Ecolabel UE

Il marchio di qualità ecologica europeo: quando serve e quanto vale in gara

L’Ecolabel UE è il marchio di qualità ecologica dell’Unione europea, quello con il fiore. Lo istituisce il Regolamento (CE) n. 66/2010, che ne fissa la natura in una parola contenuta nel primo articolo: volontaria. Ma la parola che conta davvero, per capire che cosa si compra, è un’altra: è un marchio di prodotto e di servizio, non di organizzazione. La licenza si ottiene per una specifica linea di prodotti o per uno specifico servizio, non per l’azienda nel suo complesso.

Questa è la differenza sostanziale rispetto alla ISO 14001, con cui viene confusa di continuo. La ISO 14001 certifica come l’organizzazione gestisce i propri aspetti ambientali; l’Ecolabel attesta che quel prodotto ha una prestazione ambientale migliore lungo il ciclo di vita. Nella classificazione internazionale delle etichette ambientali l’Ecolabel è un’etichetta di Tipo I: criteri multipli, definiti da un programma indipendente e verificati da terza parte. Da non confondere con le autodichiarazioni ambientali di Tipo II, che nessuno verifica. Dal 27 settembre 2026 l’Ecolabel UE è anche uno dei modi riconosciuti per usare un’asserzione ambientale generica senza violare la direttiva 2024/825: lo spieghiamo nella guida sul greenwashing.

Che cosa facciamo, in concreto

Vi portiamo dalla verifica di fattibilità alla licenza, e poi la teniamo in piedi. Il primo lavoro non è documentale ed è quello che decide tutto il resto: capire se i vostri prodotti, così come sono formulati o realizzati oggi, possono rientrare nei criteri del loro gruppo — e se no, che cosa andrebbe cambiato e a che costo.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1 Il gruppo di prodotto e i suoi criteri Individuare la decisione applicabile, i criteri vigenti e la loro data di scadenza
Passo 2 Prova di fattibilità Confronto fra le vostre formulazioni o prestazioni e i criteri, prima di spendere qualsiasi cosa
Passo 3 Raccolta delle evidenze Schede tecniche, dichiarazioni dei fornitori, rapporti di prova: è la parte che richiede più tempo

Passo 4 Domanda all’organismo competente Preregistrazione nel catalogo europeo, modulistica, diritti di istruttoria, invio via posta certificata
Passo 5 Istruttoria Risposta ai rilievi tecnici fino al rilascio della licenza
Passo 6 Uso del marchio e mantenimento Regole d’uso del logo, diritti annuali, e sorveglianza delle scadenze dei criteri

Se avete già EMAS o ISO 14001 i diritti di istruttoria si riducono: del 30% con EMAS, del 15% con ISO 14001. Le due riduzioni non si sommano.

Quali prodotti e servizi, e dove l’Italia è forte

I gruppi coperti sono una venticinquina, organizzati in una decina di macro-categorie: pulizia, abbigliamento e tessili, rivestimenti, apparecchiature elettroniche, mobili e materassi, giardinaggio, ricettività turistica, lubrificanti, pitture e vernici, carta, prodotti per la cura della persona e degli animali. In Italia le licenze in essere coprono diciotto di questi gruppi.

Il peso dei singoli gruppi dice molto su dove conviene muoversi. Per numero di licenze domina la ricettività turistica, con oltre un quarto del totale europeo, seguita dai prodotti per la pulizia di superfici dure, dalla carta tessuto e dai servizi di pulizia di ambienti interni. Per numero di prodotti il primato è delle pitture e vernici, con un terzo del totale, poi carta tessuto, tessili e mobili.

I numeri, e la posizione dell’Italia
Europa 3.541 licenze Per oltre 116.000 prodotti e servizi: il massimo mai registrato. Il 61% dei titolari sono PMI
Italia 585 licenze Per 19.218 prodotti e servizi certificati, su diciotto gruppi. In crescita dell’8,7% sull’anno prima
Posizione Primo paese L’Italia guida la classifica europea per numero di prodotti certificati, davanti a Spagna, Francia e Germania

Le licenze italiane si concentrano al Nord, con il 59% del totale: Lombardia in testa con 106 licenze, poi Veneto con 66 e Lazio con 61.

Negli appalti pubblici vale davvero, e su due fronti

Qui, a differenza di altre certificazioni, la risposta è netta e documentabile. L’Ecolabel UE compare per nome nell’elenco allegato al Codice dei contratti pubblici fra le certificazioni e i marchi rilevanti ai fini della riduzione della garanzia, classificato come marchio di prodotto. La riduzione arriva fino al venti per cento ed è cumulabile con le altre — quella per la certificazione di qualità e quella riservata alle piccole e medie imprese — con il calcolo che si applica progressivamente sull’importo già ridotto.

Un avvertimento però va fatto, perché è il punto su cui si crea l’aspettativa sbagliata: la riduzione non è automatica. Opera solo se e nella misura in cui la stazione appaltante l’ha prevista nei documenti iniziali di gara. Quindi non è uno sconto garantito: è un titolo che vale quando il bando lo riconosce.

Il secondo fronte è più concreto e meno noto. Nei Criteri Ambientali Minimi per il servizio di pulizia e sanificazione e per la fornitura di prodotti detergenti, il possesso della licenza Ecolabel funziona come presunzione di conformità: il decreto scrive che, se il servizio è reso da un’impresa o da un ramo d’azienda in possesso del marchio, la conformità è presunta e si possono evitare le verifiche. Per chi lavora con la pubblica amministrazione nei servizi di pulizia questo è il vantaggio operativo più tangibile: meno documentazione da produrre a ogni gara, e un criterio già soddisfatto in partenza.

Chi rilascia il marchio in Italia, e come si fa domanda

L’organismo competente nazionale è il Comitato per l’Ecolabel e per l’Ecoaudit, nella sua Sezione Ecolabel Italia, composto da rappresentanti dei ministeri dell’Ambiente, delle Imprese, della Salute e dell’Economia. Un chiarimento che serve, perché la confusione è frequente: ISPRA non rilascia il marchio. Ne è il supporto tecnico e istruisce le pratiche, ma la decisione è del Comitato.

La domanda si presenta esclusivamente via posta elettronica certificata, corredata dalla modulistica specifica per prodotti o per servizi, dalla documentazione tecnica richiesta dai criteri del gruppo, dalla prova di preregistrazione nel catalogo europeo dei prodotti e — attenzione — dall’attestazione di pagamento dei diritti di istruttoria: il mancato pagamento è motivo di rigetto.

Quanto costa, secondo le tariffe italiane
Istruttoria Da 350 a 1.200 € 350 € per le microimprese, 600 € per le PMI, 1.200 € per le grandi. Estensione semplice 100 €
Riduzioni EMAS −30%, ISO 14001 −15% Sui soli diritti di istruttoria, e non cumulabili fra loro
Diritti annuali 0,15% o 0,10% Dello specifico fatturato Ecolabel: 0,15% per i prodotti, 0,10% per i servizi. Le microimprese pagano 100 € fissi

Sono i costi dell’organismo competente, non quelli della consulenza né delle eventuali prove di laboratorio, che dipendono dal gruppo di prodotto.

La trappola delle scadenze: i criteri non durano per sempre

È l’aspetto che chi arriva dalle norme ISO fatica a metabolizzare. Non esiste «l’Ecolabel» come documento unico: ogni gruppo di prodotto ha la propria decisione della Commissione, con i propri criteri e la propria data di validità, in genere fra i tre e i cinque anni. Quelle date vengono spesso prorogate con atti successivi — è successo di recente, con provvedimenti distinti, per tessili, materassi, mobili, calzature e pavimentazioni da un lato, e per strutture ricettive, lubrificanti e carta dall’altro.

Due conseguenze pratiche. La prima: la data di scadenza dei criteri va verificata sulla decisione vigente, gruppo per gruppo, e non su elenchi riepilogativi che invecchiano in fretta. La seconda: quando i criteri vengono rivisti, cambiano le soglie, e il rinnovo della licenza non è un adempimento formale ma una nuova verifica di conformità. Sono attualmente in revisione i criteri di tre gruppi importanti per il mercato italiano: detergenti, ricettività turistica e servizi di pulizia di ambienti interni. Chi opera in quei settori dovrebbe pianificare tenendo conto che le regole stanno cambiando.

Quanto dura il percorso

Dipende quasi interamente dal gruppo di prodotto e dalla distanza fra quello che fate oggi e i criteri. Sui servizi — ricettività turistica, pulizia — si tratta in genere di riorganizzare pratiche gestionali e raccogliere evidenze: quattro-sei mesi. Sui prodotti, dove possono servire riformulazioni, dichiarazioni della catena di fornitura e rapporti di prova, si va spesso oltre: sei-dodici mesi, e la variabile dominante sono i fornitori, che devono a loro volta documentare quello che vi vendono.

Per questo il primo passo che facciamo è sempre la prova di fattibilità: sapere in due settimane se un prodotto può rientrare nei criteri evita di scoprirlo dopo sei mesi di raccolta documentale.

Quanto costa

La nostra consulenza si calcola a giornate. Un percorso su un gruppo di prodotti richiede tipicamente da cinque a dieci giornate, a cui si aggiunge il tempo per raccogliere le dichiarazioni dei fornitori, che è quasi sempre la parte più lenta.

Le tariffe del marchio sono fissate dalla normativa europea e le incassa l’organismo competente, in Italia il Comitato Ecolabel-Ecoaudit con il supporto tecnico di ISPRA. La tariffa di istruttoria della domanda va da 200 a 2.000 euro, con fasce ridotte per le piccole e medie imprese, da 200 a 600 euro, e per le microimprese, da 200 a 350 euro. Sui diritti annuali è prevista una riduzione del 25% per micro e piccole e medie imprese; in Italia per le sole microimprese si applica un forfait di 100 euro l’anno. Sono inoltre previste riduzioni per le organizzazioni registrate EMAS e per quelle certificate ISO 14001.

La voce che sorprende di più non è però la tariffa: sono le prove di laboratorio. Dipendono dal gruppo di prodotti e dai criteri applicabili, si pagano direttamente ai laboratori e in diversi casi superano il costo della domanda. Vanno preventivate all’inizio, non a metà percorso. Per il mantenimento applichiamo un canone pari a una quota del costo di implementazione.

Gli errori che allungano i tempi

Il primo errore è avviare il progetto senza controllare fino a quando restano in vigore i criteri del proprio gruppo di prodotti. I criteri hanno una scadenza e vengono rivisti: partire a ridosso di una revisione significa dover rifare le verifiche pochi mesi dopo.

Il secondo è sottovalutare le prove di laboratorio, per tempi e per costi. Alcune richiedono settimane e vanno programmate prima di presentare la domanda, non dopo.

Il terzo è non farsi dare per iscritto dai fornitori le dichiarazioni sulle sostanze e sui materiali. Senza quelle carte il fascicolo non si chiude, e il fornitore che non è abituato a fornirle ci mette mesi.

Il quarto è chiedere il marchio per un prodotto che non rientra in nessun gruppo esistente. Il marchio si applica solo ai gruppi per cui la Commissione ha adottato criteri: se il prodotto non ci rientra, non c’è percorso, e conviene saperlo il primo giorno.

Il quinto è considerare la licenza un traguardo definitivo. Quando i criteri vengono aggiornati, il prodotto va riallineato entro i termini stabiliti, altrimenti la licenza decade.

Dove operiamo

Seguiamo i progetti dalle nostre cinque sedi (Milano, Bologna, Roma, Brescia e Chiari) e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto.

Domande frequenti

Che cosa certifica il marchio di qualità ecologica UE? Certifica che un prodotto o un servizio ha un impatto ambientale ridotto lungo tutto il ciclo di vita, secondo i criteri che la Commissione ha fissato per il suo gruppo di prodotto. Non certifica l’azienda né il suo sistema di gestione: la licenza vale per la singola linea di prodotti o per il servizio.

Certifichiamo l’azienda o il prodotto? Il prodotto o il servizio. La licenza è legata a una specifica linea, non all’organizzazione. Un’azienda può avere alcuni prodotti Ecolabel e altri no.

Che differenza c’è con la ISO 14001? La ISO 14001 certifica il sistema con cui l’organizzazione gestisce l’ambiente. L’Ecolabel attesta la prestazione ambientale di un prodotto lungo il ciclo di vita. Sono complementari, e averle entrambe conviene anche in termini di costo: con la ISO 14001 i diritti di istruttoria si riducono del 15%, con EMAS del 30%.

Mi dà davvero uno sconto sulla cauzione in gara? L’Ecolabel è nell’elenco allegato al Codice dei contratti pubblici e dà diritto a una riduzione fino al venti per cento, cumulabile con le altre. Ma solo se la stazione appaltante l’ha prevista nei documenti di gara: non è automatica.

Serve per i Criteri Ambientali Minimi? Sì, ed è il vantaggio più concreto per chi lavora con la pubblica amministrazione. Nei CAM per pulizia e sanificazione il possesso della licenza vale come presunzione di conformità e consente di evitare verifiche altrimenti dovute.

Quanto dura la licenza? È legata alla validità dei criteri del gruppo di prodotto, che vengono rivisti ogni tre-cinque anni e spesso prorogati. Questo significa che la scadenza va tenuta sotto controllo attivamente: non è come un certificato triennale con date fisse.

Siamo una microimpresa: è sostenibile? Sul piano dei costi dell’organismo sì: 350 € di istruttoria e 100 € fissi di diritti annuali. Il peso vero sta nella raccolta delle evidenze presso i fornitori, e su quello la dimensione conta meno della complessità del prodotto. Il 61% dei titolari di licenza in Europa sono PMI.

Vi serve l’Ecolabel UE?

Su questo marchio contano tre cose: in quale gruppo di prodotto rientrate, quante referenze volete coprire e se avete già EMAS o ISO 14001, che riducono i diritti di istruttoria. Ditecele e vi diciamo se il prodotto può rientrare nei criteri prima di spendere.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questo marchio

  • Partiamo sempre dalla prova di fattibilità: sapere in due settimane se il prodotto può rientrare nei criteri evita mesi di raccolta documentale inutile.
  • Teniamo d’occhio le scadenze dei criteri, che cambiano gruppo per gruppo e vengono prorogate con atti successivi: è lì che le licenze si perdono per distrazione.
  • Se avete già ISO 14001 o EMAS ve lo facciamo pesare anche sui costi: i diritti di istruttoria si riducono del 15% o del 30%.
  • Siamo certificati ISO 9001 e ISO 45001: il metodo che vi proponiamo lo applichiamo prima di tutto a noi stessi.
  • Cinque sedi (Milano, Bologna, Roma, Brescia e Chiari) e un unico riferimento su tutto il territorio.

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