La ISO 56001 è la norma che stabilisce i requisiti di un sistema di gestione per l’innovazione. È uscita nel settembre 2024 e in Italia è in vigore come UNI EN ISO 56001 dal 21 novembre 2024. La sua importanza sta in una parola sola: è la prima norma certificabile della famiglia dedicata all’innovazione. Fino ad allora esisteva la ISO 56002, che è una linea guida e come tale non prescrive requisiti: dice come si fa, non stabilisce che cosa si deve dimostrare. La 56001 traduce quelle indicazioni in requisiti verificabili da un ente terzo.
I requisiti sono generali e la norma si applica a qualunque organizzazione, pubblica o privata, indipendentemente da dimensione, settore, prodotti o tipo di innovazione perseguita. Serve a dimostrare la capacità di innovare in modo sistematico: non a certificare che si è innovativi, ma che esiste un sistema che genera, seleziona e trasforma in valore le opportunità, invece di affidarle al caso o alla singola persona illuminata.
Che cosa facciamo, in concreto
Costruiamo il sistema sui progetti che avete davvero in corso, non su un modello astratto. Su questa norma l’audit guarda cose insolite rispetto agli altri schemi: quanto la direzione è coinvolta per davvero, e che clima c’è in azienda intorno alle idee di chi ci lavora. Sono elementi che non si simulano il giorno della verifica.
Che cosa guarda l’audit, e perché è diverso dagli altri
Sugli schemi tradizionali l’auditor verifica processi e registrazioni. Qui verifica anche l’efficacia con cui l’organizzazione identifica e sfrutta le opportunità e gestisce i rischi connessi. E soprattutto guarda due cose che negli altri sistemi non compaiono: il coinvolgimento della direzione, cioè se il vertice promuove attivamente una cultura dell’innovazione o si limita a firmare la politica; e il clima aziendale, cioè se e come le persone sono incoraggiate a contribuire con le proprie idee.
È la ragione per cui su questo schema non funziona il sistema costruito a tavolino. Se le idee dei dipendenti non arrivano da nessuna parte, l’audit lo vede parlando con i dipendenti. Il lavoro di preparazione, quindi, è meno documentale e più organizzativo di quanto ci si aspetti.
La famiglia ISO 56000: una sola si certifica
Intorno alla 56001 c’è una famiglia di documenti che serve a costruire il sistema, ma che non si certifica. Vale la pena distinguerli, perché la confusione porta a comprare consulenza su documenti che non producono alcun certificato.
Serve per bandi e agevolazioni? Qui bisogna essere precisi
Su questo punto circola molta approssimazione, e conviene dire le cose come stanno. La ISO 56001 non compare nell’elenco delle certificazioni che riducono la garanzia negli appalti pubblici, e non risulta collegata ad alcun credito d’imposta nazionale né al Piano Transizione 5.0. Chi ve la presenta come una scorciatoia verso agevolazioni fiscali vi sta vendendo qualcosa che non esiste.
Quello che esiste, ed è reale, è l’ammissibilità a bandi regionali e camerali sulle certificazioni. Un esempio concreto: il bando dell’Emilia-Romagna del 2026 sulle certificazioni d’impresa includeva espressamente la ISO 56001 fra quelle finanziabili, con contributo a fondo perduto fino al cinquanta per cento della spesa e un massimo di trentamila euro. Quella finestra si è chiusa in anticipo per esaurimento delle risorse, e non tutti i bandi la ammettono — il bando 2026 di una Camera di commercio toscana, per dire, non la contempla. L’ammissibilità va verificata bando per bando, non data per acquisita: è a macchia di leopardo, non è un beneficio nazionale.
Il mercato italiano è agli inizi, e conviene saperlo prima
È l’informazione più utile che possiamo darvi, e nessuno la scrive perché non aiuta a vendere. La certificazione accreditata ISO 56001 in Italia è appena partita: lo schema di accreditamento esiste ed è censito da Accredia fra gli altri sistemi di gestione, ma gli organismi effettivamente accreditati si contano su una mano, e nella banca dati delle organizzazioni certificate lo schema non compare ancora fra quelli selezionabili.
Due conseguenze pratiche. La prima: se vi serve un certificato accreditato, l’offerta è limitata e le agende vanno prenotate con anticipo. La seconda, più delicata: alcune aziende dichiarano già di essere certificate ISO 56001, ma non tutte quelle certificazioni sono rilasciate sotto accreditamento. Se la certificazione vi serve per un bando che richiede un organismo accreditato, verificate l’accreditamento prima di firmare, non dopo. È una verifica che facciamo noi, quando ci occupiamo del percorso.
Quanto dura il percorso
Su un’organizzazione che ha già un sistema qualità e progetti di innovazione in corso, dal primo controllo all’audit servono in genere cinque-otto mesi. Chi parte senza un processo strutturato di raccolta e selezione delle idee sta su otto-dodici mesi, perché il sistema deve aver girato abbastanza da produrre evidenze: decisioni prese, progetti scartati con un criterio, risultati misurati.
Non essendoci un’edizione precedente da sostituire, non ci sono periodi di transizione aperti: chi si certifica oggi lo fa sulla prima edizione, senza scadenze incombenti.
Quanto costa
La nostra consulenza si calcola a giornate. Un percorso completo richiede tipicamente da sei a dodici giornate. La variabile non è la dimensione dell’azienda ma quanto è già strutturato il modo in cui nascono, si selezionano e si chiudono le idee.
Il costo dell’organismo di certificazione è separato e va chiesto direttamente: essendo una norma recente, gli organismi accreditati sono ancora pochi e le agende non sono elastiche. Per il mantenimento applichiamo un canone pari al una quota del costo di implementazione.
Gli errori che allungano i tempi
Il primo errore è chiedere la certificazione di un sistema che non esiste ancora. Qui non si certifica l’intenzione di innovare: si certifica un processo che gira, con progetti reali che hanno attraversato le sue fasi. Se non c’è storico, il primo lavoro è farlo partire, non documentarlo.
Il secondo è aspettarsi che il certificato sostituisca la documentazione richiesta dalle agevolazioni fiscali sulla ricerca e sviluppo. Sono due impianti diversi, con criteri e prove diverse: il sistema di gestione aiuta a tenere in ordine le evidenze, ma non prende il posto di quanto serve per quelle pratiche.
Il terzo è non avere indicatori. Un sistema di gestione dell’innovazione senza misure è una raccolta di buone intenzioni: servono numeri su quante idee entrano, quante passano le selezioni, quanto tempo impiegano e che cosa producono.
Il quarto è delegare tutto a una funzione tecnica. Le decisioni su che cosa finanziare e che cosa fermare sono decisioni di direzione, e in audit si guarda proprio a chi le prende e su quali basi.
Il quinto è scambiare l’elenco dei progetti per un sistema. Il portafoglio è un output: quello che viene verificato è il processo che lo genera e i criteri con cui viene rivisto.
Dove operiamo
Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto.
Domande frequenti
Che differenza c’è fra ISO 56001 e ISO 56002? La 56002 è una linea guida: spiega come progettare un sistema di gestione dell’innovazione ma non stabilisce requisiti, quindi non si certifica. La 56001 fissa i requisiti ed è certificabile. Le due convivono: la 56002 non è stata ritirata e resta un riferimento utile.
Ci dà un credito d’imposta o accesso a Transizione 5.0? No, e non risulta alcun collegamento a misure nazionali di quel tipo. Può invece essere ammessa a contributo da bandi regionali o camerali sulle certificazioni: va verificato sul singolo bando.
Serve avere già la ISO 9001? Non è un prerequisito. Ma se c’è, il percorso è più breve, perché la struttura è armonizzata e buona parte dell’impianto — contesto, leadership, competenze, audit interni, riesame — si estende invece di essere costruita da capo.
Siamo una PMI. Ha senso, o è una cosa da grandi gruppi? I requisiti sono generali e applicabili a qualsiasi dimensione. Nelle piccole realtà l’innovazione spesso c’è già ed è concentrata su poche persone: il valore della norma sta nel renderla un processo dell’organizzazione, che non si ferma se quella persona cambia ruolo.
Che cosa guarda l’auditor che negli altri schemi non guarda? Il coinvolgimento reale della direzione e il clima aziendale intorno alle idee. Sono elementi che si verificano parlando con le persone, non leggendo procedure.
Quanti organismi possono certificarla in Italia? Pochi: lo schema di accreditamento è recente e l’offerta accreditata è ancora limitata. È il primo controllo da fare quando si programma l’audit, soprattutto se il certificato serve per un bando che richiede l’accreditamento.
Vi serve la ISO 56001?
Su questa norma contano tre cose: se avete già un sistema qualità, quanti progetti di innovazione avete in corso e se le idee di chi lavora con voi vengono raccolte da qualche parte. Ditecele e vi rispondiamo con una proposta motivata voce per voce.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questa norma
- Vi diciamo prima com’è messo il mercato: gli organismi accreditati sono pochi e la verifica dell’accreditamento va fatta prima di firmare, non dopo.
- Non vi promettiamo crediti d’imposta che non esistono. Se c’è un bando che la finanzia, lo cerchiamo e ve lo diciamo; se non c’è, ve lo diciamo lo stesso.
- Siamo certificati ISO 9001 e ISO 45001: il metodo che vi proponiamo lo applichiamo prima di tutto a noi stessi.
- La direzione tecnica ha la qualifica di lead auditor CEPAS: l’audit interno lo facciamo con lo stesso metro dell’organismo.
- Quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e un unico riferimento anche sui gruppi con più sedi.
