BRCGS Agents and Brokers

Issue 3: agenti, broker e importatori che non stoccano il prodotto

Il BRCGS Agents and Brokers è lo schema per chi compra e vende alimenti, imballaggi o materie prime senza mai toccarli: agenti, importatori, commercianti, trader. Non c’è uno stabilimento da certificare, e proprio per questo lo standard guarda altrove: come scegliete i fornitori, che cosa scrivete nelle specifiche e che cosa succede quando lungo la catena qualcosa va storto.

È riconosciuto GFSI e viene chiesto sempre più spesso da chi sta a valle, perché l’intermediario è il punto in cui la rintracciabilità si può interrompere. Il capitolo sulla frode alimentare è quello che fa la differenza in audit: chiede una valutazione di vulnerabilità sui prodotti che intermediate, non una dichiarazione di buone intenzioni.

Che cosa facciamo, in concreto

Su questo schema non c’è uno stabilimento da sistemare: c’è un modo di lavorare da rendere dimostrabile. Il nostro intervento si concentra dove sta il valore vero dell’intermediazione, cioè come scegliete i fornitori, come specificate quello che comprate e come reagite quando qualcosa va storto. È un lavoro più corto di quello su un produttore, ma più esigente sul piano documentale.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Verifica dello schema giustoPrima di tutto controlliamo che sia questo e non lo Storage and Distribution o l’IFS Broker. Basta un deposito di appoggio per cambiare tutto
Passo 2Analisi degli scostamentiConfronto sezione per sezione con la Issue 3, con l’elenco delle cose da chiudere e una stima realistica dei tempi
Passo 3Qualifica dei fornitoriIl cuore dello schema: criteri scritti, approvazione, rivalutazione. Costruita sui prodotti e sui Paesi da cui comprate davvero
Passo 4Vulnerabilità e frodeGuardiamo prodotto per prodotto dove converrebbe imbrogliare e costruiamo i controlli che rendono l’imbroglio difficile
Passo 5Rintracciabilità a cronometroLa proviamo con voi finché non regge nei tempi, partendo dal gestionale che avete
Passo 6Audit interno e certificazioneFacciamo noi il primo audit completo con la stessa severità di quello vero e vi affianchiamo durante la verifica
Il collo di bottiglia, quasi sempre, non siete voi: sono i fornitori esteri a cui va chiesto materiale che nessuno aveva mai domandato loro. Partiamo da lì, non da ultimo.

Che cos’è il BRCGS Agents and Brokers

Il BRCGS Global Standard for Agents and Brokers certifica chi sta in mezzo alla filiera: compra, vende o fa da tramite, ma non produce, non trasforma e non stocca la merce in strutture proprie. Agenti, broker, importatori, distributori che lavorano senza magazzino: sono loro il destinatario di questo schema.

È uno standard riconosciuto dalla GFSI, quindi vale come prova di affidabilità presso la grande distribuzione e l’industria alimentare. L’edizione in vigore è la Issue 3, pubblicata nell’ottobre 2021, con audit su questa edizione dall’aprile 2022.

Copre alimenti e materie prime alimentari, materiali di imballaggio, alimenti per animali da compagnia e prodotti di largo consumo.

Perché esiste uno schema per chi non tocca il prodotto

La domanda è legittima: se non producete nulla e non tenete nulla in magazzino, che cosa c’è da certificare? La risposta è: le decisioni. Un broker sceglie da chi comprare, con quali specifiche, con quali controlli, e decide che cosa fare quando qualcosa va storto. Sono decisioni che finiscono direttamente sul piatto del consumatore.

Negli ultimi anni i grandi incidenti alimentari sono passati quasi tutti da qui: un fornitore non verificato, una specifica accettata così com’era, un lotto rivenduto senza sapere davvero da dove venisse. Per questo la grande distribuzione ha smesso di considerare gli intermediari un anello neutro e ha cominciato a chiedere anche a loro un certificato.

A chi si applica, e come si distingue dagli altri schemi BRCGS

Dove finite voi
Questo schemaAgents and BrokersComprate, vendete o intermediate senza produrre e senza magazzino vostro. La merce viaggia, voi la governate.
Altro schemaStorage and DistributionSe avete un magazzino vostro, anche piccolo, o gestite direttamente i mezzi, siete logistica: serve quello schema.
Altro schemaBRCGS Food SafetySe in qualche punto trasformate, miscelate o riconfezionate, siete produttori: serve quello schema.
Caso frequenteImportatoriChi importa e rivende senza custodia fisica rientra qui. È lo scenario tipico italiano di chi porta materie prime dall’estero.
Caso frequentePiù attività insiemeSe fate intermediazione e in più tenete un deposito, servono due schemi. Non esiste un certificato unico che copra tutto.
AlternativaIFS BrokerÈ lo schema equivalente della famiglia IFS. Quale dei due serve lo decide quasi sempre il cliente: chiedetelo prima.

Come è fatta la norma

La struttura è più snella di quella degli schemi produttivi, perché non ci sono capannoni da verificare. In compenso è molto più esigente su fornitori, dati e reazione agli incidenti.

Le sezioni dei requisiti
Sezione 1Impegno della direzioneImpegno formale, risorse, obiettivi e cultura della sicurezza del prodotto: serve un piano con progressi dimostrabili, non una dichiarazione.
Sezione 2Gestione documentaleProcedure, registrazioni, controllo delle versioni. È la spina dorsale: senza, non si dimostra nulla.
Sezione 3Miglioramento continuoAudit interni, analisi delle cause radice, azioni correttive che chiudono il problema e non solo l’effetto.
Sezione 4Piani di emergenzaChe cosa fate se salta un fornitore, se arriva un’allerta, se va gestito un ritiro. Scritto prima, non improvvisato dopo.
Sezione 5Gestione dei fornitoriIl cuore dello schema: come li scegliete, come li approvate, come li rivalutate. La valutazione del rischio va aggiornata almeno ogni tre anni.
Sezioni 6 e 7Prove e rintracciabilitàAnalisi e ispezioni sui prodotti, e una rintracciabilità che regga a ritroso fino all’origine, anche quando la merce non è mai passata da voi.
Il metodo di approvazione dei fornitori deve essere allineato a quello che gli standard alimentari chiedono ai produttori. Tradotto: non basta la fiducia e non basta il listino.

Frode alimentare: il capitolo che fa la differenza

Chi intermedia è il punto della filiera più esposto alla frode: sostituzione di materia prima, diluizione, origine dichiarata falsa, documenti rifatti. La Issue 3 ha rafforzato proprio questo, chiedendo un sistema di prevenzione della frode che parta da una valutazione della vulnerabilità delle materie prime che trattate.

Non è un esercizio teorico. Significa guardare i prodotti che comprate uno per uno e chiedersi dove converrebbe imbrogliare, quanto sarebbe facile accorgersene e che cosa fate voi per rendere l’imbroglio difficile. Le materie prime a prezzo volatile e con filiere lunghe sono le prime da mettere sotto osservazione.

La rintracciabilità quando la merce non passa da voi

È l’obiezione che sentiamo più spesso: come faccio a tracciare qualcosa che non ho mai visto? Si fa con i documenti, ed è esattamente il punto in cui lo schema separa chi lavora bene da chi si limita a girare fatture.

Serve poter ricostruire, in tempi brevi e con evidenze, da quale produttore e da quale lotto arriva una partita venduta a un cliente, e viceversa. Chi ha un gestionale che lega ordine, lotto e destinatario fa questa prova in mezz’ora. Chi lavora a fogli di calcolo separati non la fa affatto, e in audit si vede subito.

Quanto tempo serve

È lo schema BRCGS che richiede meno tempo, perché non ci sono lavori edilizi né linee da rivedere. Un’azienda commerciale ordinata, con un gestionale decente, arriva all’audit in tre-cinque mesi. Il lavoro vero è tre cose: qualificare davvero i fornitori, costruire il sistema anti-frode e provare la rintracciabilità finché non funziona in tempi ragionevoli.

La parte che di solito richiede più tempo non è tecnica: è ottenere dai fornitori esteri i documenti e le certificazioni che finora nessuno aveva mai chiesto loro.

Quanto costa

Il costo si compone di due voci separate, e conviene tenerle distinte fin dal preventivo: la consulenza, cioè il lavoro per costruire il sistema, e la certificazione, cioè le giornate che l’organismo fattura per l’audit e per le sorveglianze. La seconda non passa da noi ed è in genere contenuta, perché su questo schema l’audit è più breve che su un produttore.

Sulla prima voce il peso lo fanno tre cose: quanti prodotti diversi intermediate, da quanti Paesi arrivano — perché ogni filiera lunga aggiunge lavoro sulla vulnerabilità alla frode — e quanto è pronto il gestionale a legare ordine, lotto e destinatario. Abbiamo spiegato per esteso come si forma il prezzo nella pagina dedicata ai costi, con lo stesso metodo che usiamo per fare i preventivi.

Gli errori che allungano i tempi

Sono sempre gli stessi quattro. Scegliere lo schema sbagliato: un piccolo deposito di appoggio, anche usato di rado, porta nel campo dello Storage and Distribution. Meglio dirlo all’organismo prima che scoprirlo in audit.

Qualificare i fornitori con la fiducia: «lavoriamo con loro da vent’anni» non è un criterio di approvazione. Serve un metodo scritto, e serve applicarlo anche ai fornitori storici.

Trattare la frode come un adempimento: la valutazione della vulnerabilità non è un modulo da compilare, è guardare i vostri prodotti e chiedersi dove sarebbe facile ingannarvi.

Chiedere i documenti ai fornitori esteri all’ultimo: è la voce che richiede tempo di calendario e non ore di lavoro. Chi la lascia per ultima slitta di mesi.

Dove operiamo

Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto. Su questo schema buona parte del lavoro si può fare da remoto, il che tiene basso il costo per aziende commerciali piccole.

Domande frequenti

Non abbiamo dipendenti operativi, siamo in tre in ufficio. Possiamo certificarci?
Sì. Lo schema è pensato anche per strutture piccole: quello che conta è come lavorate, non quanti siete. Le microimprese di solito ci arrivano bene, perché hanno processi semplici e decisioni concentrate.

I nostri fornitori devono essere certificati?
Non necessariamente tutti, ma dovete avere un metodo scritto per approvarli e per gestire quelli che non hanno una certificazione riconosciuta. La certificazione del fornitore è una delle vie di approvazione, non l’unica.

Vale anche per gli imballaggi e per il pet food?
Sì. Lo schema copre alimenti e materie prime, materiali di imballaggio, alimenti per animali da compagnia e prodotti di largo consumo.

Abbiamo un piccolo deposito di appoggio: cambia qualcosa?
Sì, e va detto subito all’organismo di certificazione. Se c’è custodia fisica della merce si entra nel campo dello Storage and Distribution, e la soluzione può essere una certificazione doppia.

Serve l’HACCP anche a noi?
Serve un’analisi dei pericoli proporzionata a quello che fate: non un piano HACCP da stabilimento, ma una valutazione dei rischi legati ai prodotti che intermediate e alle filiere da cui arrivano.

Vi serve il BRCGS A&B?

Diteci che prodotti intermediate, da quali Paesi arrivano e se avete un deposito anche piccolo: vi diciamo se lo schema giusto è questo, quanto lavoro serve sui fornitori e quanto tempo ci vuole davvero.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questa norma

  • Lead Auditor qualificata CEPAS: sappiamo che cosa cerca chi verrà a verificarvi, e dove guarda per primo.
  • Costruiamo con voi la qualifica dei fornitori e il sistema anti-frode partendo dai prodotti che trattate davvero, non da un modello generico.
  • Proviamo la rintracciabilità insieme a voi finché non regge nei tempi, prima che ve la provi l’auditor.
  • Vi diciamo con franchezza se lo schema giusto per voi è questo o un altro, anche quando conviene meno a noi.

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