GSTC

Turismo sostenibile: l’Italia è seconda al mondo per strutture certificate

La certificazione GSTC attesta che una struttura ricettiva, un tour operator o una destinazione rispettano i criteri globali di sostenibilità del turismo: gestione sostenibile, ricadute socio-economiche sul territorio, patrimonio culturale e impatti ambientali. Non è un sistema di gestione: è una certificazione di servizio, con indicatori misurati.

Il GSTC non certifica, accredita gli organismi che certificano, e in Italia l’accreditamento passa dall’ente nazionale. L’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di strutture certificate, e dal 27 settembre 2026 la nuova disciplina sulle asserzioni ambientali vieta di esibire marchi di sostenibilità non basati su una certificazione di parte terza: è la ragione per cui questo schema conta adesso.

Che cosa facciamo, in concreto

La prima cosa che facciamo è dirti se ti serve davvero, e che cosa vale quello che hai già. Non ti vendiamo un bollino: se hai Green Key, Travelife o un altro marchio, ti diciamo subito che cosa è rimasto riconosciuto dopo il 1° gennaio 2025 e che cosa no. Il lavoro vero non è scrivere procedure ma costruire gli indicatori — consumi, rifiuti, acqua, acquisti locali, occupazione — perché il GSTC chiede numeri misurati, e li chiede ogni anno. Non certifichiamo noi: il certificato lo rilascia uno degli organismi accreditati che operano in Italia, e la scelta resta tua.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Scelta dello standard. Hotel, tour operator, destinazione o attrazione: gli standard sono separati dal 2025 e i requisiti non coincidono.
Passo 2Analisi del divario. Confrontiamo la tua gestione con le quattro sezioni dello standard, e ti diciamo dove sei scoperto.
Passo 3Indicatori e misure. Qui sta il lavoro vero: il GSTC misura la performance, quindi servono dati raccolti e riconciliati, non procedure.
Passo 4Patrimonio e comunità. La sezione su cultura e benefici socio-economici è quella che le strutture italiane sottovalutano di più.
Passo 5Scelta dell’organismo. In Italia gli organismi accreditati sono tre: ti aiutiamo a scegliere in base a settore, tempi e costi.
Passo 6Comunicazione del claim. Scriviamo come si comunica il certificato, tenendo conto della disciplina che si applica dal 27 settembre 2026.
Il certificato lo rilascia un organismo accreditato, non noi e non il GSTC. Prepariamo la struttura e i dati che l’organismo verifica.

L’Italia è il secondo Paese al mondo per strutture certificate

Il dato sorprende quasi tutti, ed è il motivo per cui vale la pena guardare questo schema con attenzione. Nella directory ufficiale risultano 3.837 strutture certificate nel mondo. Al primo posto la Turchia con 2.609, al secondo l’Italia con 226, poi Singapore, Cina, Thailandia e Spagna.

Non è un mercato di nicchia sperimentale: fra le strutture italiane certificate ci sono nomi come Rosewood Castiglion del Bosco, Portrait Milano e le strutture VOIhotels. E ci sono anche destinazioni intere: Valsugana, Val Gardena, Trento, Rovereto e Vallagarina, Alpe Cimbra.

Come funziona: il GSTC non certifica, accredita

È il punto che genera più equivoci, e conviene chiarirlo prima di tutto. Il Global Sustainable Tourism Council è un’organizzazione non profit statunitense che gestisce gli standard globali di sostenibilità per il turismo. Non rilascia certificati. Accredita gli organismi di certificazione, che devono essere conformi alla norma internazionale sugli organismi di certificazione di prodotto.

In Italia c’è un passaggio in più che vale la pena conoscere: l’accreditamento passa dall’ente nazionale italiano, in forza di un accordo formale con il GSTC. Gli organismi accreditati che operano in Italia sono tre: Vireo, Dream&Charme e Valoritalia, quest’ultima accreditata nel giugno 2026.

Ci sono tre parole che vengono usate come sinonimi e non lo sono. Certificazione è la valutazione di terza parte della tua struttura. Accreditamento è l’attestazione che un organismo è competente e imparziale. Riconoscimento è la verifica che il testo di uno standard di terzi sia equivalente a quello GSTC — e riguarda solo il testo dello standard, non il modo in cui viene usato né la credibilità di chi lo usa.

Da qui una precisazione che serve: essere socio del GSTC non è essere certificati. Sono due status distinti, e il GSTC lo dichiara esplicitamente.

Che cosa è cambiato: gli standard si sono divisi in due

Quelli che tutti chiamano ancora «criteri GSTC» si chiamano ora GSTC Standards, e nel 2025 gli Industry Criteria si sono divisi in due standard distinti: il GSTC Hotel Standard e il GSTC Tour Operator Standard. Esistono inoltre standard per le destinazioni, per il settore congressuale, per le attrazioni e per la ristorazione.

La versione corrente dell’Hotel Standard è la 4.01 del 30 dicembre 2025, organizzata in quattro sezioni: gestione sostenibile efficace, benefici socio-economici per gli stakeholder, patrimonio culturale, impatti ambientali.

Se leggi documenti che citano ancora gli «Industry Criteria versione 3 del 2016», stai leggendo un riferimento superato. Vale anche per la lista degli schemi di accreditamento italiana, che riporta ancora versioni vecchie: è un disallineamento documentale, non un problema di validità.

Un dettaglio operativo recente: dal 1° settembre 2026 tutti i nuovi certificati emessi dagli organismi accreditati includono un codice QR univoco rilasciato dal GSTC, per la tracciabilità.

La cosa più importante da sapere: l’epurazione del 1° gennaio 2025

Se hai in casa un marchio di sostenibilità turistica e credi di essere «a posto con il GSTC», questo paragrafo ti riguarda.

Il GSTC ha imposto ai proprietari degli standard riconosciuti una scelta: chiedere formalmente l’accreditamento, oppure entrare in un accordo documentato con organismi accreditati. Termine: 31 dicembre 2024. Chi non l’ha fatto ha perso lo status il 1° gennaio 2025.

E i nomi che sono usciti sono nomi grossi, molto usati anche in Italia: Green Key, Travelife, Biosphere, Green Globe, TourCert e altri. Quindi se un consulente ti dice «hai Green Key, quindi sei GSTC», da oltre un anno e mezzo non è più vero.

Gli standard riconosciuti italiani rimasti sono due: il Sustainable Tourism Standard South Tyrol per le destinazioni e Stay for the Planet per gli hotel.

Perché adesso: il 27 settembre 2026

Da quella data si applica in Italia la nuova disciplina sulle asserzioni ambientali, e fra le pratiche vietate in ogni caso c’è esibire un marchio di sostenibilità non basato su un sistema di certificazione di parte terza.

Il bollino «eco-friendly» disegnato dall’agenzia, la foglia verde sul sito, il sigillo «struttura sostenibile» creato in casa: dal 27 settembre sono pratiche vietate, senza bisogno di dimostrare che qualcuno sia stato ingannato. Una certificazione GSTC, rilasciata da un organismo accreditato, è esattamente il tipo di marchio che regge.

È la ragione per cui il GSTC si posiziona esplicitamente come strumento di conformità a quella disciplina, ed è la leva commerciale dei prossimi due anni.

GSTC o ISO 21401? Non sono alternative

Vengono presentate come opzioni concorrenti e non lo sono, perché rispondono a domande diverse.

La ISO 21401 è un sistema di gestione: certifica come sei organizzato per gestire la sostenibilità. L’edizione da citare è quella del 2019 con l’emendamento del 2024 sui cambiamenti climatici, perché la 2019 semplice è ritirata dall’ottobre 2024. In Italia ha un solo organismo accreditato.

Il GSTC è una certificazione di servizio su criteri di performance, con indicatori misurati. Certifica che cosa fai, non come ti organizzi per farlo. Con 226 strutture italiane contro il volume della 21401, il mercato ha già scelto quale delle due chiede il committente.

Quanto costa

Per una struttura ricettiva singola l’analisi del divario e la costruzione del sistema di indicatori richiedono tipicamente da otto a quindici giornate, secondo la dimensione e la disponibilità di dati già raccolti. Per una destinazione il lavoro è di un altro ordine di grandezza e va valutato caso per caso.

Applichiamo la nostra tariffa giornaliera, con le spese a forfait, e un canone annuale di mantenimento: qui serve, perché gli indicatori vanno alimentati ogni anno.

Il costo dell’organismo è separato. Una domanda utile da fare subito: se hai più strutture, quante rientrano in un solo certificato.

Gli errori che allungano i tempi

Il primo è credere di essere già GSTC perché si ha un altro marchio. Dopo il 1° gennaio 2025 molti marchi diffusi non sono più riconosciuti.

Il secondo è affrontarlo come un sistema di gestione. Il GSTC chiede numeri misurati: consumi, rifiuti, acqua, acquisti locali, occupazione. Se quei dati non li raccogli, il percorso si ferma al primo audit.

Il terzo è trascurare la sezione culturale e sociale. È quella dove le strutture italiane hanno più da raccontare e meno da documentare.

Il quarto è confondere socio e certificato. Sono due status separati e il GSTC lo dice espressamente.

Il quinto è aspettare il 27 settembre per guardare i propri claim. Sito, brochure e schede struttura hanno tempi di revisione, e il divieto non ha periodo di grazia.

Dove operiamo

Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo strutture e destinazioni in tutta Italia. La raccolta dei dati si fa in buona parte da remoto, sui vostri gestionali; la visita serve per la parte ambientale e per la sezione culturale e sociale, che è quella dove le strutture italiane hanno più da raccontare e meno da documentare. Se il gruppo ha più strutture, la prima domanda da fare all’organismo è quante rientrano in un solo certificato.

Domande frequenti

Ho Green Key: sono già a posto con il GSTC?
No, e non lo sei da oltre un anno e mezzo. Il GSTC aveva dato ai proprietari degli standard riconosciuti tempo fino al 31 dicembre 2024 per chiedere l’accreditamento o accordarsi con organismi accreditati; dal 1° gennaio 2025 Green Key, Travelife, Biosphere, Green Globe e TourCert non sono più riconosciuti. Gli standard riconosciuti italiani rimasti sono due: Sustainable Tourism Standard South Tyrol per le destinazioni e Stay for the Planet per gli hotel.

Essere socio del GSTC vale come certificazione?
No. Sono due status distinti e il GSTC lo dichiara espressamente: la quota associativa non produce un certificato e non autorizza a comunicare di essere certificati.

GSTC o ISO 21401: quale conviene?
Non sono alternative. La ISO 21401 è un sistema di gestione e certifica come sei organizzato; il GSTC è una certificazione di servizio su criteri di performance e certifica che cosa fai davvero, con indicatori misurati. Sulla ISO 21401 attenzione all’edizione: quella del 2019 semplice è ritirata dall’ottobre 2024 e va citata con l’emendamento del 2024 sui cambiamenti climatici.

Che cosa devo guardare prima del 27 settembre 2026?
Sito, brochure, schede struttura e firme delle email. Da quella data esibire un marchio di sostenibilità non basato su un sistema di certificazione di parte terza è una pratica vietata in ogni caso, senza bisogno di dimostrare che qualcuno sia stato ingannato, e non è previsto un periodo di grazia. La revisione dei materiali ha tempi suoi: è da lì che conviene partire, prima ancora del percorso di certificazione.

Dal 1° gennaio 2025 molti marchi non valgono più

Green Key, Travelife, Biosphere, Green Globe, TourCert hanno perso il riconoscimento GSTC. Se ti hanno detto che con uno di quelli sei a posto, da oltre un anno e mezzo non è più vero. E dal 27 settembre 2026 un marchio non certificato da terza parte è una pratica vietata.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questo schema

  • Sappiamo quali marchi hanno perso il riconoscimento nel 2025: è la prima cosa che verifichiamo se ne hai uno.
  • Il GSTC misura la performance, non le procedure: lavoriamo sui dati, che è dove il percorso si vince o si perde.
  • Ti diciamo che il GSTC non certifica ma accredita, e che in Italia gli organismi accreditati sono tre.
  • Colleghiamo il certificato alla disciplina sulle asserzioni ambientali che si applica dal 27 settembre 2026.

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