UNI/PdR 173

Le due prassi sui sistemi di sanificazione e sulle figure professionali

La UNI/PdR 173 riguarda la sanificazione degli ambienti indoor: è la prassi che ha dato regole verificabili a un mercato cresciuto in fretta e senza riferimenti, dove chiunque poteva dichiararsi sanificatore. Definisce competenze, procedure, prodotti, misurazione dell’efficacia e criteri di qualificazione dell’impresa che eroga il servizio.

Serve soprattutto a chi la sanificazione la vende: strutture sanitarie, scuole, alberghi, aziende alimentari e committenti pubblici chiedono sempre più spesso una qualificazione documentata, e nei capitolati compare come requisito. La regola dei cinque anni delle prassi di riferimento, qui, non è un problema: la verifica del catalogo va comunque fatta prima di partire.

Che cosa facciamo, in concreto

Nella sanificazione professionale il problema non è fare il servizio: è dimostrare che funziona. Dopo gli anni della pandemia il mercato si è riempito di promesse non verificabili, e chi lavora bene ha bisogno di distinguersi con prove, non con slogan. Le due prassi UNI servono esattamente a questo, e il nostro lavoro è portartici dentro.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Inquadramento Capiamo quale delle due parti ti riguarda: i sistemi e i processi che eroghi, le competenze delle persone, o entrambe le cose.
Passo 2Classificazione dei sistemi Collochiamo i tuoi metodi fra chimici, fisici e chimico-fisici, e verifichiamo quali parametri di efficacia e sicurezza devi documentare.
Passo 3Prove di efficacia Definiamo con te il piano di prove di laboratorio e i protocolli di verifica in campo. È la voce che pesa di più, in tempo e in costo.
Passo 4Procedure operative Scriviamo le procedure di erogazione: preparazione degli ambienti, dosaggi, tempi di contatto, riaerazione, registrazioni.
Passo 5Competenze delle persone Costruiamo i percorsi per l’operatore specializzato e per il manager dei processi di sanificazione, con evidenze di formazione e di esperienza.
Passo 6Verifica e mantenimento Ti affianchiamo nella verifica e teniamo aggiornato il sistema quando cambiano prodotti, attrezzature o riferimenti tecnici.
Un punto pratico: la prassi non certifica il risultato di ogni singolo intervento, ma il metodo con cui lo ottieni e la competenza di chi lo esegue. È questo che il committente sta comprando.

Che cosa sono, e perché sono due

Sono due prassi di riferimento UNI, pubblicate a febbraio 2025, che si occupano di sanificazione degli ambienti indoor. La parte 1 riguarda i sistemi e i processi: classifica i metodi in chimici, fisici — per esempio UV-C e filtrazione avanzata — e chimico-fisici, e per ciascuna categoria specifica modalità di impiego, livelli di efficacia richiesti e parametri di sicurezza, con i relativi riscontri di laboratorio.

La parte 2 guarda alle persone e definisce due figure professionali: l’operatore specializzato nei sistemi di sanificazione e il manager dei processi di sanificazione, con i requisiti di conoscenza, abilità e competenza che devono possedere.

La divisione ha una logica precisa: un buon sistema applicato male non sanifica, e un bravo operatore con un metodo non validato non può dimostrare niente. Servono tutte e due.

La regola dei cinque anni, e perché qui non è un problema

Le prassi di riferimento UNI hanno una vita massima di cinque anni: entro quel termine devono essere trasformate in un documento normativo, cioè una norma UNI, una specifica tecnica o un rapporto tecnico, oppure vengono ritirate. È una regola che su molte prassi crea incertezza, e su cui vale sempre la pena fare una verifica prima di impostare un progetto.

Qui però il tema non si pone: pubblicate nel 2025, queste prassi hanno davanti diversi anni di validità. È anzi il momento migliore per adottarle, perché chi arriva presto costruisce il vantaggio prima che diventi un requisito di mercato per tutti.

Chi ne ha bisogno, in concreto

Le imprese di pulizia e sanificazione professionale, in primo luogo, soprattutto quelle che lavorano con committenti pubblici, strutture sanitarie e socio-assistenziali, scuole, alberghi e ristorazione collettiva. Poi i fornitori di sistemi e attrezzature, che hanno bisogno di dimostrare l’efficacia di quello che vendono con parametri riconosciuti anziché con dichiarazioni proprie.

C’è infine un terzo pubblico, spesso trascurato: chi acquista il servizio. Un capitolato scritto sui riferimenti delle prassi permette di confrontare offerte che altrimenti sono incomparabili, e di escludere chi promette risultati senza prove.

Quanto tempo serve

Se hai già procedure scritte e un minimo di registrazioni, servono in genere da due a quattro mesi. Se invece parti dalle prove di efficacia dei sistemi, i tempi li detta il laboratorio: possono voler dire diverse settimane, e vanno programmati prima di ogni altra cosa.

Sulla parte relativa alle persone il tempo dipende dalla formazione: se il personale va portato al livello richiesto, mettiamo in conto un ciclo formativo completo con relative evidenze.

Quanto costa

La nostra consulenza si calcola a giornate. Un percorso su una delle due parti richiede tipicamente da quattro a otto giornate; su entrambe, da otto a quattordici.

Le prove di laboratorio sono una voce separata e vanno preventivate all’inizio: dipendono dai sistemi che usi e in diversi casi pesano più della consulenza. Anche il costo dell’organismo che effettua la verifica è separato e va chiesto direttamente. Per il mantenimento applichiamo un canone pari al una quota del costo di implementazione.

Una precisazione onesta: essendo prassi recenti, il quadro degli schemi di valutazione accreditati è in evoluzione. Prima di firmare, verifica con l’organismo che cosa esattamente ti rilascerà e con quale accreditamento.

Gli errori che allungano i tempi

Il primo errore è promettere risultati che nessuna prova sostiene. È il vizio che ha rovinato la reputazione del settore, e in verifica non passa: quello che dichiari in offerta deve corrispondere ai parametri che hai documentato.

Il secondo è confondere pulizia, disinfezione e sanificazione. Sono tre cose distinte, con obiettivi e prove diverse, e usarle come sinonimi in capitolato o in offerta crea contestazioni.

Il terzo è trascurare i tempi di contatto e la riaerazione. Sono i parametri operativi su cui l’efficacia dichiarata si regge, e sono i primi che un verificatore va a controllare nelle registrazioni di cantiere.

Il quarto è formare gli operatori senza tenerne traccia. Se la formazione non è documentata, per la prassi non è avvenuta.

Il quinto è non aggiornare il sistema quando si cambia prodotto o attrezzatura. Le prove sono legate a quello specifico sistema: se cambi, va rifatta la parte di validazione che lo riguarda.

Dove operiamo

Lavoriamo su tutto il territorio nazionale, con sedi a Milano, Bologna, Roma e Brescia. Alterniamo le giornate in sede alle attività a distanza per la parte documentale, così le trasferte pesano dove servono davvero.

Domande frequenti

Le due parti si possono fare separatamente?
Sì. Molte imprese partono dalla parte sui sistemi e affrontano quella sulle persone in un secondo momento. La sequenza inversa ha meno senso, perché le competenze si costruiscono sui metodi che effettivamente usi.

Sostituiscono la normativa sui biocidi?
No. Se usi prodotti biocidi o presidi medico chirurgici, i loro obblighi autorizzativi e di etichettatura restano tutti: la prassi riguarda il processo e le competenze, non l’immissione in commercio dei prodotti.

Servono per partecipare alle gare?
Non sono un requisito di legge. Sono però un argomento forte quando il capitolato chiede di dimostrare l’efficacia dei metodi, e sempre più stazioni appaltanti lo chiedono.

Che differenza c’è con la ISO 9001?
La ISO 9001 certifica il sistema di gestione della qualità dell’impresa. Queste prassi entrano nel merito tecnico dei metodi di sanificazione e delle competenze specialistiche. Convivono bene e si rafforzano a vicenda.

Quanto durano queste prassi?
Le prassi di riferimento UNI hanno validità massima di cinque anni dalla pubblicazione. Queste sono del 2025, quindi il termine è lontano; nel frattempo possono essere trasformate in norme vere e proprie.

Parliamo dei tuoi servizi

Ti diciamo in mezz’ora quale delle due parti ti riguarda, che prove ti servono e come si dimostra l’efficacia di quello che vendi.

Richiedi un preventivo Lascia il tuo numero: ti richiamiamo subito.

Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283

Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questo schema

  • Formatori qualificati salute e sicurezza: la parte sulle competenze delle persone è il nostro mestiere da sempre.
  • Lead Auditor qualificata CEPAS: sappiamo quali evidenze regge una verifica e quali no.
  • Esperienza su appalti e capitolati: ti aiutiamo a tradurre la prassi in argomenti spendibili in offerta.
  • Nessun conflitto di interesse: non vendiamo prodotti, attrezzature né verifiche. Ti prepariamo e basta.

Pagine collegate