MOCA

Materiali a contatto con gli alimenti: obblighi e dichiarazioni

MOCA sta per materiali e oggetti a contatto con gli alimenti: tutto ciò che tocca il cibo lungo la filiera, dal film alla vaschetta, dal nastro trasportatore al guanto, fino alle attrezzature di cucina. Non è una certificazione, ed è il primo equivoco da sciogliere: è un obbligo di legge, con norme europee e italiane, notifica all’autorità e sanzioni per chi non è in regola.

Riguarda molti più soggetti di quanti pensino di essere coinvolti: produttori, importatori, distributori, e anche l’azienda alimentare che quei materiali li usa e deve conservarne le dichiarazioni di conformità. Il punto in cui si sbaglia più spesso sta a monte: nessuno ha mai messo per iscritto che cosa tocca l’alimento, in quale fase, per quanto tempo e a quale temperatura.

Che cosa facciamo, in concreto

Qui non c’è un certificato da conquistare: c’è una posizione da mettere in regola e da tenere in regola. Il nostro lavoro comincia da una mappatura che quasi nessuno ha fatto — che cosa tocca l’alimento, in quale fase, per quanto tempo e a quale temperatura — e finisce con dichiarazioni di conformità che reggono un controllo, non con un modulo scaricato da internet.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Mappatura dei contattiChe cosa entra in contatto con l’alimento: imballaggi, attrezzature, nastri, tubi, utensili. Senza questa, ogni dichiarazione è scritta al buio
Passo 2Verifica dei documenti a monteControlliamo le dichiarazioni che vi arrivano dai fornitori. È dove si annidano quasi tutti i problemi, soprattutto sull’importato
Passo 3Piano delle proveQuali prove di migrazione servono davvero, su quali materiali e in quali condizioni d’uso. Non tutte le prove immaginabili: quelle giuste
Passo 4Buone pratiche di fabbricazioneIl sistema documentato richiesto dal regolamento (CE) 2023/2006, integrato con il sistema qualità che avete già
Passo 5Dichiarazioni verso valleLe scriviamo con le condizioni d’uso reali: quali alimenti, quali temperature, per quanto tempo. È la parte che regge o cade in un controllo
Passo 6Notifica, rintracciabilità e formazioneLa comunicazione all’autorità sanitaria, la rintracciabilità dei lotti e la formazione di chi lavora e di chi acquista
Chi ha già un sistema qualità o una certificazione sugli imballaggi fa metà strada in meno: gran parte dell’impianto c’è già e va solo orientato al contatto alimentare.

Prima di tutto: il MOCA non è una certificazione

MOCA sta per materiali e oggetti a contatto con gli alimenti. Non è uno schema di certificazione e non esiste un certificato MOCA rilasciato da un ente: è un obbligo di legge, europeo e italiano, che riguarda chiunque produca, trasformi, importi o commercializzi qualcosa che tocca il cibo.

Lo diciamo subito perché è l’equivoco più diffuso. Quando un cliente vi chiede la certificazione MOCA, quasi sempre vi sta chiedendo la dichiarazione di conformità e le prove che la sostengono. Quello che si certifica, volendo, è il sistema con cui garantite la conformità: e lì entrano in gioco standard volontari come il BRCGS Packaging Materials, l’IFS PACsecure o la UNI EN 15593.

Chi è coinvolto

Molti più soggetti di quanti immaginino di esserlo. Non riguarda solo chi produce vaschette o film: riguarda tutta la catena.

Chi ha obblighi MOCA
ProduceProduttori e trasformatoriChi fabbrica materiali e oggetti destinati al contatto: film, carta, cartone, vetro, metallo, plastica, gomma, ceramica.
FornisceChi produce componentiInchiostri, vernici, adesivi, coloranti, guarnizioni, rivestimenti: sono anch’essi parte del contatto.
ImportaImportatoriChi porta in Europa materiali fabbricati fuori risponde della loro conformità come se li avesse prodotti.
DistribuisceGrossisti e rivenditoriDevono poter dimostrare che quello che vendono è accompagnato dalla documentazione corretta.
UsaAziende alimentari e ristorazioneChi confeziona o somministra deve verificare che i materiali che usa siano idonei e conservarne le dichiarazioni.
AttenzioneAnche le attrezzatureNastri, tramogge, tubi, utensili e superfici di lavorazione rientrano: non è solo l’imballaggio.

Le norme da conoscere

Il quadro normativo
Regolamento quadro(CE) 1935/2004Il principio generale: i materiali non devono cedere agli alimenti sostanze in quantità tali da mettere a rischio la salute, alterare la composizione o modificare gusto e odore.
Buone pratiche(CE) 2023/2006Le buone pratiche di fabbricazione: serve un sistema documentato di assicurazione e controllo della qualità in ogni fase.
Plastica(UE) 10/2011La norma specifica per i materiali plastici: elenco delle sostanze autorizzate, limiti di migrazione, prove.
Plastica riciclata(UE) 2022/1616Dal 10 luglio 2023 regola la plastica riciclata a contatto con alimenti e ha abrogato il precedente regolamento (CE) 282/2008.
Bisfenolo A(UE) 2024/3190In vigore dal 20 gennaio 2025: vieta il bisfenolo A nei materiali a contatto ed estende le restrizioni ad altri bisfenoli, con periodi transitori diversi per tipo di materiale.
ItaliaD.Lgs. 29/2017 e DM 21 marzo 1973Il decreto del 2017 disciplina notifica, controlli e sanzioni; il decreto ministeriale del 1973 resta il riferimento nazionale per diversi materiali.
Esistono poi norme dedicate a materiali attivi e intelligenti e a sostanze specifiche. Il quadro si aggiorna spesso: la conformità non è una fotografia, è una manutenzione.

Non confondetelo con il regolamento imballaggi

Dal 12 agosto 2026 si applica il Regolamento (UE) 2025/40, il cosiddetto PPWR, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. Molte aziende lo stanno confondendo con la disciplina MOCA: sono due cose diverse e vanno rispettate entrambe.

Il MOCA riguarda la sicurezza del contatto con l’alimento: che cosa può migrare dal materiale al cibo. Il PPWR riguarda la sostenibilità dell’imballaggio: riciclabilità, contenuto di riciclato, riduzione del sovraimballaggio, etichettatura ambientale. Un imballaggio può essere perfettamente conforme al MOCA e non conforme al PPWR, e viceversa.

La notifica all’autorità: l’adempimento che molti saltano

Il D.Lgs. 29/2017 chiede agli operatori del settore MOCA di comunicare all’autorità sanitaria territoriale gli stabilimenti in cui svolgono la loro attività. Serve a far entrare l’impianto nel sistema informativo nazionale per la sicurezza alimentare ed è il presupposto dei controlli.

È un adempimento semplice e a costo quasi nullo, ed è anche uno dei primi che l’organo di controllo verifica. Ce ne accorgiamo spesso: aziende con laboratori, prove di migrazione e documentazione in ordine che non avevano mai fatto la comunicazione.

La dichiarazione di conformità

È il documento che accompagna il materiale lungo la catena e trasferisce l’informazione da chi produce a chi utilizza. Non è una formalità e non è un modulo da copiare: deve dire che cosa quel materiale può fare e che cosa no.

Che cosa deve permettere di capire
IdentitàChi e che cosaChi la emette, quale materiale o oggetto riguarda, a quale lotto o fornitura si riferisce.
RiferimentiLe norme applicateRegolamento quadro, norme specifiche di materiale e disposizioni nazionali pertinenti.
CondizioniUso previstoCon quali alimenti, a quali temperature, per quanto tempo. È la parte più importante e la più trascurata.
ProveLe evidenze a supportoProve di migrazione, calcoli, dichiarazioni dei fornitori a monte. Vanno conservate e messe a disposizione dei controlli.
NovitàBisfenoliCon il regolamento del 2024 va indicato l’elenco dei bisfenoli e dei loro derivati eventualmente utilizzati.
LimiteNon è un lasciapassareUna dichiarazione generica, senza condizioni d’uso e senza prove alle spalle, in un controllo non regge.

Le sanzioni

Il D.Lgs. 29/2017 prevede sanzioni amministrative che vanno da 1.500 a 60.000 euro, e arrivano a 80.000 euro nel caso di cessione di sostanze pericolose. Gli importi vengono aggiornati periodicamente sulla base degli indici ISTAT.

C’è però un margine: per le violazioni di minore gravità è prevista la possibilità di regolarizzare entro un termine assegnato, senza sanzione. È un motivo in più per mettere in ordine la documentazione prima che arrivi il controllo, non dopo.

Come si mette in ordine una posizione MOCA

Il percorso che seguiamo è sempre lo stesso, e in genere richiede da due a cinque mesi a seconda di quanti materiali e fornitori ci sono in gioco.

Si parte da una mappatura: che cosa entra in contatto con l’alimento, in quale fase, per quanto tempo e a quale temperatura. Poi si raccolgono le dichiarazioni dei fornitori a monte e si verifica se reggono davvero, perché molte non reggono. Si definisce il piano delle prove di migrazione, si costruisce il sistema di buone pratiche di fabbricazione richiesto dal regolamento del 2006 e si scrivono le dichiarazioni verso valle. Alla fine si sistemano notifica, rintracciabilità e formazione del personale.

Chi ha già un sistema qualità o una certificazione sugli imballaggi fa metà strada in meno: gran parte dell’impianto c’è già e va solo orientato al contatto alimentare.

Quanto costa

Qui le voci sono due, ma diverse dal solito: la consulenza, cioè il lavoro per mappare, verificare e costruire il sistema, e le prove di laboratorio, che si pagano al laboratorio e non a noi. La seconda voce è quella che sorprende di più, ed è anche quella su cui si può risparmiare davvero: un piano di prove costruito sul rischio costa una frazione di un piano fatto per sicurezza su tutto.

Sulla consulenza il peso lo fanno tre cose: quanti materiali diversi avete in gioco, quanti fornitori vanno verificati e se fra questi ci sono importazioni extra UE, che richiedono un controllo molto più severo. Abbiamo spiegato per esteso come si forma il prezzo nella pagina dedicata ai costi, con lo stesso metodo che usiamo per fare i preventivi.

Gli errori che allungano i tempi

Sono sempre gli stessi quattro. Cercare un certificato che non esiste: si parte convinti di dover «prendere il MOCA» e si perde tempo a cercare un organismo. Non c’è: c’è una conformità da dimostrare.

Fidarsi delle dichiarazioni dei fornitori: molte non reggono, soprattutto quelle che accompagnano articoli importati. Una dichiarazione senza prove valide secondo le regole europee non vi protegge, vi espone.

Scrivere dichiarazioni generiche: senza condizioni d’uso — alimenti, temperature, tempi — la dichiarazione non dice nulla e in un controllo viene contestata.

Dimenticare la notifica: è l’adempimento più semplice e a costo quasi nullo, ed è uno dei primi che l’organo di controllo verifica. Vediamo spesso aziende con laboratorio e documentazione in ordine che non l’hanno mai fatta.

Dove operiamo

Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto. Seguiamo sia i produttori di materiali sia le aziende alimentari e della ristorazione che li utilizzano.

Domande frequenti

Esiste un certificato MOCA?
No. Esiste la conformità, che si dimostra con documentazione e prove. Esistono invece certificazioni volontarie di sistema, come BRCGS Packaging Materials e IFS PACsecure, che rendono quella dimostrazione più solida e più spendibile con i clienti.

Siamo un ristorante o una gastronomia: ci riguarda?
Sì. Dovete usare materiali idonei e conservare le dichiarazioni di conformità di vaschette, pellicole, contenitori e attrezzature. È un controllo che l’ASL fa spesso e che è semplice superare, se la documentazione c’è.

Importiamo articoli dalla Cina.
Allora rispondete voi della conformità, come se li aveste prodotti. Una dichiarazione del fornitore estero non basta se non è supportata da prove valide secondo le regole europee: è il punto in cui vediamo il maggior numero di aziende esposte.

Ogni quanto vanno rifatte le prove di migrazione?
Non c’è una scadenza fissa uguale per tutti: dipende dal materiale, dal processo e dalle variazioni. Vanno rifatte quando cambia qualcosa nella formulazione, nel fornitore o nelle condizioni d’uso, e comunque vanno riesaminate periodicamente.

Serve una formazione specifica?
Il regolamento sulle buone pratiche di fabbricazione richiede personale competente. In pratica significa formare chi lavora sul prodotto e chi gestisce gli acquisti: sono loro a decidere ogni giorno se qualcosa è idoneo o no.

Dovete mettervi in regola?

Diteci che materiali usate o producete, con quali alimenti vanno a contatto e a quali temperature: vi diciamo quali prove servono davvero, quali dichiarazioni dei vostri fornitori non reggono e in quanto tempo si sistema.

Richiedi un preventivo

Lascia il tuo numero:
ti richiamiamo subito.

Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283

Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questo tema

  • Partiamo dalla mappatura dei contatti: senza quella, ogni dichiarazione è scritta al buio.
  • Controlliamo le dichiarazioni che vi arrivano dai fornitori, che è dove si annidano quasi tutti i problemi.
  • Costruiamo il sistema di buone pratiche di fabbricazione richiesto dal regolamento (CE) 2023/2006, integrandolo con il sistema qualità che avete già.
  • Vi diciamo anche quando la conformità basta e non serve una certificazione volontaria.

Pagine collegate