UNI/PdR 159

Gli indirizzi operativi per andare oltre la quota d’obbligo

La UNI/PdR 159 riguarda il lavoro inclusivo delle persone con disabilità: come un’organizzazione passa dall’adempimento della legge 68 a un sistema che rende davvero possibile l’inserimento e la permanenza, dalla progettazione della postazione al percorso di carriera.

Si tiene insieme al disability management ed è pensata per essere applicata anche da imprese medie, non solo da grandi gruppi. In Lombardia esiste un bando dedicato che finanzia il percorso, e questo è spesso ciò che fa partire il progetto: la verifica dello stato del bando va fatta prima di impostare i tempi, perché le finestre di apertura contano più della norma.

Che cosa facciamo, in concreto

Quasi tutte le aziende che assumono persone con disabilità lo fanno per rispettare la quota d’obbligo, e si fermano lì. Questo documento serve a fare il passo successivo: rendere il lavoro davvero praticabile, e poterlo dimostrare. È un percorso che costa poco e cambia molto il clima interno.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Autovalutazione Partiamo dalla lista di controllo della prassi: ventuno criteri, risposta sì o no. In mezza giornata si capisce dove sei.
Passo 2Accessibilità Verifichiamo barriere architettoniche e barriere digitali: la seconda categoria è quella che quasi nessuno guarda e che blocca di più.
Passo 3Accomodamenti ragionevoli Definiamo come si valutano, chi li decide e come si documentano: è il punto in cui la buona volontà diventa procedura.
Passo 4Ruoli e formazione Individuiamo il responsabile dell’inserimento lavorativo e formiamo capi e colleghi: l’inclusione fallisce quasi sempre in reparto, non in ufficio del personale.
Passo 5Percorsi di carriera Impostiamo sviluppo e valutazione, perché inclusione non è solo assunzione: è quello che succede nei tre anni dopo.
Passo 6Piano e monitoraggio Costruiamo il piano strategico e gli indicatori, e li teniamo vivi con la comunicazione interna ed esterna.
Un punto da dire prima: questa prassi non è certificabile. È volontaria e si basa sull’autovalutazione. Alcune attestazioni di parte terza esistono, ma non sono accreditate e vanno presentate per quello che sono.

Che cos’è la UNI/PdR 159

La UNI/PdR 159:2024, pubblicata a gennaio 2024, contiene gli indirizzi operativi per il lavoro inclusivo delle persone con disabilità. È nata da un tavolo di ventuno esperti promosso da UNI con Regione Lombardia e il sistema camerale lombardo, ed è scaricabile gratuitamente dal sito UNI.

La struttura è pratica: elementi base per l’inclusione, indirizzi applicativi articolati in azioni preliminari, pianificazione, piano strategico e monitoraggio, poi comunicazione interna ed esterna. Lo strumento operativo che la rende immediatamente utilizzabile è una lista di controllo per l’autovalutazione con ventuno criteri a risposta binaria, che tocca accessibilità fisica e digitale, formazione, accomodamenti ragionevoli e sviluppo di carriera.

Il rapporto con la legge 68 e con il disability manager

La prassi richiama espressamente la legge 12 marzo 1999, n. 68 sul collocamento mirato e il decreto legislativo 151 del 2015 che ha introdotto la figura del responsabile dell’inserimento lavorativo, il cosiddetto disability manager, oltre alla norma internazionale su diversità e inclusione nella gestione delle risorse umane e alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

L’impostazione è chiara e la condividiamo: la conformità alla legge 68 è presupposto necessario ma non sufficiente. Assumere il numero giusto di persone e poi lasciarle in una postazione inadeguata, senza formazione dei colleghi e senza prospettive, tecnicamente è conformità e sostanzialmente è un fallimento. La prassi serve esattamente a coprire quella distanza.

I contributi: in Lombardia esiste un bando dedicato

Regione Lombardia e il sistema camerale lombardo hanno costruito attorno a questa prassi un bando dedicato al lavoro inclusivo. Nell’edizione aperta ad aprile 2024 la dotazione era di 2 milioni di euro, con voucher a fondo perduto fino all’80% delle spese ammissibili e un massimo di 32.000 euro per progetto. Le spese ammesse comprendono la formazione, che è obbligatoria, la consulenza specialistica e l’adattamento delle postazioni.

Risulta una nuova edizione con scadenza a metà 2026, ma gli estremi esatti vanno verificati sul bollettino regionale prima di impostare il calendario: le finestre di questi bandi sono strette e le regole cambiano da un’edizione all’altra. È la prima cosa che controlliamo quando il cliente è lombardo.

Che cosa non aspettarsi

Negli appalti pubblici non esiste una premialità agganciata a questa prassi. Il codice dei contratti prevede clausole di inclusione delle persone con disabilità e impegni degli operatori economici, ma la premialità certificatoria esplicita riguarda la certificazione della parità di genere, che ha una base di legge e produce punteggio obbligatorio.

È il confronto che va tenuto presente: le due prassi si citano a vicenda per le definizioni, ma sono asimmetriche. Quella sulla parità di genere è certificabile, accreditata, con base di legge e con benefici; questa è volontaria, non certificabile e senza benefici diretti. Il suo valore è organizzativo e reputazionale, e in Lombardia è finanziato.

Quanto tempo serve

L’autovalutazione si fa in una giornata. Il percorso completo, dal piano alla formazione agli adattamenti, richiede da tre a sei mesi, con i tempi tecnici degli interventi sulle postazioni che vanno verificati caso per caso.

Quanto costa

La nostra consulenza si calcola a giornate. Un percorso completo richiede tipicamente da quattro a otto giornate, comprese le ore di formazione.

Non c’è costo di organismo di certificazione, perché non c’è certificazione. Vanno preventivati a parte gli eventuali interventi di adattamento delle postazioni e sull’accessibilità digitale. Se sei in Lombardia, il conto va rifatto al netto del voucher, che copre fino all’80%. Per il mantenimento applichiamo un canone pari al una quota del costo di implementazione.

Gli errori che allungano i tempi

Il primo errore è presentarla come una certificazione. Non lo è, e chi la spende come tale si espone.

Il secondo è guardare solo alle barriere architettoniche. Le barriere digitali — intranet, gestionali, moduli interni non accessibili — bloccano quanto uno scalino, e nessuno le misura.

Il terzo è non formare i colleghi e i capi diretti. L’inclusione si gioca in reparto: se lì nessuno sa come comportarsi, il piano non serve.

Il quarto è fermarsi all’assunzione. Senza percorsi di sviluppo e valutazione, dopo due anni la persona è ancora dove è entrata, e si vede.

Il quinto, se sei in Lombardia, è muoversi fuori dalla finestra del bando. Le spese ammissibili hanno un periodo di riferimento preciso: firmare prima di leggerlo significa perdere il contributo.

Dove operiamo

Lavoriamo su tutto il territorio nazionale, con sedi a Milano, Bologna, Roma e Brescia. Alterniamo le giornate in sede alle attività a distanza per la parte documentale, così le trasferte pesano dove servono davvero.

Domande frequenti

Posso certificarmi?
Non sotto accreditamento: è una prassi volontaria non certificabile, basata sull’autovalutazione. Esistono attestazioni di parte terza non accreditate, che vanno dichiarate come tali.

Sostituisce gli obblighi della legge 68?
No, li presuppone. La conformità alla quota d’obbligo resta un adempimento a sé, e questa prassi serve a renderla sostanziale.

Dà punteggio in gara?
Non risulta. Il codice dei contratti prevede clausole di inclusione, ma la premialità certificatoria esplicita riguarda la parità di genere.

Serve avere un disability manager?
La figura del responsabile dell’inserimento lavorativo è richiamata dalla prassi ed è prevista dalla normativa. Definire chi la ricopre è uno dei primi passi del percorso.

Quanto dura la prassi?
È del gennaio 2024 e ricade nella regola dei cinque anni: la scadenza naturale è il gennaio 2029, con la verifica intermedia di UNI attesa prima.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questo schema

  • Gestione delle risorse umane: la nostra direttrice tecnica viene dalla formazione in ambito organizzativo, non dalla sola normativa.
  • Formatori qualificati: la formazione di capi e colleghi è la parte che decide l’esito, ed è finanziata dal bando.
  • Esperienza su parità di genere e responsabilità sociale: gli schemi sull’inclusione li presidiamo tutti e sappiamo quale conviene.
  • Ti diciamo che non è certificabile, prima di vendertela come se lo fosse.

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