
Se siete arrivati qui, probabilmente un committente vuole vedere un certificato di responsabilità sociale dal prossimo rinnovo, avete letto in un bando che una certificazione etica riduce la garanzia, oppure siete già certificati SA8000 e vi è arrivata una comunicazione sulla transizione.
In tutti e tre i casi la domanda vera non è «che cos'è la SA8000», ma: che cosa mi chiede dentro l'azienda, chi decide se ce l'ho, e che cosa succede al certificato che ho già in mano. Una premessa vale per tutto il resto: la SA8000 è uno schema volontario, nessuna legge italiana la impone. A chiederla sono clienti, stazioni appaltanti e catene di fornitura, e per questo arriva dall'esterno con una data attaccata.
«Certificazione etica» non è il nome di una norma: è un'etichetta commerciale. Chi cerca «certificazione etica» o «certificazione etica SA 8000» sta quasi sempre cercando la SA8000, l'unico schema di responsabilità sociale con requisiti verificabili, organismi accreditati e registro pubblico dei certificati. La ISO 26000, citata spesso nella stessa frase, non è certificabile: è una linea guida, non contiene requisiti, ISO stessa dichiara che non può essere usata a fini di certificazione e fra gli schemi di accreditamento di Accredia non compare. Dichiararsi in gara «certificati ISO 26000» espone a una contestazione facile: l'abbiamo spiegato nella scheda dedicata.
Il secondo equivoco riguarda l'accreditamento: gli organismi che rilasciano la SA8000 non sono accreditati da Accredia, ma da SAAS. Ci torniamo, perché cambia il modo in cui si verifica un certificato.

Che cosa facciamo, in concreto
Vi portiamo dal punto in cui siete al certificato, e su questo schema il lavoro vero non è documentale: è la catena di fornitura. La SA8000 chiede di sapere chi lavora per voi anche quando non è sul vostro libro paga, e di dimostrarlo. Partiamo dagli appalti, dai subfornitori e dalle agenzie, perché è lì che si trovano le non conformità e non nei vostri uffici. Non certifichiamo noi: il certificato lo rilascia un organismo accreditato. E prima di cominciare cerchiamo i bandi a fondo perduto e i contributi attivi sull’intervento, che sulla responsabilità sociale esistono a livello camerale e regionale.
Che cos'è la SA8000 e che cosa certifica davvero
È uno standard internazionale sviluppato da Social Accountability International (SAI): non è una norma ISO né UNI, e i suoi requisiti derivano dalle convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Non certifica che siete «un'azienda etica» in senso generico. Certifica che, alla data dell'audit e per il perimetro indicato sul certificato, l'organizzazione soddisfa requisiti puntuali su come sono trattate le persone che lavorano per lei, comprese quelle che non ha assunto: somministrati, appaltatori, lavoratori a domicilio, personale dei fornitori. È questo a renderla diversa da quasi tutti gli altri schemi. Riguarda un sistema di gestione, non un prodotto, e un terzo lo verifica sul campo parlando anche con i lavoratori.
La SA8000:2026 e il calendario di transizione
SAI ha pubblicato la nuova edizione, la SA8000:2026, che porta sul frontespizio la data del 1° gennaio 2026. Chi è certificato SA8000:2014 non perde il certificato da un giorno all'altro, ma ha davanti un calendario preciso, con una scadenza entro fine anno.
| Data | Che cosa cade |
|---|---|
| 1° gennaio 2026 | Pubblicazione della SA8000:2026. |
| 1° giugno – 31 ottobre 2026 | Audit e certificazioni SA8000:2026 disponibili progressivamente, man mano che ogni organismo completa l'approvazione. |
| 1° novembre 2026 | Tutti gli organismi accreditati devono poter offrire audit SA8000:2026; quelli sulla SA8000:2014 restano possibili fino a fine anno. |
| 31 dicembre 2026 | Ogni organizzazione certificata deve aver completato il corso SAI Getting Started with SA8000:2026 and Due Diligence e l'autovalutazione. |
| 1° gennaio 2027 | Niente più prime certificazioni né rinnovi sulla SA8000:2014. |
| 31 maggio 2029 | Termine ultimo per essere certificati SA8000:2026 e restare nel sistema. |
| 1° giugno 2029 | Ritiro definitivo dei certificati SA8000:2014 non transitati. |
Due dettagli cambiano la pianificazione. La transizione si fa in occasione di un audit di ricertificazione o di un audit dedicato, non in una normale sorveglianza; e la scadenza del 31 dicembre 2026 riguarda tutte le organizzazioni certificate, anche quelle che transiteranno solo nel 2028.
La nuova edizione riorganizza la norma in tre blocchi: Foundational Criteria (F1–F5), criteri sui sistemi di gestione (M1–M10) portati in apertura e Decent Work Principles (D1–D7), riscritti in positivo — il «lavoro infantile» diventa «protezione dei bambini e dei giovani lavoratori». Compare per la prima volta un criterio autonomo sulla privacy dei lavoratori (D7).
Chi la chiede, e perché
In Italia la SA8000 non nasce quasi mai da una decisione spontanea: arriva da chi sta a monte o a valle nella filiera e trasferisce su di voi una verifica che deve comunque fare. I casi ricorrenti sono cinque.
- Appalti pubblici. L'art. 106, comma 8, del D.Lgs. 36/2023 prevede una riduzione della garanzia per la partecipazione fino al 20%, cumulabile con le altre, per chi possiede una o più delle certificazioni elencate nell'Allegato II.13, fra le quali la SA8000 compare espressamente. L'entità effettiva è fissata nei documenti di gara: va letta nel bando.
- Grande distribuzione. Le insegne con impegni pubblici sulle condizioni di lavoro nella filiera li scaricano sui capitolati.
- Moda, tessile, calzaturiero e pelletteria. Il settore più esposto sulla subfornitura: i marchi la chiedono a façonisti e laboratori, e spesso anche al secondo livello.
- Logistica, facchinaggio, pulizie, vigilanza, ristorazione collettiva. Servizi ad alta intensità di manodopera, dove il committente risponde anche penalmente di come l'appaltatore tratta le persone.
- Cooperative e terzo settore. La richiesta arriva dalle amministrazioni nei servizi socio‑assistenziali ed educativi.
In gara non c'è solo la SA8000: il principio di equivalenza e la PAS 24000
Nelle gare d'appalto la PAS 24000 viene fatta valere sempre più spesso accanto alla SA8000, quando la legge di gara chiede una certificazione di responsabilità sociale. Non perché ne abbia preso il posto, ma per effetto del principio di equivalenza: nella disciplina unionale degli appalti la stazione appaltante non può chiudere la porta a chi dimostra in altro modo le stesse caratteristiche oggettive.
Il precedente citato in ogni discussione sul tema è la sentenza del TAR Piemonte, Sezione Prima, n. 924/2024 (ricorso R.G. n. 707/2024), decisa nella camera di consiglio del 24 luglio 2024 e pubblicata il 30 luglio 2024, nel contenzioso fra Danphix S.p.A. e la Società Metropolitana Acque Torino (SMAT) S.p.A., con Rotech S.r.l. controinteressata, sull'affidamento del risanamento di canali di fognatura con sistema di relining, Lotto B. Il collegio ha annullato l'aggiudicazione perché la legge di gara pretendeva la SA8000 rilasciata da organismi accreditati SAAS senza contemplare il principio di equivalenza, in contrasto con la disciplina unionale degli appalti. Indicare una certificazione per nome, osserva il TAR, resta legittimo quando serve a identificare le caratteristiche premiate; ciò che non è ammesso è che un soggetto privato si arroghi l'esclusiva di verificare uno standard normativo internazionale, negando all'impresa la possibilità di provare in modo equivalente di essersi sottoposta a un controllo volontario.
Su molti siti di consulenti e di organismi si legge che «il TAR Piemonte ha dichiarato la PAS 24000 equivalente alla SA8000». Non è quello che dice la sentenza. Nel testo del provvedimento la PAS 24000 non è mai nominata: lo abbiamo verificato su due copie indipendenti del provvedimento. Il TAR afferma il principio di equivalenza e censura una clausola di gara che lo escludeva; non pronuncia alcun giudizio su quale schema sia equivalente a quale.
La differenza non è accademica. È quel principio a rendere sostenibile la PAS 24000 in gara, e ciò significa che l'equivalenza va dimostrata caso per caso davanti alla stazione appaltante, requisito per requisito. Chi imposta un ricorso, o una risposta a una richiesta di chiarimenti, citando una pronuncia che avrebbe «equiparato» i due schemi si espone a una replica facile.
La PAS 24000:2022 è una Publicly Available Specification pubblicata da BSI nel settembre 2022 (la scheda della norma sul sito BSI). In Italia la certificazione accreditata esiste davvero: Accredia l'ha aperta con avviso del 24 marzo 2023 e circolare informativa DC n. 10/2023, accreditando gli organismi secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17021‑1 e i regolamenti RG‑01 e RG‑01‑01. Le abbiamo dedicato una scheda a parte.
| SA8000 | PAS 24000 | |
|---|---|---|
| Chi pubblica la norma | Social Accountability International (SAI) | BSI — British Standards Institution |
| Natura del documento | Standard di responsabilità sociale con requisiti certificabili, in circolazione dal 1997 | Publicly Available Specification: specifica pubblica, non norma nazionale o internazionale a pieno titolo |
| Struttura | Nove requisiti nella SA8000:2014; tre blocchi F, M e D nella SA8000:2026 | Costruita come sistema di gestione sociale, sul modello degli schemi di sistema certificabili |
| Chi accredita gli organismi | SAAS, con riferimento alla ISO/IEC 17021‑1 | In Italia Accredia, secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17021‑1 e i regolamenti RG‑01 e RG‑01‑01 |
| Catena di fornitura | Due diligence su fornitori, subappaltatori, sub‑fornitori, agenzie di somministrazione e lavoratori a domicilio | Presidio più leggero: SAI contesta l'assenza di una responsabilità di prestazione proporzionata lungo la catena del valore |
| Indicatori di prestazione | Performance Indicator Annex, documento normativo con le aspettative minime per ciascun requisito | Nessun allegato di pari natura |
| Uso in gara | Elencata nell'Allegato II.13 del D.Lgs. 36/2023: rileva come titolo nominato | Non elencata nell'Allegato II.13: si fa valere per equivalenza, non come titolo nominato |
Sull'ultima riga va detta una cosa scomoda per chi vende la PAS 24000 come scorciatoia. Abbiamo verificato l'Allegato II.13 del D.Lgs. 36/2023: vi compaiono la SA 8000 e la UNI/PdR 125, non la PAS 24000. Chi ha la SA8000 o la UNI/PdR 125 rientra direttamente fra i titoli che l'art. 106, comma 8, collega alla riduzione della garanzia; chi ha la sola PAS 24000 deve chiedere il riconoscimento dell'equivalenza, con esito che dipende da come è scritta la legge di gara.
SAI contesta apertamente l'equivalenza, indicando fra le differenze i salari dignitosi, la privacy dei lavoratori, i rischi psicosociali, la due diligence lungo la filiera e la durata degli audit: per un'organizzazione fra 251 e 500 addetti la SA8000 prevede sei giornate contro le 3,25 della PAS 24000. Sono argomenti che una stazione appaltante può far propri. Se il capitolato nomina la SA8000 e voi avete solo la PAS 24000, la mossa corretta è chiedere chiarimenti prima della scadenza, non presentare l'offerta sperando che passi.
Vale infine per i certificati esteri: secondo le domande frequenti di Accredia sui bandi di gara, un operatore certificato da un organismo estero può partecipare se la certificazione è rilasciata sotto un ente di accreditamento che opera ai sensi del regolamento (CE) 765/2008; una dichiarazione non accreditata non ha la terzietà richiesta.
Che cosa chiede la norma, punto per punto
La SA8000:2014, a fronte della quale è certificata oggi la gran parte delle organizzazioni italiane, si articola in nove requisiti. Vale la pena leggerli sapendo che cosa comportano in un'azienda vera.
- Lavoro infantile. Nessun impiego di minori sotto l'età minima. Il punto critico non è l'azienda ma la filiera: serve una procedura di rimedio scritta se un episodio emerge presso un fornitore.
- Lavoro forzato o obbligato. Nessun trattenimento di documenti, nessun deposito cauzionale, nessun debito che vincoli il lavoratore. Morde soprattutto sui lavoratori stranieri e sulle agenzie che li reclutano.
- Salute e sicurezza. Non riscrive il D.Lgs. 81/2008: vi si appoggia e va oltre, per esempio sugli alloggi forniti e sui rischi per il personale non dipendente presente in sito.
- Libertà di associazione e contrattazione collettiva. Va garantito l'esercizio dei diritti sindacali e, dove la legge li limita, offerto un canale parallelo.
- Discriminazione. In assunzione, retribuzione, formazione, promozione e cessazione. Fa spesso emergere disparità retributive non volute, e si intreccia con la certificazione per la parità di genere UNI/PdR 125.
- Pratiche disciplinari. Niente coercizione fisica o mentale né abuso verbale: una procedura disciplinare scritta, tracciabile e coerente con lo Statuto dei lavoratori.
- Orario di lavoro. Limiti di legge e di contratto, straordinario volontario e maggiorato, riposo settimanale. È la fonte più frequente di non conformità, e l'audit lo verifica sui cartellini, non sulle dichiarazioni.
- Retribuzione. Non basta il contratto collettivo: la retribuzione deve coprire i bisogni primari del lavoratore e della sua famiglia, e sono vietate le trattenute disciplinari e le forme contrattuali usate per eludere gli obblighi previdenziali.
- Sistema di gestione. Politica, riesame della direzione, rappresentanti dei lavoratori, reclami, azioni correttive, controllo dei fornitori. È il requisito più lungo, e quello che le aziende sottovalutano di più.
Il sistema di gestione e il Social Fingerprint
Il nono requisito separa una certificazione che regge da una che si sgretola alla prima sorveglianza. La norma chiede un Social Performance Team composto da rappresentanti della direzione e da rappresentanti dei lavoratori, che valuta i rischi, sorveglia l'attuazione e gestisce le segnalazioni. L'auditor lo intervista: se i rappresentanti dei lavoratori non sanno di farne parte, la non conformità è immediata.
Si affianca il Social Fingerprint, l'autovalutazione predisposta da SAI: l'organizzazione si valuta su dieci aree del sistema di gestione — politiche, Social Performance Team, rischi, monitoraggio, coinvolgimento interno, reclami, verifica esterna, azioni correttive, formazione, fornitori — con un punteggio da 1 a 5, che l'organismo verifica in audit. Attribuirsi punteggi alti e non saperli dimostrare è un danno che ci si fa da soli.
I fornitori e il Performance Indicator Annex
La SA8000 non si ferma al perimetro aziendale: chiede di condurre due diligence su fornitori, subappaltatori, sub‑fornitori e agenzie di somministrazione — comunicare i requisiti ai loro vertici, valutare il rischio di non conformità significative, stabilire monitoraggi proporzionati e affrontare i rischi per priorità — e assicura ai lavoratori a domicilio una tutela sostanzialmente equivalente. Accanto allo standard esiste il Performance Indicator Annex, documento normativo e non guida, che fissa le aspettative minime di prestazione per ciascun requisito: è il testo su cui l'auditor costruisce le domande, ed è anche il motivo per cui la richiesta vi è arrivata da un committente.
Chi rilascia il certificato e chi accredita
Qui la SA8000 è un'eccezione rispetto a tutte le altre schede di questo sito. Per la ISO 9001 o la ISO 45001 l'organismo italiano è accreditato da Accredia, ente unico di accreditamento nazionale. Per la SA8000 no: accredita SAAS — Social Accountability Accreditation Services, con riferimento alla ISO/IEC 17021‑1.
SAI: scrive e mantiene lo standard e gestisce il registro delle organizzazioni certificate.
SAAS: accredita e sorveglia gli organismi di certificazione. È l'equivalente funzionale di Accredia, ma per il solo mondo SA8000 e a livello internazionale.
Organismo di certificazione: esegue l'audit e rilascia il certificato. È l'accreditamento SAAS — non quello Accredia — a renderlo valido.
Due conseguenze pratiche: il certificato SA8000 di un fornitore non si cerca in Accredia, perché non c'è, ma nel registro pubblico tenuto da SAI; e un «certificato SA8000» rilasciato da un organismo non accreditato SAAS non è valido.
Gli obblighi di legge che non sostituisce
La SA8000 è volontaria e non manda in vacanza nessun obbligo. Il primo è il D.Lgs. 81/2008: valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria, formazione e nomine non sono assorbite dal certificato; chi vuole un sistema di gestione riconosciuto su quel fronte guarda alla ISO 45001, cosa diversa e complementare. Il secondo è il D.Lgs. 231/2001: il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro dell'art. 603‑bis del codice penale, il caporalato, è fra i reati presupposto della responsabilità degli enti dalla legge 29 ottobre 2016, n. 199 e si colloca nell'art. 25‑quinquies, dedicato ai delitti contro la personalità individuale.
Il certificato non è il modello di organizzazione, gestione e controllo, e non produce da solo l'effetto esimente. Il rapporto corretto è l'opposto: le procedure costruite per la SA8000 — controllo dei fornitori, segnalazioni, verifica delle agenzie, tracciabilità di orari e retribuzioni — sono materiale eccellente per presidiare quel rischio dentro un Modello 231, che però va progettato, adottato dall'organo dirigente e affidato a un organismo di vigilanza.
Un'ultima precisazione: non esiste alcuno sconto INAIL automatico legato al certificato SA8000. La riduzione del tasso medio di tariffa si ottiene solo presentando l'istanza sul modello OT23 entro il termine annuale, con la documentazione degli interventi realizzati.
Come si incastra con gli altri schemi
| Schema | Che cos'è | Certificabile? |
|---|---|---|
| SA8000 | Requisiti di responsabilità sociale con audit di terza parte | Sì, con accreditamento SAAS |
| ISO 26000 | Linea guida sulla responsabilità sociale | No, non è certificabile |
| PAS 24000 | Specifica pubblica di gestione sociale | Sì, ma con impianto diverso |
| UNI/PdR 125:2022 | Sistema di gestione per la parità di genere | Sì, con accreditamento Accredia |
La ISO 26000 si può adottare come riferimento, ma ciò che si ottiene è al massimo un'attestazione privata. La PAS 24000 è certificabile e in gara si fa strada per equivalenza, con i limiti che abbiamo descritto sopra. La UNI/PdR 125:2022 copre solo la parità di genere e convive spesso con la SA8000. Discorso analogo, sulla corruzione, per la ISO 37001.
La due diligence europea e il pacchetto Omnibus
La direttiva europea sulla due diligence di sostenibilità delle imprese (CSDDD) è il motivo per cui molte aziende hanno cominciato a guardare alla SA8000. Il quadro però è cambiato, e circolano ancora informazioni superate: con il pacchetto Omnibus I, approvato in via definitiva nel febbraio 2026 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea nel marzo successivo, l'ambito di applicazione è stato ristretto alle imprese con oltre 5.000 dipendenti e oltre 1,5 miliardi di euro di fatturato netto, l'applicazione è slittata al luglio 2029 e la due diligence è stata riportata a un approccio basato sul rischio, concentrato sui partner commerciali diretti.
Con quelle soglie la CSDDD non si applicherà direttamente a nessuna piccola o media impresa italiana: chi vi dice che «dovete certificarvi SA8000 perché ve lo impone l'Europa» sta dicendo una cosa falsa. La pressione reale resta contrattuale: le grandi imprese soggette alla direttiva scaricano le verifiche sui fornitori diretti, e la SA8000 è il modo più ordinato per rispondere. È una ragione commerciale seria, non un obbligo.
Come si arriva al certificato
- Ricerca di bandi e finanziamenti. Prima di ogni altra cosa verifichiamo, gratuitamente, quali bandi, contributi e forme di finanziamento a fondo perduto sono disponibili per il vostro progetto. Va fatto per primo perché può cambiare la convenienza dell'intera operazione, e perché molte scadenze non aspettano.
- Analisi iniziale e perimetro. Quali siti, attività e lavoratori entrano nel campo di applicazione, e mappatura di fornitori e agenzie.
- Analisi delle distanze fra la situazione reale e i requisiti della norma e del Performance Indicator Annex: orari, buste paga, contratti, procedura disciplinare, appalti.
- Costituzione del Social Performance Team e nomina dei rappresentanti dei lavoratori, con formazione effettiva.
- Documentazione e canali di segnalazione. Il canale deve essere accessibile anche a chi non è dipendente e a chi non parla italiano.
- Attuazione, audit interno e riesame della direzione: la norma vuole un periodo di funzionamento reale, non un raccoglitore compilato la settimana prima.
- Audit di certificazione da parte di un organismo accreditato SAAS, in due fasi, con interviste ai lavoratori e verifica documentale a campione.
- Mantenimento. Sorveglianze periodiche e rinnovo, con il passaggio alla SA8000:2026 in occasione della ricertificazione.
Sui tempi: per un'azienda di dimensioni medie con una ISO 9001 già attiva servono dai quattro ai sei mesi dall'avvio all'audit di certificazione. Con più siti o molta subfornitura si allungano, e la parte che si allunga è la verifica dei fornitori.
Quanto costa la certificazione SA8000
Non esiste un listino, e chi vi dà una cifra al telefono senza aver visto nulla la sta indovinando. Il costo ha due voci separate: le giornate dell'organismo, determinate da regole internazionali in funzione di addetti, siti e rischio del settore, e la consulenza, che dipende da quanto sistema esiste già. Qui gli audit sono più lunghi della media, perché comprendono le interviste ai lavoratori.
Come si forma quel numero lo abbiamo scritto per esteso: quanto costa certificarsi. Per la vostra situazione serve un numero vero: richiedete un preventivo indicando siti, addetti e certificazioni già attive.
Come lavoriamo
Su questa norma il lavoro non è scrivere procedure: è far emergere in anticipo quello che l'auditor troverebbe. Partiamo dai dati reali — cartellini, buste paga, contratti di appalto e di somministrazione, elenco fornitori — perché le non conformità su orario e retribuzione sono le più frequenti e le più lente da sistemare. Un manuale copiato si riconosce alla prima intervista: le persone raccontano una realtà diversa da quella scritta.
Vi aiutiamo a scegliere l'organismo fra quelli accreditati SAAS operativi in Italia, verificandone lo stato di approvazione per la nuova edizione, e siamo presenti in audit. Chi è già certificato SA8000:2014 lo accompagniamo nella transizione.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro.
Guardare solo dentro l’azienda. La catena di fornitura è dove nascono quasi tutte le non conformità, e l’auditor la guarda per prima.
Avere una procedura di reclamo che nessuno usa. Se i lavoratori, compresi quelli esterni, non la conoscono o non si fidano, in audit non regge.
Trascurare orari e straordinari. È l’ambito su cui si concentrano i rilievi, e i dati stanno nei vostri sistemi: vanno guardati prima.
Cercare i contributi a percorso avviato. I bandi hanno finestre e regole sull’avvio delle spese: chiederli dopo aver firmato significa quasi sempre perderli.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo aziende in tutta Italia. Qui il lavoro si fa dove stanno le persone: reparti, cantieri e sedi dei fornitori, con interviste ai lavoratori che sono parte del metodo e non un accessorio. Contratti, dati su orari e retribuzioni, qualifica dei fornitori e ricerca dei bandi si gestiscono da remoto.
Domande frequenti
Quanto costa la certificazione SA8000?
Il costo si compone di due voci. Le giornate dell'organismo di certificazione sono fissate da regole internazionali in funzione di addetti, siti e rischio del settore, e non si contrattano; la consulenza dipende invece da quanto sistema esiste già in azienda. Come si forma quel numero lo abbiamo spiegato per esteso in quanto costa certificarsi; per una cifra vera sulla vostra situazione serve un preventivo.
La certificazione SA8000 è obbligatoria?
No. È uno schema volontario: nessuna legge italiana la impone. Diventa di fatto necessaria quando la chiede un committente o un bando.
«Certificazione etica» e «SA 8000» sono la stessa cosa?
Nella pratica sì: «certificazione etica» è il modo comune di chiamare la SA8000, l'unico schema di responsabilità sociale certificabile con registro pubblico. La ISO 26000, spesso citata insieme, non è una certificazione.
Sono certificato SA8000:2014: perdo il certificato?
No, ma dovete rispettare il calendario. Entro il 31 dicembre 2026 va completato il corso SAI con l'autovalutazione; dal 1° gennaio 2027 non si rinnova più sulla SA8000:2014; entro il 31 maggio 2029 occorre essere certificati SA8000:2026, e dal 1° giugno 2029 i certificati non transitati vengono ritirati.
Quando conviene fare il passaggio alla SA8000:2026?
Si esegue in occasione dell'audit di ricertificazione o di un audit di transizione dedicato, non in sorveglianza: conviene allinearlo alla prima finestra utile di rinnovo.
Chi accredita gli organismi che rilasciano la SA8000?
Non Accredia, ma SAAS — Social Accountability Accreditation Services. Il certificato di un fornitore va quindi verificato nel registro tenuto da SAI.
Posso partecipare a una gara che chiede la SA8000 se ho la PAS 24000?
Dipende da come è scritta la legge di gara. La PAS 24000 non compare nell'Allegato II.13 del D.Lgs. 36/2023, quindi non vale come titolo nominato: si fa valere invocando il principio di equivalenza, che va però dimostrato requisito per requisito davanti alla stazione appaltante. Conviene chiedere chiarimenti prima della scadenza.
La SA8000 sostituisce il Modello 231?
No, e non produce da sola l'effetto esimente. Le sue procedure sono però un ottimo presidio del rischio di cui all'art. 603‑bis c.p. dentro un Modello 231 adottato come tale.
Esistono contributi o finanziamenti per certificarsi?
Sì, spesso ci sono bandi regionali, camerali o nazionali che coprono una parte rilevante della spesa. La ricerca la facciamo noi gratuitamente prima di iniziare, ma l'esito dipende dal bando e dalla graduatoria: non promettiamo risultati che non dipendono da noi.
Esistono contributi per certificarsi?
Sì, e cambiano di continuo: bandi camerali, misure regionali, contributi di filiera e agevolazioni nazionali si aprono e si chiudono nell’arco di poche settimane. Li cerchiamo noi all’inizio del percorso e vi diciamo che cosa è aperto, che cosa copre e con quali scadenze. Una regola vale quasi sempre: i bandi non ammettono spese avviate prima della domanda, quindi la verifica va fatta prima di firmare, non dopo.
Vi hanno chiesto la SA8000, o dovete passare alla 2026?
Diteci settore, addetti, siti e se siete già certificati e con quale scadenza: vi diciamo che cosa serve e in quali tempi. La prima analisi non ha alcun costo e non vi impegna a nulla.
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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
In sintesi
- Schema volontario: nessuna legge italiana la impone.
- È ciò che in Italia si chiama comunemente «certificazione etica».
- Accreditamento SAAS, non Accredia.
- Nove requisiti nella SA8000:2014; tre blocchi (F, M, D) nella SA8000:2026.
- Si estende a fornitori, subappaltatori e agenzie di somministrazione.
- Fino al 20% di riduzione della garanzia in gara (Allegato II.13, D.Lgs. 36/2023).
- In gara vale il principio di equivalenza: la PAS 24000 non è nell'Allegato II.13, ma può essere fatta valere dimostrandola caso per caso.
- Ciclo triennale, con audit di sorveglianza periodici.
- Dai quattro ai sei mesi con una ISO 9001 già attiva.
Le scadenze della transizione
- 31.12.2026 — corso SAI e autovalutazione per tutte le organizzazioni certificate.
- 1.01.2027 — niente più certificazioni e rinnovi sulla SA8000:2014.
- 31.05.2029 — termine per essere certificati SA8000:2026.
- 1.06.2029 — ritiro dei certificati non transitati.
