GLOBALG.A.P.

IFA versione 6: le buone pratiche agricole, edizione Smart o GFS

La GLOBALG.A.P. certifica le buone pratiche agricole: coltivazione, allevamento e acquacoltura prima della trasformazione. È lo standard che la grande distribuzione europea chiede a chi produce ortofrutta, e senza il quale molte piattaforme non aprono nemmeno la trattativa.

Due cose vanno decise all’inizio, e cambiano tempi e costi: quale edizione serve — la Smart o la GFS riconosciuta GFSI — e se certificarsi da soli o in gruppo, con l’opzione 2 che consente a più produttori di condividere un unico sistema di gestione. Poi ci sono gli add-on, i moduli aggiuntivi che il cliente chiede sopra la norma, dal GRASP alle richieste dei singoli retailer.

Che cosa facciamo, in concreto

Il primo lavoro è una domanda sola, e va fatta al vostro cliente: vi serve un certificato riconosciuto GFSI? Da quella risposta dipende se l’edizione è la Smart o la GFS, e quindi se il certificato vi servirà davvero. Il secondo lavoro è scegliere fra opzione singola e gruppo, che non è una formalità amministrativa: sono due progetti diversi.

Il nostro intervento, in sei passi
Passo 1Edizione e ambitoSmart o GFS, e quale ambito vi riguarda: ortofrutta, florovivaismo, colture estensive, materiale di propagazione, acquacoltura
Passo 2Opzione 1 o opzione 2Azienda singola o gruppo di produttori. Per cooperative e organizzazioni costruiamo il sistema di gestione del gruppo, che è il vero oggetto dell’audit
Passo 3Analisi degli scostamentiConfronto con la versione 6, con attenzione ai requisiti Major Must, che non ammettono deroghe
Passo 4Registri e rintracciabilità di campoTrattamenti, magazzino fitofarmaci, tarature, analisi, formazione: è il grosso del lavoro e va costruito appezzamento per appezzamento
Passo 5Add-on e Chain of CustodyScegliamo i moduli sulla base di chi compra da voi, e verifichiamo se vi serve anche la catena di custodia a valle
Passo 6Audit interno e ispezioneFacciamo noi il primo controllo completo e programmiamo l’ispezione nella finestra colturale giusta
Se siete anche biologici, riusiamo le registrazioni che tenete già per l’organismo di controllo: i due sistemi convivono bene e gran parte dei dati è la stessa.

Che cos’è la GLOBALG.A.P.

La GLOBALG.A.P. è la certificazione delle buone pratiche agricole: nasce in campo, non in stabilimento. Certifica il modo in cui si coltiva, si alleva o si acquacoltura, e verifica sicurezza alimentare, tracciabilità, uso delle risorse, sicurezza dei lavoratori e impatto ambientale dell’azienda agricola.

È lo standard che la grande distribuzione europea chiede ai propri fornitori di ortofrutta. Se conferite a una catena, a una centrale d’acquisto o a un esportatore, è la richiesta più frequente in assoluto: senza, il prodotto non entra.

Il riferimento è la IFA, Integrated Farm Assurance, arrivata alla versione 6.

Smart o GFS: due edizioni, e la differenza conta

È il punto che genera più confusione, e sbagliarlo significa scoprire troppo tardi che il certificato non vale per quel cliente. La versione 6 esiste in due edizioni.

Quale delle due vi serve
EdizioneIFA v6 SmartL’edizione più snella. Dimostra le buone pratiche agricole ma non porta il riconoscimento GFSI per l’ortofrutta.
EdizioneIFA v6 GFSL’edizione riconosciuta GFSI. È quella che serve quando il cliente è un grande distributore internazionale che lavora solo con schemi GFSI.
Data da ricordare6 agosto 2024Il riconoscimento GFSI è stato concesso in quella data: i certificati emessi prima non sono considerati riconosciuti GFSI.
Per l’acquacoltura il quadro è più semplice: l’edizione Smart/GFS ha ottenuto il riconoscimento nella stessa data e copre l’allevamento di pesci e frutti di mare.

La domanda da fare al cliente, prima di tutto, è una sola: vi serve un certificato riconosciuto GFSI? Se la risposta è sì, l’edizione è la GFS e non c’è alternativa.

Che cosa copre

Gli ambiti della IFA
PianteFrutta e verduraÈ l’ambito più diffuso in Italia e quello su cui si concentra la richiesta della grande distribuzione.
PianteFiori, ornamentali, luppoloIl florovivaismo e le colture specializzate hanno il proprio ambito dentro la stessa norma.
PianteColture estensive e materiale di propagazioneCereali e colture combinabili, e i vivai che producono piantine e materiale di moltiplicazione.
AcquacolturaPesci, crostacei, molluschi, algheAmbito separato con requisiti propri, dal novellame alla raccolta.
A valle del campoChain of CustodyCertificazione separata per chi lavora, stocca, confeziona o commercia il prodotto certificato: serve a non perdere la rintracciabilità dopo la raccolta.
AttenzioneLa CoC non è opzionaleSe manipolate prodotto certificato senza averla, non potete dichiararlo come tale al cliente. È l’errore che vediamo più spesso.

Gli add-on: quello che il cliente chiede in più

La IFA è la base. Sopra si innestano moduli aggiuntivi che i clienti chiedono a seconda del mercato e della sensibilità del marchio.

I moduli aggiuntivi
Add-onGRASPValutazione del rischio sulle pratiche sociali: condizioni di lavoro, rappresentanza dei lavoratori, contratti. In Italia è quello richiesto più spesso, soprattutto dai buyer del Nord Europa.
Add-onSPRINGUso sostenibile dell’acqua di irrigazione e delle falde. Cresce nelle aree a stress idrico, e in Italia sta diventando un tema serio.
Add-onBioDiversity e moduli di marchioBiodiversità e requisiti specifici richiesti da singole catene per i propri fornitori.
Gli add-on si aggiungono all’audit della IFA e allungano la verifica. Vanno scelti sulla base di chi compra da voi, non per completezza: ogni modulo aggiunto costa tempo e denaro ogni anno.

Da soli o in gruppo: opzione 1 e opzione 2

La certificazione si può prendere in due modi, e la scelta cambia radicalmente il lavoro.

Con l’opzione 1 si certifica la singola azienda agricola. È il percorso naturale per un’azienda strutturata che ha i propri terreni e la propria organizzazione.

Con l’opzione 2 si certifica un gruppo di produttori: una cooperativa, un’organizzazione di produttori, un consorzio. Qui non si verifica solo il campo, si verifica anche il sistema di gestione della qualità del gruppo, cioè il modo in cui la struttura centrale controlla i propri soci. L’audit è su un campione di aziende, ma la responsabilità è collettiva: se il sistema del gruppo non regge, cadono tutti.

Per la piccola azienda agricola l’opzione 2 è quasi sempre la strada economicamente sostenibile. Ma va detto chiaramente ai soci: entrando nel gruppo, gli errori di uno diventano un problema di tutti.

Che cosa è cambiato con la versione 6

La versione 5 è stata dismessa il 31 dicembre 2023, e dal 1° gennaio 2024 gli audit si fanno sulla versione 6. Chi si è certificato prima ha già fatto la transizione; chi parte adesso lavora direttamente sulla nuova.

Il cambiamento di impostazione è profondo: la norma è passata da prescrittiva a orientata al risultato. Prima diceva che cosa fare, ora chiede più spesso di dimostrare che l’obiettivo è raggiunto, lasciando all’azienda la scelta del come. Suona più libero, ma in audit è più impegnativo: serve saper dimostrare, non solo eseguire.

Sono aumentati i requisiti classificati come Major Must, cioè quelli che non ammettono deroghe, è stata rafforzata la parte di sostenibilità ambientale ed è stato introdotto l’obbligo di un piano di miglioramento continuo.

Quanto tempo serve

Per una singola azienda agricola ordinata, con registri dei trattamenti in regola e magazzino fitofarmaci a norma, servono tre-cinque mesi. Il lavoro vero è la rintracciabilità di campo e la gestione documentale: registri, analisi, taratura delle attrezzature, formazione degli operatori.

Per un gruppo di produttori il tempo raddoppia: sei-dieci mesi, perché va costruito il sistema di gestione centrale, formati i soci e fatto girare almeno un ciclo di audit interni. È un progetto organizzativo, non una pratica.

Attenzione a un vincolo che spiazza chi non ci ha mai avuto a che fare: l’ispezione va fatta con il prodotto in campo. Non si certifica a dicembre un’azienda che raccoglie a luglio: la finestra la detta la coltura, e va pianificata con un anno di anticipo.

Quanto costa

Il costo si compone di due voci separate, e conviene tenerle distinte fin dal preventivo: la consulenza, cioè il lavoro per costruire il sistema, e la certificazione, cioè quanto vi chiede l’organismo per l’ispezione. La seconda non passa da noi e dipende dalle superfici, dal numero di prodotti e dagli add-on attivati.

Sulla prima voce il peso lo fanno tre cose: opzione singola o di gruppo — e sul gruppo il lavoro raddoppia, perché va costruito il sistema centrale e formati i soci — quanti add-on servono davvero, e quanto sono in ordine i registri che tenete già. Abbiamo spiegato per esteso come si forma il prezzo nella pagina dedicata ai costi, con lo stesso metodo che usiamo per fare i preventivi.

Gli errori che allungano i tempi

Sono sempre gli stessi quattro. Scegliere l’edizione sbagliata: prendere la Smart quando il cliente vuole un certificato riconosciuto GFSI significa aver pagato per un documento che non gli basta.

Partire tardi rispetto alla stagione: l’ispezione va fatta con il prodotto in campo. Chi comincia a raccolta finita perde un anno, e non c’è modo di recuperarlo.

Sottovalutare l’opzione di gruppo: entrando in un gruppo gli errori di un socio diventano un problema di tutti. Va spiegato ai soci prima, non dopo la prima non conformità.

Dimenticare la catena di custodia: chi confeziona o commercia prodotto certificato senza la Chain of Custody non può dichiararlo come tale, anche se all’origine lo era.

Dove operiamo

Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto. Per cooperative e organizzazioni di produttori seguiamo l’intero gruppo con un unico riferimento.

Domande frequenti

Siamo biologici: la GLOBALG.A.P. serve lo stesso?
Sì, sono cose diverse. Il biologico certifica il metodo di produzione secondo il regolamento europeo; la GLOBALG.A.P. certifica le buone pratiche agricole e la sicurezza alimentare. La grande distribuzione chiede spesso entrambe, e i due sistemi convivono bene perché gran parte delle registrazioni è la stessa.

Il certificato quanto dura?
Il ciclo è annuale, con ispezione a ogni rinnovo e sorveglianza nel corso della validità. È un impegno ricorrente, non una tantum.

Abbiamo il GRASP: vale come certificazione sociale?
No, e va detto con chiarezza. Il GRASP è una valutazione del rischio sulle pratiche sociali, non una certificazione etica. Se il cliente vuole una certificazione sociale vera serve altro, per esempio la SA8000.

Confezioniamo anche prodotto di terzi.
Allora vi serve la Chain of Custody, oltre alla IFA. Senza, non potete vendere quel prodotto come certificato GLOBALG.A.P., anche se lo era all’origine.

Ci basta la Smart?
Dipende solo dal cliente. Se non vi chiede un certificato riconosciuto GFSI, la Smart va benissimo e costa meno. Se ve lo chiede, serve la GFS: chiedeteglielo per iscritto prima di partire.

Vi serve la GLOBALG.A.P.?

Diteci che cosa coltivate o allevate, a chi conferite e se vi hanno chiesto un certificato riconosciuto GFSI: vi diciamo quale edizione vi serve, se conviene l’opzione singola o di gruppo e quando va programmata l’ispezione.

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Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo

Perché Emmess su questa norma

  • Prima cosa che facciamo: capire se vi serve la Smart o la GFS. È la scelta che decide se il certificato vi servirà davvero.
  • Lavoriamo sia sull’opzione 1 sia sull’opzione 2: per cooperative e organizzazioni di produttori costruiamo il sistema di gestione del gruppo.
  • Vi diciamo quali add-on vi servono davvero in base a chi compra da voi, e quali sono solo costo.
  • Pianifichiamo l’ispezione sulla finestra colturale: sbagliarla significa perdere una stagione.

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