La GLOBALG.A.P. certifica le buone pratiche agricole: coltivazione, allevamento e acquacoltura prima della trasformazione. È lo standard che la grande distribuzione europea chiede a chi produce ortofrutta, e senza il quale molte piattaforme non aprono nemmeno la trattativa.
Due cose vanno decise all’inizio, e cambiano tempi e costi: quale edizione serve — la Smart o la GFS riconosciuta GFSI — e se certificarsi da soli o in gruppo, con l’opzione 2 che consente a più produttori di condividere un unico sistema di gestione. Poi ci sono gli add-on, i moduli aggiuntivi che il cliente chiede sopra la norma, dal GRASP alle richieste dei singoli retailer.
Che cosa facciamo, in concreto
Il primo lavoro è una domanda sola, e va fatta al vostro cliente: vi serve un certificato riconosciuto GFSI? Da quella risposta dipende se l’edizione è la Smart o la GFS, e quindi se il certificato vi servirà davvero. Il secondo lavoro è scegliere fra opzione singola e gruppo, che non è una formalità amministrativa: sono due progetti diversi.
Che cos’è la GLOBALG.A.P.
La GLOBALG.A.P. è la certificazione delle buone pratiche agricole: nasce in campo, non in stabilimento. Certifica il modo in cui si coltiva, si alleva o si acquacoltura, e verifica sicurezza alimentare, tracciabilità, uso delle risorse, sicurezza dei lavoratori e impatto ambientale dell’azienda agricola.
È lo standard che la grande distribuzione europea chiede ai propri fornitori di ortofrutta. Se conferite a una catena, a una centrale d’acquisto o a un esportatore, è la richiesta più frequente in assoluto: senza, il prodotto non entra.
Il riferimento è la IFA, Integrated Farm Assurance, arrivata alla versione 6.
Smart o GFS: due edizioni, e la differenza conta
È il punto che genera più confusione, e sbagliarlo significa scoprire troppo tardi che il certificato non vale per quel cliente. La versione 6 esiste in due edizioni.
La domanda da fare al cliente, prima di tutto, è una sola: vi serve un certificato riconosciuto GFSI? Se la risposta è sì, l’edizione è la GFS e non c’è alternativa.
Che cosa copre
Gli add-on: quello che il cliente chiede in più
La IFA è la base. Sopra si innestano moduli aggiuntivi che i clienti chiedono a seconda del mercato e della sensibilità del marchio.
Da soli o in gruppo: opzione 1 e opzione 2
La certificazione si può prendere in due modi, e la scelta cambia radicalmente il lavoro.
Con l’opzione 1 si certifica la singola azienda agricola. È il percorso naturale per un’azienda strutturata che ha i propri terreni e la propria organizzazione.
Con l’opzione 2 si certifica un gruppo di produttori: una cooperativa, un’organizzazione di produttori, un consorzio. Qui non si verifica solo il campo, si verifica anche il sistema di gestione della qualità del gruppo, cioè il modo in cui la struttura centrale controlla i propri soci. L’audit è su un campione di aziende, ma la responsabilità è collettiva: se il sistema del gruppo non regge, cadono tutti.
Per la piccola azienda agricola l’opzione 2 è quasi sempre la strada economicamente sostenibile. Ma va detto chiaramente ai soci: entrando nel gruppo, gli errori di uno diventano un problema di tutti.
Che cosa è cambiato con la versione 6
La versione 5 è stata dismessa il 31 dicembre 2023, e dal 1° gennaio 2024 gli audit si fanno sulla versione 6. Chi si è certificato prima ha già fatto la transizione; chi parte adesso lavora direttamente sulla nuova.
Il cambiamento di impostazione è profondo: la norma è passata da prescrittiva a orientata al risultato. Prima diceva che cosa fare, ora chiede più spesso di dimostrare che l’obiettivo è raggiunto, lasciando all’azienda la scelta del come. Suona più libero, ma in audit è più impegnativo: serve saper dimostrare, non solo eseguire.
Sono aumentati i requisiti classificati come Major Must, cioè quelli che non ammettono deroghe, è stata rafforzata la parte di sostenibilità ambientale ed è stato introdotto l’obbligo di un piano di miglioramento continuo.
Quanto tempo serve
Per una singola azienda agricola ordinata, con registri dei trattamenti in regola e magazzino fitofarmaci a norma, servono tre-cinque mesi. Il lavoro vero è la rintracciabilità di campo e la gestione documentale: registri, analisi, taratura delle attrezzature, formazione degli operatori.
Per un gruppo di produttori il tempo raddoppia: sei-dieci mesi, perché va costruito il sistema di gestione centrale, formati i soci e fatto girare almeno un ciclo di audit interni. È un progetto organizzativo, non una pratica.
Attenzione a un vincolo che spiazza chi non ci ha mai avuto a che fare: l’ispezione va fatta con il prodotto in campo. Non si certifica a dicembre un’azienda che raccoglie a luglio: la finestra la detta la coltura, e va pianificata con un anno di anticipo.
Quanto costa
Il costo si compone di due voci separate, e conviene tenerle distinte fin dal preventivo: la consulenza, cioè il lavoro per costruire il sistema, e la certificazione, cioè quanto vi chiede l’organismo per l’ispezione. La seconda non passa da noi e dipende dalle superfici, dal numero di prodotti e dagli add-on attivati.
Sulla prima voce il peso lo fanno tre cose: opzione singola o di gruppo — e sul gruppo il lavoro raddoppia, perché va costruito il sistema centrale e formati i soci — quanti add-on servono davvero, e quanto sono in ordine i registri che tenete già. Abbiamo spiegato per esteso come si forma il prezzo nella pagina dedicata ai costi, con lo stesso metodo che usiamo per fare i preventivi.
Gli errori che allungano i tempi
Sono sempre gli stessi quattro. Scegliere l’edizione sbagliata: prendere la Smart quando il cliente vuole un certificato riconosciuto GFSI significa aver pagato per un documento che non gli basta.
Partire tardi rispetto alla stagione: l’ispezione va fatta con il prodotto in campo. Chi comincia a raccolta finita perde un anno, e non c’è modo di recuperarlo.
Sottovalutare l’opzione di gruppo: entrando in un gruppo gli errori di un socio diventano un problema di tutti. Va spiegato ai soci prima, non dopo la prima non conformità.
Dimenticare la catena di custodia: chi confeziona o commercia prodotto certificato senza la Chain of Custody non può dichiararlo come tale, anche se all’origine lo era.
Dove operiamo
Seguiamo i progetti dalle nostre quattro sedi — Milano, Bologna, Roma e Brescia — e lavoriamo su tutto il territorio nazionale, in presenza per le fasi che lo richiedono e da remoto per il resto. Per cooperative e organizzazioni di produttori seguiamo l’intero gruppo con un unico riferimento.
Domande frequenti
Siamo biologici: la GLOBALG.A.P. serve lo stesso?
Sì, sono cose diverse. Il biologico certifica il metodo di produzione secondo il regolamento europeo; la GLOBALG.A.P. certifica le buone pratiche agricole e la sicurezza alimentare. La grande distribuzione chiede spesso entrambe, e i due sistemi convivono bene perché gran parte delle registrazioni è la stessa.
Il certificato quanto dura?
Il ciclo è annuale, con ispezione a ogni rinnovo e sorveglianza nel corso della validità. È un impegno ricorrente, non una tantum.
Abbiamo il GRASP: vale come certificazione sociale?
No, e va detto con chiarezza. Il GRASP è una valutazione del rischio sulle pratiche sociali, non una certificazione etica. Se il cliente vuole una certificazione sociale vera serve altro, per esempio la SA8000.
Confezioniamo anche prodotto di terzi.
Allora vi serve la Chain of Custody, oltre alla IFA. Senza, non potete vendere quel prodotto come certificato GLOBALG.A.P., anche se lo era all’origine.
Ci basta la Smart?
Dipende solo dal cliente. Se non vi chiede un certificato riconosciuto GFSI, la Smart va benissimo e costa meno. Se ve lo chiede, serve la GFS: chiedeteglielo per iscritto prima di partire.
Vi serve la GLOBALG.A.P.?
Diteci che cosa coltivate o allevate, a chi conferite e se vi hanno chiesto un certificato riconosciuto GFSI: vi diciamo quale edizione vi serve, se conviene l’opzione singola o di gruppo e quando va programmata l’ispezione.
Lascia il tuo numero:
ti richiamiamo subito.
Oppure chiamaci ora: 02 4975 8283
Quanto costa certificarsi: come si forma il prezzo
Perché Emmess su questa norma
- Prima cosa che facciamo: capire se vi serve la Smart o la GFS. È la scelta che decide se il certificato vi servirà davvero.
- Lavoriamo sia sull’opzione 1 sia sull’opzione 2: per cooperative e organizzazioni di produttori costruiamo il sistema di gestione del gruppo.
- Vi diciamo quali add-on vi servono davvero in base a chi compra da voi, e quali sono solo costo.
- Pianifichiamo l’ispezione sulla finestra colturale: sbagliarla significa perdere una stagione.
