La ISO 22095 mette ordine nel vocabolario della catena di custodia — il sistema che segue una caratteristica come «riciclato», «sostenibile» o «certificato» lungo la filiera — e definisce cinque modelli, ordinati per grado di legame fisico fra il materiale e la dichiarazione: identità preservata, segregazione, miscelazione controllata, bilancio di massa, certificati negoziabili.
Nel 2026 è diventata una serie. La parte 2 sul bilancio di massa, in vigore in Italia da maggio 2026, e la parte 3 sui certificati negoziabili, da giugno 2026, contengono requisiti operativi veri; e la parte generale del 2021 è ritirata e sostituita dall’edizione 2026, in vigore da luglio. Chi cita ancora la 2021 lavora su un documento superato.
Che cosa facciamo, in concreto
Partiamo dalla domanda che decide tutto: che cosa vuoi poter scrivere. Da lì scegliamo il modello, definiamo i confini del sistema — geografici e temporali — e mettiamo in piedi la contabilità, con i fattori di conversione e il metodo di calcolo. Poi innestiamo il tutto sullo schema settoriale che ti serve, perché la ISO 22095 è una norma-ombrello e sono gli schemi a comandare. L’ultimo passo è quello che ci sta più a cuore: la formulazione del claim. Non ti lasciamo scrivere «prodotto in plastica riciclata» se il modello che hai adottato è il bilancio di massa, perché quella frase non regge una contestazione.
Cinque modelli, e la differenza fra loro decide che cosa puoi scrivere in etichetta
La catena di custodia è il sistema che segue una caratteristica — riciclato, sostenibile, certificato — lungo la filiera. La ISO 22095 mette ordine nel vocabolario e definisce cinque modelli, ordinati per grado di legame fisico fra il materiale che porta la caratteristica e il prodotto che porta la dichiarazione.
Identità preservata. Il materiale viene da una sola origine identificata e resta separato lungo tutta la catena. Il prodotto finale è riconducibile a quella origine. È il modello più stringente e il più costoso: lotti dedicati, stoccaggi dedicati, spesso linee dedicate.
Segregazione. Il materiale può venire da più origini conformi, ma resta separato da quello non conforme. Il prodotto è interamente costituito da materiale con la caratteristica, ma non è riconducibile a una singola origine. È il modello del «cento per cento certificato».
Miscelazione controllata. Conforme e non conforme sono miscelati in proporzioni note, e il prodotto porta una percentuale che corrisponde davvero a quello che c’è dentro.
Bilancio di massa. L’ingresso conforme è contabilizzato in quantità, e una quantità equivalente di uscita può portare la dichiarazione anche se i materiali si sono mescolati. Qui va detta la cosa che quasi nessuno dice al cliente: il singolo prodotto venduto come certificato può non contenere una sola molecola di materiale conforme. È contabilità di volumi, non tracciabilità fisica.
Certificati negoziabili. Materiale e dichiarazione sono completamente separati: i certificati circolano su un mercato proprio, indipendentemente dalle merci. È il modello dell’energia rinnovabile e dei carburanti sostenibili per l’aviazione.
Nel 2026 la norma è diventata una serie, e due modelli hanno requisiti veri
Fino a gennaio 2026 la ISO 22095 era soltanto terminologia e modelli: descriveva, non prescriveva. Poi sono arrivate due parti nuove, e la cosa cambia.
La parte 2 sul bilancio di massa, in vigore in Italia dal maggio 2026, contiene requisiti operativi: differenze rispetto agli altri modelli, requisiti generali per le organizzazioni, confini del sistema geografici e temporali, fattori di conversione, metodo della percentuale media mobile, metodo dei crediti, trasparenza e dichiarazioni. Sono esattamente i punti su cui i bilanci di massa fatti in casa si rompono.
La parte 3 sui certificati negoziabili, in vigore dal giugno 2026, introduce requisiti su attribuzione dei flussi, confini del sistema e trasparenza, con un obiettivo dichiarato: prevenire il doppio conteggio.
Anche la parte generale è cambiata: l’edizione italiana del 2021 è ritirata e sostituita dall’edizione 2026, in vigore da luglio. Chi cita ancora la 2021 sta lavorando su un documento superato.
Perché non esiste «la certificazione ISO 22095», e perché la norma serve lo stesso
Uno schema di accreditamento sulla catena di custodia esiste nella lista dell’ente nazionale, ma non risultano organismi accreditati. E la stessa organizzazione internazionale che pubblica la norma scrive che questa non può verificare le dichiarazioni né sostenere asserzioni di sostenibilità senza evidenze aggiuntive.
La ISO 22095 è una norma-ombrello: gli schemi settoriali la usano come vocabolario comune, ma restano loro a comandare. Lo si legge nero su bianco nei documenti degli schemi: uno dei principali standard internazionali sui materiali sostenibili dichiara di aver sviluppato i propri requisiti in allineamento con la ISO 22095, identifica i propri modelli con i nomi della norma, e poi chiude con la frase che conta: «i requisiti dello standard prevalgono nei nostri audit».
Ecco perché serve. Prima di entrare in uno schema — catena di custodia forestale, materiali sostenibili, plastica riciclata, riciclato per i CAM — devi scegliere quale modello adotterai, e quella scelta determina il costo, la complessità e soprattutto che cosa potrai dichiarare al mercato. Sbagliarla dopo costa molto più che ragionarci prima.
Il punto dove si finisce nei guai: il bilancio di massa raccontato male
È l’errore commerciale più diffuso, e dal 27 settembre 2026 è anche il più rischioso, perché si applica la nuova disciplina italiana sulle asserzioni ambientali.
Il caso tipico: un’azienda certifica in bilancio di massa e poi comunica «prodotto in plastica riciclata». Tecnicamente ha un certificato valido; commercialmente sta dicendo al consumatore una cosa che il modello non garantisce. La formulazione corretta parla di contenuto attribuito con bilancio di massa, e va spiegata, non nascosta.
La differenza fra i modelli non è una sottigliezza da tecnici: è la differenza fra un claim che regge una contestazione e uno che non la regge.
Quanto costa
L’analisi dei modelli e la scelta, su un processo produttivo definito, richiede tipicamente da tre a cinque giornate. La costruzione della contabilità del bilancio di massa, con confini, fattori di conversione e registrazioni, da cinque a nove.
Applichiamo la nostra tariffa giornaliera, con le spese a forfait. Non c’è un costo di organismo di certificazione su questa norma; ci sarà su quello dello schema settoriale a cui deciderai di puntare.
Un modo di guardare la spesa: queste giornate si spendono una volta e valgono per ogni schema successivo. La contabilità che costruisci qui è la stessa che serve per il riciclato, per la catena di custodia forestale e per i materiali sostenibili.
Gli errori che allungano i tempi
Il primo è scegliere lo schema prima del modello. Ci si iscrive a uno schema, poi si scopre che il modello che regge il claim promesso costa il triplo.
Il secondo è comunicare il bilancio di massa come se fosse segregazione. È il caso su cui si aprono le contestazioni, e dal 27 settembre 2026 il quadro sanzionatorio italiano è più severo.
Il terzo è non definire i confini temporali. Senza un periodo di riferimento, il bilancio di massa non chiude e l’audit si ferma lì.
Il quarto è credere che la ISO 22095 basti per gli obblighi di dovuta diligenza. Non è così: quegli obblighi chiedono la geolocalizzazione dell’origine, che è una logica opposta a quella del bilancio di massa.
Il quinto è citare l’edizione 2021. È ritirata da luglio 2026.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo filiere in tutta Italia. Gli stabilimenti si visitano dove i materiali entrano, si pesano e si mescolano, perché il modello di catena di custodia si verifica lì. La contabilità, i fattori di conversione e la revisione dei claim si costruiscono da remoto, con la produzione e con il marketing insieme: è l’unico modo perché la dichiarazione finale corrisponda al modello adottato.
Domande frequenti
Posso ottenere «la certificazione ISO 22095»?
No. Uno schema di accreditamento sulla catena di custodia figura nella lista dell’ente nazionale, ma non risultano organismi accreditati, e la stessa organizzazione che pubblica la norma scrive che questa non verifica le dichiarazioni e non sostituisce gli schemi settoriali. È una norma-ombrello: dà il vocabolario comune, mentre a certificare sono gli schemi.
Allora perché mi serve?
Perché prima di entrare in uno schema — catena di custodia forestale, materiali sostenibili, plastica riciclata, riciclato per i CAM — devi scegliere quale modello adotterai, e quella scelta determina il costo, la complessità e soprattutto che cosa potrai dichiarare. Farla dopo significa scoprire a percorso avviato che il claim che volevi non è sostenibile.
Qual è la differenza pratica fra segregazione e bilancio di massa?
Con la segregazione il materiale conforme resta fisicamente separato da quello non conforme, quindi il prodotto che compri contiene davvero quel materiale. Con il bilancio di massa l’ingresso conforme è contabilizzato in quantità e una quantità equivalente in uscita può portare la dichiarazione anche se i materiali si sono mescolati: il conto torna a livello di sistema, non di singolo pezzo.
Perché il bilancio di massa è rischioso in comunicazione?
Perché il caso tipico è certificarsi in bilancio di massa e poi comunicare «prodotto in plastica riciclata». Tecnicamente il certificato è valido; commercialmente si sta dicendo al consumatore una cosa che il modello non garantisce. Dal 27 settembre 2026, con la nuova disciplina italiana sulle asserzioni ambientali, è anche il modo più rapido per prendersi una contestazione.
Il bilancio di massa non garantisce che il prodotto contenga il materiale
È la cosa che quasi nessuno dice al cliente: in bilancio di massa il prodotto venduto come certificato può non contenere una sola molecola di materiale conforme. È contabilità di volumi. Comunicarlo come segregazione è dove si aprono le contestazioni.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Partiamo dalla dichiarazione che vuoi fare al mercato, non dallo schema: è quella che determina il modello.
- La contabilità che costruiamo una volta vale per ogni schema successivo — riciclato, forestale, materiali sostenibili.
- Ti diciamo che su questa norma non esiste un organismo accreditato, invece di venderti una certificazione che non c’è.
- Scriviamo insieme il claim, tenendo conto della disciplina sulle asserzioni ambientali che si applica dal 27 settembre 2026.
