La UNI EN 16372:2015 è la norma europea sui servizi di chirurgia estetica: secondo il sommario ufficiale specifica i requisiti per la pratica della chirurgia estetica e riguarda i servizi rivolti a pazienti che vogliono modificare il proprio aspetto fisico.
Su questa norma la cosa utile da sapere è duplice, e la diciamo subito. Non esiste uno schema di accreditamento: la norma non compare fra gli schemi attivi, né fra le norme per l’accreditamento degli organismi, né nella banca dati dei prodotti e servizi certificati. E anche se ti certificassi, non potresti usarlo come leva promozionale, perché la comunicazione sanitaria in Italia non ammette elementi di carattere attrattivo e suggestivo.
Che cosa facciamo, in concreto
Su questo tema la prima cosa che facciamo è la verifica della leva, e spesso il consiglio è di non procedere: se la ragione per certificarsi è farsi pubblicità, quella leva non c’è, e preferiamo dirtelo prima che tu spenda. Se invece l’obiettivo è organizzativo — percorso del paziente, informazione e consenso, competenze e requisiti della struttura — il lavoro ha senso, e il primo passo è comprare la norma e leggerla insieme. Non certifichiamo noi, e su questa norma non ti presentiamo un certificato accreditato, perché non esiste.
Il paradosso: anche certificandoti, non puoi comunicarlo
Questa è la cosa più utile che possiamo dirti su questo tema, e va detta prima di ogni altra.
L’unica ragione per cui una clinica comprerebbe una certificazione volontaria non richiesta da nessuno è differenziarsi agli occhi del paziente. Ma la comunicazione sanitaria in Italia non può contenere «qualsiasi elemento di carattere attrattivo e suggestivo, tra cui comunicazioni contenenti offerte, sconti e promozioni, che possa determinare il ricorso improprio a trattamenti sanitari».
È il comma 525 della legge 145 del 2018, nel testo modificato nel 2023: la formula precedente parlava di elementi «promozionale o suggestivo», quella attuale è più stretta. Tradotto: la leva promozionale, che sarebbe il ritorno dell’investimento, è la cosa che non puoi usare.
E infatti lo schema non esiste
Coerentemente, la UNI EN 16372:2015 non ha uno schema di accreditamento: non compare nella lista degli schemi attivi, né fra le norme per l’accreditamento degli organismi, né fra i trentotto schemi della banca dati dei prodotti e servizi certificati. Nessun certificato risulta emesso.
Non è che l’ente di accreditamento ignori la sanità: in quella stessa banca dati ci sono i centri di senologia, la sanificazione degli ambienti interni, i cosmetici. Semplicemente questo schema non è stato aperto.
Un dettaglio che dice molto: la norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea del 2014, e in undici anni non è mai stata tradotta in italiano.
Che cosa contiene, con una precisazione onesta
Il sommario ufficiale dice che la norma «specifica i requisiti per la pratica della chirurgia estetica» e tratta dei servizi per pazienti che vogliono cambiare il proprio aspetto fisico.
Più di questo non ti diciamo, e la ragione è che non abbiamo verificato il dettaglio dei capitoli: il testo è a pagamento e il sommario pubblico si ferma lì. Trovi in giro elenchi molto precisi su informazione al paziente, consenso, competenze del chirurgo e follow-up: possono essere corretti, ma non li abbiamo letti nella norma e non li spacciamo per verificati.
Se il percorso ti interessa davvero, il primo passo è acquistare la norma e leggerla insieme. È una spesa modesta e cambia la qualità di ogni decisione successiva.
Quanto costa
Il lavoro sul percorso del paziente — informazione, consenso, tracciabilità, follow-up — richiede tipicamente da cinque a dieci giornate, e la revisione della comunicazione alla luce del comma 525 da due a quattro.
Applichiamo la nostra tariffa giornaliera, con le spese a forfait.
Non indichiamo un costo di organismo perché lo schema non esiste. Francamente: se il budget è limitato, spendilo sulla revisione della comunicazione. È l’area dove il rischio sanzionatorio è concreto e dove l’intervento si ripaga da solo.
Gli errori che allungano i tempi
Il primo è comprare una certificazione per farne pubblicità. Il comma 525 vieta gli elementi attrattivi e suggestivi nella comunicazione sanitaria.
Il secondo è chiamarla accreditata. Non c’è accreditamento su questa norma.
Il terzo è fidarsi di elenchi di contenuti trovati online. La norma è in inglese, a pagamento, e molte descrizioni in circolazione non sono verificabili.
Il quarto è credere che sostituisca l’autorizzazione sanitaria. Quella è un provvedimento amministrativo e resta il presupposto di tutto.
Il quinto è lavorare sulla certificazione e non sul consenso informato. È il documento su cui si gioca il contenzioso, e quasi sempre si può migliorare.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo strutture sanitarie in tutta Italia. Il percorso del paziente si guarda sul posto, dalla prima informazione al controllo post-operatorio; la parte documentale, i modelli di consenso e la revisione dei materiali di comunicazione si fanno da remoto. Sui materiali lavoriamo insieme a chi cura la comunicazione, perché è lì che il vincolo normativo si traduce in scelte concrete.
Domande frequenti
Posso certificarmi sulla UNI EN 16372?
Non sotto accreditamento. Lo schema non è stato aperto: la norma non compare nella lista degli schemi attivi, né fra le norme per l’accreditamento degli organismi, né fra gli schemi della banca dati dei prodotti e servizi certificati. Non è che la sanità sia esclusa in generale — nella stessa banca dati ci sono i centri di senologia, la sanificazione degli ambienti interni, i cosmetici — semplicemente questo schema non c’è.
Se mi certificassi, potrei scriverlo sul sito?
Con molta cautela, e comunque non come argomento di richiamo. Il comma 525 della legge 145 del 2018, nel testo modificato nel 2023, esclude dalla comunicazione sanitaria qualsiasi elemento di carattere attrattivo e suggestivo: la formula attuale è più stretta della precedente, che parlava di elementi promozionali o suggestivi. È esattamente la leva che renderebbe interessante l’investimento, ed è quella che non si può usare.
Perché non mi dite in dettaglio che cosa chiede la norma?
Perché non abbiamo verificato il dettaglio dei capitoli: il testo è a pagamento e il sommario pubblico si ferma alla descrizione generale. In giro si trovano elenchi molto precisi su informazione al paziente, consenso e competenze del chirurgo, ma non siamo in grado di confermarli sulla fonte, e preferiamo dirlo. Se il percorso ti interessa, il primo passo è acquistare la norma: è una spesa modesta e cambia la qualità di ogni decisione successiva.
Esiste una versione italiana della norma?
No. È la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea del 2014 e in undici anni non è mai stata tradotta. È un dettaglio, ma dice qualcosa sull’interesse che il mercato italiano ha mostrato per questo schema.
Anche certificandoti, non puoi comunicarlo
La comunicazione sanitaria non può contenere elementi attrattivi e suggestivi (comma 525 della legge 145/2018, modificato nel 2023). La leva promozionale — l’unica ragione per comprare questa certificazione — è proprio quella che la legge esclude.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Ti chiediamo come pensavi di usarla: se la risposta è la pubblicità, il vincolo di legge la blocca e te lo diciamo subito.
- Non ti elenchiamo contenuti della norma che non abbiamo letto: è in inglese, a pagamento, e in giro girano descrizioni non verificabili.
- Se il budget è limitato ti diciamo di spenderlo sulla revisione della comunicazione, dove il rischio è concreto.
- Lavoriamo sul consenso informato e sul percorso del paziente, che riducono il contenzioso a prescindere dal certificato.
