UNI/PdR 102

Come si rende verificabile una dichiarazione di sostenibilità

La UNI/PdR 102 e la ISO/TS 17033 riguardano le asserzioni etiche: le dichiarazioni che un’azienda fa su come produce — niente lavoro minorile, condizioni eque lungo la filiera, impegni sociali — e il modo in cui vanno verificate perché siano difendibili.

Il tema è urgente adesso per una ragione precisa: l’Unione europea ha stretto sulle dichiarazioni ambientali e sociali non provate, e una frase in etichetta senza verifica alle spalle è diventata un rischio, non un vantaggio. Tre cose che vengono continuamente confuse sono l’asserzione, la certificazione e il rating: sono strumenti diversi, con costi e valore diversi.

Che cosa facciamo, in concreto

Dal 27 settembre 2026 dire in etichetta o in campagna qualcosa che non si può dimostrare diventa una pratica commerciale sanzionabile. Il nostro lavoro è portare una dichiarazione di sostenibilità dal terreno del marketing a quello delle evidenze, e farla validare da chi ha titolo per farlo.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Scelta dell’asserzione Partiamo da che cosa vuoi dichiarare. Un’asserzione precisa e circoscritta si sostiene; una generica non si sostiene mai.
Passo 2Analisi di materialità Verifichiamo che l’asserzione copra le tre dimensioni — economica, sociale e ambientale — come la prassi richiede.
Passo 3Dati e tracciabilità Ricostruiamo dati, informazioni di supporto e tracciabilità lungo la catena di fornitura: è dove le asserzioni cadono.
Passo 4Condizioni al contorno Definiamo perimetro, periodo di riferimento e limiti dell’asserzione: senza questi non è verificabile.
Passo 5Scelta del programma Individuiamo con te il programma di verifica adatto e l’organismo accreditato che lo opera.
Passo 6Validazione o verifica Ti affianchiamo nel processo e nella comunicazione corretta del risultato, che è la parte in cui si sbaglia di più.
Un punto tecnico che vale soldi: validazione e verifica non sono sinonimi. La validazione riguarda impegni futuri e ne conferma la plausibilità; la verifica riguarda fatti passati o presenti. Usarle a caso in comunicazione è di per sé un rischio.

Che cosa sono, e come si tengono insieme

La ISO/TS 17033, del 2019 e recepita in Italia come UNI ISO/TS 17033:2020, definisce che cos’è un’asserzione etica e quali requisiti deve avere insieme alle informazioni di supporto. La definizione, ripresa dalla prassi italiana, è quella di una dichiarazione di un risultato raggiunto rispetto ad aspetti sociali, di giustizia economica e di sostenibilità. Il campo è ampio: dal benessere animale al lavoro minorile, dal commercio equo all’approvvigionamento locale.

La UNI/PdR 102:2021, pubblicata il 26 gennaio 2021 su iniziativa dell’ente italiano di accreditamento, ne è l’indirizzo applicativo per le asserzioni di sostenibilità: chiede che l’elaborazione copra contemporaneamente le tre dimensioni economica, sociale e ambientale, e fornisce gli elementi per rendere omogenei i programmi di validazione e verifica.

La verifica è affidata a organismi accreditati sulla norma dedicata agli organismi di validazione e verifica — non a organismi di certificazione di prodotto. È una differenza tecnica con conseguenze pratiche, come si vede subito sotto.

Tre cose diverse che vengono confuse

L’autodichiarazione la fa l’azienda su di sé, secondo la norma sulle asserzioni ambientali auto-dichiarate. Nessuno la controlla.

L’asserzione validata o verificata è confermata da un organismo terzo accreditato. Ha però tre caratteristiche che vanno conosciute: l’oggetto è solo l’asserzione, non la campagna pubblicitaria né il packaging; è un’istantanea, riferita a un momento o a un periodo definito, senza attività di sorveglianza successiva; e l’organismo che la verifica non può averti fatto consulenza per costruirla.

La certificazione di prodotto è un’altra cosa ancora: organismo accreditato su norma diversa, ciclo con sorveglianze periodiche, oggetto la conformità del prodotto a requisiti.

Confonderle non è un dettaglio: presentare una validazione come se fosse una certificazione di prodotto è, di per sé, il tipo di comunicazione che la nuova disciplina europea colpisce.

Perché il tema è urgente adesso

La direttiva (UE) 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde, pubblicata il 6 marzo 2024, va recepita entro il 27 marzo 2026 e le misure si applicano dal 27 settembre 2026. Vieta le asserzioni ambientali generiche non supportate da prestazioni dimostrate e i marchi di sostenibilità non fondati su un sistema di certificazione o non stabiliti da autorità pubbliche.

La proposta di direttiva sulle asserzioni ambientali, quella che avrebbe dovuto disciplinare in dettaglio la sostanziazione dei claim, non è stata adottata: i negoziati sono fermi dal giugno 2025 e il Parlamento europeo la classifica come bloccata. Non risulta un atto formale di ritiro. È utile saperlo, perché molta comunicazione commerciale la dà ancora per imminente.

Una cosa che quasi tutti scrivono ancora, e che non è più vera

Fino a inizio 2026 il criterio premiante dei criteri ambientali minimi per l’edilizia chiedeva un’attestazione rilasciata da organismo accreditato secondo le norme sugli organismi di validazione e verifica, la ISO/TS 17033 e la UNI/PdR 102, citando anche nominativamente uno schema di rating.

Quel decreto è stato abrogato. I nuovi criteri ambientali minimi per l’edilizia, adottati con decreto del novembre 2025 ed entrati in vigore a febbraio 2026, mantengono il criterio premiante sulla valutazione ESG ma la verifica è formulata con il riferimento alla sola norma sugli organismi di validazione e verifica: non citano più né la specifica tecnica, né questa prassi, né alcuno schema per nome.

Chi oggi vende la prassi dicendo «è citata nei criteri ambientali minimi» sta citando una norma abrogata. Il criterio premiante c’è ancora, e questo lavoro serve ancora a soddisfarlo: ma raccontarlo con il vecchio riferimento è un errore che un committente attento verifica.

Il legame con i rating ESG, senza esagerazioni

La prassi non contiene la parola «rating» e non definisce alcun punteggio. I rating ESG sono metodologie proprietarie di chi possiede il programma, che usano questo impianto come base tecnica e cornice di accreditamento. Diversi programmi sono stati valutati idonei dall’ente di accreditamento e alcuni organismi noti li operano.

C’è poi un fatto nuovo da tenere presente: dal 2 luglio 2026 si applica il regolamento europeo sulla trasparenza e l’integrità delle attività di rating ESG, che prevede autorizzazione e vigilanza dell’autorità europea sui mercati per chi fornisce rating ESG nell’Unione. Lo strumento di autovalutazione dell’ambito pubblicato dall’autorità colloca fuori perimetro le attività di sola accreditamento o certificazione, ma la risposta dipende dall’uso concreto del rating. È una verifica da fare, non da dare per scontata.

Quanto tempo serve

Dalla definizione dell’asserzione alla validazione servono in genere da tre a cinque mesi. La parte lunga non è la scrittura: è la raccolta dei dati di supporto lungo la filiera, che dipende da quanto i tuoi fornitori sono pronti a documentare quello che dichiarano.

Quanto costa

La nostra consulenza si calcola a giornate. Un percorso su un’asserzione circoscritta richiede tipicamente da sei a dodici giornate; su un’asserzione che copre l’intera organizzazione, da quindici a venticinque.

Il costo dell’organismo di validazione o verifica è separato e dipende dal programma scelto. Ricorda che chi ti assiste non può validarti: sono due ruoli incompatibili, e va bene così. Per il mantenimento applichiamo un canone pari al una quota del costo di implementazione.

Gli errori che allungano i tempi

Il primo errore è partire dallo slogan. Un’asserzione generica non si valida: va riscritta in termini circoscritti, misurabili e riferiti a un periodo.

Il secondo è pensare che la validazione copra la comunicazione. Copre solo l’asserzione: se la campagna dice di più, la campagna resta scoperta.

Il terzo è dimenticare che è un’istantanea. Non ci sono sorveglianze: se le condizioni cambiano, l’asserzione va rifatta, non «mantenuta».

Il quarto è citare i vecchi criteri ambientali minimi. Sono abrogati da febbraio 2026.

Il quinto è confondere validazione e verifica in offerta e in etichetta. Sono cose diverse e la differenza è documentata nella prassi.

Dove operiamo

Lavoriamo su tutto il territorio nazionale, con sedi a Milano, Bologna, Roma e Brescia. Alterniamo le giornate in sede alle attività a distanza per la parte documentale, così le trasferte pesano dove servono davvero.

Domande frequenti

È una certificazione?
No. È una validazione o una verifica di un’asserzione, rilasciata da un organismo accreditato su una norma diversa da quella della certificazione di prodotto, e senza sorveglianze successive.

Serve per i criteri ambientali minimi?
Il criterio premiante ESG esiste ancora nei criteri per l’edilizia entrati in vigore a febbraio 2026, ma il riferimento normativo è stato ridotto alla sola norma sugli organismi di validazione e verifica. Il lavoro serve; il vecchio riferimento no.

Mi dà un rating ESG?
La prassi non definisce rating. I rating sono metodologie proprietarie dei programmi, che poggiano su questo impianto. Sono due piani distinti.

Sostituisce la rendicontazione di sostenibilità?
No. Sono strumenti diversi: la rendicontazione è un obbligo per chi rientra nelle soglie, questa è una dichiarazione volontaria su un punto specifico. Con l’innalzamento delle soglie, però, è uno strumento che molte imprese uscite dal perimetro obbligatorio stanno guardando.

La prassi è ancora in vigore?
Risulta in vigore sul catalogo UNI ed è citata dall’ente di accreditamento in atti del 2026, ma i cinque anni dalla pubblicazione sono scaduti a gennaio 2026 e non abbiamo trovato un atto formale che ne chiarisca la posizione. È una verifica che facciamo prima di aprire il progetto.

Parliamo della tua asserzione

Ti diciamo in mezz’ora se quello che vuoi dichiarare regge una verifica, e che cosa serve per sostenerlo.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questo schema

  • Lead Auditor qualificata CEPAS: sappiamo che cosa un verificatore chiede a supporto di un’asserzione.
  • Consulente accreditato FSC Italia: la tracciabilità lungo la filiera, che è il punto critico, è il nostro terreno.
  • Esperienza su carbonio, ambiente e responsabilità sociale: le tre dimensioni richieste dalla prassi le presidiamo tutte.
  • Non possiamo validarti ciò che ti abbiamo aiutato a costruire, e non lo facciamo: la separazione dei ruoli è un requisito, non una scelta.

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