La UNI/PdR 147 riguarda la sostenibilità digitale nei progetti: come si valuta e si riduce l’impatto ambientale e sociale di un’iniziativa digitale, dai data center al software, senza fermarsi al consumo elettrico dichiarato dal fornitore cloud.
È una prassi giovane e va guardata con attenzione all’edizione, perché il quadro si sta muovendo in fretta insieme alla tassonomia europea e agli obblighi di rendicontazione. Descrive un metodo di valutazione, non una soglia da superare: dice come misurare e confrontare, e non dice quale risultato sia sufficiente. Saperlo prima evita di aspettarsi un bollino che questa prassi non rilascia.
Che cosa facciamo, in concreto
Ogni azienda che investe in digitale si sente chiedere che impatto ha quell’investimento. Quasi nessuno sa rispondere con numeri. Questa prassi dà gli indicatori, e il nostro lavoro è renderli misurabili sui progetti che hai davvero, non su quelli di un caso di scuola.
Che cos’è, e attenzione all’edizione
La UNI/PdR 147:2025 definisce i requisiti e gli indicatori di prestazione che i progetti di trasformazione digitale devono avere per essere considerati coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. È in vigore dal 10 settembre 2025 e ha sostituito la prima edizione del 2023, che è stata ritirata nella stessa data.
È una precisazione che conta: chi lavora ancora sull’edizione del 2023 lavora su un documento ritirato. La prassi è stata promossa dalla Fondazione per la sostenibilità digitale con UNI e un tavolo che comprende grandi committenti pubblici e privati del digitale.
Come è fatta
La prassi seleziona undici dei diciassette obiettivi dell’Agenda 2030 e per ciascuno definisce target e indicatori, distribuiti lungo le fasi del progetto: avvio, pianificazione, esecuzione, monitoraggio e controllo, chiusura.
La revisione del 2025 ha introdotto le novità che la rendono utilizzabile davvero. La prima è una metrica unica a cinque livelli, ispirata ai modelli di maturità, applicata a tutti gli indicatori: è ciò che rende i risultati confrontabili nel tempo e fra progetti. La seconda è la tassonomia in tre famiglie — indicatori di processo, di procurement e di progetto. La terza è un principio di disclosure: i risultati vanno comunicati in modo trasparente, verificabile e accessibile. La quarta è il collegamento esplicito al linguaggio della rendicontazione di sostenibilità e ai criteri tecnici della tassonomia europea. La quinta è l’introduzione di specifiche per la certificazione, sia delle organizzazioni sia degli esperti.
La restituzione dei risultati avviene con un grafico a radar, che è il formato che funziona meglio quando bisogna portare il tema in consiglio di amministrazione.
Che cosa non dice
Preferiamo essere espliciti, perché su questo tema la comunicazione commerciale è generosa. La prassi non è richiamata in bandi, nel PNRR o nei criteri ambientali minimi: abbiamo cercato e non abbiamo trovato riscontri. L’aggancio dichiarato è di linguaggio, verso gli standard europei di rendicontazione, la tassonomia e i requisiti di non arrecare danno significativo del Green Deal. È un aggancio volontario, non un richiamo cogente.
Sulla certificazione: la revisione 2025 contiene le specifiche per certificare organizzazioni ed esperti, ma non risulta attivo uno schema di accreditamento. Se un organismo te la offre, chiedi il numero di accreditamento e verificalo.
Detto questo, il valore c’è ed è concreto: è lo strumento più ordinato che esista oggi in italiano per rispondere alla domanda «che impatto ha il vostro digitale», e quella domanda arriva sempre più spesso da committenti e investitori.
Quanto tempo serve
Su un singolo progetto in corso, la misura si imposta in sei-otto settimane. Per estenderla al portafoglio progetti e integrarla nei processi di acquisto servono da quattro a sei mesi, perché va cambiato il modo in cui si scrivono i capitolati, non solo il modo in cui si misura.
Quanto costa
La nostra consulenza si calcola a giornate. Un progetto pilota richiede tipicamente da quattro a sette giornate; l’estensione al portafoglio e al procurement, da dieci a diciotto.
Se decidi la verifica di parte terza, il costo dell’organismo è separato e va chiesto direttamente, tenendo presente quanto detto sopra sull’accreditamento. Per il mantenimento applichiamo un canone pari al una quota del costo di implementazione.
Gli errori che allungano i tempi
Il primo errore è applicarla a un progetto già chiuso. Gli indicatori sono distribuiti lungo le fasi: a posteriori si ricostruisce poco e male.
Il secondo è scegliere tutti gli indicatori. Meglio pochi, misurati bene e con una baseline, che una tabella piena di celle stimate.
Il terzo è non toccare il procurement. Una delle tre famiglie di indicatori riguarda gli acquisti: se i capitolati restano quelli di prima, quella parte resta vuota.
Il quarto è lavorare sull’edizione 2023, che è ritirata dal settembre 2025.
Il quinto è promettere che la prassi apre bandi o premialità. Non ne abbiamo trovate: il valore è nella misura e nella comunicazione, non in un punteggio.
Dove operiamo
Lavoriamo su tutto il territorio nazionale, con sedi a Milano, Bologna, Roma e Brescia. Alterniamo le giornate in sede alle attività a distanza per la parte documentale, così le trasferte pesano dove servono davvero.
Domande frequenti
È certificabile?
L’edizione 2025 contiene specifiche per la certificazione di organizzazioni ed esperti, ma non risulta attivo uno schema di accreditamento. Verifica sempre con l’organismo.
Serve per il PNRR?
Non abbiamo trovato riferimenti alla prassi nei documenti PNRR né nei criteri ambientali minimi. Può essere utile per rendicontare l’impatto di progetti finanziati, ma non è un requisito.
Che rapporto ha con la rendicontazione di sostenibilità?
La revisione 2025 collega esplicitamente gli indicatori al linguaggio degli standard europei di rendicontazione e ai criteri della tassonomia. È un ponte utile per chi già rendiconta.
Vale per un’azienda che compra digitale, non che lo produce?
Sì, ed è anzi il caso più interessante: la famiglia di indicatori sul procurement è pensata proprio per chi acquista tecnologia e vuole misurarne l’impatto.
Quanto dura?
Le prassi di riferimento restano in vigore al massimo cinque anni, con possibilità di proroga in caso di revisione. Questa è del settembre 2025: ha davanti diversi anni.
Parliamo dei tuoi progetti
Ti diciamo in mezz’ora quali indicatori sei già in grado di misurare e quali no, e che cosa serve per arrivare a un livello dichiarabile.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Sistemi di gestione e sostenibilità sotto lo stesso tetto: gli indicatori li sappiamo costruire perché li misuriamo su altri schemi da vent’anni.
- Progettazione formativa: la parte sulle competenze e sulla consapevolezza è il nostro mestiere.
- Esperienza su grandi committenti pubblici e privati, che è la platea per cui questa prassi è stata scritta.
- Ti diciamo che non apre bandi, prima di vendertela come se lo facesse.
