Un capitolato chiede «legno certificato PEFC». Oppure lo chiede un cliente tedesco, un'impresa di costruzioni che deve rispettare i criteri ambientali minimi, un buyer che ha aggiornato la politica di acquisto. La sigla arriva secca, spesso accanto o in alternativa a FSC, e senza spiegazioni.
Le domande sono due: che cos'è il PEFC e quale delle sue certificazioni riguarda la mia azienda. La seconda ha una risposta rapida, e conviene darla subito.
Anche sotto la sigla PEFC ci sono due certificazioni distinte. La gestione forestale riguarda chi possiede o gestisce un bosco: proprietà pubbliche, consorzi, proprietà collettive, aziende agroforestali, pioppicoltori. La catena di custodia (CoC) riguarda tutti gli altri: chi acquista, sega, trasforma, stampa, confeziona, monta o rivende materiale di origine forestale senza possedere un metro quadro di bosco.
Alla quasi totalità delle aziende italiane che ricevono questa richiesta serve la catena di custodia, per la ragione più semplice del mondo: non hanno boschi. Questa pagina parla soprattutto di quella.
Che cosa facciamo, in concreto
Vi portiamo dal punto in cui siete al certificato di catena di custodia, e la prima decisione è la stessa di ogni catena di custodia: quale metodo — separazione fisica o percentuale — perché determina che cosa potrete dichiarare e quanto lavoro serve in produzione. Su questo schema c’è in più la dovuta diligenza sulle fonti controverse, che va costruita e non dichiarata. Non certifichiamo noi: il certificato lo rilascia un organismo accreditato. E prima di cominciare cerchiamo i bandi a fondo perduto e i contributi attivi su filiere e acquisti sostenibili.
Che cos'è il PEFC, e perché è costruito diversamente da FSC
PEFC sta per Programme for the Endorsement of Forest Certification, e il nome dice già la cosa più importante: è un programma di riconoscimento, non un ente che scrive un unico standard mondiale. È nato in Europa su iniziativa dei proprietari forestali, fra proprietà piccole e regolate da leggi nazionali molto diverse: l'origine ne spiega l'architettura.
Il meccanismo si chiama mutuo riconoscimento. Ogni paese sviluppa il proprio schema nazionale e lo sottopone a PEFC International, che lo valuta rispetto ai propri parametri internazionali di sostenibilità tramite valutatori indipendenti. Se lo supera viene riconosciuto, e un certificato rilasciato in quel paese vale come certificato PEFC ovunque. Il riconoscimento non ha più scadenza fissa: è agganciato a un riesame quinquennale, e chi non avvia la revisione nei tempi va incontro alla sospensione automatica. I sistemi riconosciuti sono 48, in 52 paesi.
FSC scrive standard propri, validi globalmente: la regola nasce al centro e scende ai paesi. PEFC non scrive lo standard forestale: fissa i parametri e riconosce quelli scritti dai paesi.
Da qui discendono quasi tutte le altre differenze: la maggiore aderenza alle pratiche selvicolturali locali, la diffusione capillare fra le piccole proprietà europee e, sul fronte opposto, la critica di chi giudica più permissivi alcuni schemi nazionali.
Un equivoco frequente: il mutuo riconoscimento riguarda la gestione forestale. La catena di custodia è invece un unico standard internazionale uguale per tutti, solo tradotto.
Chi la chiede, e in quali settori
La richiesta si propaga per contagio: si vende con dichiarazione PEFC solo se si è comprato da un fornitore a sua volta certificato. La catena vale finché è ininterrotta, e così la domanda raggiunge imprese che con le foreste non hanno mai avuto niente a che fare. In Italia arriva soprattutto:
- legno-arredo: contract, grande distribuzione ed export verso i paesi di lingua tedesca;
- serramenti: per documentare l'origine del legno in appalti e forniture;
- imballaggio: cartone ondulato, astucci, pallet e cassette, come condizione contrattuale;
- editoria e stampa, dove il marchio sulla carta è un elemento di posizionamento;
- edilizia in legno: X-Lam, lamellare, carpenteria, per il peso dei criteri ambientali minimi;
- pellet e biomasse, dove la provenienza documentata è un argomento di vendita.
Lo standard di catena di custodia e che cosa chiede
Il riferimento è PEFC ST 2002:2020, in vigore dal 14 febbraio 2020; la transizione dalla versione precedente si è chiusa il 14 agosto 2022. In Italia si applica nella traduzione ufficiale ITA 1002, parte dello schema nazionale descritto da PEFC ITA 1000 insieme agli standard forestali della serie ITA 1001; in caso di discordanza fa fede la versione inglese. Accanto stanno PEFC ST 2001:2020 sull'uso dei marchi e PEFC ST 2003:2020 sugli organismi di certificazione; la guida applicativa italiana è ITA LG 2001:2025, in vigore dal 5 giugno 2025. Accredia accredita lo schema come certificazione di prodotto secondo la ISO/IEC 17065, non come sistema di gestione.
Che cosa chiede, in concreto:
- definire i gruppi di prodotto: che cosa entra nel perimetro e con quale dichiarazione esce. È la scelta che condiziona tutto il resto;
- tenere un sistema di dovuta diligenza (DDS) sul materiale non certificato, fino a dimostrare un rischio trascurabile di provenienza da fonti controverse, e verificare i fornitori sul database pubblico PEFC, non su una dichiarazione ricevuta per posta elettronica;
- controllare i documenti: la dichiarazione deve comparire su documenti di trasporto e fatture, accanto alla riga di prodotto, con il numero di certificato; il materiale va identificato o separato in ricevimento, stoccaggio e produzione;
- tenere i conti dei volumi: ingressi, uscite, fattori di conversione, rese, riconciliazione periodica. È la parte che l'auditor guarda per prima;
- rispettare i requisiti sociali e di sicurezza introdotti nel 2020: libertà di associazione, assenza di lavoro forzato e minorile, non discriminazione, condizioni di lavoro non pericolose;
- nominare un responsabile e formare il personale che tocca il materiale.
Il certificato ha validità massima di cinque anni, con sorveglianze annuali.
I tre metodi: separazione fisica, percentuale, credito
È la scelta tecnica che decide come lavorerete tutti i giorni, e va fatta prima dell'audit. Metodi diversi possono convivere in gruppi di prodotto diversi, ma non dentro lo stesso gruppo.
| Metodo | Come funziona | Quando conviene |
|---|---|---|
| Separazione fisica | Le categorie di materiale restano separate o identificabili in ogni fase; la dichiarazione in ingresso passa al prodotto finito. | Chi lavora su lotti distinguibili: segherie, stampatori, scatolifici, distributori. |
| Metodo percentuale | Su un periodo definito si calcola la quota di certificato entrato nel gruppo e la si applica a tutte le uscite dello stesso gruppo. | Produzioni continue in cui i materiali si mescolano: cartiere, pannelli, impasti. |
| Metodo del credito | Il certificato alimenta un conto crediti, trasferiti a materiale da fonti controllate: si vende come certificata una quantità pari ai crediti. | Chi vuole concentrare la dichiarazione su una linea o su un cliente. |
Le dichiarazioni ammesse sono tre: «x% certificato PEFC», «100% Origine PEFC» per il materiale mai mescolato con fonti controllate e «Fonti controllate PEFC». Da notare: la catena di custodia non fissa alcuna soglia minima di contenuto certificato. La soglia sta nelle regole sui marchi.
Le etichette e le regole d'uso del marchio
Le etichette di prodotto sono due. «PEFC Certificato» richiede che almeno il 70% del materiale di origine forestale contenuto nel prodotto sia certificato PEFC, con il resto da fonti controllate. «PEFC Riciclato» è riservata ai prodotti di materiale interamente riciclato. Il 70% è l'unico numero che il mercato ricorda, ed è anche quello più spesso attribuito per errore alla catena di custodia: sta invece in PEFC ST 2001:2020.
Per usare i marchi serve una licenza d'uso valida, rilasciata dal PEFC Council o da un organismo autorizzato — in Italia PEFC Italia. Ottenuto il certificato non si è automaticamente autorizzati a stampare il logo: la licenza va richiesta, e ogni etichetta va generata con il proprio numero di licenza attraverso lo strumento ufficiale, non copiando un'immagine trovata in rete.
Gli usi diversi da quelli standard — formati di etichetta non conformi, riferimenti sul prodotto al materiale certificato impiegato nel processo, usi atipici della sigla — richiedono l'approvazione preventiva. Gli errori ricorrenti: il logo su un prodotto che non appartiene a un gruppo certificato, la formula «azienda PEFC» che lascia intendere che lo sia tutta la produzione, la dichiarazione in fattura senza il claim corretto.
Il PEFC in Italia: i numeri, e che cosa dicono
A rappresentare lo schema è PEFC Italia, che cura gli standard nazionali di gestione forestale e la traduzione della catena di custodia. I dati del Rapporto PEFC 2026, riferiti al 31 dicembre 2025: superficie forestale certificata 1.124.507 ettari, +63.448 nell'anno (circa +6%); aziende con catena di custodia 1.735, 183 in più rispetto al 2024 (+11,5%). Il bosco è concentrato nell'arco alpino — il solo Trentino-Alto Adige vale 597.730 ettari — mentre le aziende seguono la geografia industriale, con Veneto e Lombardia in testa. Nel 2025 sono arrivate le prime certificazioni forestali in Campania, Puglia e Molise.
Non sono numeri decorativi: sono il motivo per cui in Italia la scelta fra i due schemi non è simmetrica. Se comprate legname nazionale, il fornitore certificato che trovate ha molto più probabilmente un certificato PEFC. Se vendete carta, imballaggi o stampati a valle il rapporto si rovescia: le aziende di trasformazione certificate FSC sono più del doppio.
Gli obblighi di legge che non sostituisce
Va detto senza giri di parole: il PEFC è uno schema volontario. Nessuna legge italiana impone di certificarsi; lo impongono clienti, capitolati, albi fornitori e politiche di acquisto. E il certificato non chiude nessuno degli obblighi che gravano comunque sull'impresa: la dovuta diligenza sulla deforestazione, gli obblighi doganali sull'importazione di legno, la conformità dei materiali destinati al contatto con gli alimenti per chi produce imballaggi, e la normativa su sicurezza sul lavoro, emissioni, rifiuti e scarichi.
PEFC ed EUDR: le date, e l'equivoco che costa di più
Il regolamento (UE) 2023/1115 sui prodotti a deforestazione zero — l'EUDR — riguarda sette materie prime, fra cui il legno. Le date sono state rinviate più volte; quelle in vigore le ha fissate il regolamento (UE) 2025/2650: 30 dicembre 2026 per operatori e commercianti che non sono micro o piccole imprese, 30 giugno 2027 per persone fisiche, microimprese e piccole imprese costituite entro il 31 dicembre 2024.
Lo stesso regolamento ha introdotto l'operatore a valle, che non ripete una dichiarazione già presentata a monte, e ha soppresso dall'allegato I il capitolo doganale 49: libri stampati, giornali e altri prodotti della stampa. Chi stampa libri è fuori dall'EUDR per quel prodotto; chi produce l'imballaggio che li contiene, no. Le sanzioni arrivano fino ad almeno il 4% del fatturato annuo realizzato nell'Unione.
È la domanda che riceviamo più spesso, e la risposta è netta: la certificazione PEFC non sostituisce la dovuta diligenza EUDR. Il documento di orientamento della Commissione europea — comunicazione C(2026) 3056 del 4 maggio 2026 — è esplicito: la certificazione è un elemento utile nell'analisi del rischio, ma non sostituisce gli obblighi del regolamento e non genera presunzione di conformità.
Il PEFC ha costruito un modulo apposito, lo standard PEFC ST 2002-1:2024, che si aggiunge in modo volontario alla catena di custodia e raccoglie geolocalizzazione, valutazione e mitigazione del rischio. Ma è lo stesso PEFC a scrivere che la responsabilità legale della conformità all'EUDR resta interamente in capo alle aziende definite operatore o commerciante. Il modulo alimenta la vostra dovuta diligenza: non vi esonera da nulla.
Criteri ambientali minimi e appalti pubblici
Negli appalti i criteri ambientali minimi non sono facoltativi: l'articolo 57 del codice dei contratti pubblici (d.lgs. 36/2023) ne impone l'applicazione. Due decreti toccano chi lavora il legno: il d.m. 23 giugno 2022 n. 254 sugli arredi per interni e il d.m. 23 giugno 2022 n. 256 sugli interventi edilizi.
C'è un dettaglio che smentisce una convinzione diffusa. Il CAM arredi chiede che il prodotto finito sia realizzato con materiale legnoso «proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile» oppure riciclato, e nella verifica non nomina un solo schema: parla di «una certificazione di prodotto quale quella del Forest Stewardship Council® (FSC®) o del Programme for Endorsement of Forest Certification schemes™ (PEFC™)». I due schemi compaiono affiancati, come esempi equivalenti, e la formula «quale quella» lascia spazio a mezzi di prova equipollenti.
Due conseguenze. La prima: ai fini dei CAM il PEFC vale quanto l'FSC, e chi dice che negli appalti «serve l'FSC» ripete un luogo comune. La seconda, meno gradita: nel CAM arredi la certificazione forestale è il mezzo di prova di un requisito di base, non un criterio premiante con punteggio autonomo; il punteggio arriva semmai dai criteri premianti che la singola stazione appaltante inserisce nel bando. Per chi partecipa la differenza non è di immagine: è di ammissibilità.
Gruppo e multisito: come si abbassa il costo per le PMI
La certificazione multisito riunisce sotto un unico certificato più unità della stessa organizzazione, con una funzione centrale che tiene il sistema. La certificazione di gruppo, disciplinata dall'appendice 2 dello standard, va oltre: riunisce imprese giuridicamente distinte sotto un'entità di gruppo — un consorzio, un'associazione, un soggetto terzo — che costruisce procedure comuni e svolge l'audit interno annuale sui membri. Per aderire un'impresa deve stare nei limiti fissati dallo standard: non più di 50 addetti a tempo pieno e non più di 10 milioni di euro di fatturato. La convenienza sta nel campionamento: l'organismo non visita ogni membro a ogni audit, ma un campione — nell'esempio che il PEFC stesso porta, quattro siti su dodici. È questa la leva che rende accessibile la certificazione a un'impresa artigiana.
PEFC o FSC? I quattro criteri che decidono davvero
Prima di firmare per uno dei due schemi vale la pena guardare anche l'altro: spesso la risposta giusta non è quella arrivata per prima al telefono.
1. Il mercato di sbocco. È il criterio dominante e non ha nulla di tecnico: conta quale schema chiedono i clienti del vostro settore e del paese di destinazione. Grande distribuzione, editoria e mercati anglosassoni tendono a chiedere FSC, il marchio più riconosciuto dal consumatore finale; la filiera del legno alpina, l'area di lingua tedesca e le costruzioni in legno chiedono con la stessa naturalezza il PEFC.
2. La disponibilità della materia prima. I numeri italiani vanno in una direzione sola: 1.124.507 ettari di bosco certificato PEFC contro circa 155.750 ettari certificati FSC, alla stessa data. Se comprate legname nazionale, e in particolare alpino, con il PEFC trovate fornitori certificati molto più facilmente. Certificarsi e poi non riuscire a comprare materiale certificato è un errore che si scopre tardi.
3. Il capitolato. Molti disciplinari, albi fornitori e politiche di acquisto nominano uno schema soltanto: quando succede la scelta è già fatta. Vale la pena leggerlo davvero, però: un numero crescente di capitolati — e i criteri ambientali minimi — li cita entrambi come equivalenti.
4. Il caso, frequentissimo, in cui conviene farle entrambe. Chi lavora su più filiere o serve committenti diversi finisce quasi sempre per tenere tutti e due i certificati. Ed è qui che c'è l'informazione che fa risparmiare davvero.
FSC e PEFC sono schemi concorrenti con standard distinti, ma la macchina aziendale che chiedono è in larga misura la stessa: procedura di catena di custodia, gruppi di prodotto, registri e riconciliazione dei volumi, fattori di conversione, qualifica dei fornitori, controllo dei documenti di acquisto e vendita, personale formato, gestione delle lavorazioni affidate a terzi.
Cambiano i riferimenti normativi, la terminologia delle dichiarazioni, le regole d'uso dei marchi e i database di verifica: differenze reali, ma marginali rispetto al lavoro di impianto. E gli audit sono spesso combinabili presso lo stesso organismo, di norma autorizzato per entrambi.
Tradotto: se pensate che entrambe vi serviranno, ditelo prima di iniziare. Progettare da subito un sistema che regge tutti e due gli schemi costa una frazione di quello che costa aggiungere il secondo a un sistema già chiuso sul primo.
Se il dubbio resta — e resta quasi sempre — guardate l'altro schema con lo stesso occhio critico. Abbiamo scritto una scheda gemella di questa sulla certificazione FSC: leggetela prima di decidere, non dopo. Mezz'ora spesa a confrontare i due schemi vale più di tre preventivi chiesti su quello sbagliato.
Come si arriva al certificato
- Ricerca di bandi e finanziamenti. Prima di ogni altra cosa verifichiamo, gratuitamente, quali bandi, contributi e forme di finanziamento a fondo perduto sono disponibili per il vostro progetto. Va fatto per primo perché può cambiare la convenienza dell'intera operazione, e perché molte scadenze non aspettano.
- Analisi iniziale. Che cosa entra, che cosa esce, quali prodotti volete dichiarare PEFC e a quali clienti: da qui escono i gruppi di prodotto e il metodo. È anche il momento in cui si decide se affiancare l'FSC.
- Verifica dei fornitori. Che i fornitori chiave siano certificati con il campo di applicazione giusto, sul database pubblico. Se non lo sono il progetto cambia forma.
- Costruzione del sistema. Procedura di catena di custodia, dovuta diligenza, registri di volume, fattori di conversione, modulistica, formazione, scelta dell'organismo.
- Audit iniziale, licenza e rilascio. Verifica documentale e in campo con la rincorsa dei volumi su transazioni reali; poi il certificato e la richiesta della licenza d'uso dei marchi, che è un passaggio a sé.
Per un'azienda di dimensioni medie con una ISO 9001 già attiva servono di norma dai quattro ai sei mesi dall'avvio all'audit iniziale. Il tempo se lo prende la parte a monte: qualificare i fornitori e mettere in ordine i dati di volume.
Come si incastra con gli altri schemi
La catena di custodia condivide molta impalcatura con la ISO 14001: chi ha già un sistema ambientale aggiunge solo la tracciabilità. La logica di separazione, percentuali e crediti è la stessa di altre filiere certificate, dal biologico agli schemi su olio di palma e cacao. Il quadro completo è nella pagina certificazioni, l'inquadramento più ampio in quella dedicata alla sostenibilità.
Quanto costa la certificazione PEFC
Non esiste un listino, e chi vi dà una cifra al telefono senza aver visto nulla la sta indovinando. Il costo è fatto di voci separate: le giornate dell'organismo di certificazione, fissate da regole di schema che non si contrattano; la consulenza, che varia secondo quanto sistema esiste già; la quota annuale della licenza d'uso dei marchi. Su tutte pesa la scelta fra certificazione individuale, multisito e di gruppo.
Come si forma quel numero lo abbiamo scritto per esteso in quanto costa certificarsi. Per il vostro caso serve un numero vero: richiedete un preventivo indicando siti, volumi, gruppi di prodotto e certificazioni già attive.
Come lavoriamo
Partiamo dai vostri documenti reali — documenti di trasporto, fatture, distinte base — non da un manuale riadattato. Qualifichiamo i fornitori prima di costruire il sistema, perché è lì che i progetti si bloccano. Portiamo il conteggio dei volumi dentro gli strumenti che già usate, invece di aggiungere registri che nessuno compila. E se dall'analisi emerge che vi conviene tenere anche l'FSC lo diciamo subito.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro.
Trattare la dovuta diligenza come un modulo. Serve una valutazione del rischio sulle origini, con verifiche proporzionate: un’autocertificazione del fornitore non basta.
Scegliere il metodo dopo. Cambiarlo a percorso avviato significa rifare registrazioni e bilanci.
Non controllare la validità dei certificati a monte. Scadono e vengono sospesi: un acquisto sbagliato rompe la catena.
Cercare i contributi a percorso avviato. I bandi hanno finestre e regole sull’avvio delle spese: chiederli dopo aver firmato significa quasi sempre perderli.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo aziende del legno, della carta e della stampa in tutta Italia. Lo stabilimento si visita, perché la catena di custodia si verifica dove il materiale entra, si lavora ed esce. Dovuta diligenza, bilanci e ricerca dei bandi si gestiscono da remoto.
Domande frequenti
Quanto costa la certificazione PEFC?
Non esiste un listino, e chi vi dà una cifra al telefono senza aver visto nulla la sta indovinando. Il costo si compone di voci separate: l'organismo terzo, che segue regole proprie e non si contratta, la consulenza, che dipende da quanto è già in piedi, e la licenza d'uso dei marchi. Come si forma quel numero è scritto in quanto costa certificarsi; per la vostra situazione richiedete un preventivo.
Meglio FSC o PEFC?
Dipende da quattro cose: che cosa chiedono i vostri clienti, dove comprate la materia prima, che cosa dice il capitolato e se vi servono entrambe. In Italia il bosco certificato PEFC è molte volte quello FSC, ma le aziende di trasformazione certificate FSC sono più del doppio. Leggete anche la scheda sulla certificazione FSC prima di decidere.
Posso avere entrambe le certificazioni?
Sì, ed è un caso frequentissimo. Gran parte del lavoro si fa una volta sola: stessa procedura di catena di custodia, stessi registri di volume, stesso personale formato, audit spesso combinabili presso lo stesso organismo. Conviene però deciderlo prima di iniziare.
Serve anche se non possiedo boschi?
Sì, ed è anzi il caso normale. Chi non ha boschi si certifica sulla catena di custodia, che riguarda il controllo dell'origine e dei flussi del materiale acquistato, trasformato e venduto. La gestione forestale riguarda solo chi il bosco lo possiede o lo gestisce.
La certificazione PEFC basta per l'EUDR?
No. Il documento di orientamento della Commissione europea è esplicito: la certificazione è un elemento utile nell'analisi del rischio, ma non sostituisce gli obblighi del regolamento e non genera presunzione di conformità. Anche il modulo volontario PEFC ST 2002-1:2024 lascia la responsabilità legale in capo all'operatore.
Il PEFC è obbligatorio?
No, è uno schema volontario: nessuna legge lo impone. Lo impongono clienti, capitolati di gara e politiche di acquisto. Negli appalti pubblici è però il mezzo di prova con cui si dimostra un requisito dei criteri ambientali minimi.
Esistono contributi o finanziamenti per certificarsi?
Spesso sì, e in molti casi coprono una parte rilevante della spesa: bandi camerali, misure regionali, strumenti per l'innovazione e la sostenibilità. La ricerca la facciamo noi, gratuitamente, prima di iniziare. L'esito dipende dal bando e dalla graduatoria, quindi non promettiamo risultati: verifichiamo che cosa è aperto e vi diciamo se vale la pena provarci.
Esistono contributi per certificarsi?
Sì, e cambiano di continuo: bandi camerali, misure regionali, contributi di filiera e agevolazioni nazionali si aprono e si chiudono nell’arco di poche settimane. Li cerchiamo noi all’inizio del percorso e vi diciamo che cosa è aperto, che cosa copre e con quali scadenze. Una regola vale quasi sempre: i bandi non ammettono spese avviate prima della domanda, quindi la verifica va fatta prima di firmare, non dopo.
Vi hanno chiesto il PEFC e non sapete quale?
Diteci che cosa comprate, che cosa vendete e chi ve l'ha chiesta: vi diciamo se vi serve la catena di custodia, quale metodo conviene e se ha senso affiancare l'FSC. La prima analisi non ha alcun costo e non vi impegna a nulla.
Lascia il tuo numero:
ti richiamiamo subito.
Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283
Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
In sintesi
- Schema volontario: nessuna legge lo impone, lo impongono clienti e capitolati.
- Due certificazioni distinte: gestione forestale e catena di custodia.
- Chi non possiede boschi ha bisogno della catena di custodia: PEFC ST 2002:2020.
- Funziona per mutuo riconoscimento di 48 schemi nazionali, non con uno standard unico.
- Tre metodi: separazione fisica, percentuale, credito.
- Etichetta «PEFC Certificato»: almeno il 70% di materiale certificato.
- Marchio solo con licenza d'uso valida; usi non standard da approvare prima.
- Certificato valido al massimo cinque anni, con sorveglianze annuali.
Date e numeri da tenere d'occhio
- Italia, 31 dicembre 2025: 1.124.507 ettari di bosco certificato PEFC (+6%).
- Italia, 31 dicembre 2025: 1.735 aziende con catena di custodia (+11,5%).
- EUDR: applicazione dal 30 dicembre 2026; dal 30 giugno 2027 per micro e piccole imprese — reg. (UE) 2025/2650.
- Sanzioni EUDR fino ad almeno il 4% del fatturato annuo realizzato nell'Unione.
- Gruppo: limite di 50 addetti e 10 milioni di euro di fatturato per membro.
- Appalti: d.m. 254/2022 (arredi), d.m. 256/2022 (edilizia), art. 57 d.lgs. 36/2023.
