BRCGS Packaging Materials

Issue 7: la certificazione di chi produce imballaggi alimentari

Il BRCGS Packaging Materials è lo standard che i produttori di imballaggi si sentono chiedere dai clienti dell’industria alimentare: non certifica l’alimento, certifica chi fabbrica ciò che lo contiene. Vale per film, vaschette, astucci, tappi ed etichette, e per chi stampa o converte materiali destinati al contatto. È riconosciuto GFSI, ed è questo il motivo per cui una multinazionale lo mette a capitolato al posto di un questionario fornitore.

La Issue 7 ha spostato l’attenzione dai documenti alla produzione: la scelta fra alta igiene e igiene di base decide il perimetro dell’audit, e l’auditor passa in reparto la maggior parte del tempo. Chi si presenta con un manuale scaricato e uno stabilimento non allineato prende non conformità sulle cose che si vedono — flussi, rischio di contaminazione, controllo del materiale stampato — non su quelle che si scrivono.

Che cosa facciamo, in concreto

Vi portiamo dal punto in cui siete al certificato, e poi lo teniamo in piedi. Non consegniamo un manuale da firmare: su questa norma un sistema copiato da un modello si smonta al primo audit, perché l’auditor passa la maggior parte del tempo in reparto e non in ufficio. Costruiamo il sistema sulle lavorazioni che fate davvero, partendo dalla scelta che condiziona tutto il resto: alta igiene o igiene di base.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Campo di applicazione e livello di igieneChe cosa entra nel certificato e su quale livello vi conviene certificarvi. Sbagliarlo qui significa rifare pezzi di stabilimento dopo
Passo 2Analisi degli scostamenti sulla Issue 7Confronto requisito per requisito con quello che già fate, con l’elenco delle cose da chiudere e una stima realistica dei tempi
Passo 3HARAL’analisi dei pericoli costruita sul vostro processo: estrusione, stampa, accoppiamento, fustellatura. Non un modello di settore
Passo 4Stabilimento e corpi estraneiLayout, flussi, manutenzione, controllo della stampa, prevenzione dei corpi estranei: la parte che richiede interventi fisici, quindi tempo di calendario
Passo 5Cultura della sicurezza e formazioneLa Issue 7 la verifica sul campo, parlando con gli operatori. Si costruisce con loro, non con una procedura
Passo 6Audit interno e non annunciatoFacciamo noi il primo audit completo con la stessa severità di quello vero, e vi prepariamo alla verifica senza preavviso
Se avete già ISO 9001 o l’IFS PACsecure, riusiamo l’impianto documentale e concentriamo il lavoro sui requisiti tecnici che negli altri schemi non ci sono.

Che cos’è il BRCGS Packaging Materials

Il BRCGS Global Standard for Packaging Materials è la norma privata che certifica chi produce imballaggi destinati ad alimenti, bevande, mangimi e prodotti sensibili come cosmetici e farmaci. È nata nel Regno Unito, dentro la British Retail Consortium, ed è oggi uno degli schemi riconosciuti dalla GFSI, la Global Food Safety Initiative.

Tradotto in pratica: la grande distribuzione e le grandi industrie alimentari la accettano come prova che il fornitore di imballaggi è sotto controllo. Se producete film, astucci, vaschette, tappi, etichette o scatole che finiranno vicino al cibo, prima o poi un cliente ve la chiederà. E quasi mai è una richiesta negoziabile: senza certificato non si entra in fornitura.

L’edizione in vigore è la Issue 7, pubblicata il 28 ottobre 2024. Dal 28 aprile 2025 tutti gli audit si fanno su questa edizione: la Issue 6 non è più utilizzabile.

A chi si applica, e come si distingue dagli altri schemi BRCGS

Il BRCGS non è una norma sola, è una famiglia. Scegliere lo schema sbagliato è l’errore più frequente, e ci si accorge tardi. Il criterio è semplice: conta che cosa fate voi al prodotto, non che cosa contiene.

Quale schema BRCGS vi riguarda
Se producetePackaging MaterialsTrasformate materie prime in imballaggi: stampa, estrusione, accoppiamento, fustellatura, soffiaggio, formatura. Si certifica il sito produttivo, uno per uno.
Se stoccate o trasportateStorage and DistributionTenete a magazzino o movimentate merce che non producete. Lo schema guarda la catena del freddo, la rotazione, la sicurezza del sito.
Se comprate e rivendeteAgents and BrokersComprate e rivendete senza toccare fisicamente il prodotto. Lo schema guarda come scegliete e controllate i fornitori.
Se producete l’alimentoBRCGS Food SafetyÈ lo schema del produttore alimentare, non di chi gli fornisce la confezione. Sono due certificati diversi e due audit diversi.
AttenzioneSi può averne più di unoUn converter che produce imballaggi e in più tiene a magazzino merce di terzi ha bisogno di due schemi, non di uno più grande.
AlternativaIFS PACsecureÈ lo schema equivalente della famiglia IFS. Quale serve lo decide quasi sempre il cliente, non voi: chiedetelo prima di partire.
Se un cliente vi ha scritto solo serve il BRCGS, fatevi dire quale. La differenza fra due schemi della stessa famiglia sono mesi di lavoro e un audit sbagliato.

Che cosa entra nel campo di applicazione, e che cosa resta fuori

La Issue 7 ha allargato il perimetro rispetto alla precedente. Vale la pena leggerlo con attenzione, perché è il punto in cui molte aziende scoprono di poter certificare più di quello che pensavano, oppure meno.

Dentro e fuori
DentroImballaggi alimentariConfezioni per alimenti, bevande e mangimi, in qualsiasi materiale: carta, cartone, vetro, metallo, plastica rigida e flessibile.
DentroProdotti sensibiliImballaggi per cosmetici, farmaci e prodotti per l’igiene della persona, dove il contatto indiretto conta comunque.
DentroSemilavorati e materie primeInchiostri, vernici, rivestimenti e adesivi destinati alla filiera dell’imballaggio.
Novità della Issue 7Monouso per la ristorazioneBicchieri, coperchi, cannucce, piatti, tovaglioli, sacchetti, tovaglie e posate monouso entrano nello schema, se prodotti con lo stesso processo.
Con una condizioneAlmeno il 70% in volumeIl sito deve produrre in prevalenza imballaggi. Sotto quella soglia si ricade nello standard Consumer Products, che è un’altra norma.
FuoriSola movimentazioneProdotti che nel sito non subiscono alcuna lavorazione, e le attività di sola importazione o distribuzione fuori dal controllo diretto dell’azienda.

Alta igiene o igiene di base: la scelta che decide tutto il resto

Lo standard prevede due livelli di igiene, alta igiene e igiene di base. Non è una scelta libera e non è una scelta commerciale: dipende da che cosa fa l’imballaggio che producete. Se va a contatto diretto con l’alimento, o se è destinato a prodotti sensibili, servono requisiti più stringenti su ambienti, flussi, abbigliamento del personale e monitoraggio.

La decisione va presa prima, con l’analisi dei pericoli, e va documentata. È il punto in cui vediamo più aziende sbagliare: si parte in igiene di base per fare prima, e all’audit ci si accorge che il cliente finale pretendeva l’altro livello. A quel punto non è una non conformità da chiudere in ventotto giorni, è un pezzo di stabilimento da rifare.

Che cosa è cambiato con la Issue 7

Non è un ritocco. Chi era certificato Issue 6 trova cambiamenti veri, soprattutto su cultura della sicurezza, allergeni e rintracciabilità.

Le novità che pesano di più
CulturaCultura della sicurezza del prodottoNon basta più dichiararla: va sviluppata, attuata e verificata in audit, con evidenze. È il capitolo su cui si perdono più punti.
Analisi dei rischiHARA allineata al CodexIl sistema di analisi dei pericoli e valutazione dei rischi è stato riscritto seguendo i princìpi del Codex Alimentarius.
NuovoRischio allergeniArriva un requisito dedicato alla valutazione del rischio allergeni, con i relativi controlli e la formazione del personale.
RintracciabilitàProva entro quattro oreLa prova di rintracciabilità va fatta almeno una volta all’anno e deve chiudersi entro quattro ore. È un tempo che va provato, non stimato.
DirezioneImpegno e canale riservatoImpegno esplicito della direzione e un canale riservato con cui il personale possa segnalare problemi di sicurezza del prodotto.
AuditModalità blendedEntrano gli audit misti, con una parte da remoto svolta con strumenti informatici e una parte in stabilimento.
Cambiano anche le parole: personnel al posto di staff e manufacturing al posto di production. Sembra un dettaglio, ma va riportato nelle procedure, altrimenti in audit si crea confusione.

Come è fatta la norma: le sette sezioni

La struttura dei requisiti
Sezione 1Impegno della direzioneImpegno formale, riesame di direzione, struttura organizzativa e risorse. Senza questo, il resto non regge.
Sezione 2Analisi dei pericoli e dei rischiLa HARA: identificare i pericoli del processo e decidere i controlli, con un gruppo di lavoro competente.
Sezione 3Gestione di sicurezza e qualitàDocumenti, specifiche, audit interni, qualifica e controllo dei fornitori, gestione dei reclami e dei richiami.
Sezione 4Standard di stabilimentoEdificio, utenze, sicurezza del sito, layout, attrezzature, manutenzione, pulizia e lotta agli infestanti.
Sezione 5Controllo di prodotto e processoSviluppo, controllo della stampa, produzione, taratura, prove, stoccaggio e spedizione.
Sezioni 6 e 7Personale e prodotti commercializzatiFormazione, igiene, spogliatoi, sorveglianza sanitaria e indumenti. La settima sezione vale solo se rivendete prodotti non fatti da voi.

Annunciato, non annunciato, blended

Qui c’è la novità che va programmata per tempo: con la Issue 7 ogni sito deve sottoporsi ad almeno un audit non annunciato nell’arco di tre anni. Non è più solo un’opzione per chi vuole distinguersi.

L’audit non annunciato cade in una finestra definita: gli ultimi quattro mesi del ciclo di certificazione, compresi i ventotto giorni precedenti la data di scadenza dell’audit. Nessuno vi avvisa: l’auditor si presenta e si comincia.

La conseguenza pratica è semplice e scomoda: lo stabilimento deve essere in ordine sempre, non la settimana prima. Chi lavora bene tutto l’anno lo vive come una formalità; chi prepara l’audit tre giorni prima, con questa regola non regge.

Il punteggio, il certificato e le non conformità

Alla fine dell’audit l’organismo assegna un grado, da AA in giù. Il grado dipende da quante e quanto gravi sono le non conformità rilevate. Il grado più alto in assoluto è AA+, e si ottiene solo passando dall’audit non annunciato: è il modo con cui lo schema premia chi accetta di farsi verificare senza preavviso.

Le non conformità vanno chiuse entro ventotto giorni di calendario. Nei primi audit, quando non esiste una soluzione provvisoria praticabile, il termine può salire a novanta giorni. Se non si chiudono nei tempi, o se superano i limiti previsti, il certificato non viene rilasciato.

Il certificato ha durata di norma annuale e riporta una data di scadenza dell’audit: è quella la data da tenere sul calendario, non quella del certificato. Arrivare tardi significa perdere la continuità, e per molti clienti la continuità è un requisito contrattuale.

Quanto tempo serve davvero

Dipende dal punto di partenza, ma le due situazioni tipiche sono queste. Un’azienda già certificata ISO 9001, con procedure vive e un capannone ordinato, arriva all’audit in quattro-sei mesi: il lavoro vero è la HARA, la cultura della sicurezza e il controllo della stampa. Un’azienda che parte da zero, senza sistema qualità e con layout da rivedere, sta più realisticamente sugli otto-dodici mesi, perché ci sono interventi fisici da fare e non si comprimono.

Se qualcuno vi promette la certificazione in sei settimane, sta vendendo il certificato, non il sistema. E all’audit non annunciato, quello si vede.

Quanto costa

Il costo si compone di due voci separate, e conviene tenerle distinte fin dal preventivo: la consulenza, cioè il lavoro per costruire il sistema, e la certificazione, cioè le giornate che l’organismo fattura per l’audit e per le sorveglianze. La seconda non passa da noi e dipende dal numero di addetti, dai siti e dalla complessità della gamma.

Sulla prima voce il peso lo fanno tre cose: il livello di igiene richiesto, quante linee e quanti processi entrano nel campo di applicazione — e in particolare se c’è stampa, che porta con sé requisiti propri — e quanti siti produttivi vanno certificati, perché il certificato è per sito. Abbiamo spiegato per esteso come si forma il prezzo nella pagina dedicata ai costi, con lo stesso metodo che usiamo per fare i preventivi.

Gli errori che allungano i tempi

Sono sempre gli stessi quattro. Scegliere l’igiene di base per fare prima: si parte più leggeri e all’audit si scopre che il cliente finale pretendeva l’altro livello. A quel punto non è una non conformità da chiudere in ventotto giorni, è un pezzo di stabilimento da rifare.

Partire dal manuale: si scrive un documento che descrive un’azienda che non esiste, e poi l’audit confronta il documento con la realtà. Il manuale viene per ultimo.

Trattare la HARA come un allegato: l’analisi dei pericoli non è un modulo da compilare a fine progetto, è quello che giustifica tutte le scelte fatte su ambienti, flussi e controlli.

Prepararsi all’audit invece di lavorare bene: con l’audit non annunciato obbligatorio almeno una volta ogni tre anni, il metodo di sistemare tutto la settimana prima non regge più. Chi lavora bene tutto l’anno lo vive come una formalità.

Dove operiamo

Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto. Sui sistemi multi-sito coordiniamo l’intero perimetro con un unico riferimento.

Domande frequenti

Il BRCGS Packaging sostituisce la ISO 9001?
No, e non è pensato per farlo. Coprono cose diverse: la ISO 9001 è il sistema di gestione della qualità, il BRCGS è uno standard di sicurezza del prodotto con requisiti tecnici molto puntuali su stabilimento e processo. Chi ha già la 9001 parte avvantaggiato, perché la struttura documentale c’è già.

Serve anche se produciamo solo imballaggio secondario o terziario?
Spesso sì, perché è il cliente a chiederlo lungo tutta la catena. Il livello di igiene richiesto sarà però diverso: un cartone da trasporto non ha gli stessi requisiti di una vaschetta a contatto diretto.

Un solo certificato copre più stabilimenti?
No. La certificazione è per sito: ogni stabilimento ha il suo audit e il suo certificato.

Siamo certificati IFS PACsecure, dobbiamo rifare tutto?
No. I due schemi coprono territori molto simili e gran parte del lavoro fatto si riusa. Cambia l’impostazione dei requisiti e cambia l’audit, quindi serve un allineamento, non una ripartenza.

Che cosa succede se all’audit non annunciato ci trovano fuori posto?
Le non conformità si aprono e si chiudono con le stesse regole degli altri audit. Il rischio vero non è la singola non conformità: è scoprire che il sistema funziona solo quando sapete che arriva qualcuno.

Vi serve il BRCGS Packaging?

Diteci che imballaggi producete, per quale settore e se avete già una linea in alta igiene: vi diciamo su quale livello vi conviene certificarvi, quanto manca davvero alla Issue 7 e quali requisiti vi costeranno più lavoro. Senza promettervi tempi che non esistono.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questa norma

  • Lead Auditor qualificata CEPAS: sappiamo come ragiona chi verrà a verificarvi, perché quel mestiere lo facciamo anche dall’altra parte.
  • Lavoriamo su ISO 9001, ISO 22000, FSSC, IFS e BRCGS: se avete già un sistema, lo integriamo invece di costruirvene un secondo accanto.
  • Vi prepariamo all’audit non annunciato, che dalla Issue 7 è obbligatorio almeno una volta ogni tre anni.
  • Vi diciamo anche che cosa non vi conviene fare, e quando lo schema che vi hanno chiesto non è quello giusto.

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