La UNI/PdR 44 struttura il processo di gestione del credito commerciale: valutazione del cliente, condizioni di pagamento, monitoraggio, sollecito e recupero, con gli indicatori che misurano se il processo funziona. Su questa prassi esistono due schemi di accreditamento distinti: uno sulle persone e uno sul servizio.
I numeri dicono che è un mercato piccolo: sul servizio risulta un solo certificato in Italia; sulle persone trentuno Credit Manager, due Collection Specialist e un profilo Deputy, tutti rilasciati dallo stesso organismo. Non è un motivo per escluderlo — le certificazioni di persona in ambito finanziario hanno un valore reputazionale reale — ma è un motivo per dimensionare le aspettative.
Che cosa facciamo, in concreto
Prima di tutto chiariamo se ti serve la certificazione delle persone o quella del servizio, perché sono due percorsi diversi con due mercati diversi. Poi facciamo una cosa che sembra strana per un consulente: verifichiamo la vigenza della prassi prima di impegnare il tuo tempo, e se decidi di procedere chiediamo insieme conferma a UNI. Il lavoro vero, che serve a prescindere dal certificato, è sul processo del credito e sugli indicatori: giorni medi di incasso, scaduto, esposizione per cliente. È la parte che si ripaga da sola. Non certifichiamo noi, e con i numeri in mano ti diciamo se la certificazione conviene o no.
Un certificato di servizio in tutta Italia
Diamo i numeri prima di tutto, perché sono la cosa più informativa di questa pagina. Sulla UNI/PdR 44 esistono due schemi di accreditamento distinti: uno sulle persone e uno sul servizio.
Sul servizio risulta un solo certificato in Italia. Sulle persone risultano trentuno Credit Manager, due Collection Specialist e un profilo Deputy. Tutti rilasciati dallo stesso organismo.
È quindi un mercato piccolo e monofornitore. Non è un motivo per escluderlo: le certificazioni di persona in ambito finanziario hanno un valore reputazionale reale. È un motivo per dimensionare le aspettative.
Una questione di vigenza che va guardata prima di partire
La prassi è del 2018, in vigore dal 18 ottobre di quell’anno, con una versione aggiornata nel maggio 2021 che ha mantenuto la stessa designazione. Risulta in vigore a catalogo.
Ma le prassi di riferimento restano disponibili non oltre cinque anni dalla pubblicazione, estendibili di altri cinque con delibera. Il termine ordinario è quindi scaduto nell’ottobre 2023, quasi tre anni fa. L’eventuale proroga non è documentata pubblicamente: il termine massimo teorico sarebbe l’ottobre 2028.
Lo segnaliamo perché è il genere di cosa che conviene verificare prima di impostare un percorso, non a metà. Se decidi di procedere, chiediamo insieme conferma a UNI.
Il quadro normativo sui ritardi di pagamento, aggiornato
Chi si occupa di credit management ha bisogno di sapere una cosa che nel 2026 viene raccontata male. La proposta di regolamento europeo sui ritardi di pagamento del 2023 non è stata adottata, e non è stata ritirata: il Parlamento ha espresso la propria posizione in prima lettura nell’aprile 2024 e la pratica attende la posizione del Consiglio. Una consultazione sulla revisione si è chiusa nel settembre 2025.
Quindi il riferimento vigente resta la direttiva del 2011, recepita in Italia dal decreto legislativo 231 del 2002 come modificato dal 192 del 2012. Chi ti dice che «dal prossimo anno cambia tutto con il nuovo regolamento» sta anticipando qualcosa che non è ancora legge.
Quanto costa
L’intervento sul processo del credito richiede tipicamente da cinque a dieci giornate, secondo il numero di clienti, i canali di vendita e lo stato del sistema informativo. È la parte che si ripaga: qualche giorno medio di incasso in meno vale più del certificato.
Applichiamo la nostra tariffa giornaliera, con le spese a forfait, e un canone annuale di mantenimento.
Il costo dell’organismo è separato, e su questa prassi l’offerta è concentrata su un soggetto: incide sui tempi più che sul prezzo.
Gli errori che allungano i tempi
Il primo è partire dalla certificazione invece che dal processo. Il ritorno misurabile sta nei giorni di incasso, non nel certificato.
Il secondo è non verificare lo stato della prassi. Il termine ordinario dei cinque anni è passato e la proroga non è documentata.
Il terzo è confondere lo schema delle persone con quello del servizio. Sono due, e i numeri dicono che il primo funziona e il secondo quasi no.
Il quarto è annunciare internamente il nuovo regolamento europeo. Non è adottato: vale ancora la disciplina del 2002 come modificata nel 2012.
Il quinto è trattare il credito come un tema amministrativo. Le condizioni si decidono in fase commerciale: se il presidio arriva dopo la firma, arriva tardi.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo aziende in tutta Italia. È un lavoro da remoto quasi al cento per cento: si svolge sui gestionali, sullo scadenzario e sui contratti, insieme all’amministrazione e alla direzione commerciale. Gli incontri in presenza servono quando si tratta di rivedere le condizioni di pagamento, perché lì la decisione è commerciale prima che amministrativa.
Domande frequenti
Certifico l’azienda o le persone?
Sono due schemi distinti e la scelta va fatta all’inizio. Sul servizio esiste un solo certificato in Italia; sulle persone i profili certificati sono una trentina, con Credit Manager come figura prevalente. Se l’obiettivo è reputazionale e riguarda una figura interna, la strada delle persone è quella con più riscontri; se l’obiettivo è qualificare un servizio venduto a terzi, va valutata la seconda, sapendo che il mercato è quasi inesistente.
La prassi è ancora in vigore?
Risulta in vigore a catalogo, con la versione del 2018 aggiornata nel maggio 2021 a parità di designazione. Va però tenuto presente che le prassi di riferimento restano disponibili non oltre cinque anni dalla pubblicazione, estendibili di altri cinque con delibera: il termine ordinario è scaduto nell’ottobre 2023 e l’eventuale proroga non è documentata pubblicamente. È il genere di verifica che conviene fare all’inizio, non a metà percorso.
È vero che dal prossimo anno cambia tutto con il nuovo regolamento europeo sui ritardi di pagamento?
No. La proposta di regolamento del 2023 non è stata adottata e non è stata ritirata: il Parlamento ha espresso la propria posizione in prima lettura nell’aprile 2024 e la pratica attende il Consiglio. Il riferimento vigente resta la direttiva del 2011, recepita in Italia dal decreto legislativo 231 del 2002 come modificato dal 192 del 2012.
Se il certificato serve a poco, che cosa mi resta?
Il processo. Un sistema di valutazione del cliente, condizioni di pagamento coerenti con il quadro normativo e indicatori misurati sui giorni di incasso e sullo scaduto producono un effetto sulla cassa che si vede nei numeri, certificato o non certificato. È il motivo per cui l’ultimo dei sei passi è una decisione informata, e non una firma già data per scontata.
Un certificato di servizio in tutta Italia
Sul servizio risulta un solo certificato; sulle persone trentuno Credit Manager, tutti dello stesso organismo. Mercato piccolo e monofornitore. Il valore sta nel processo del credito, che si ripaga con i giorni di incasso.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Ti diamo i numeri veri dello schema prima di proporti un percorso.
- Verifichiamo lo stato della prassi: il termine ordinario dei cinque anni è passato e la proroga non è pubblica.
- Lavoriamo sul processo del credito, che è la parte che si ripaga a prescindere dal certificato.
- Sui ritardi di pagamento ti diciamo che il nuovo regolamento europeo non è adottato, invece di annunciarlo.
