Certificazione UNI/PdR 125:2022

Il sistema di gestione per la parità di genere: quanto rende, quanto dura, che cosa serve avere in azienda

Chi arriva su questa pagina ha di solito già sentito due cose: che la certificazione per la parità di genere «fa punteggio in gara» e che «porta uno sconto sui contributi». Sono vere entrambe. La domanda che segue, però, è sempre la stessa: quanto rende davvero, e quanto tempo serve per arrivarci.

Fra gli schemi di cui ci occupiamo, la UNI/PdR 125:2022 è quello con il ritorno economico più immediato: uno sgravio contributivo scritto in una legge dello Stato e una premialità negli appalti pubblici prevista dal Codice dei contratti. È anche quello che più spesso si blocca a metà strada, per un motivo banale che vediamo ripetersi ogni mese: l'azienda non ha i dati. Qui sotto trovate che cosa chiede la prassi, quanto vale il beneficio e come si chiede, che cosa cambia in gara, che cosa serve avere in azienda prima di iniziare e — punto che nessuno racconta volentieri — che cosa succede alla prassi nel marzo 2027.

L'equivoco che fa perdere le gare

Il rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile non è la certificazione della parità di genere e non la sostituisce. Il primo è un adempimento di legge che si trasmette al Ministero, la seconda è una certificazione rilasciata da un organismo accreditato dopo un audit.

Non è una sottigliezza teorica: il TAR Calabria, con la sentenza n. 1770/2025, ha annullato un'aggiudicazione proprio perché la commissione aveva attribuito il punteggio premiale a un concorrente che, al posto della certificazione, aveva prodotto il rapporto biennale ritenuto «equipollente». Il giudice ha stabilito che equipollente non è.

Vale anche l'inverso: chi ha la certificazione non è esonerato dal rapporto biennale, se supera la soglia. E la giurisprudenza più recente chiede che l'organismo certificatore sia accreditato specificamente per la UNI/PdR 125:2022, non genericamente per i sistemi di gestione.

Che cosa facciamo, in concreto

Vi portiamo dal punto in cui siete al certificato, e su questo schema il ritorno è misurabile: la certificazione dà accesso a un esonero contributivo e a premialità nelle gare pubbliche, e queste due cose vanno messe nel conto prima di decidere. Il lavoro vero non è la politica ma i dati: composizione, retribuzioni, avanzamenti, congedi, formazione. Se i dati non ci sono, gli indicatori non si calcolano e l’audit si ferma lì. Non certifichiamo noi: il certificato lo rilascia un organismo accreditato. E prima di cominciare cerchiamo i bandi a fondo perduto e i contributi: su questo schema esistono misure dedicate, oltre all’esonero.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Verifica dei dati. Composizione, retribuzioni, avanzamenti, congedi e formazione: senza questi non si calcola nessun indicatore.
Passo 2Calcolo degli indicatori. Si misura dove siete davvero rispetto alle soglie richieste, prima di impegnare tempo e denaro.
Passo 3Bandi, contributi ed esonero. Cerchiamo le misure attive e impostiamo la pratica per l’esonero contributivo, con le scadenze.
Passo 4Politica e piano. Governance, obiettivi misurabili, procedure su selezione, avanzamento e conciliazione, e il presidio delle segnalazioni.
Passo 5Audit interno e riesame. Facciamo noi il primo audit completo, con la stessa severità dell’organismo.
Passo 6Certificazione e mantenimento. Vi affianchiamo in audit e nelle verifiche annuali, dove gli indicatori vanno ricalcolati e confrontati.
La certificazione va mantenuta perché i benefici restino: l’esonero e le premialità sono legati al certificato in corso di validità, non al fatto di averlo ottenuto una volta.

Che cos'è e che cosa certifica davvero

La UNI/PdR 125:2022 — «Linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere che prevede l'adozione di specifici KPI inerenti alle Politiche di parità di genere nelle organizzazioni» — è stata pubblicata da UNI il 16 marzo 2022. Non è una norma UNI in senso stretto: è una prassi di riferimento, un documento normativo nato per dare in fretta una regola condivisa a un tema su cui il legislatore si stava muovendo.

Certifica due cose insieme, ed è la sua particolarità. Da un lato un sistema di gestione: politica, ruoli, obiettivi, monitoraggio, riesame della direzione, azioni correttive. Dall'altro un livello di prestazione misurato: l'organizzazione non passa perché ha scritto le procedure giuste, passa perché i numeri che estrae dai propri archivi raggiungono una soglia. È la differenza principale rispetto a una ISO 9001 o a una ISO 45001, dove la conformità è binaria e la prestazione è un obiettivo che ci si pone, non un requisito da superare.

Il riconoscimento giuridico arriva dall'articolo 46-bis del Codice delle pari opportunità (D.Lgs. 198/2006), introdotto dalla legge 162/2021: è quell'articolo a istituire la «certificazione della parità di genere», e ad esso rimandano sia la norma sullo sgravio sia il Codice dei contratti. La UNI/PdR 125 è lo schema tecnico con cui la si ottiene.

Che cosa succede alla prassi nel marzo 2027

Questo è il punto da conoscere prima di firmare qualsiasi contratto. Le prassi di riferimento UNI hanno una scadenza naturale: il regolamento UNI stabilisce che una UNI/PdR resta in vigore per un periodo non superiore a cinque anni dalla pubblicazione, entro i quali deve essere trasformata in un documento normativo (UNI, UNI/TS, UNI/TR) oppure viene ritirata. La stessa avvertenza è stampata sul frontespizio della UNI/PdR 125.

Pubblicata il 16 marzo 2022, la UNI/PdR 125 arriva quindi al quinto anno nel marzo 2027. Ad agosto 2026 è pienamente in vigore ed è l'unica edizione applicabile: non è stata ritirata né sostituita. Nel gennaio 2026 UNI e Accredia hanno pubblicato la terza edizione delle FAQ, gli indirizzi applicativi per la UNI/PdR 125, che sostituisce le edizioni 2022 e 2024 e che per gli organismi accreditati ha valore prescrittivo.

Chi si certifica oggi ottiene comunque un certificato triennale valido a tutti gli effetti, e un'eventuale trasformazione in norma UNI comporterà un periodo di transizione, come accade sempre. Se però qualcuno vi propone un percorso diluito su due anni, sappiate che state consumando la parte più utile della finestra.

Chi la chiede, e perché

La certificazione della parità di genere è volontaria: nessuna legge obbliga un'impresa a ottenerla. A chiederla, di fatto, sono tre soggetti. La stessa azienda, per ragioni economiche: sgravio e riduzione della garanzia sono benefici quantificabili, si mettono in un conto e si confrontano con il costo del progetto. Le stazioni appaltanti, perché il Codice dei contratti impone loro di premiare chi possiede la certificazione: se partecipate stabilmente ad appalti pubblici, il certificato smette di essere un vantaggio e diventa un allineamento. Infine i committenti privati e le capogruppo, che chiedono ai fornitori evidenze verificabili sulle politiche del personale: qui il certificato vale come documento di terza parte in un questionario fornitori, al pari di una SA8000 o di una ISO 45001.

Lo sgravio contributivo: come funziona davvero

L'articolo 5 della legge 162/2021 riconosce ai datori di lavoro privati in possesso della certificazione di cui all'articolo 46-bis del D.Lgs. 198/2006 un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. Le misure, confermate dalla circolare INPS n. 137 del 27 dicembre 2022 e dai messaggi annuali successivi, sono queste:

  • Misura: fino all'1% dei contributi previdenziali complessivi a carico del datore di lavoro.
  • Tetto: 50.000 euro all'anno per azienda, riparametrati e applicati su base mensile, cioè 4.166,66 euro al mese.
  • Che cosa non riduce: i premi e i contributi dovuti all'INAIL restano fuori dall'esonero.
  • Per quanto: l'esonero è riconosciuto per i mesi di validità della certificazione.
  • Come si chiede: in via telematica, dal «Portale delle Agevolazioni» del sito INPS, con l'apposito modulo di istanza.

La campagna è annuale e ha un ritmo fisso: chi consegue la certificazione entro il 31 dicembre di un anno presenta l'istanza entro il 30 aprile dell'anno successivo. Per le certificazioni ottenute entro il 31 dicembre 2025 il termine è stato il 30 aprile 2026 (messaggio INPS n. 3804 del 16 dicembre 2025). Chi ha già l'accoglimento e mantiene la certificazione valida non ripresenta l'istanza.

Il beneficio non è un diritto illimitato

L'esonero è riconosciuto entro un limite di spesa annuo stabilito dalla legge e gestito dall'INPS: l'importo effettivamente riconosciuto può risultare inferiore al massimo teorico se le domande superano le risorse stanziate.

Diffidate quindi di chi vi mette in offerta il risparmio contributivo come una cifra certa. La struttura del beneficio è chiara, l'importo finale dipende dall'anno, dalla vostra massa contributiva e dal riparto: un calcolo serio si fa sui vostri numeri, non su una media.

Le gare pubbliche: garanzia ridotta e punteggio premiale

Nel D.Lgs. 36/2023 la certificazione della parità di genere produce due effetti distinti, che spesso vengono confusi.

La riduzione della garanzia. L'articolo 106, comma 8, prevede che l'importo della garanzia per la partecipazione alla procedura sia ridotto del 30% per chi possiede la certificazione del sistema di qualità conforme alle UNI CEI ISO 9000 e che sia ulteriormente ridotto, fino a un massimo del 20%, per gli operatori in possesso delle certificazioni o dei marchi elencati nell'allegato II.13. In quell'allegato la UNI/PdR 125 è presente, accanto a SA 8000, UNI EN ISO 14001 e UNI ISO 45001. La percentuale applicabile e il cumulo si leggono nel disciplinare di gara.

Il punteggio premiale. L'articolo 108, comma 7, impone alle stazioni appaltanti di prevedere un maggior punteggio per le imprese che adottano politiche di parità di genere comprovate dal possesso della certificazione di cui all'articolo 46-bis. È il punto su cui si è formata la giurisprudenza citata sopra: serve il certificato, rilasciato da un organismo accreditato per quello schema.

Negli appalti finanziati dal PNRR e dal PNC vale in aggiunta l'articolo 47 del D.L. 77/2021: chi ha oltre cinquanta dipendenti deve produrre, a pena di esclusione, copia dell'ultimo rapporto sulla situazione del personale; chi ne ha fra quindici e cinquanta lo consegna entro sei mesi dalla conclusione del contratto; e l'aggiudicatario si obbliga a destinare almeno il 30% delle assunzioni necessarie all'esecuzione all'occupazione giovanile e almeno il 30% a quella femminile.

Che cosa chiede la prassi, punto per punto

La UNI/PdR 125 misura l'organizzazione su sei aree di valutazione, ciascuna con un peso percentuale, per un totale di 33 indicatori. Il punteggio complessivo si ottiene sommando i contributi delle sei aree; per accedere alla certificazione serve uno score minimo di sintesi del 60%.

Area di valutazionePesoIndicatori
Cultura e strategia15%7
Governance15%5
Processi delle risorse umane10%6
Opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda20%7
Equità remunerativa per genere20%3
Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro20%5

Quella tabella dice una cosa che sfugge quasi sempre: il 60% del peso sta sulle ultime tre aree. Crescita e inclusione, equità retributiva, genitorialità e conciliazione valgono venti punti ciascuna; cultura, strategia e governance — la parte fatta di documenti, politiche e comitati, quella che si scrive più in fretta — ne valgono trenta in tutto. Un progetto concentrato sulla documentazione e cieco sui numeri del personale non arriva alla soglia.

Gli indicatori sono di due tipi. Alcuni qualitativi: politica per la parità di genere, comitato guida, procedura di segnalazione delle molestie, piano di formazione sull'inclusione. Altri quantitativi: percentuale di donne nella popolazione aziendale e nelle posizioni apicali, differenziale retributivo per genere e inquadramento, rientro e permanenza dopo il congedo parentale, padri che fruiscono del congedo facoltativo, quota di assunzioni e promozioni femminili.

L'edizione 2026 delle FAQ ha reso il calcolo più severo su un punto preciso: se un indicatore non è misurabile perché i dati mancano, il punteggio è zero, non un punteggio parziale. Ha inoltre reso vincolante l'uso dei benchmark ufficiali ISTAT e INPS dove il confronto con la media di settore è richiesto, e ha chiarito che nei gruppi e nelle reti ogni entità certificata deve raggiungere la soglia per conto proprio.

I dati storici: il punto che fa slittare i progetti

Se dovessimo indicare una sola ragione per cui questi progetti slittano, sarebbe questa. Le FAQ chiedono che i dati usati per il calcolo degli indicatori siano riferiti ai due anni precedenti la verifica: l'organizzazione deve poter estrarre, con criteri stabili, la propria popolazione aziendale disaggregata per genere su ventiquattro mesi.

Nella maggior parte delle aziende quei dati esistono ma sono sparsi: il gestionale delle presenze da una parte, il consulente del lavoro dall'altra, le progressioni di carriera in un foglio di calcolo, i congedi parentali da ricostruire a mano. Metterli insieme richiede settimane, e va fatto prima di fissare l'audit.

I dati minimi da avere sul tavolo il primo giorno
  • Organico disaggregato per genere, per inquadramento e per famiglia professionale, sugli ultimi due anni.
  • Retribuzione lorda per genere e per inquadramento, con le voci variabili tenute distinte da quelle fisse.
  • Assunzioni, cessazioni e promozioni degli ultimi due anni, con il genere di ciascuna posizione.
  • Congedi parentali fruiti, per genere, con i rientri e le permanenze a sei e dodici mesi.
  • Formazione erogata, ore e partecipanti, distinte per genere.
  • Composizione degli organi di governo e delle posizioni con responsabilità di budget.

Chi ha questi sei elenchi ordinati parte con mesi di vantaggio. Chi non li ha deve costruirli, ed è la prima cosa che facciamo: prima di scrivere una riga di politica aziendale si guarda che cosa dicono i numeri, perché sono loro a dire se il 60% è a portata.

Gli obblighi di legge che non sostituisce

La certificazione è volontaria e non manda in soffitta nulla. Restano interamente in piedi, in particolare:

  • Il rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile (art. 46 del D.Lgs. 198/2006, come modificato dalla legge 162/2021), obbligatorio per le aziende pubbliche e private con oltre cinquanta dipendenti e facoltativo per le altre. Si trasmette per via telematica dal portale «Servizi Lavoro» del Ministero del Lavoro. Per il biennio 2024-2025 il termine, inizialmente fissato al 30 aprile 2026, è stato differito al 15 maggio 2026.
  • Il divieto di discriminazione e il resto del Codice delle pari opportunità, che nessun certificato rende inapplicabile.
  • Gli obblighi di salute e sicurezza del D.Lgs. 81/2008, compresa la valutazione dei rischi legati alle differenze di genere e alla gravidanza, cosa distinta dalla parità.
  • Gli obblighi PNRR dell'art. 47 del D.L. 77/2021: la certificazione aiuta, ma non esonera dalla consegna del rapporto né dalle quote di assunzione.

Sul rapporto biennale conviene aggiungere una cosa che tocca il portafoglio. Oltre alla sanzione amministrativa — da 1.000 a 5.000 euro, irrogata dall'Ispettorato del Lavoro per rapporto mendace o incompleto — l'inottemperanza protratta oltre dodici mesi comporta la sospensione dei benefici contributivi goduti dall'azienda. Detto altrimenti: si può perdere lo sgravio ottenuto con la certificazione per non aver mandato un rapporto.

Come si arriva al certificato

  1. Ricerca di bandi e finanziamenti. Prima di ogni altra cosa verifichiamo, gratuitamente, quali bandi, contributi e forme di finanziamento a fondo perduto sono disponibili per il vostro progetto. Va fatto per primo perché può cambiare la convenienza dell'intera operazione, e perché molte scadenze non aspettano.
  2. Raccolta e pulizia dei dati. Si costruiscono i sei elenchi indicati sopra e si calcola il punteggio con i dati veri: è il momento in cui si scopre se si è sopra o sotto la soglia, e di quanto.
  3. Analisi dei divari e piano di azioni. Sugli indicatori sotto soglia si definiscono azioni con responsabile, tempi e misura attesa. Alcune danno effetto in poche settimane, altre — tipicamente sull'equità retributiva — richiedono un ciclo di revisione salariale.
  4. Politica, comitato guida e sistema documentale. Politica approvata dalla direzione, comitato guida con ruoli e periodicità di riunione, procedura di segnalazione, piani di comunicazione interna e di formazione.
  5. Monitoraggio e riesame. Gli indicatori si rilevano con la periodicità stabilita e si portano al riesame della direzione: è l'evidenza che il sistema vive e non è nato per l'audit.
  6. Audit interno e scelta dell'organismo. Si verifica in casa prima che lo faccia un altro e si sceglie un organismo accreditato Accredia per la UNI/PdR 125: in gara sono già stati annullati punteggi premiali fondati su certificati privi di accreditamento specifico.
  7. Audit di certificazione ed emissione. L'audit si svolge in due stadi. Superato, il certificato ha validità triennale, con sorveglianza annuale e rivalutazione dei KPI ogni due anni.
  8. Istanza di esonero all'INPS. Ottenuto il certificato, si presenta la domanda di sgravio dal Portale delle Agevolazioni nella finestra utile.

Sui tempi: per un'azienda di dimensioni medie con una ISO 9001 già attiva servono dai quattro ai sei mesi dall'avvio all'audit di certificazione. Il fattore che sposta di più quel numero non è la dimensione: è la disponibilità dei dati storici. Con gli archivi del personale già ordinati si sta nella fascia bassa; partendo da zero, o con più società da consolidare, si va oltre.

Come si incastra con gli altri schemi

La UNI/PdR 125 condivide con le norme ISO più diffuse l'impianto dei sistemi di gestione. Chi ha già una ISO 9001 o una ISO 45001 riusa audit interni, riesame della direzione, gestione documentale e trattamento delle non conformità: è il motivo per cui il percorso si accorcia.

L'accostamento più frequente è con la SA8000. Le due si sovrappongono su non discriminazione, orario di lavoro e retribuzioni, ma guardano a cose diverse: la SA8000 copre l'intero perimetro dei diritti dei lavoratori e della catena di fornitura, la UNI/PdR 125 approfondisce il solo asse del genere e lo misura. Chi ha una SA8000 attiva arriva alla PdR 125 con metà del lavoro documentale già fatto e quasi tutto quello numerico da fare. Da segnalare che SAI ha pubblicato l'edizione SA8000:2026: la transizione va completata entro il 31 maggio 2029, con nuove certificazioni e rinnovi già sulla nuova edizione dal 1° gennaio 2027.

Un'alternativa alla SA8000 è la PAS 24000, specifica BSI per i sistemi di gestione sociale, anch'essa certificabile con accreditamento Accredia. In gara c'è però una differenza che conta: nell'allegato II.13 compaiono SA 8000 e UNI/PdR 125, la PAS 24000 no.

Due documenti vicini per tema meritano una precisazione, perché circolano offerte poco limpide. La UNI ISO 30415:2021 su diversità e inclusione è una linea guida: non contiene requisiti verificabili e non esiste una certificazione accreditata a fronte di essa. La si può implementare e al più farla attestare da terzi, cosa che non produce né sgravio né punteggio in gara. Lo stesso vale per la ISO 26000. Diversa la UNI/PdR 192:2026 sulla conciliazione tra vita familiare e lavoro, presentata nel giugno 2026 e promossa dai Dipartimenti per le politiche della famiglia e per le pari opportunità: è una prassi con requisiti, pensata per affiancare la PdR 125 proprio sull'area che nella PdR 125 pesa il 20%.

Chi punta a un impianto di conformità più ampio affianca spesso la ISO 37001 sull'anticorruzione, che in gara e nei modelli organizzativi viaggia sullo stesso binario. L'elenco completo è nella pagina certificazioni.

Quanto costa la certificazione UNI/PdR 125

Non esiste un listino, e chi vi dà una cifra al telefono senza aver visto nulla la sta indovinando. Il costo ha due voci separate: le giornate dell'organismo di certificazione, calcolate secondo regole di accreditamento e non trattabili, e la consulenza, che dipende quasi per intero da quanto è già in piedi in azienda e da quanto sono ordinati i dati del personale.

Come si forma quel numero, che cosa lo fa salire o scendere, come si sceglie l'organismo di certificazione e in quanto tempo la certificazione si ripaga lo abbiamo scritto per esteso: quanto costa certificarsi.

Per la vostra situazione serve un numero vero: richiedete un preventivo indicando numero di dipendenti, sedi, certificazioni già attive e se avete già trasmesso il rapporto biennale. Prima di iniziare verifichiamo gratuitamente quali bandi e contributi sono aperti per il vostro progetto.

Come lavoriamo

Partiamo sempre dai numeri. Nella prima analisi, che non ha costo, calcoliamo il punteggio sui dati che avete già e vi diciamo se il 60% è raggiungibile in questo esercizio o se conviene lavorare prima su un paio di indicatori. È una conversazione di un'ora che evita progetti impostati male.

Da lì costruiamo il sistema con voi, non al posto vostro: il comitato guida deve essere fatto di persone dell'azienda e deve riunirsi davvero, perché l'auditor lo verifica. Prepariamo la documentazione, formiamo chi dovrà tenerla in vita, facciamo l'audit interno e vi accompagniamo in quello di certificazione. Dopo l'emissione seguiamo la pratica INPS e le sorveglianze annuali.

Non vendiamo certificati e non promettiamo esiti su bandi e contributi: la ricerca la facciamo noi e non la fatturiamo, ma l'ammissione dipende dal bando, dalle risorse e dalla graduatoria. Lo diciamo prima, non dopo.

Gli errori che allungano i tempi

Sono sempre gli stessi quattro.

Partire dalla politica invece che dai dati. Senza i dati non si calcolano gli indicatori, e senza indicatori non c’è certificazione.

Scrivere obiettivi non misurabili. Un obiettivo senza numero e senza data non regge in audit e non produce nessun miglioramento.

Trattare le segnalazioni come un adempimento. Il canale deve essere conosciuto e usato: se nessuno lo usa, l’auditor lo nota.

Cercare i contributi a percorso avviato. I bandi hanno finestre e regole sull’avvio delle spese: chiederli dopo aver firmato significa quasi sempre perderli.

Dove operiamo

Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo aziende in tutta Italia. È un lavoro in gran parte da remoto, sui dati del personale e sulle procedure. Gli incontri in presenza servono con la direzione e con chi gestisce le persone, perché le decisioni che contano — criteri di avanzamento, gestione delle segnalazioni — non si prendono per iscritto la prima volta.

Domande frequenti

Quanto costa la certificazione per la parità di genere?
Dipende da quanti siete, da quante sedi avete, da quali certificazioni sono già attive e soprattutto da quanto sono ordinati i dati del personale. Come si compone il prezzo lo spieghiamo in quanto costa certificarsi; per una cifra sulla vostra situazione richiedete un preventivo.

Quanto vale lo sgravio contributivo?
L'esonero è pari fino all'1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con un tetto di 50.000 euro annui riparametrati su base mensile (4.166,66 euro al mese). I premi INAIL restano esclusi. L'importo effettivo dipende dalla vostra massa contributiva e dal limite di spesa annuo entro cui l'INPS riconosce il beneficio.

Quali aziende possono ottenerla?
Tutte le organizzazioni, pubbliche e private, di qualsiasi dimensione e settore: la prassi prevede criteri di applicabilità differenziati per fascia dimensionale, così che anche una microimpresa possa arrivare alla soglia. Lo sgravio contributivo, invece, è riservato ai datori di lavoro privati.

Quanto dura il percorso?
Per un'azienda di dimensioni medie con una ISO 9001 già attiva servono dai quattro ai sei mesi fino all'audit di certificazione. La variabile che pesa di più è la disponibilità dei dati del personale disaggregati per genere sui due anni precedenti la verifica.

Esistono contributi o finanziamenti per certificarsi?
Sì, e spesso coprono una parte rilevante della spesa: esistono avvisi regionali e camerali dedicati proprio a questa certificazione, e in Lombardia Unioncamere ne ha uno aperto a sportello fino al 30 giugno 2027 o a esaurimento delle risorse. La ricerca la facciamo noi, gratuitamente, prima di iniziare. L'esito però dipende dal bando, dalle risorse e dalla graduatoria: nessuno può garantirvelo.

Il rapporto biennale sulla situazione del personale sostituisce la certificazione?
No. Sono due cose distinte e il rapporto non dà diritto né allo sgravio né al punteggio premiale in gara: il TAR Calabria, con la sentenza n. 1770/2025, ha annullato un'aggiudicazione fondata proprio su questa equivalenza. Chi supera i cinquanta dipendenti deve fare entrambe le cose.

La certificazione UNI/PdR 125 è obbligatoria?
No, è volontaria: nessuna legge impone di ottenerla. Diventa di fatto necessaria se partecipate con regolarità ad appalti pubblici, dove il Codice dei contratti impone alle stazioni appaltanti di premiarne il possesso, o se un committente la richiede in fase di qualifica fornitori.

Che cosa succede alla UNI/PdR 125 dopo il marzo 2027?
Le prassi di riferimento UNI restano in vigore al massimo cinque anni dalla pubblicazione, entro i quali vengono trasformate in norma o ritirate: per la UNI/PdR 125, pubblicata il 16 marzo 2022, il termine cade nel marzo 2027. Ad agosto 2026 è in vigore ed è l'unica applicabile; se diventasse norma UNI, i certificati esistenti seguirebbero un periodo di transizione.

Esistono contributi per certificarsi?
Sì, e cambiano di continuo: bandi camerali, misure regionali, contributi di filiera e agevolazioni nazionali si aprono e si chiudono nell’arco di poche settimane. Li cerchiamo noi all’inizio del percorso e vi diciamo che cosa è aperto, che cosa copre e con quali scadenze. Una regola vale quasi sempre: i bandi non ammettono spese avviate prima della domanda, quindi la verifica va fatta prima di firmare, non dopo.

Volete sapere se il 60% è a portata?

Diteci quanti dipendenti avete, quante sedi e se avete già trasmesso il rapporto biennale: bastano questi tre dati per una prima stima del punteggio. La prima analisi non ha alcun costo e non vi impegna a nulla.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

In sintesi

  • Schema volontario: nessuna legge obbliga a certificarsi.
  • Riferimento: UNI/PdR 125:2022, pubblicata il 16 marzo 2022.
  • Sei aree di valutazione, 33 indicatori, soglia minima 60%.
  • Il 60% del peso sta su crescita, equità retributiva e genitorialità.
  • Certificato triennale, sorveglianza annuale, KPI rivalutati ogni due anni.
  • Organismi accreditati da Accredia secondo la ISO/IEC 17021-1.
  • Servono i dati del personale dei due anni precedenti la verifica.
  • Tempi indicativi: quattro-sei mesi con una ISO 9001 già attiva.

Numeri e scadenze

  • Sgravio INPS: fino all'1% dei contributi a carico azienda, tetto 50.000 euro l'anno, cioè 4.166,66 euro al mese. Premi INAIL esclusi.
  • Istanza di esonero: Portale delle Agevolazioni INPS, entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello di riferimento.
  • Gare: riduzione della garanzia fino a un ulteriore 20% (art. 106, c. 8 e allegato II.13, D.Lgs. 36/2023) e punteggio premiale obbligatorio (art. 108, c. 7).
  • Rapporto biennale: obbligatorio oltre i 50 dipendenti; biennio 2024-2025 trasmesso entro il 15 maggio 2026.
  • Sanzione: da 1.000 a 5.000 euro per rapporto mendace o incompleto; oltre dodici mesi di inottemperanza, sospensione dei benefici contributivi.
  • Prassi: validità massima cinque anni dalla pubblicazione, quindi marzo 2027.

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