamente a ciò che è cambiato, nel cosiddetto delta — quando cambia il progetto, quando cambiano materiale o fornitore, quando cambiano processo, attrezzature o stabilimento, e comunque dopo due anni di interruzione della produzione di quel pezzo.

Gli errori che vediamo più spesso sono sempre i medesimi: caratteristiche non numerate sul disegno, certificati di materiale non riconducibili all’ordine, processi speciali affidati a una fonte che il cliente non ha approvato, misure riportate senza indicare lo strumento. Il primo rapporto lo prepariamo insieme a voi, poi lasciamo in azienda il metodo e la modulistica perché i successivi li facciate da soli.

I requisiti aggiuntivi del cliente: la metà del lavoro che non sta nella norma

La EN 9100 è la base comune. Sopra ci sono le prescrizioni di qualità del committente, richiamate nel contratto e negli ordini d’acquisto, e sono quelle che determinano se resterete nell’albo fornitori. Ogni prime contractor ha le proprie e non si somigliano.

Su questo terreno abbiamo già supportato e supportiamo i nostri clienti. È il lavoro che facciamo accanto alla certificazione, e in diversi casi è il motivo per cui ci hanno chiamati. In concreto significa:

  • Leggere il capitolato di qualità insieme a voi e tradurre ogni clausola in una procedura, una registrazione o un controllo: non un commento al documento, ma il pezzo di sistema che lo soddisfa.
  • Gestire il trasferimento dei requisiti a valle, verso i vostri sub-fornitori e i terzisti, con ordini e contratti che riportino ciò che il committente vi impone.
  • Presidiare le fonti approvate per i processi speciali, comprese le qualifiche di parte terza richieste dal cliente, e tenere aggiornato l’elenco.
  • Preparare la documentazione di accompagnamento che il cliente pretende: certificati di conformità, tracciabilità dei lotti, marcatura, imballo e conservazione, requisiti sulla definizione digitale del prodotto quando il modello tridimensionale è l’autorità di progetto.
  • Gestire deroghe e concessioni e le notifiche obbligatorie: modifiche di processo, cambi di sede, trasferimenti di lavorazione, escape di prodotto non conforme già consegnato.
  • Rispondere ai portali e alle richieste di azione correttiva del cliente, dai questionari di qualifica alle segnalazioni di non conformità, fino alle scorecard su puntualità e qualità.
  • Preparare l’azienda all’audit di seconda parte, cioè alla visita del cliente, che segue regole proprie ed è spesso più esigente di quella dell’organismo di certificazione.

A questo si aggiunge ciò che non nasce dal committente ma dal contesto: gli obblighi su materiali e tecnologie a duplice uso, i requisiti di sicurezza delle informazioni che accompagnano sempre più spesso le commesse della difesa — dove il riferimento è la ISO/IEC 27001 — e la documentazione richiesta dai programmi finanziati.

È il terreno dove un sistema costruito solo per superare la certificazione mostra la corda. Noi lo progettiamo fin dall’inizio perché regga entrambe le cose: l’audit dell’organismo e la richiesta del cliente.

Quanto dura il percorso

Per un’azienda di dimensioni medie con una ISO 9001 già in funzione, dall’avvio all’audit di certificazione servono orientativamente dai quattro ai sei mesi. Il vincolo non è la scrittura del sistema: sono i dati. Lo schema richiede di dimostrare che il sistema funziona, con indicatori, riesami e un ciclo di audit interni già svolti, e il tempo per raccoglierli non si comprime. È la ragione per cui partire prima conta più di correre dopo.

Come lavoriamo, in nove passi

  1. Ricerca di bandi e finanziamenti — prima di ogni altra cosa verifichiamo, gratuitamente, quali bandi, contributi e forme di finanziamento a fondo perduto sono disponibili per il vostro progetto. Va fatto per primo perché può cambiare la convenienza dell’intera operazione, e perché molte scadenze non aspettano
  2. Analisi del divario — confronto fra ciò che l’azienda fa già e ciò che la norma chiede, sito per sito e processo per processo
  3. Definizione dell’ambito — cosa mettere dentro il certificato: è la decisione che comparirà in OASIS e che i clienti leggeranno
  4. Scelta dell’organismo — analisi del mercato e selezione dell’ente più adatto alla realtà aziendale
  5. Costruzione del sistema — documentazione originale, modellata sui processi esistenti
  6. Processi speciali e first article — la parte tecnica vera, dove si vincono o si perdono gli audit
  7. Formazione delle persone — chi esegue deve sapere perché, altrimenti il sistema regge solo finché c’è il consulente
  8. Audit interni e riesame — la prova generale, con i dati che l’auditor chiederà
  9. Audit di certificazione — siamo presenti in azienda durante la verifica e restiamo al fianco per le eventuali azioni correttive
Dopo il certificato il lavoro non finisce: sorveglianze annuali, rinnovo a tre anni e presidio dei dati in OASIS.

Gli errori che fanno fallire il primo audit

Sono quasi sempre gli stessi, e nessuno è irreparabile. Costano però settimane se emergono davanti all’auditor invece che davanti a noi.

  • Il sistema copiato. Procedure che descrivono un’azienda diversa dalla vostra. L’auditor se ne accorge alla prima domanda a un operatore.
  • I dati mancanti. Indicatori assenti o attivi da tre settimane, nessun riesame della direzione, ciclo di audit interni incompleto. Senza dati non si può valutare l’efficacia, e senza valutazione dell’efficacia non si esce con un certificato.
  • L’ambito scritto male. Processi lasciati fuori senza motivo o dentro senza copertura. È la formula che finirà in OASIS e che leggeranno i clienti.
  • I processi speciali scoperti. Qualifiche scadute, operatori non riqualificati, oppure lavorazioni affidate a una fonte che il cliente non riconosce.
  • Il first article assente o incompleto. Spesso esiste ma non è tracciabile: manca il collegamento fra caratteristiche, strumenti e certificati.
  • La configurazione gestita per posta elettronica. Modifiche autorizzate in una email, disegni con revisioni diverse in reparto e in ufficio tecnico.
  • Sicurezza del prodotto e parti contraffatte trattate come formalità. Due paragrafi nel manuale e nessuna evidenza a valle.
  • I fornitori non qualificati e i requisiti del committente non trasferiti negli ordini d’acquisto.
  • Le non conformità chiuse senza analisi delle cause, e senza aver considerato i fattori umani, come la norma richiede espressamente.

Per questo l’audit interno che conduciamo prima della verifica è severo, e lo facciamo con la stessa logica del valutatore: campionamento sui processi, richiesta di evidenze, verifica dell’efficacia. Trovare i problemi lì costa una giornata; trovarli in audit di certificazione costa un ciclo di azioni correttive e, a volte, una nuova visita.

Quanto costa la certificazione EN 9100

Non esiste un listino, e chi vi dà una cifra al telefono senza aver visto nulla la sta indovinando. Il costo si compone di due voci separate: le giornate dell’organismo di certificazione — che nello schema aerospaziale sono fissate dalle regole IAQG e non si contrattano, ed è il motivo per cui una EN 9100 costa più di una ISO 9001 a parità di dimensione — e la consulenza, che varia molto a seconda di quanto sistema esiste già in azienda.

Come si forma quel numero, che cosa lo fa salire o scendere, come si sceglie l’organismo di certificazione e perché non percepiamo nulla da nessun ente: lo abbiamo scritto per esteso in quanto costa certificarsi. Vale la pena leggerlo prima di confrontare due offerte.

Dove operiamo

Seguiamo progetti EN 9100 in tutta Italia, con sedi a Milano, Bologna, Roma, Brescia e Chiari e consulenti che operano anche presso la sede del cliente, incluse le giornate di audit. Interveniamo in trasferta con la stessa continuità nei distretti aerospaziali del Nord-Ovest e del Sud.

Gli errori che allungano i tempi

Sono sempre gli stessi quattro.

Scegliere un organismo non qualificato per lo schema. Il certificato non viene registrato, e senza registrazione per il settore non esiste.

Trattarla come una ISO 9001 con qualche requisito in più. I requisiti aggiuntivi sono sostanziali e cambiano il modo di lavorare, non solo la documentazione.

Non misurare le prestazioni verso i clienti. Puntualità e qualità delle consegne sono parte della valutazione: senza dati non si passa.

Cercare i contributi a percorso avviato. I bandi hanno finestre e regole sull’avvio delle spese: chiederli dopo aver firmato significa quasi sempre perderli.

Domande frequenti

Quanto costa la certificazione EN 9100?
Non esiste un listino, e chi vi dà una cifra al telefono senza aver visto nulla la sta indovinando. Il costo si compone di due voci separate: quanto chiede l'organismo terzo, che segue regole proprie e non si contratta, e la consulenza, che varia secondo quanto è già in piedi in azienda. Come si forma quel numero lo abbiamo scritto per esteso in quanto costa certificarsi; per la vostra situazione serve un numero vero, quindi richiedete un preventivo.

Esiste la certificazione ISO 9100? No. La sigla corretta è EN 9100 in Europa, AS 9100 nelle Americhe, JISQ 9100 in Giappone. È la stessa norma, elaborata dall’IAQG, pubblicata con nomi diversi.

La EN 9100 è obbligatoria per legge? No, ma è richiesta contrattualmente dalla quasi totalità dei committenti dell’aeronautica, dello spazio e della difesa come condizione per entrare nell’albo fornitori. Senza, in pratica non si viene invitati a offrire.

Serve avere già la ISO 9001? Non è un prerequisito formale, perché la EN 9100 contiene già per intero la ISO 9001 e può essere certificata da sola. Ma chi ha un sistema ISO 9001 in funzione parte molto avanti, sia sui tempi sia sull’impegno richiesto.

Qual è la differenza fra 9100, 9110 e 9120? La 9100 si applica a chi progetta e produce, la 9110 alle organizzazioni di manutenzione, la 9120 a distributori e stockist. Un’azienda che fa più cose può aver bisogno di più di una.

Il cliente mi ha mandato il suo capitolato di qualità: ci aiutate anche su quello? Sì, ed è una parte importante del nostro lavoro. Le prescrizioni del committente stanno sopra la norma e cambiano da cliente a cliente: le leggiamo insieme a voi, le traduciamo in procedure e registrazioni, verifichiamo il trasferimento dei requisiti ai vostri fornitori e vi prepariamo all’audit di seconda parte. Abbiamo già seguito i nostri clienti su capitolati, questionari di qualifica, portali fornitore e richieste di azione correttiva.

Che cos’è il first article inspection e quando va rifatto? È la prova documentata che il processo produce un pezzo conforme a tutti i requisiti; la regola è la EN 9102 e si compone di tre moduli. Va rifatto — per intero o solo per la parte cambiata — quando cambiano progetto, materiale, fornitore, processo, attrezzature o stabilimento, e comunque dopo due anni di interruzione della produzione di quel pezzo.

Che cosa succede se in audit prendo una non conformità? Va gestita con contenimento, analisi delle cause, correzione e azioni correttive, entro i termini dello schema: gli organismi applicano di norma il limite di 60 giorni dall’emissione del rapporto per il ripristino della conformità, oltre il quale si arriva alla sospensione. Nei nostri progetti siamo presenti durante la verifica e restiamo al vostro fianco per tutta la chiusura dei rilievi.

Che cos’è OASIS e devo entrarci? OASIS è il database ufficiale IAQG dove sono registrate le organizzazioni certificate e i loro certificati. È lì che i committenti verificano un fornitore. Il caricamento avviene tramite l’organismo di certificazione, ma i dati vanno controllati: un ambito descritto male vale una vetrina spenta.

Quanto tempo serve per certificarsi? Orientativamente dai quattro ai sei mesi per un’azienda di dimensioni medie con ISO 9001 già attiva. Il vincolo non è scrivere il sistema ma raccogliere i dati di funzionamento — indicatori, riesami, audit interni — che l’auditor deve poter vedere.

Devo aspettare la nuova revisione IA9100? No. Alla data in cui scriviamo non è ancora pubblicata, la EN 9100:2018 è pienamente valida ed è previsto un periodo di transizione di circa tre anni dalla pubblicazione. Rimandare significa perdere stagioni commerciali.

Esistono contributi o finanziamenti per certificarsi? Sì, e capita spesso che coprano una parte rilevante della spesa. Fra bandi camerali e regionali, misure nazionali e strumenti dedicati alle PMI, molti progetti di certificazione rientrano fra le spese ammissibili. La ricerca la facciamo noi, gratuitamente e prima di iniziare: verifichiamo che cosa è aperto, che cosa è compatibile con il vostro progetto e quali sono le scadenze. Non promettiamo l’esito, che dipende dal bando e dalla graduatoria, ma è un passaggio che non va saltato — e che spesso cambia il conto finale.

Posso usare il logo EN 9100 sul mio sito? L’uso dei marchi di certificazione è regolato dall’organismo che ha emesso il certificato e dalle regole di Accredia: si usa il marchio dell’organismo secondo il suo regolamento, non un generico «logo EN 9100». Vi indichiamo cosa potete e non potete mettere su sito, carta intestata e prodotti.

Esistono contributi per certificarsi?
Sì, e cambiano di continuo: bandi camerali, misure regionali, contributi di filiera e agevolazioni nazionali si aprono e si chiudono nell’arco di poche settimane. Li cerchiamo noi all’inizio del percorso e vi diciamo che cosa è aperto, che cosa copre e con quali scadenze. Una regola vale quasi sempre: i bandi non ammettono spese avviate prima della domanda, quindi la verifica va fatta prima di firmare, non dopo.


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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questa norma

  • Consulenti senior, con esperienza in realtà multinazionali e provenienza da enti di certificazione
  • Documentazione originale, modellata sui vostri processi, non modelli riadattati
  • Selezione dell’organismo di certificazione più adatto alla vostra realtà
  • Presenza in azienda durante l’audit di certificazione
  • Supporto sui requisiti aggiuntivi dei committenti: capitolati di qualità, audit di seconda parte, portali fornitore e azioni correttive
  • First article inspection: il primo lo prepariamo con voi, poi il metodo resta in azienda
  • Preventivi senza voci nascoste, contratti a obiettivo
  • Percorsi dedicati alle PMI e ricerca di finanziamenti per le attività richieste

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