La ISO 15378 è la norma di sistema qualità per chi produce imballaggi primari destinati ai medicinali: flaconi, tappi, blister, siringhe, tutto ciò che entra in contatto diretto con il farmaco. Unisce i requisiti della ISO 9001 ai principi delle buone pratiche di fabbricazione del settore farmaceutico.
I clienti farmaceutici la chiedono perché consente loro di ridurre gli audit di seconda parte sui fornitori. La novità che ha cambiato il quadro è l’Annex 1 sui prodotti sterili, che ha alzato le attese sulla contaminazione e sulla contamination control strategy lungo tutta la catena, compreso chi fornisce il contenitore.
Che cosa facciamo, in concreto
Chi produce imballaggi primari per medicinali non ha un obbligo di legge diretto: ha un cliente che, per obbligo suo, deve qualificarlo. Il nostro lavoro è costruire il sistema che risponde a quella qualifica, con le evidenze che l’audit del cliente e quello dell’ente andranno a cercare.
Che cos’è la ISO 15378
La ISO 15378:2017 definisce i requisiti particolari per l’applicazione della ISO 9001 ai materiali di imballaggio primario per medicinali, con riferimento alle buone pratiche di fabbricazione. È la quarta edizione, pubblicata a settembre 2017, confermata nel riesame del 2023 e integrata dall’emendamento del 2024 sui temi climatici. In Italia è recepita come UNI EN ISO 15378.
Rispetto alla ISO 9001 aggiunge una serie di requisiti che vengono dal mondo farmaceutico: un’unità qualità dedicata, la formazione obbligatoria sulle buone pratiche, il controllo delle modifiche con valutazione documentata del rischio, la qualifica di installazione e di funzionamento di impianti e attrezzature, i controlli ambientali di processo, il controllo della biocontaminazione, la tracciabilità, la gestione dei reclami, le registrazioni di distribuzione e le ispezioni interne.
Un allegato merita attenzione particolare: quello sui materiali di imballaggio stampati è normativo, non informativo. Viene trattato come una guida molto più spesso di quanto dovrebbe, e in audit la differenza si sente.
Perché il tuo cliente te la chiede
La ragione sta nelle buone pratiche di fabbricazione europee, che impongono al titolare dell’autorizzazione e all’officina farmaceutica di dedicare alla selezione, qualifica, approvazione e mantenimento dei fornitori di imballaggio primario e stampato la stessa attenzione riservata ai fornitori di materie prime. Le informazioni stampate devono essere chiare, resistenti alla luce e all’abrasione.
Questa norma è lo strumento con cui il fornitore risponde a quell’obbligo del cliente. Il quadro di riferimento è la direttiva 2001/83/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. 24 aprile 2006, n. 219, con le autorizzazioni e le ispezioni in capo all’AIFA, e la direttiva 2011/62/UE sui medicinali falsificati, che ha introdotto i dispositivi anti-manomissione sul confezionamento.
L’Annex 1 sui prodotti sterili: la novità che cambia le qualifiche
Chi fornisce componenti destinati a prodotti sterili, o contenitori pronti all’uso, deve guardare la revisione dell’Annex 1 delle buone pratiche europee sulla fabbricazione dei medicinali sterili, pubblicata il 25 agosto 2022 ed entrata in vigore il 25 agosto 2023, con un solo punto sui liofilizzatori differito di un anno.
È la ragione per cui negli ultimi due anni le qualifiche fornitore si sono fatte più severe su contaminazione particellare e microbiologica, controlli ambientali e integrità dei contenitori. Se il tuo cliente ha aggiornato il proprio sistema all’Annex 1, quelle domande arriveranno a te.
Una cosa da verificare sul certificato
In Italia questo schema non figura tra quelli accreditati dall’ente nazionale. In pratica i certificati emessi qui sono spesso non accreditati, oppure accreditati da enti esteri appartenenti al circuito europeo e internazionale di mutuo riconoscimento.
Non è un difetto in sé, ma è una cosa da sapere e da concordare con il cliente: prima di firmare, verifica quale marchio di accreditamento comparirà sul certificato e chiedi al tuo committente se gli va bene. È una domanda che costa cinque minuti e può evitare di rifare il percorso.
Quanto tempo serve
Per un’azienda che ha già la ISO 9001 e un minimo di cultura farmaceutica, servono in media da sei a nove mesi. La variabile non è la documentazione: sono le qualifiche di impianti e attrezzature e i controlli ambientali, che richiedono protocolli, esecuzione e rapporti, e non si comprimono.
Se si parte senza sistema qualità certificato, il tempo sale a dodici mesi e conviene affrontare i due percorsi insieme anziché in sequenza.
Quanto costa
La nostra consulenza si calcola a giornate. Un percorso su un sito produttivo richiede tipicamente da dodici a venti giornate, in funzione del numero di linee e della presenza di materiali stampati.
Vanno preventivate a parte le convalide e le prove: qualifiche di impianti, controlli ambientali, eventuali prove microbiologiche. È la voce che sorprende di più chi non l’ha mai affrontata. Il costo dell’organismo di certificazione è separato e va chiesto direttamente. Per il mantenimento applichiamo un canone pari al una quota del costo di implementazione.
Gli errori che allungano i tempi
Il primo errore è presentare il certificato come una certificazione GMP. Non lo è, non sostituisce l’autorizzazione dell’officina né un certificato rilasciato da un’autorità, e affermarlo in offerta è un problema serio con un cliente farmaceutico.
Il secondo è trattare l’allegato sui materiali stampati come informativo. È normativo, e chi fa etichette e astucci ci trova dentro requisiti che non aveva considerato.
Il terzo è avviare le qualifiche di impianti troppo tardi. Sono la parte lunga: vanno pianificate all’inizio del progetto, non nel mese prima dell’audit.
Il quarto è ignorare l’Annex 1 quando si forniscono componenti per prodotti sterili. Il cliente lo ha già recepito, e le sue domande arriveranno comunque.
Il quinto è tenere il controllo delle modifiche su base informale. Qui ogni modifica di materiale, processo o fornitore va valutata, documentata e comunicata: è uno dei rilievi più frequenti.
Dove operiamo
Lavoriamo su tutto il territorio nazionale, con sedi a Milano, Bologna, Roma e Brescia. Alterniamo le giornate in stabilimento alle attività a distanza per la parte documentale, così le trasferte pesano dove servono davvero.
Domande frequenti
Sostituisce la ISO 9001?
La incorpora: i requisiti della ISO 9001 sono tutti dentro. Molte aziende mantengono comunque entrambi i certificati perché servono a interlocutori diversi.
Vale anche per l’imballaggio secondario?
La norma è scritta per l’imballaggio primario, quello a contatto con il medicinale, e per il materiale stampato. Sul secondario si applicano requisiti contrattuali del cliente, non questa norma.
Serve per i dispositivi medici?
No. Per i dispositivi medici il riferimento è un’altra norma, dedicata ai sistemi qualità di quel settore. Alcune aziende che lavorano su entrambi i mondi tengono i due sistemi allineati, ma sono percorsi distinti.
Il certificato mi evita l’audit del cliente?
Quasi mai lo elimina, ma lo accorcia molto e cambia il tono della conversazione. Chi ha il sistema in ordine passa da audit lunghi e ripetuti a verifiche mirate.
Quanto dura?
Tre anni con sorveglianze annuali, come tutti i certificati di sistema. Le qualifiche e le convalide hanno invece una loro periodicità propria, legata agli impianti.
Parliamo della tua qualifica
Ti diciamo in mezz’ora che cosa ti chiederà davvero il tuo cliente farmaceutico e quanto lavoro serve per arrivarci.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Esperienza sui settori regolamentati: dispositivi medici, alimentare, farmaceutico. Le logiche di qualifica e convalida sono le stesse.
- Lead Auditor qualificata CEPAS e Quality Master ANGQ: sappiamo dove un auditor va a guardare.
- Ti prepariamo anche agli audit del cliente, non solo a quello dell’ente: nel farmaceutico è il primo che conta.
- Nessun conflitto di interesse: non certifichiamo e non vendiamo audit.
