Su questa pagina si arriva con una domanda urgente, in due versioni. La prima: senza la certificazione UNI CEI 11352 non possiamo presentare il progetto, è vero? La seconda: un capitolato ci chiede di essere una «ESCo certificata» e non sappiamo da dove si comincia.
La risposta non è un sì o un no secco, ed è questo che rende la materia confusa. La UNI CEI 11352 è una norma volontaria: nessuna legge impone di certificarsi ESCo per vendere servizi energetici. Il legislatore l'ha però usata come condizione di accesso a singoli meccanismi di incentivo, e in almeno uno di questi senza certificato la porta è chiusa. Questa scheda separa le due cose: dove l'obbligo esiste davvero, con la norma alla mano, e dove la certificazione è soltanto — ma non è poco — un vantaggio competitivo.
«La UNI CEI 11352 è obbligatoria per i certificati bianchi e per le diagnosi energetiche.» È la frase che circola più spesso, e non è esatta: in entrambi i casi la certificazione ESCo è una delle strade previste, non l'unica. Per i certificati bianchi il decreto ammette in alternativa un EGE certificato UNI CEI 11339 o un sistema di gestione certificato ISO 50001; per le diagnosi obbligatorie l'articolo 8 del D.Lgs. 102/2014 ammette la ESCo oppure l'EGE.
Il vero caso in cui non esistono alternative è un altro, e quasi nessuno lo cita: il Conto Termico 3.0. Chi vi vende la certificazione con l'argomento sbagliato di solito non conosce quello giusto.
Che cosa facciamo, in concreto
Vi portiamo dal punto in cui siete al certificato, e su questo schema la domanda che conta è a che cosa vi serve la qualifica: partecipare a gare pubbliche sull’energia, accedere a meccanismi di incentivazione o qualificarvi come fornitori. Il lavoro si concentra sulle capacità che la norma chiede di dimostrare — diagnostiche, progettuali, gestionali, finanziarie — e sulle evidenze dei progetti già fatti, che sono la parte che quasi tutti sottovalutano. Non certifichiamo noi: il certificato lo rilascia un organismo accreditato. E prima di cominciare cerchiamo i bandi a fondo perduto e i contributi attivi sull’energia, che sono fra i più numerosi.
Che cos'è una ESCo, e perché non basta chiamarsi tale
ESCo sta per Energy Service Company, e in Italia la definizione è di legge: l'articolo 2, comma 1, lettera i) del D.Lgs. 30 maggio 2008, n. 115 la descrive come la «persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici ovvero altre misure di miglioramento dell'efficienza energetica nelle installazioni o nei locali dell'utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario», con un pagamento che dipende, in tutto o in parte, dal miglioramento conseguito.
Le parole che contano sono le ultime: accetta un certo margine di rischio finanziario. È qui che una ESCo si distingue da un installatore. L'installatore vende un impianto e viene pagato per averlo montato; la ESCo vende un risultato e viene pagata in proporzione a quanto quel risultato si verifica. Ma quella definizione non è un titolo protetto: chiunque può scrivere «ESCo» nella propria brochure. La certificazione nasce per dare al committente un modo verificabile di distinguere chi il rischio se lo assume da chi lo dice soltanto.
Contratto di rendimento energetico (EPC). L'accordo in cui gli investimenti sono pagati «in funzione del livello di miglioramento dell'efficienza energetica stabilito contrattualmente», verificato per tutta la durata del contratto (D.Lgs. 102/2014, art. 2, c. 2, lett. n).
EGE, esperto in gestione dell'energia. La persona fisica certificata secondo la UNI CEI 11339 da organismo accreditato, che esegue diagnosi conformi alle UNI CEI EN 16247 (D.Lgs. 102/2014, art. 2, lettera c).
Auditor energetico. Figura introdotta dal D.Lgs. 73/2020 alla lettera c-bis) dello stesso articolo 2: per le diagnosi previste dal decreto coincide con l'EGE, non è una qualifica separata.
Che cos'è la UNI CEI 11352 e che cosa certifica davvero
Il titolo esatto è UNI CEI 11352 — Società che forniscono servizi energetici (ESCo). L'edizione in vigore è la UNI CEI 11352:2014, del 17 aprile 2014, che ha sostituito quella del 2010 ed è l'edizione richiamata sia dallo schema di accreditamento sia dai decreti che la citano. «UNI 11352», senza CEI, è un'abbreviazione diffusa ma incompleta.
La differenza che conta rispetto alle norme di sistema come la ISO 9001 sta nel tipo di accreditamento. Lo schema di accreditamento e certificazione delle ESCo, redatto da Accredia sentito il CTI ai sensi dell'articolo 12 del D.Lgs. 102/2014 e approvato con decreto interdirettoriale del 12 maggio 2015, colloca la UNI CEI 11352 sotto ISO/IEC 17065, la norma che regola la certificazione di prodotti, processi e servizi. Non è una certificazione di sistema di gestione: l'organismo non verifica soltanto come siete organizzati, verifica il servizio che erogate e i contratti con cui lo erogate. Conseguenza pratica: la verifica non si esaurisce in azienda, l'organismo va a vedere i clienti.
Il contratto EPC e la garanzia di risultato: il cuore del modello
L'Energy Performance Contract, in italiano contratto di rendimento o di prestazione energetica, ribalta il modo consueto di comprare un intervento: il committente non anticipa l'investimento e non compra un impianto, compra una prestazione energetica garantita. La ESCo progetta, spesso finanzia, realizza, gestisce e misura; il corrispettivo si calcola sul risparmio ottenuto rispetto a una situazione di partenza concordata.
Gli elementi minimi non sono lasciati alla fantasia delle parti: l'allegato 8 del D.Lgs. 102/2014 ne elenca dodici, dai risparmi garantiti alla durata, dagli obblighi delle parti alle modalità di verifica, fino alle conseguenze dell'inadempimento. È l'elenco su cui si costruisce un contratto difendibile, ed è quello su cui l'organismo controlla il vostro.
Da qui discende il requisito più selettivo dell'intero schema, quello che sorprende chi arriva impreparato: per certificarsi bisogna già avere un contratto a garanzia di risultato attivo, e dimostrarne almeno un primo ciclo di miglioramento. Al rinnovo la richiesta sale: nell'arco del ciclo di certificazione devono essere verificati almeno due contratti EPC, con sopralluogo presso il cliente. Una società appena costituita, senza clienti e senza storia contrattuale, non può certificarsi: prima si lavora, poi ci si certifica.
Se contate sulla certificazione per accedere a un incentivo, il calendario non parte dal giorno in cui firmate con il consulente: parte dal giorno in cui avete un contratto EPC in esecuzione con un ciclo di misura documentato. È il primo elemento che verifichiamo nell'analisi iniziale.
Quando la certificazione serve davvero, meccanismo per meccanismo
Ogni riga riporta la fonte, perché su questo tema le semplificazioni costano.
| Meccanismo | La UNI CEI 11352 serve? | Che cosa dice la fonte |
|---|---|---|
| Conto Termico 3.0 DM 7 agosto 2025 | Sì, senza alternative, per la ESCo che vuole essere Soggetto Responsabile | L'articolo 13, comma 4 ammette come Soggetto Responsabile «esclusivamente le ESCO in possesso della certificazione UNI CEI 11352», valida alla domanda e mantenuta per tutta l'incentivazione |
| Certificati bianchi (TEE) DM 21 luglio 2025 | Una delle tre strade | Presentano progetti al GSE i soggetti con certificazione UNI CEI 11352, oppure con un EGE certificato UNI CEI 11339, oppure con un sistema di gestione certificato ISO 50001 |
| Diagnosi energetica obbligatoria art. 8 D.Lgs. 102/2014 | Una delle due strade | Le diagnosi sono eseguite da soggetti certificati da organismi accreditati «in base alle norme UNI CEI 11352, UNI CEI 11339»: ESCo o EGE. A regime dal 19 luglio 2016 |
| Gare pubbliche art. 106, c. 8 D.Lgs. 36/2023 | No, ma pesa | La UNI CEI 11352 figura nell'allegato II.13 fra le certificazioni che riducono la garanzia provvisoria, fino al 20 per cento fissato dai documenti di gara |
| Contratti con committenti privati | No per legge, spesso sì per capitolato | Nessuna norma la impone. La chiedono capitolati e albi fornitori come prova che il fornitore sia una ESCo e non un installatore |
In una riga: è volontaria, ma nel Conto Termico 3.0 è vincolante, e altrove è la strada più solida quando l'obiettivo è vendere servizi energetici in modo continuativo e non presentare un progetto una tantum.
ESCo, EGE e auditor energetico: chi fa che cosa, e chi firma che cosa
Sono tre parole usate come sinonimi che nei decreti indicano cose diverse. La confusione produce due errori: assumere un EGE credendo di aver reso l'azienda una ESCo, o certificare la società credendo che questo qualifichi le persone.
| ESCo — UNI CEI 11352 | EGE — UNI CEI 11339 | Auditor energetico | |
|---|---|---|---|
| Che cosa si certifica | Un'organizzazione e il servizio che eroga | Una persona fisica e le sue competenze | Nessuna certificazione autonoma |
| Norma di accreditamento | ISO/IEC 17065 — prodotti, processi e servizi | ISO/IEC 17024 — persone | — |
| Edizione vigente | UNI CEI 11352:2014 | UNI CEI 11339:2023, con profili civile e industriale | — |
| Può firmare la diagnosi obbligatoria | Sì | Sì | Coincide con l'EGE (art. 2, lett. c-bis) |
| Può presentare progetti TEE | Sì | Sì | Solo in quanto EGE certificato |
| Soggetto Responsabile nel Conto Termico 3.0 | Sì, se certificata | No | No |
| Si assume il rischio del risultato | Sì, tecnico ed economico, tramite l'EPC | No: presta competenze | No |
C'è poi una quarta figura che entra nel discorso senza c'entrare: l'energy manager dell'articolo 19 della legge 10/1991. È una nomina obbligatoria sopra determinate soglie di consumo, non richiede una certificazione e non ha nulla a che vedere con l'essere una ESCo.
Che cosa chiede la norma, punto per punto
La norma fissa i requisiti minimi di una ESCo e li raggruppa in cinque famiglie di capacità, che l'organismo controlla una per una, su documenti e sul campo.
- Capacità organizzative. Struttura, ruoli e responsabilità, sistema di gestione documentato, piena conformità alla legislazione energetica applicabile. Non serve una ISO 9001, ma chi ce l'ha parte con metà del lavoro fatto.
- Capacità diagnostiche. Eseguire diagnosi energetiche conformi alle UNI CEI EN 16247: dati, misure, individuazione degli interventi, valutazione dei risparmi. È il presupposto di qualunque garanzia di risultato.
- Capacità progettuali. Progettare gli interventi individuati, dimensionarli e stimarne il rendimento in modo difendibile.
- Capacità gestionali. Realizzare, condurre, manutenere e soprattutto misurare e verificare i risparmi per l'intera durata del contratto, con un piano definito prima di partire e non ricostruito a posteriori.
- Capacità economiche e finanziarie. Reggere l'esposizione del modello: la ESCo anticipa o finanzia, e viene pagata nel tempo in funzione dei risultati.
Il gruppo di verifica comprende almeno un auditor qualificato e una figura con competenza tecnica energetica dimostrata — un EGE, un auditor ISO 50001 o tre anni di esperienza documentata. Il certificato dura tre anni, con sorveglianze annuali.
Gli obblighi di legge che non sostituisce
Il certificato apre porte, non ne chiude nessuna. Restano in piedi:
- la nomina dell'energy manager (art. 19 legge 10/1991), che riguarda il consumatore di energia e non il fornitore del servizio;
- la diagnosi energetica dell'articolo 8 del D.Lgs. 102/2014: essere una ESCo certificata non esonera la vostra azienda se è a sua volta grande impresa o energivora;
- gli adempimenti impiantistici, di sicurezza e ambientali legati agli interventi che realizzate, dalle verifiche degli impianti termici agli obblighi sui gas fluorurati, di cui parla la scheda sulla certificazione F-Gas;
- i requisiti di qualificazione per l'esecuzione dei lavori, che seguono regole proprie.
Come si incastra con la ISO 50001 e con la diagnosi energetica
La domanda «meglio la 11352 o la ISO 50001?» è mal posta: le due norme guardano lati opposti dello stesso tavolo. La ISO 50001 è per chi consuma energia; la UNI CEI 11352 è per chi vende il servizio che quel consumo lo riduce. Una società di servizi energetici può avere entrambe, e spesso conviene.
Sul terreno degli incentivi sono invece alternative: per i certificati bianchi basta una delle due. Chi ha già costruito il sistema energia trova nella 11352 un percorso più corto, perché misure, indicatori e competenze diagnostiche sono in buona parte gli stessi. La scheda della certificazione ISO 50001 spiega l'altro lato, comprese le esenzioni dalla diagnosi periodica.
Che cosa cambia con la direttiva (UE) 2023/1791
La direttiva che rifonde la 2012/27/UE dedica un articolo ai servizi energetici, impegnando gli Stati membri a promuovere quel mercato e i contratti di rendimento energetico, e un altro ai sistemi di qualificazione, accreditamento e certificazione dei fornitori. La Commissione vi ha aggiunto la raccomandazione (UE) 2024/2476 del 13 settembre 2024 con le linee di attuazione.
Il termine di recepimento era l'11 ottobre 2025. Alla data di aggiornamento di questa pagina l'Italia non ha ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto di attuazione: circola uno schema, non una norma in vigore. Restano applicabili il D.Lgs. 102/2014 come modificato dal D.Lgs. 73/2020 e i criteri «grandi imprese ed energivori». Le nuove soglie di consumo che sostituiranno la dimensione d'impresa — e che allargheranno la platea dei clienti obbligati, quindi il vostro mercato — diventeranno operative solo con il decreto. Diffidate di chi le presenta come già vigenti.
Come si arriva al certificato
- Ricerca di bandi e finanziamenti. Prima di ogni altra cosa verifichiamo, gratuitamente, quali bandi, contributi e forme di finanziamento a fondo perduto sono disponibili per il vostro progetto. Va fatto per primo perché può cambiare la convenienza dell'operazione, e perché molte scadenze non aspettano.
- Analisi dei contratti esistenti. Si guarda se avete un contratto a garanzia di risultato utilizzabile e se il ciclo di misura è documentato. Se manca, è il primo cantiere: senza, il certificato non si rilascia.
- Analisi delle lacune sulle cinque capacità della norma, competenze del personale comprese.
- Modello contrattuale EPC costruito sugli elementi minimi dell'allegato 8, con il piano di misura e verifica dei risparmi.
- Sistema di gestione e procedure operative: diagnosi, progettazione, realizzazione, conduzione, misura, reclami.
- Formazione e qualificazione delle persone, competenze diagnostiche secondo le UNI CEI EN 16247 comprese.
- Scelta dell'organismo accreditato per lo schema ESCo e preparazione della verifica, sopralluogo presso un vostro cliente compreso.
- Verifica, certificato triennale e sorveglianze annuali, con affiancamento in audit.
Sui tempi: per un'azienda di dimensioni medie con una ISO 9001 già attiva servono dai quattro ai sei mesi. La variabile che allunga tutto non è la documentazione: è la disponibilità di un contratto EPC maturo e delle misure che ne dimostrano il risultato.
Quanto costa la certificazione UNI CEI 11352
Non esiste un listino, e chi vi dà una cifra al telefono senza aver visto nulla la sta indovinando. Il costo si compone di due voci separate: le giornate dell'organismo, che qui comprendono il sopralluogo presso il cliente e seguono regole di schema non contrattabili, e la consulenza, che dipende da quanto è già in piedi. Come si forma quel numero lo abbiamo scritto per esteso: quanto costa certificarsi. Per la vostra situazione serve un numero vero: richiedete un preventivo indicando attività, addetti, contratti in essere e certificazioni attive.
Come lavoriamo
Partiamo dalla domanda che conta: a quale meccanismo volete accedere e con quale scadenza. Da lì si capisce se la UNI CEI 11352 è la strada obbligata o se ce n'è una più corta. Poi guardiamo i contratti che avete in mano, perché è da quelli che dipende la fattibilità. La documentazione la produciamo su misura e il modello contrattuale EPC lo costruiamo sull'allegato 8, non su una bozza scaricata. Selezioniamo l'organismo accreditato più adatto e vi affianchiamo in verifica, sopralluogo dal cliente compreso. Le altre norme che seguiamo sono nell'elenco delle certificazioni.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro.
Presentarsi senza evidenze dei progetti. La qualifica si dimostra con lavori fatti e risultati misurati, non con un curriculum aziendale.
Trascurare la capacità finanziaria. È un requisito, e in gara pubblica è anche quello che pesa nella valutazione.
Non misurare i risparmi. Senza misura e verifica il risultato non è dimostrabile, e nei contratti a prestazione garantita è il cuore del contratto.
Cercare i contributi a percorso avviato. I bandi hanno finestre e regole sull’avvio delle spese: chiederli dopo aver firmato significa quasi sempre perderli.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo società di servizi energetici in tutta Italia. È un lavoro in gran parte da remoto, su procedure, contratti e dati dei progetti. Gli incontri in presenza servono con chi fa diagnosi e progettazione, perché le evidenze stanno nel loro lavoro quotidiano.
Domande frequenti
Quanto costa la certificazione UNI CEI 11352?
Non esiste un listino, e chi vi dà una cifra al telefono la sta indovinando. Il costo si divide in due voci: l'organismo terzo, che segue regole di schema e non si contratta, e la consulenza, che varia secondo quanto è già in piedi. Come si forma quel numero lo abbiamo scritto in quanto costa certificarsi; per la vostra situazione richiedete un preventivo.
La certificazione UNI CEI 11352 è obbligatoria?
No, è volontaria. Diventa però condizione di accesso a singoli meccanismi, e nel Conto Termico 3.0 è l'unica strada per presentare istanza al GSE come Soggetto Responsabile (art. 13, comma 4 del DM 7 agosto 2025).
Serve per i certificati bianchi?
Serve una delle tre condizioni del DM 21 luglio 2025: certificazione UNI CEI 11352, oppure un EGE certificato UNI CEI 11339, oppure un sistema di gestione dell'energia certificato ISO 50001. La 11352 è una via, non l'unica.
Posso certificarmi se non ho ancora un contratto EPC?
No. Lo schema richiede almeno un contratto a garanzia di risultato attivo, con un primo ciclo di miglioramento dimostrato; al rinnovo la verifica riguarda più contratti EPC diversi, con sopralluogo dal cliente.
Che differenza c'è fra ESCo certificata ed EGE?
La 11352 certifica un'organizzazione e il servizio che eroga, sotto ISO/IEC 17065; la 11339 certifica una persona fisica e le sue competenze, sotto ISO/IEC 17024. Entrambe abilitano a firmare le diagnosi obbligatorie, ma solo la ESCo si assume il rischio del risultato.
Basta assumere un EGE per essere una ESCo certificata?
No. Avere un EGE in organico è utile per le competenze diagnostiche, ma la certificazione della società è un percorso distinto, con verifica del servizio e dei contratti.
Quanto dura il certificato e quanto tempo serve per ottenerlo?
Tre anni, con sorveglianze annuali. Per un'azienda di dimensioni medie con una ISO 9001 già attiva servono dai quattro ai sei mesi; a determinare i tempi non è la documentazione ma la maturità del contratto EPC da portare in verifica.
Esistono contributi o finanziamenti per certificarsi?
Spesso sì, e non di rado coprono una parte rilevante della spesa: bandi camerali e regionali su certificazioni ed efficienza energetica si riaprono con regolarità. La ricerca la facciamo noi, gratuitamente, prima di iniziare. L'esito dipende però dal singolo bando e dalla graduatoria, e nessuno può garantirlo in anticipo.
Dovete certificarvi ESCo per accedere a un incentivo?
Diteci a quale meccanismo puntate — Conto Termico, certificati bianchi, una gara — e se avete già un contratto a garanzia di risultato in esecuzione: vi diciamo se la strada è percorribile e in quanto tempo. La prima analisi non ha alcun costo e non vi impegna a nulla.
Lascia il tuo numero:
ti richiamiamo subito.
Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283
Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
In sintesi
- È volontaria: nessuna legge impone di certificarsi per operare come ESCo.
- Edizione in vigore: UNI CEI 11352:2014, del 17 aprile 2014.
- Accreditamento sotto ISO/IEC 17065: si certifica il servizio, non il sistema di gestione.
- Nel Conto Termico 3.0 è l'unica via per la ESCo che vuole essere Soggetto Responsabile.
- Per certificati bianchi e diagnosi obbligatorie è una delle strade previste, non l'unica.
- Serve almeno un contratto EPC attivo con un ciclo di miglioramento dimostrato: senza, non si certifica.
- Certificato triennale, sorveglianze annuali, verifica anche presso il cliente.
- Progetto tipico: 4-6 mesi per un'azienda media con ISO 9001 attiva.
I riferimenti che contano
- DM 7 agosto 2025, art. 13, c. 4 — Conto Termico 3.0: Soggetto Responsabile solo ESCo con UNI CEI 11352.
- DM 21 luglio 2025 (GU 11.09.2025, n. 211) — certificati bianchi: 11352, oppure EGE 11339, oppure ISO 50001.
- D.Lgs. 102/2014, art. 8, c. 2 — diagnosi energetiche: ESCo o EGE certificati, a regime dal 19.07.2016.
- D.Lgs. 102/2014, art. 12 — base dello schema di accreditamento, approvato il 12 maggio 2015.
- D.Lgs. 102/2014, allegato 8 — i dodici elementi minimi del contratto EPC.
- D.Lgs. 36/2023, art. 106, c. 8 e allegato II.13 — riduzione della garanzia provvisoria fino al 20%.
- D.Lgs. 115/2008, art. 2, c. 1, lett. i) — definizione di legge della ESCo.
