Quasi sempre chi arriva qui ci arriva spinto da qualcun altro: un committente ha scritto «carbon footprint» in un capitolato, un bando assegna punti a chi possiede un inventario dei gas serra, un cliente ha mandato un questionario di filiera da compilare entro trenta giorni. La richiesta arriva quasi mai col riferimento normativo giusto, e chi la riceve non sa se gli stiano chiedendo un documento sull'azienda o su un prodotto. Sono due cose diverse, con norme e costi diversi.
Su questo tema, in Italia, si vende parecchio fumo: offerte di «certificazione carbon footprint» che non corrispondono ad alcuno schema esistente, attestati di soggetti privi di accreditamento, riferimenti a documenti ritirati da anni. Molte imprese pagano così per un foglio che, quando la stazione appaltante lo guarda davvero, non vale nulla.
La ISO 14064 non è una norma certificabile come lo sono la ISO 9001 o la ISO 14001: non esiste un «certificato ISO 14064» di sistema di gestione. Si fa un'altra cosa: l'organizzazione redige un'asserzione sui propri gas serra e un organismo terzo la verifica, rilasciando una dichiarazione di verifica. Quando la riduzione passa da interventi di efficienza energetica affidati a terzi, conviene sceglierli fra chi è una società di servizi energetici certificata UNI CEI 11352: dei risparmi che promette risponde per contratto.
La differenza non è formale: cambia la norma con cui l'organismo è accreditato — ISO/IEC 17029 e ISO 14065, non la ISO/IEC 17021-1 dei sistemi di gestione — e cambia il modo in cui il documento va citato in gara.
Che cosa facciamo, in concreto
Vi portiamo dal calcolo alla verifica, e la parola giusta è questa: qui non si «certifica» un sistema, si fa verificare un’asserzione — l’inventario delle emissioni — da un organismo accreditato. Il lavoro vero è a monte: definire i confini organizzativi e operativi e raccogliere dati che reggano, perché un inventario con dati stimati male non passa la verifica. Non verifichiamo noi: l’asserzione la verifica un organismo terzo. E prima di cominciare cerchiamo i bandi a fondo perduto e i contributi attivi: su misura e riduzione delle emissioni le misure sono molte e cambiano spesso.
Che cos'è la ISO 14064 e perché è in tre parti
La ISO 14064 non è un documento unico: sono tre norme distinte, per tre soggetti diversi. Chiedere «la ISO 14064» senza dire quale parte è come chiedere «il codice».
| Parte | Edizione | Di che cosa si occupa | A chi serve |
|---|---|---|---|
| ISO 14064-1 | 2018 (UNI EN ISO 14064-1:2019) | Emissioni e rimozioni a livello di organizzazione: l'inventario GHG, cioè la carbon footprint aziendale | Alle imprese che devono dichiarare quanto emettono |
| ISO 14064-2 | 2019 | Riduzioni o rimozioni a livello di progetto | A chi realizza un progetto di riduzione |
| ISO 14064-3 | 2019 | Come si conducono verifica e validazione di un'asserzione | All'organismo, non all'azienda |
Se un capitolato chiede genericamente «la ISO 14064» e la vostra attività non ruota attorno a un progetto di riduzione, quello che vi serve è la parte 1. La parte 3 non potete ottenerla: è la regola con cui vi verifica l'organismo.
Perché non si dice certificazione
Nell'accreditamento le attività di terza parte non sono tutte uguali. La certificazione riguarda sistemi di gestione, prodotti o persone; validazione e verifica riguardano le asserzioni, cioè dichiarazioni che un'organizzazione fa su sé stessa. L'inventario dei gas serra è esattamente questo.
Asserzione GHG — la dichiarazione documentata sulle proprie emissioni e rimozioni in un dato periodo: è l'oggetto del controllo.
Verifica — controllo su fatti già accaduti. Validazione — controllo su un esito futuro, come un progetto di riduzione.
ISO/IEC 17029:2019 — norma generale sugli organismi di validazione e verifica. ISO 14065:2020 — la sua applicazione a chi verifica informazioni ambientali.
Dichiarazione di verifica — il documento finale. Non è un certificato di sistema di gestione e non va presentato come tale.
In Italia l'ente unico di accreditamento è Accredia, che tiene questa attività nella sezione delle verifiche e validazioni, separata dalle certificazioni. Per lo schema degli inventari di gas ad effetto serra accredita gli organismi secondo ISO/IEC 17029 e ISO 14065, con riferimento tecnico la UNI EN ISO 14064-1; per la carbon footprint il riferimento tecnico è la ISO 14067.
È anche il modo più rapido per capire se un'offerta è seria: l'organismo deve mostrare un accreditamento per quello schema. Se non c'è, quella che ricevete è una dichiarazione privata: può avere valore interno, ma in gara non porta punti.
Carbon footprint di organizzazione o di prodotto
È il secondo equivoco più frequente: «impronta di carbonio» copre due oggetti che sul piano del metodo non hanno quasi nulla in comune.
| Di organizzazione | Di prodotto | |
|---|---|---|
| Norma | ISO 14064-1:2018 | ISO 14067:2018 |
| Che cosa misura | L'intera azienda, o siti definiti, in un anno | Un prodotto o servizio lungo il ciclo di vita |
| Metodo | Inventario per categorie di emissione | Ciclo di vita, serie ISO 14040/14044 |
| Risultato | Report GHG e dichiarazione di verifica | CO2 equivalente per unità funzionale |
| Quando serve | Bandi, garanzie in gara, questionari di filiera | Etichette ambientali, richieste sul singolo articolo |
La regola pratica: se la domanda riguarda l'azienda siete sulla ISO 14064-1; se riguarda un articolo siete sulla ISO 14067, che richiede dati di distinta base e di processo. Fare la prima non vi dà la seconda.
I tre ambiti e le sei categorie
Tutti hanno sentito parlare di Scope 1, 2 e 3: sono i tre ambiti del GHG Protocol, il riferimento più citato nei questionari dei committenti. La ISO 14064-1, dall'edizione 2018, riorganizza la stessa materia in sei categorie.
| Categoria ISO 14064-1 | Che cosa comprende | GHG Protocol |
|---|---|---|
| 1 — Emissioni dirette | Caldaie, forni, flotta, perdite di refrigeranti | Scope 1 |
| 2 — Energia importata | Elettricità, calore, vapore, freddo acquistati | Scope 2 |
| 3 — Trasporto | Logistica, trasferte, spostamenti casa-lavoro | Scope 3 |
| 4 — Prodotti utilizzati | Beni e servizi acquistati, beni strumentali, rifiuti | Scope 3 |
| 5 — Uso dei vostri prodotti | Uso e fine vita di ciò che vendete, franchising, investimenti | Scope 3 |
| 6 — Altre fonti | Ciò che non rientra nelle precedenti | Scope 3 |
La differenza che conta: nel GHG Protocol lo Scope 3 è sostanzialmente facoltativo, mentre la ISO 14064-1 chiede di considerare tutte e sei le categorie e di motivare le esclusioni con criteri definiti in anticipo.
È qui che si arenano i progetti mal impostati. Le categorie 1 e 2 si fanno con bollette e schede carburante; dalla 3 in poi servono dati che vivono fuori dall'azienda e criteri di stima difendibili. Chi parte senza aver deciso prima dove si fermerà arriva alla verifica scoperto.
Chi la chiede davvero, e perché
La ISO 14064-1 è volontaria: nessuna legge italiana impone di redigere un inventario dei gas serra né di farlo verificare. I canali da cui arriva la richiesta sono però quattro.
Le gare pubbliche. Il Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), all'articolo 106, comma 8, riduce l'importo della garanzia richiesta per partecipare: del 30% con la ISO 9001, del 50% per le micro, piccole e medie imprese, e fino a un ulteriore 20%, cumulabile, per chi possiede una o più delle certificazioni elencate nell'allegato II.13. Quell'allegato include espressamente la ISO 14064-1 e l'impronta climatica di prodotto secondo la ISO/TS 14067, accanto a ISO 14001, EMAS, ISO 45001, ISO 50001, SA8000, ISO 37001 e UNI/PdR 125.
I criteri ambientali minimi. I CAM sono obbligatori per le stazioni appaltanti in forza dell'articolo 57, comma 2, dello stesso Codice, e si articolano anche in criteri premianti. È qui che l'inventario può tradursi in punteggio, quando il bando lo prevede.
Le catene di fornitura. I grandi committenti hanno bisogno del dato dei fornitori per chiudere la propria categoria 4: quando un cliente vi manda un questionario climatico gli serve il vostro numero, e un dato verificato pesa diversamente da una stima autodichiarata.
I bandi. Molte misure regionali e camerali ammettono a finanziamento l'inventario e la verifica. La disponibilità cambia continuamente: va verificata al momento, non presunta.
Che cosa chiede la norma, punto per punto
I confini organizzativi. Quali entità entrano e con quale criterio: controllo operativo, controllo finanziario o quota di partecipazione. Per un gruppo con collegate o joint venture la scelta va motivata; cambiarla di anno in anno senza spiegarlo rende i dati incomparabili.
I confini di rendicontazione. Quali sorgenti e pozzi di gas serra entrano, categoria per categoria, e quali si escludono: ogni esclusione va motivata.
L'anno base. Un anno di riferimento contro cui misurare l'andamento, con la procedura di ricalcolo per quando accade qualcosa di strutturale: un'acquisizione, la chiusura di un sito. Senza anno base l'inventario è una fotografia isolata.
La quantificazione. Per ogni fonte servono i dati di attività — litri, chilowattora, tonnellate-chilometro — e un fattore di emissione tracciabile alla fonte e all'anno. I gas non si sommano fra loro: si convertono in anidride carbonica equivalente attraverso i potenziali di riscaldamento globale.
L'incertezza. Va valutata: serve sapere quali numeri sono misurati, quali calcolati e quali stimati, e con quale margine.
Il piano di gestione delle informazioni. Chi raccoglie quale dato, da dove e dove resta l'evidenza. In verifica è il primo documento che chiedono, ed è il primo che manca a chi ha fatto il conto una volta sola.
Il report GHG. Espone perimetro, metodo, risultati per categoria, esclusioni, anno base e incertezze. È questo il testo che l'organismo verifica, non il foglio di calcolo dietro.
Un punto che resta spesso implicito: la ISO 14064-1 non impone di ridurre le emissioni, impone di contarle bene e di dirlo in modo verificabile.
Neutralità carbonica: non è la 14064
Contare le emissioni e dichiararsi «carbon neutral» sono passaggi distinti, e il secondo ha una norma propria: la ISO 14068-1:2023, Transition to net zero — Part 1: Carbon neutrality, del novembre 2023.
La PAS 2060 è stata superata dalla ISO 14068-1. L'ente di accreditamento britannico UKAS ha fissato al 31 dicembre 2025 il termine entro cui gli organismi dovevano completare la migrazione al nuovo schema, togliendo la PAS 2060 dagli scopi di accreditamento. Chi oggi vi propone un percorso di neutralità carbonica basato sulla PAS 2060 lavora su un riferimento non più attuale.
L'ordine non cambia: prima si quantifica secondo la ISO 14064-1 (o la ISO 14067 per un prodotto), poi si riduce, e solo su ciò che resta si ragiona di compensazione. Chi compra crediti su un numero mai verificato costruisce una dichiarazione fragile.
Gli obblighi di legge che non sostituisce
Una dichiarazione di verifica ISO 14064-1 non assolve, nemmeno in parte, gli adempimenti che seguono.
EU ETS. Gli impianti che rientrano nel sistema europeo di scambio delle quote hanno obblighi propri di monitoraggio, comunicazione annuale e verifica da parte di organismi accreditati per quello schema cogente, che Accredia tiene separato dallo schema volontario degli inventari GHG.
CBAM. Il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, istituito dal regolamento (UE) 2023/956, è entrato nella fase definitiva il 1° gennaio 2026: gli importatori dei prodotti coperti devono ottenere lo status di dichiarante CBAM autorizzato, dichiarare le emissioni incorporate e acquistare i certificati, con una soglia de minimis di 50 tonnellate di massa netta per importatore all'anno (esclusi idrogeno ed elettricità). È un adempimento doganale.
Autorizzazioni ambientali. Emissioni in atmosfera, gas fluorurati, scarichi, rifiuti: nessuno di questi obblighi si attenua avendo un inventario dei gas serra.
Il rapporto con la rendicontazione di sostenibilità
Molte richieste nascono a valle della normativa europea sulla rendicontazione di sostenibilità, che non è una certificazione: è un'informativa societaria sulla quale il revisore legale esprime un'attestazione di conformità. In Italia la CSRD è stata recepita con il D.Lgs. 125/2024. Chi vi è soggetto non assolve quegli obblighi con una dichiarazione ISO 14064-1, ma da quell'inventario ricava il dato climatico che gli serve. Il quadro europeo è cambiato più volte, ed è qui che circola l'informazione più datata.
| Atto | Data | Che cosa ha fatto |
|---|---|---|
| Direttiva (UE) 2025/794 «stop the clock» | 14 aprile 2025 in GUUE il 16 aprile 2025 | Ha rinviato di due anni gli obblighi per la seconda e la terza ondata di imprese, e le scadenze sul dovere di diligenza |
| Direttiva (UE) 2026/470 pacchetto Omnibus I | 24 febbraio 2026 in GUUE il 26 febbraio 2026 | Ha ristretto l'ambito: restano obbligate le imprese con più di 1.000 dipendenti in media e oltre 450 milioni di euro di ricavi netti, dagli esercizi che iniziano il 1° gennaio 2027 |
L'innalzamento delle soglie ha tolto dall'obbligo diretto moltissime aziende, ma non ha tolto la domanda: chi resta obbligato deve rendicontare la propria catena del valore, e continua a chiedere il dato ai fornitori. Per chi sta a monte la pressione si è spostata dal piano normativo a quello contrattuale.
Come si arriva alla dichiarazione di verifica
- Ricerca di bandi e finanziamenti. Prima di ogni altra cosa verifichiamo, gratuitamente, quali bandi, contributi e forme di finanziamento a fondo perduto sono disponibili per il vostro progetto. Va fatto per primo perché può cambiare la convenienza dell'intera operazione, e perché molte scadenze non aspettano.
- Scopo e confini. Quali società e quali siti entrano, con quale criterio di consolidamento, e quale anno base.
- Analisi di significatività. Si passano in rassegna le sei categorie e si decide con criteri scritti che cosa entra.
- Raccolta dei dati. Bollette, contatori, schede carburante, registri dei refrigeranti, trasporti, acquisti, rifiuti. È la fase più lunga.
- Fattori di emissione e calcolo. Ogni fattore tracciato alla fonte, con la conversione documentata in CO2 equivalente.
- Report GHG e piano di gestione dei dati. I due documenti che l'organismo legge per primi.
- Scelta dell'organismo. Si controlla che sia accreditato per lo schema giusto, si confrontano tempi e giornate.
- Verifica. Esame del report, campionamento delle evidenze, rilievi da chiudere, dichiarazione.
- Mantenimento. L'inventario si aggiorna ogni anno; dal secondo il lavoro cala molto se il piano dati è scritto bene.
Sui tempi: per un'azienda di dimensioni medie con una ISO 9001 già attiva servono dai quattro ai sei mesi. Ad allungarli sono i dati delle categorie 3, 4 e 5, che dipendono da soggetti esterni.
Come si incastra con gli altri schemi
Con la certificazione ISO 14001 la sovrapposizione è forte: contesto, aspetti ambientali e obblighi di conformità sono già lì, e l'inventario si innesta come approfondimento quantitativo. Chi ha EMAS parte ancora più avanti. Con la certificazione ISO 50001 il legame è sul dato: il sistema di gestione dell'energia produce esattamente i consumi che alimentano le categorie 1 e 2. Per chi organizza eventi, la certificazione ISO 20121 si combina con la quantificazione delle emissioni del singolo evento. Il quadro completo è nella pagina certificazioni e nella sezione sostenibilità.
Quanto costa la certificazione ISO 14064
Non esiste un listino, e chi vi dà una cifra al telefono senza aver visto nulla la sta indovinando. Il costo si compone di due voci separate: le giornate dell'organismo di verifica, che seguono regole di schema, e la consulenza. Le variabili sono tre: quanti siti consolidare, quanta profondità raggiungere sulle categorie 3, 4 e 5, e lo stato di partenza dei dati.
Come si forma quel numero e come si sceglie l'organismo lo abbiamo scritto per esteso: quanto costa certificarsi. Per la vostra situazione serve un numero vero: richiedete un preventivo indicando siti, addetti, settore e certificazioni già attive.
Come lavoriamo
Partiamo da una domanda scomoda: chi ve l'ha chiesto, e con quali parole esatte? Il più delle volte la risposta chiarisce in dieci minuti se serve la ISO 14064-1, la ISO 14067 o nessuna delle due. Ci è capitato di dire a un'azienda che spendere per una verifica non aveva senso.
Quando il progetto ha senso lo impostiamo perché regga la verifica al primo colpo: confini e criteri scritti prima, fattori tracciati alla fonte, piano dati che stia in piedi anche l'anno dopo senza di noi. Prima di iniziare cerchiamo senza alcun costo i bandi aperti per il vostro settore: capita spesso che coprano una parte rilevante della spesa, ma l'esito dipende sempre dal bando e dalla graduatoria.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro.
Definire i confini alla fine. Cambiarli dopo significa rifare la raccolta dati e il calcolo.
Usare dati stimati dove esistono quelli reali. La verifica guarda la qualità del dato: dove c’è una fattura, la stima non passa.
Comunicare più di quello che si è verificato. Un inventario verificato non è una dichiarazione di neutralità: confonderli espone a contestazione.
Cercare i contributi a percorso avviato. I bandi hanno finestre e regole sull’avvio delle spese: chiederli dopo aver firmato significa quasi sempre perderli.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo organizzazioni in tutta Italia. È un lavoro in gran parte da remoto, su fatture, contatori e dati di produzione. Il sopralluogo serve dove i dati non ci sono e vanno costruiti, cosa che capita più spesso di quanto si pensi.
Domande frequenti
Quanto costa la verifica ISO 14064?
Non esiste un listino, e chi vi dà una cifra al telefono senza aver visto nulla la sta indovinando. Il costo si compone di due voci separate: quanto chiede l'organismo di verifica, che segue regole proprie e non si contratta, e la consulenza, che varia secondo quanto è già in piedi in azienda. Come si forma quel numero lo abbiamo scritto per esteso in quanto costa certificarsi; per la vostra situazione serve un numero vero, quindi richiedete un preventivo.
La certificazione ISO 14064 è obbligatoria?
No, è uno schema volontario: nessuna legge italiana la impone. Diventa necessaria di fatto quando la chiede una gara, un capitolato o un committente.
Perché non si chiama certificato?
Perché non si certifica un sistema di gestione: si verifica un'asserzione. L'organismo, accreditato secondo ISO/IEC 17029 e ISO 14065, rilascia una dichiarazione di verifica, e in gara va presentata con questo nome.
Mi serve la ISO 14064-1 o la ISO 14067?
La 14064-1 se la domanda riguarda l'azienda, la 14067 se riguarda un singolo prodotto. Fare la prima non produce la seconda.
Devo per forza rendicontare lo Scope 3?
La norma chiede di considerare tutte e sei le categorie e di motivare per iscritto le esclusioni: non impone una profondità irrealistica, ma non consente di ignorare il tema.
Con l'inventario divento carbon neutral?
No: l'inventario conta le emissioni, non le azzera. La neutralità carbonica ha una norma propria, la ISO 14068-1:2023, che viene dopo.
Serve avere già la ISO 14001?
Non è un prerequisito, ma accorcia il lavoro: buona parte delle informazioni sul contesto e sugli aspetti ambientali è già disponibile.
Quanto dura il progetto?
Per un'azienda di dimensioni medie con una ISO 9001 già attiva, dai quattro ai sei mesi: a dettare i tempi sono i dati delle categorie indirette.
Esistono contributi o finanziamenti per certificarsi?
Spesso sì, e non di rado coprono una parte rilevante della spesa. La ricerca la facciamo noi, gratuitamente, prima di iniziare. L'esito dipende però sempre dal bando e dalla graduatoria, e questo non lo può garantire nessuno.
Esistono contributi per certificarsi?
Sì, e cambiano di continuo: bandi camerali, misure regionali, contributi di filiera e agevolazioni nazionali si aprono e si chiudono nell’arco di poche settimane. Li cerchiamo noi all’inizio del percorso e vi diciamo che cosa è aperto, che cosa copre e con quali scadenze. Una regola vale quasi sempre: i bandi non ammettono spese avviate prima della domanda, quindi la verifica va fatta prima di firmare, non dopo.
Vi hanno chiesto la carbon footprint e non sapete quale?
Mandateci il testo esatto della richiesta — la riga del capitolato, del bando o del questionario — e vi diciamo se serve la ISO 14064-1, la ISO 14067 o nessuna delle due. La prima analisi non ha alcun costo e non vi impegna a nulla.
Lascia il tuo numero:
ti richiamiamo subito.
Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283
Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
In sintesi
- È volontaria: nessuna legge italiana la impone. La chiedono gare, capitolati e grandi committenti.
- Tre parti: la -1 è l'inventario dell'organizzazione, la -2 i progetti di riduzione, la -3 la regola per chi verifica.
- Non si ottiene un certificato ma una dichiarazione di verifica.
- Gli organismi sono accreditati secondo ISO/IEC 17029 e ISO 14065, non secondo la ISO/IEC 17021-1.
- L'impronta di prodotto è un'altra norma: la ISO 14067.
- La neutralità carbonica è la ISO 14068-1:2023, che ha preso il posto della PAS 2060.
- Sei categorie di emissione: le esclusioni vanno motivate per iscritto.
- Dai quattro ai sei mesi per un'azienda media con ISO 9001 già attiva.
Riferimenti e date
- D.Lgs. 36/2023, art. 106, c. 8: garanzia di gara ridotta fino a un ulteriore 20% con le certificazioni dell'allegato II.13, che include ISO 14064-1 e ISO/TS 14067.
- D.Lgs. 36/2023, art. 57, c. 2: i criteri ambientali minimi sono obbligatori per le stazioni appaltanti.
- Regolamento (UE) 2023/956: il CBAM è nella fase definitiva dal 1° gennaio 2026.
- Direttiva (UE) 2026/470 del 24 febbraio 2026: rendicontazione di sostenibilità sopra i 1.000 dipendenti e i 450 milioni di ricavi, dagli esercizi che iniziano il 1° gennaio 2027.
- PAS 2060: migrazione alla ISO 14068-1 entro il 31 dicembre 2025 secondo UKAS.
