La UNI 11926:2023 definisce i requisiti dei servizi ausiliari alla sicurezza: portierato, reception, controllo accessi, steward, accoglienza e assistenza nei luoghi aperti al pubblico. È la parte del mercato della sicurezza che non richiede la licenza prefettizia dell’articolo 134, e che per anni è vissuta senza uno standard riconosciuto.
È in vigore dal 28 settembre 2023 e la certificazione è volontaria: nessun decreto la impone. Il suo valore è tutto in gara e in qualifica fornitori, ed è lì che ha senso valutarla — è il classico requisito che compare prima come premiante e poi come obbligatorio.
Che cosa facciamo, in concreto
La prima cosa che facciamo è disegnare il perimetro del servizio, perché è da lì che dipende tutto: se quello che vendi sconfina nella vigilanza privata, la certificazione non risolve niente e serve la licenza. Poi scegliamo con te fra le due norme — la 11926 certifica l’organizzazione e il servizio, la 11925 certifica le persone — perché in capitolato «personale certificato» e «servizio certificato» non sono la stessa cosa. Non certifichiamo noi, e non ti promettiamo che il certificato ti apra attività che richiedono la licenza prefettizia: quel confine lo mettiamo per iscritto, perché è il punto su cui nascono i contenziosi.
Il pezzo di sicurezza che non ha bisogno della licenza prefettizia
C’è una zona del mercato della sicurezza che non è vigilanza privata e non richiede la licenza dell’articolo 134: portierato, reception, controllo accessi, steward, servizi di accoglienza e assistenza nei luoghi aperti al pubblico. Sono i cosiddetti servizi ausiliari, o servizi fiduciari.
Proprio perché non sono regolamentati come la vigilanza, per anni hanno vissuto senza uno standard riconosciuto. La UNI 11926:2023, in vigore dal 28 settembre 2023, colma quel vuoto: definisce i requisiti dei servizi ausiliari alla sicurezza, e su di essa esiste uno schema di accreditamento attivo sotto la norma sugli organismi di certificazione di prodotto.
A differenza della vigilanza privata, qui la certificazione è volontaria: nessun decreto la impone. Il suo valore è tutto in gara e in qualifica fornitori, ed è lì che ha senso valutarla.
La norma gemella sulle persone
Insieme alla 11926 è stata pubblicata la UNI 11925:2023, in vigore dallo stesso giorno, che riguarda le figure professionali dei servizi ausiliari. Anche su questa esiste uno schema di accreditamento attivo, ma sotto la norma sulla certificazione delle persone, che è un percorso diverso.
La distinzione conta quando si legge un capitolato. «Personale certificato» e «servizio certificato» non sono la stessa cosa: la prima si soddisfa con la 11925 sulle persone, la seconda con la 11926 sull’organizzazione. Chi confonde le due si presenta in gara con il documento sbagliato.
Perché conviene guardarla adesso
È uno schema giovane: tre anni di norma e un accreditamento aperto da poco. Il che significa due cose opposte, e vanno dette entrambe.
La prima è che il mercato è piccolo, quindi non aspettarti che il committente la conosca già: va spiegata. La seconda è che chi si certifica ora ha un differenziale reale, perché i concorrenti in gran parte non ce l’hanno.
La spinta arriva dalle gare, soprattutto quelle di committenti pubblici e grandi aziende che appaltano portierato e reception e hanno bisogno di un criterio oggettivo per distinguere i fornitori. È il classico requisito che compare prima come premiante e poi come minimo.
Un confine da tenere chiaro con il cliente
La UNI 11926 non trasforma un servizio ausiliario in vigilanza privata, e non consente di svolgere attività che richiedono la licenza prefettizia. Se il servizio che vendi sconfina nella vigilanza, il problema non si risolve con una certificazione: serve la licenza.
È un confine che conviene mettere per iscritto nel contratto con il committente, perché è esattamente il punto su cui nascono i contenziosi.
Quanto costa
Un primo percorso su un’azienda di servizi ausiliari richiede tipicamente da otto a quindici giornate, secondo il numero di cantieri o sedi presidiate e lo stato del sistema esistente. Se hai già una ISO 9001, si scende sensibilmente.
Applichiamo la nostra tariffa giornaliera, con le spese a forfait, e un canone annuale di mantenimento.
Il costo dell’organismo è separato. Su uno schema giovane conviene chiedere quanti organismi sono accreditati e con quali tempi, perché la disponibilità incide sul calendario più del prezzo.
Gli errori che allungano i tempi
Il primo è confondere la certificazione delle persone con quella del servizio. Sono due norme, due schemi, due documenti.
Il secondo è usarla per svolgere attività di vigilanza privata. Non lo consente, e il rischio non è commerciale.
Il terzo è trattarla come una ISO 9001 con un’etichetta diversa. Il peso è sulla gestione del personale e sulla continuità del presidio, non sui processi documentali.
Il quarto è non documentare la formazione. In un servizio di persone è la prima cosa che l’audit chiede, e la più spesso mancante.
Il quinto è presentarsi in gara dando per scontato che il committente conosca la norma. È giovane: va spiegata, e conviene farlo nell’offerta tecnica.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo imprese di servizi in tutta Italia. Qui il lavoro segue le commesse più che le sedi: i servizi ausiliari si erogano dentro i siti dei committenti, e le evidenze di gestione operativa e di formazione si raccolgono lì. La parte documentale e il piano di qualifica del personale si costruiscono da remoto.
Domande frequenti
La UNI 11926 mi permette di fare vigilanza senza licenza?
No, e questo è il punto più delicato. La norma non trasforma un servizio ausiliario in vigilanza privata e non consente di svolgere attività che richiedono la licenza dell’articolo 134. Se il servizio sconfina, il problema si risolve con la licenza, non con un certificato.
Il capitolato chiede «personale certificato»: mi serve la 11926?
Dipende da come è scritto. «Personale certificato» si soddisfa con la UNI 11925:2023, che riguarda le figure professionali ed è certificazione di persone; «servizio certificato» si soddisfa con la 11926, che riguarda l’organizzazione. Sono due schemi diversi: prima di impostare il percorso conviene leggere la clausola parola per parola.
Vale la pena certificarsi su uno schema così giovane?
È una scelta con due facce e le diciamo entrambe. Il mercato è piccolo, quindi il committente spesso non conosce la norma e va spiegata; ma proprio per questo chi si certifica ora ha un differenziale reale, perché i concorrenti in gran parte non ce l’hanno. Se lavori con committenti pubblici o grandi aziende che appaltano portierato e reception, la leva c’è.
Posso certificare insieme la 11925 e la 11926?
Sono percorsi distinti e restano due certificati, ma il lavoro di analisi si fa una volta sola: la mappatura delle figure e delle competenze serve a entrambi. Se l’obiettivo è coprire tutte le formulazioni che si trovano nei capitolati, conviene pianificarli insieme fin dall’inizio.
Persone o organizzazione? Sono due norme
La UNI 11926 certifica il servizio, la UNI 11925 le figure professionali. Due schemi accreditati distinti, due documenti diversi. Chi le confonde si presenta in gara con quello sbagliato.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Definiamo prima il confine con la vigilanza privata: se il servizio sconfina, serve la licenza e nessuna certificazione la sostituisce.
- Leggiamo i capitolati che ti interessano e ti diciamo quale dei due certificati chiedono davvero.
- Lavoriamo su selezione, formazione e passaggi di turno, che in un servizio di persone sono il cuore dell’audit.
- Su uno schema giovane verifichiamo quanti organismi sono accreditati e con quali tempi, perché incide sul calendario.
