Il BRCGS Packaging Materials è lo standard che i produttori di imballaggi si sentono chiedere dai clienti dell’industria alimentare: non certifica l’alimento, certifica chi fabbrica ciò che lo contiene. Vale per film, vaschette, astucci, tappi ed etichette, e per chi stampa o converte materiali destinati al contatto. È riconosciuto GFSI, ed è questo il motivo per cui una multinazionale lo mette a capitolato al posto di un questionario fornitore.
La Issue 7 ha spostato l’attenzione dai documenti alla produzione: la scelta fra alta igiene e igiene di base decide il perimetro dell’audit, e l’auditor passa in reparto la maggior parte del tempo. Chi si presenta con un manuale scaricato e uno stabilimento non allineato prende non conformità sulle cose che si vedono — flussi, rischio di contaminazione, controllo del materiale stampato — non su quelle che si scrivono.
Che cosa facciamo, in concreto
Vi portiamo dal punto in cui siete al certificato, e poi lo teniamo in piedi. Non consegniamo un manuale da firmare: su questa norma un sistema copiato da un modello si smonta al primo audit, perché l’auditor passa la maggior parte del tempo in reparto e non in ufficio. Costruiamo il sistema sulle lavorazioni che fate davvero, partendo dalla scelta che condiziona tutto il resto: alta igiene o igiene di base.
Che cos’è il BRCGS Packaging Materials
Il BRCGS Global Standard for Packaging Materials è la norma privata che certifica chi produce imballaggi destinati ad alimenti, bevande, mangimi e prodotti sensibili come cosmetici e farmaci. È nata nel Regno Unito, dentro la British Retail Consortium, ed è oggi uno degli schemi riconosciuti dalla GFSI, la Global Food Safety Initiative.
Tradotto in pratica: la grande distribuzione e le grandi industrie alimentari la accettano come prova che il fornitore di imballaggi è sotto controllo. Se producete film, astucci, vaschette, tappi, etichette o scatole che finiranno vicino al cibo, prima o poi un cliente ve la chiederà. E quasi mai è una richiesta negoziabile: senza certificato non si entra in fornitura.
L’edizione in vigore è la Issue 7, pubblicata il 28 ottobre 2024. Dal 28 aprile 2025 tutti gli audit si fanno su questa edizione: la Issue 6 non è più utilizzabile.
A chi si applica, e come si distingue dagli altri schemi BRCGS
Il BRCGS non è una norma sola, è una famiglia. Scegliere lo schema sbagliato è l’errore più frequente, e ci si accorge tardi. Il criterio è semplice: conta che cosa fate voi al prodotto, non che cosa contiene.
Che cosa entra nel campo di applicazione, e che cosa resta fuori
La Issue 7 ha allargato il perimetro rispetto alla precedente. Vale la pena leggerlo con attenzione, perché è il punto in cui molte aziende scoprono di poter certificare più di quello che pensavano, oppure meno.
Alta igiene o igiene di base: la scelta che decide tutto il resto
Lo standard prevede due livelli di igiene, alta igiene e igiene di base. Non è una scelta libera e non è una scelta commerciale: dipende da che cosa fa l’imballaggio che producete. Se va a contatto diretto con l’alimento, o se è destinato a prodotti sensibili, servono requisiti più stringenti su ambienti, flussi, abbigliamento del personale e monitoraggio.
La decisione va presa prima, con l’analisi dei pericoli, e va documentata. È il punto in cui vediamo più aziende sbagliare: si parte in igiene di base per fare prima, e all’audit ci si accorge che il cliente finale pretendeva l’altro livello. A quel punto non è una non conformità da chiudere in ventotto giorni, è un pezzo di stabilimento da rifare.
Che cosa è cambiato con la Issue 7
Non è un ritocco. Chi era certificato Issue 6 trova cambiamenti veri, soprattutto su cultura della sicurezza, allergeni e rintracciabilità.
Come è fatta la norma: le sette sezioni
Annunciato, non annunciato, blended
Qui c’è la novità che va programmata per tempo: con la Issue 7 ogni sito deve sottoporsi ad almeno un audit non annunciato nell’arco di tre anni. Non è più solo un’opzione per chi vuole distinguersi.
L’audit non annunciato cade in una finestra definita: gli ultimi quattro mesi del ciclo di certificazione, compresi i ventotto giorni precedenti la data di scadenza dell’audit. Nessuno vi avvisa: l’auditor si presenta e si comincia.
La conseguenza pratica è semplice e scomoda: lo stabilimento deve essere in ordine sempre, non la settimana prima. Chi lavora bene tutto l’anno lo vive come una formalità; chi prepara l’audit tre giorni prima, con questa regola non regge.
Il punteggio, il certificato e le non conformità
Alla fine dell’audit l’organismo assegna un grado, da AA in giù. Il grado dipende da quante e quanto gravi sono le non conformità rilevate. Il grado più alto in assoluto è AA+, e si ottiene solo passando dall’audit non annunciato: è il modo con cui lo schema premia chi accetta di farsi verificare senza preavviso.
Le non conformità vanno chiuse entro ventotto giorni di calendario. Nei primi audit, quando non esiste una soluzione provvisoria praticabile, il termine può salire a novanta giorni. Se non si chiudono nei tempi, o se superano i limiti previsti, il certificato non viene rilasciato.
Il certificato ha durata di norma annuale e riporta una data di scadenza dell’audit: è quella la data da tenere sul calendario, non quella del certificato. Arrivare tardi significa perdere la continuità, e per molti clienti la continuità è un requisito contrattuale.
Quanto tempo serve davvero
Dipende dal punto di partenza, ma le due situazioni tipiche sono queste. Un’azienda già certificata ISO 9001, con procedure vive e un capannone ordinato, arriva all’audit in quattro-sei mesi: il lavoro vero è la HARA, la cultura della sicurezza e il controllo della stampa. Un’azienda che parte da zero, senza sistema qualità e con layout da rivedere, sta più realisticamente sugli otto-dodici mesi, perché ci sono interventi fisici da fare e non si comprimono.
Se qualcuno vi promette la certificazione in sei settimane, sta vendendo il certificato, non il sistema. E all’audit non annunciato, quello si vede.
Quanto costa
Il costo si compone di due voci separate, e conviene tenerle distinte fin dal preventivo: la consulenza, cioè il lavoro per costruire il sistema, e la certificazione, cioè le giornate che l’organismo fattura per l’audit e per le sorveglianze. La seconda non passa da noi e dipende dal numero di addetti, dai siti e dalla complessità della gamma.
Sulla prima voce il peso lo fanno tre cose: il livello di igiene richiesto, quante linee e quanti processi entrano nel campo di applicazione — e in particolare se c’è stampa, che porta con sé requisiti propri — e quanti siti produttivi vanno certificati, perché il certificato è per sito. Abbiamo spiegato per esteso come si forma il prezzo nella pagina dedicata ai costi, con lo stesso metodo che usiamo per fare i preventivi.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro. Scegliere l’igiene di base per fare prima: si parte più leggeri e all’audit si scopre che il cliente finale pretendeva l’altro livello. A quel punto non è una non conformità da chiudere in ventotto giorni, è un pezzo di stabilimento da rifare.
Partire dal manuale: si scrive un documento che descrive un’azienda che non esiste, e poi l’audit confronta il documento con la realtà. Il manuale viene per ultimo.
Trattare la HARA come un allegato: l’analisi dei pericoli non è un modulo da compilare a fine progetto, è quello che giustifica tutte le scelte fatte su ambienti, flussi e controlli.
Prepararsi all’audit invece di lavorare bene: con l’audit non annunciato obbligatorio almeno una volta ogni tre anni, il metodo di sistemare tutto la settimana prima non regge più. Chi lavora bene tutto l’anno lo vive come una formalità.
Dove operiamo
Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto. Sui sistemi multi-sito coordiniamo l’intero perimetro con un unico riferimento.
Domande frequenti
Il BRCGS Packaging sostituisce la ISO 9001?
No, e non è pensato per farlo. Coprono cose diverse: la ISO 9001 è il sistema di gestione della qualità, il BRCGS è uno standard di sicurezza del prodotto con requisiti tecnici molto puntuali su stabilimento e processo. Chi ha già la 9001 parte avvantaggiato, perché la struttura documentale c’è già.
Serve anche se produciamo solo imballaggio secondario o terziario?
Spesso sì, perché è il cliente a chiederlo lungo tutta la catena. Il livello di igiene richiesto sarà però diverso: un cartone da trasporto non ha gli stessi requisiti di una vaschetta a contatto diretto.
Un solo certificato copre più stabilimenti?
No. La certificazione è per sito: ogni stabilimento ha il suo audit e il suo certificato.
Siamo certificati IFS PACsecure, dobbiamo rifare tutto?
No. I due schemi coprono territori molto simili e gran parte del lavoro fatto si riusa. Cambia l’impostazione dei requisiti e cambia l’audit, quindi serve un allineamento, non una ripartenza.
Che cosa succede se all’audit non annunciato ci trovano fuori posto?
Le non conformità si aprono e si chiudono con le stesse regole degli altri audit. Il rischio vero non è la singola non conformità: è scoprire che il sistema funziona solo quando sapete che arriva qualcuno.
Vi serve il BRCGS Packaging?
Diteci che imballaggi producete, per quale settore e se avete già una linea in alta igiene: vi diciamo su quale livello vi conviene certificarvi, quanto manca davvero alla Issue 7 e quali requisiti vi costeranno più lavoro. Senza promettervi tempi che non esistono.
Lascia il tuo numero:
ti richiamiamo subito.
Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283
Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questa norma
- Lead Auditor qualificata CEPAS: sappiamo come ragiona chi verrà a verificarvi, perché quel mestiere lo facciamo anche dall’altra parte.
- Lavoriamo su ISO 9001, ISO 22000, FSSC, IFS e BRCGS: se avete già un sistema, lo integriamo invece di costruirvene un secondo accanto.
- Vi prepariamo all’audit non annunciato, che dalla Issue 7 è obbligatorio almeno una volta ogni tre anni.
- Vi diciamo anche che cosa non vi conviene fare, e quando lo schema che vi hanno chiesto non è quello giusto.
