La ISO 30415 — in Italia UNI ISO 30415:2021, «Gestione delle risorse umane — Diversità e inclusione», in vigore dal 29 luglio 2021 — dà una struttura di riferimento su diversità e inclusione rivolta a tutta l’organizzazione: organo di governo, direzione, persone, rappresentanze e parti interessate. Anche qui la sigla è UNI ISO, non «UNI EN ISO».
Va detto subito com’è messa: è un documento di guida, non di requisiti, e in Italia non compare fra gli schemi di accreditamento attivi. Nella stessa lista compare invece, come schema accreditato vero, la certificazione della parità di genere secondo la UNI/PdR 125:2022: è la differenza che conta quando qualcuno le propone come equivalenti.
Che cosa facciamo, in concreto
La prima cosa che facciamo è separare due domande che vengono sempre confuse: vuoi un certificato o vuoi cambiare qualcosa. Se ti serve un certificato spendibile in gara, su una qualifica fornitori o per l’accesso a misure agevolative, la strada è la parità di genere, che uno schema accreditato ce l’ha, e te lo diciamo subito. Se invece il tema è costruire una politica di diversità e inclusione che regga in un bilancio di sostenibilità o davanti a un committente grande, la ISO 30415 è il riferimento giusto e ci lavoriamo come metodo. Non chiamiamo certificazione un’attestazione: è il punto su cui su questo tema si perde credibilità più in fretta.
Perché non si certifica
La norma è scritta come guida: fornisce prerequisiti, responsabilità, azioni raccomandate e possibili misure, non requisiti in forma di obbligo verificabile. E dichiara essa stessa di non trattare i rapporti con le organizzazioni sindacali né la conformità a requisiti di legge nazionali, che su questo tema sono la parte cogente.
Un ambito dichiaratamente non regolato non è per costruzione oggetto di un audit di certificazione standardizzato: manca il metro comune con cui due organismi diversi arriverebbero allo stesso esito.
Che cosa circola sul mercato
Circolano attestazioni di parte terza sulla ISO 30415. Alcune sono presentate correttamente come attestazione, altre scivolano nel linguaggio della certificazione — «certificato», «audit in due fasi» — creando l’impressione di un riconoscimento equivalente a quello accreditato.
Il caso più delicato è quando ISO 30415 e UNI/PdR 125 vengono messe nello stesso listino come se fossero due opzioni dello stesso genere. Non lo sono: la seconda ha uno schema accreditato, la prima no. Se il tuo obiettivo è un requisito di gara o una misura agevolativa, questa distinzione è tutto.
Una revisione in corso
La norma è in riesame sistematico, con chiusura della fase di revisione nei primi giorni di settembre 2026. L’esito — conferma, revisione o ritiro — non è ancora noto e non lo anticipiamo.
Non cambia il lavoro sostanziale, che è costruire politiche e misure. Cambia solo che cosa conviene stampare in un manuale.
Quanto costa
Un impianto di diversità e inclusione su una PMI strutturata richiede tipicamente da sei a dodici giornate, con la parte più onerosa nella raccolta e riconciliazione dei dati sulle persone: composizione, accessi alla formazione, avanzamenti, retribuzioni. Se l’obiettivo comprende anche la parità di genere, il lavoro si somma solo in parte, perché le evidenze si raccolgono una volta sola.
Applichiamo la nostra tariffa giornaliera, con le spese a forfait. Il metodo con cui si forma il prezzo è nella pagina dedicata ai costi.
Il costo dell’organismo esiste solo sulla strada della parità di genere, che è accreditata. Sulla ISO 30415 c’è solo l’eventuale attestazione volontaria: chiedi il preventivo e chiedi anche che cosa dichiara esattamente il documento che ti rilasciano.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro.
Scambiare la ISO 30415 per la parità di genere. Sono due cose diverse e solo una è accreditata: sbagliare qui significa arrivare in gara senza il documento richiesto.
Scrivere la politica e non misurare nulla. Senza indicatori il documento non regge né in bilancio di sostenibilità né davanti a un committente che fa domande.
Chiamare certificazione un’attestazione. È l’errore che costa di più in reputazione, e lo commette chi vende prima ancora di chi compra.
Lasciare fuori le rappresentanze dei lavoratori. La norma dichiara di non trattare quel rapporto, ma nella realtà italiana un percorso che le ignora non arriva da nessuna parte.
Dove operiamo
Lavoriamo dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e seguiamo imprese e gruppi in tutta Italia. È un lavoro che si fa in gran parte da remoto, sui dati del personale e sulle procedure di selezione, formazione e avanzamento. Gli incontri in presenza servono con la direzione e con chi gestisce le persone, perché le decisioni che contano — criteri di avanzamento, gestione delle segnalazioni — non si prendono per iscritto la prima volta.
Domande frequenti
Posso certificarmi ISO 30415?
Non sotto accreditamento: la norma non compare fra gli schemi di accreditamento attivi in Italia. Esistono attestazioni di parte terza non accreditate: sono legittime, ma vanno chiamate attestazioni e non certificazioni.
Mi hanno proposto ISO 30415 o UNI/PdR 125: quale scelgo?
Se ti serve un certificato riconosciuto, la parità di genere, perché ha uno schema accreditato. La ISO 30415 è più ampia come contenuto ma non porta un certificato equivalente. Non sono due opzioni dello stesso genere, ed è il primo punto da chiarire con chi te le propone insieme.
Serve per il bilancio di sostenibilità?
Aiuta, come struttura per organizzare politiche e indicatori sulla parte sociale. Ma non è un requisito e non produce un dato certificato: quello che finisce in bilancio sono i tuoi numeri, e vanno costruiti in modo che reggano una verifica.
Vale in gara?
Come contenuto può rispondere a criteri premianti su diversità e inclusione, se il bando li ha e li descrive in modo aperto. Come titolo formale no, perché non c’è un certificato accreditato da allegare. Prima di impostare il lavoro conviene leggere il bando e vedere che cosa chiede esattamente.
Se ti serve un certificato, è l’altra
La ISO 30415 non ha uno schema di accreditamento in Italia. La certificazione della parità di genere secondo la UNI/PdR 125 sì. Se qualcuno te le propone come equivalenti, non lo sono.
Richiedi un preventivo Lascia il tuo numero: ti richiamiamo subito.
Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283
Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questo schema
- Ti diciamo quale delle due strade porta a un certificato spendibile, prima di iniziare.
- Costruiamo indicatori che qualcuno guarda, non una politica da appendere.
- Chiamiamo attestazione l’attestazione: è il punto su cui su questo tema si perde credibilità in fretta.
- Se l’obiettivo comprende anche la parità di genere, raccogliamo le evidenze una volta sola.
- La direzione tecnica ha la qualifica di lead auditor: le verifiche interne le facciamo con lo stesso metro dell’organismo.
